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Cannes 70: Loveless, un tragico disamore

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Una distesa di alberi innevati e una musica incalzante aprono Loveless, il dramma di Andrey Zvyagintsev in concorso alla settantesima edizione del Festival di Cannes.

Aleksey, un timido dodicenne, tenta di manifestare ai genitori l’infelicità che lo tormenta. A nulla servono i comportamenti sgarbati o l’inappetenza perché Zhenia (Maryana Spivak) e Boris (Alexei Rozin) sono presi solo dai loro interessi. Dopo l’ennesimo litigio, Aleksey sparisce improvvisamente. Tra nuove relazioni e impegni lavorativi, i due si accorgeranno della scomparsa dopo innumerevoli ore.

Divisi da un divorzio imminente ma uniti dalla ricerca del figlio, Zhenia e Boris affronteranno le tragiche conseguenze di un matrimonio senza amore.

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Aleksey, un bambino trascurato dai suoi genitori è il cuore dello struggente Loveless di Andrey Zvyagintsev

Una storia tragica

Dopo lo straordinario successo di Leviathan, premiato al Festival di Cannes 2014 e nominato nella categoria miglior film straniero agli Oscar 2015, Zvyagintsev confeziona un dramma sulla mancanza d’amore. L’amore di un bambino trascurato dai genitori. Il frutto acerbo di una relazione che, tra grida e tradimenti, si ripercuote su un’anima innocente.

Una porta si chiude rumorosamente svelando allo spettatore un bambino in lacrime. Sono sufficienti poche parole per descrivere la messa in scena di Zvyagintsev. Uno dei pochi autori che sa come trasmettere allo spettatore delle sensazioni di devastante sincerità.

Dall’estetica glaciale alla musica incalzante, Loveless è una pellicola che racconta i suoi tre protagonisti attraverso diverse soggettive. Boris è un uomo apatico e infedele che pensa solo al lavoro. La nuova compagna, in dolce attesa, non sembra risvegliare in lui il desiderio di paternità. A differenza di Zhenia, Boris si accorge che Aleksey è infelice ma delega le responsabilità alla ex moglie che, tra la nuova relazione, l’estetista e i social networks, non se ne preoccupa più di tanto.

Tragicamente attuali, le anime di Loveless hanno delle conseguenze su un bambino che, per gridare aiuto, è costretto a sparire. Ma non sono Boris e Zhenia i protagonisti della storia ma Aleksey o meglio la sua assenza che riempie lo schermo di un dolore profondo ed estenuante.

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Maryana Spivak è Zhenia, una madre che non ama il figlio in Loveless di Andrey Zvyagintsev

Un dolore reale

Sospeso tra la dimensione cinematografica e reale, Loveless stupisce per l’assenza dei cliché della settima arte. Poche parole e un ritmo statico accompagnano le immagini di una pellicola di struggente sincerità. Affrontando le conseguenze del disamore e dell’indifferenza, Zvyagintsev impartisce un duro colpo alle realtà familiari, raramente rappresentate sul grande schermo con un’accezione così drammatica e negativa.

Boris e Zhenia vivono attraverso i social, si preoccupano della forma fisica e degli eventuali problemi (lavorativi) di un divorzio ma trascurano il loro unico figlio. Nella sua staticità Loveless trova il coraggio di animare due sconvolgenti figure genitoriali. Una mancanza di amore che ferisce attraverso shock antitetici ai freddi paesaggi della Russia.

Non è sicuramente un film facile Loveless. Un’opera cupa ed estenuante di cui Cannes sarà solo il trampolino di lancio.

Loveless è in concorso alla settantesima edizione del Festival di Cannes.

Loveless – Trailer

Classe 1988, nato con l'idea del cinema come momento magico, cresciuto con la prassi di vedere (almeno) un film a sera, abituato a digerire qualsiasi tipo di opera (commedia, splatter, dramma, horror) sin dai primissimi anni di età, propenso a scavare nei meandri più nascosti per trovare sconosciute opere horror da torcersi le budella... appassionato, commerciale, anti-commerciale, romantico, seriofilo, burtoniano...disponibile davanti e dietro le quinte e disposto per tutti voi ad intervistare le più grandi celebrità italiane e internazionali... questo è Carlo Andriani ovvero: IO.

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Cinema

Venezia 76: Leone d’oro alla carriera a Julie Andrews, la sola e unica Mary Poppins

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Julie Andrews

Il Leone d’oro alla carriera della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2019) è stato attribuito alla grande attrice inglese Julie Andrews, protagonista – tra i suoi numerosi successi internazionali – di classici amati in tutto il mondo quali Mary Poppins (1964), Tutti insieme appassionatamente (1965) e Victor Victoria (1982).

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra Alberto BarberaJulie Andrews, nell’accettare la proposta, ha dichiarato: “Sono molto onorata di essere stata scelta per il Leone d’oro alla carriera. La Mostra del Cinema di Venezia è da lungo tempo considerata uno dei più stimati festival internazionali. Ringrazio La Biennale per questo riconoscimento del mio lavoro, e sono impaziente di arrivare in quella meravigliosa città a settembre per un’occasione così speciale”.

A proposito di questo premio, Alberto Barbera ha dichiarato: “Affermatasi sin da giovanissima sulle scene del music hall londinese e, in seguito, a Broadway grazie alle sue doti canore e interpretative fuori del comune, Julie Andrews deve allo straordinario successo del suo primo film hollywoodiano, Mary Poppins, il conferimento dello statuto di star di prima grandezza, immediatamente bissato da un altro memorabile film, Tutti insieme appassionatamente, per lungo tempo ai primi posti dei film più visti della storia del cinema. I due ruoli la proiettano nell’empireo delle dive internazionali, facendone il personaggio iconico adorato da intere generazioni di spettatori, senza tuttavia esaurire l’ampiezza e la portata della sua carriera artistica.  Al di là del fatto che sia possibile una diversa lettura dell’immagine generata dai suoi due film più famosi – sottolineando la valenza trasgressiva dei personaggi della governante  piuttosto che il loro apparente conservatorismo – va ricordato come la stessa Andrews abbia significativamente contribuito ad evitare il rischio di rimanere imprigionata nel ruolo di icona del cinema famigliare, scegliendo di cimentarsi in ruoli di volta in volta drammatici, apertamente provocatori o intrisi di graffiante ironia.

È il caso, per esempio, di Tempo di guerra, tempo d’amore, di Arthur Hiller, e dei numerosi film diretti dal marito Blake Edwards, con il quale diede vita a un sodalizio artistico tra ipiù profondi e duraturi, che ricordiamo come uno stupendo esempio di fedeltà umana e professionale a un affascinate progetto estetico capace di prevalere sull’esito commerciale dei singoli film. Il Leone d’oro è il riconoscimento doveroso di una carriera straordinaria che ha saputo ammirevolmente  conciliare il successo popolare e le ambizioni artistiche senza mai scendere a facili compromessi”.

 

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Cinema

Cannes 2019: Alejandro G. Inarritu presidente di Giuria

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cannes 2019

Alejandro G. Iñárritu è ​​stato nominato presidente della giuria del Festival di Cannes 2019. Il regista premio Oscar di “Birdman” e “The Revenant” sarà il primo artista messicano a presiedere l’evento. Iñárritu ha una lunga storia con Cannes, a partire dal suo lungometraggio d’esordio, “Amores Perros” nel 2000, e  due anni fa con la sua esperienza di realtà virtuale acclamata dalla critica, “Carne y Arena”, nella selezione ufficiale.

Cannes è un festival che è stato importante per me dall’inizio della mia carriera” ha detto Iñárritu in una nota. “Sono entusiasta di tornare quest’anno con l’immenso onore di presiedere la giuria“. Ha aggiunto: “Il cinema scorre nelle vene del pianeta e questo festival è il suo cuore. Noi della giuria avremo il privilegio di assistere al nuovo ed eccellente lavoro di colleghi cineasti di tutto il pianeta. Questa è una vera delizia e una responsabilità che assumeremo con passione e devozione“. Pierre Lescure, il presidente del festival, e Thierry Frémaux, il suo direttore artistico, hanno elogiato Iñárritu come “non solo un audace cineasta e regista pieno di sorprese, ma anche un uomo di convinzione, un artista del suo tempo“.

Amores Perros“, un’esplorazione della società messicana, presentata in anteprima mondiale alla Settimana della Critica di Cannes, ha vinto il Gran Premio e ha ricevuto una nomination all’Oscar in lingua straniera. Nel 2006 Iñárritu ha vinto il premio come miglior regista a Cannes per il dramma d’ensemble “Babel“, che ha ricevuto sette nomination all’Oscar. Nel 2010 è tornato alla Croisette con “Biutiful“, il cui protagonista, Javier Bardem, ha portato a casa il premio come miglior attore e una nomination all’Oscar.

Il 72° Festival di Cannes si svolgerà dal 14 al 25 maggio 2019.

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Cinema

Oscar 2019, tutte le foto più belle dal red carpet

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oscar 2019

Domenica sera nessun presentatore ufficiale è salito sul palco della 91° edizione della notte degli Oscar, ma il Dolby Theater si è riempito di tantissime star del cinema e della tv. Ma, prima della cerimonia di premiazione, le star hanno sfilato sul red carpet, sfoggiando look eleganti, sobri o particolarmente estrosi e oltre i limiti. Qui sotto potete sfogliare una gallery con alcune delle foto più belle e irresistibili del red carpet degli Oscar 2019.

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