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Cinema

Ciak d’Oro 2019: tutti i premi assegnati da Paola Cortellesi ad Alessandro Borghi

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È Paola Cortellesi, per la capacità di parlare al grande pubblico all’insegna della qualità, di utilizzare l’ironia pop per sottolineare i tic del nostro tempo, e per il coraggio di rimettersi in gioco tra grande e piccolo schermo, la vincitrice del SuperCiak d’Oro come protagonista del 2019.

I premi all’eccellenza del cinema italiano assegnati annualmente da Ciak, la rivista italiana del cinema, vengono assegnati stasera, per il terzo anno consecutivo, nel complesso monumentale della Link Campus University, ricco di storia, arte e cultura, ex residenza estiva di Papa Pio V e che oggi ospita un’università che fa dell’innovazione e della creatività i suoi tratti distintivi. A condurre la serata il giornalista Alessio Viola. Sarà anche l’occasione per presentare il nuovo direttore di Ciak, Flavio Natalia.

Dogman di Matteo Garrone conquista la giuria del pubblico e dei critici aggiudicandosi ben 6 Ciak d’Oro: Miglior Film, Miglior Attore non protagonista a Edoardo Pesce, Migliore sceneggiatura a Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Ugo Chiti; Miglior Montaggio a Marco Spoletini e Miglior Scenografia a Dimitri Capuani. La redazione di Ciak ha assegnato inoltre a Marcello Fonte il Ciak d’Oro come Personaggio più Sorprendente dell’anno per la sua interpretazione.
Il Ciak d’Oro per la Miglior Regia va a Mario Martone per “Capri-Revolution” e il Ciak d’Oro per la Migliore Attrice alla intensissima Marianna Fontana.
Riceve il Ciak d’Oro come Miglior Attore Alessandro Borghi, protagonista del film Sulla mia Pelle, diretto da Alessio Cremonini. Al regista va il Ciak d’Oro per l’Opera Prima. Il Ciak d’Oro al Miglior Produttore va a Luigi e Oliva Musini di Cinemaundici e Andrea Occhipinti di Lucky Red per “Sulla mia Pelle”.
Il Ciak d’Oro come Miglior Attrice non protagonista va a Marina Confalone per “Il Vizio della speranza”. Due Ciak d’Oro vanno a Enzo Avitabile che si aggiudica, sempre per “Il Vizio della speranza”, la Miglior Colonna Sonora e la Miglior Canzone originale, conA Speranza.

Tre Ciak d’Oro vanno anche a “La Paranza dei bambini”: a Daniele Ciprì per la Miglior Fotografia, a Emanuele Cicconi, Maximiliano Angelieri ed Enrico Medri per il Miglior Suono in presa diretta e al giovane Francesco Di Napoli quello come Rivelazione dell’anno assegnato dalla redazione. Il Ciak d’Oro Bello & Invisibile, destinato alle pellicole meritevoli di attenzione ma trascurate al botteghino, votato dalla giuria dei 100 critici e giornalisti, va a Costanza Quatriglio per “Sembra mio figlio”.

Torna per il settimo anno Ciak Alice Giovani, il Ciak d’Oro speciale nato dalla collaborazione tra il mensile Ciak e Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, che premia i film che si rivolgono ai ragazzi e raccontano il loro mondo. Quest’anno è assegnato a Manuel” di Dario Albertini. A “Suspiria il Ciak d’Oro per i Costumi a Giulia Piersanti e quello per il Miglior Manifesto. 

IL MECCANISMO DEI PREMI
I tre premi votati direttamente dal pubblico sono quelli al Miglior Film, Miglior Regista e Migliori Attori Protagonisti, senza vincoli di nomination, tra tutti i titoli italiani usciti in sala dal 1° maggio 2018 al 30 aprile 2019. I premi agli attori non protagonisti e alle categorie tecniche sono stati votati da una giuria di 100 giornalisti e critici di cinema, a partire dalle cinquine proposte dai giornalisti di Ciak.

I CIAK D’ORO DELLA REDAZIONE DI CIAK
Assegnati anche i Ciak d’Oro della redazione del mensile del cinema italiano: il Ciak d’Oro Classic alla carriera va a Nanni Moretti, che con il film documentario “Santiago, Italia” ha saputo illuminare una vicenda poco conosciuta della storia recente, civile e politica, del nostro Paese, tornando a frequentare il genere documentario 18 anni dopo “La cosa”.
Il Ciak d’Oro Colpo di Fulmine va a Valeria Golino per la regia di Euforia, in cui ha saputo mostrare il tramonto di ogni stereotipo sulla differenza di genere, raccontando magistralmente il rapporto, i sogni, le speranze infrante di due uomini, fratelli diversissimi e profondamente legati.

I Ciak d’Oro Rivelazione dell’Anno, per la categoria maschile e per quella femminile, vanno rispettivamente a Francesco di Napoli perLa Paranza dei Bambini” e ad Alice Pagani per Loro” e Baby”.

Il Ciak d’Oro Speciale Serial Movie, che premia la miglior serie tv dell’anno, e che allarga lo sguardo alla serialità d’autore, va a Saverio Costanzo per L’Amica Geniale”, adattamento televisivo dell’omonima serie letteraria di Elena Ferrante, premiato sia dal pubblico, sia dalla critica, sia dal mercato internazionale.

Il Ciak d’Oro Coppia dell’Anno sullo schermo va a Fabio De Luigi e Valentina Lodovini per 10 giorni senza mamma”.
Il Ciak d’Oro speciale per la Migliore Performance italiana della stagione Natalizia va a Amici come prima, di Medusa film diretto da Christian De Sica, mentre quello per la Miglior Performance italiana di sempre nella stagione Pasquale va a Ma cosa ci dice il cervello, di Vision Distribution, diretto da Riccardo Milani. 
Un Ciak d’Oro Speciale è riservato a Domenico Procacci per i 30 anni di attività di Fandango, che hanno contribuito a rendere migliore il cinema italiano.

Per il primo anno un Ciak d’Oro viene assegnato per un film straniero. Va a 20th Century Fox Italia per Bohemian Rhapsodhy”, premiata per il Miglior Lancio Italiano di un blockbuster internazionale.

I Ciak d’Oro 2019 sono realizzati con la partecipazione di Acqua Minerale San Benedetto, Ancorotti Cosmetics, Damilano Barolo, Fabbroni, K-way, Pasta Rummo, Rue des Mille, azienda orafa di gioielli prêt-à-porte, Unopiù, con il supporto come sponsor tecnico di Glitter Make up by Kost. Per brindare ai vincitori, l’iconico champagne Moët & Chandon Impérial en magnum, che festeggia il 150esimo anniversario dalla sua creazione.

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PREMI CIAK D’ORO

Questi i Ciak d’Oro 2019 secondo i lettori di Ciak e la giuria di critici e giornalisti cinematografici. I lettori hanno votato per Miglior film, Miglior regia, Miglior attore e attrice protagonista. Le altre categorie sono state votate dalla giuria professionale. Assegnati anche i premi speciali della redazione.

 CIAK D’ORO MIGLIOR FILM
DOGMAN – Matteo Garrone

CIAK D’ORO MIGLIOR REGIA
MARIO MARTONE – Capri-Revolution

CIAK D’ORO MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
ALESSANDRO BORGHI – Sulla mia Pelle

CIAK D’ORO MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
MARIANNA FONTANA – Capri-Revolution

CIAK D’ORO MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
EDOARDO PESCE – Dogman

CIAK D’ORO MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
MARINA CONFALONE – Il Vizio della Speranza

CIAK D’ORO PREMIO MIGLIORE OPERA PRIMA
SULLA MIA PELLE – Alessio Cremonini

CIAK D’ORO MIGLIORE SCENEGGIATURA
MATTEO GARRONE – MASSIMO GAUDIOSO – UGO CHITI – Dogman

CIAK D’ORO MIGLIORE FOTOGRAFIA
DANIELE CIPRI’ – La Paranza dei Bambini

CIAK D’ORO MIGLIOR MONTAGGIO
MARCO SPOLETINI – Dogman

CIAK D’ORO MIGLIORE SCENOGRAFIA
DIMITRI CAPUANI – Dogman

CIAK D’ORO MIGLIORI COSTUMI
GIULIA PIERSANTI – Suspiria

CIAK D’ORO MIGLIOR SONORO IN PRESA DIRETTA
EMANUELE CICCONI – MAXIMILIANO ANGELIERI – ENRICO MEDRI- La Paranza dei Bambini

CIAK D’ORO MIGLIORE COLONNA SONORA
ENZO AVITABILE – Il Vizio della Speranza

CIAK D’ORO MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
ENZO AVITABILE – A Speranza

CIAK D’ORO MIGLIOR PRODUTTORE
LUIGI E OLIVIA MUSINI (Cinemaundici) – ANDREA OCCHIPINTI (Lucky Red) – Sulla mia Pelle

CIAK D’ORO MIGLIOR MANIFESTO
SUSPIRIA

CIAK D’ORO BELLO&INVISIBILE
Sembra mio figlio – COSTANZA QUATRIGLIO

CIAK ALICE GIOVANI
Manuel – DARIO ALBERTINI

PREMI SPECIALI
SUPERCIAK D’ORO 2019
PAOLA CORTELLESI

CIAK D’ORO COLPO DI FULMINE
VALERIA GOLINO – Euforia

CIAK D’ORO CLASSIC
NANNI MORETTI

CIAK D’ORO RIVELAZIONE MASCHILE DELL’ANNO
FRANCESCO DI NAPOLI – La Paranza dei Bambini

CIAK D’ORO RIVELAZIONE FEMMINILE DELL’ANNO
ALICE PAGANI – Loro e Baby

CIAK D’ORO SPECIALE SERIAL MOVIE
SAVERIO COSTANZO – L’Amica Geniale

CIAK D’ORO MIGLIOR PERFORMANCE ITALIANA
DI SEMPRE NELLA STAGIONE PASQUALE

MA COSA CI DICE IL CERVELLO

CIAK D’ORO MIGLIOR PERFORMANCE ITALIANA
DELLA STAGIONE NATALIZIA

AMICI COME PRIMA

CIAK D’ORO COPPIA DELL’ANNO SULLO SCHERMO
FABIO DE LUIGI E VALENTINA LODOVINI – 10 giorni senza Mamma

CIAK D’ORO PERSONAGGIO PIU’ SORPRENDENTE DELL’ANNO
MARCELLO FONTE

CIAK D’ORO MIGLIOR LANCIO ITALIANO
DI UN BLOCKBUSTER INTERNAZIONALE

BOHEMIAN RHAPSODY

CIAK D’ORO SPECIALE “LA STORIA DEL CINEMA”
 DOMENICO PROCACCI PER I 30 ANNI DI FANDANGO

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

Cinema

John Wick | I 5 punti di forza della saga con Keanu Reeves

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john wick

L’antieroe che il cinema di genere meritava e di cui aveva assolutamente bisogno. Nel 2014 il filone action torna a risplendere sul grande schermo con l’entrata in scena di un nuovo personaggio che, già dal primo film, ha conquistato il cuore degli appassionati proseguendo le sue (dis)avventure in altri due episodi, a formare una momentanea trilogia che continuerà nel corso dei prossimi anni. In concomitanza con la trasmissione televisiva di John Wick 2 (in onda oggi in prima serata su Italia1), andiamo a ripercorrere i punti di forza del franchise – con un potenziale rischio spoiler, vi abbiamo avvertiti – che ha segnato una sorta di nuova giovinezza per il protagonista Keanu Reeves ed è probabilmente servito da ulteriore spinta per il via libera al nuovo capitolo di Matrix che – fine dell’emergenza epidemiologica permettendo – dovrebbe uscire nel maggio del 2021.

Le vie del revenge-movie

La vendetta è da sempre uno dei portanti assi narrativi che caratterizza il cinema d’azione. Solitamente assistiamo alle missioni di coloro che cercano giustizia per i propri cari, mentre i quest’occasione la miccia viene scatenata dalla brutale uccisione a sangue freddo di una cagnolina, regalata al protagonista dalla moglie recentemente scomparsa alla quale il Nostro si era incredibilmente affezionato. Lo sviluppo di sceneggiatura parte da una costruzione volutamente forzata, ma ciò non toglie fascino alla scia di sangue che John Wick scatenerà da lì a poco e che la vedrà affrontare – in una lotta numericamente impari – decine e decine di scagnozzi del potente Viggo, boss della mafia russa. Il prosieguo del franchise, seppur partente da dinamiche diverse, sarà sempre innestato su tematiche similari che renderanno ognuno dei tre episodi un’incredibile avventura da vivere tutta d’un fiato.

La gestione di ambienti e figure secondarie

ian mcshane e keanu reeves

Ian McShane e Keanu Reeves

La saga di John Wick ha il grosso merito di aver generato un universo narrativo credibile, nel quale di nascosto agli occhi dell’opinione pubblica si muovono centinaia di implacabili sicari, con l’Hotel Continental quale luogo di ritrovo per questi insospettabili killer su commissione. Con comprimari d’eccellenza come la Sofia di Halle Berry (a quando un capitolo incentrato interamente su di lei?) al Winston – gestore del misterioso albergo – di Ian McShane, dal folto stuolo di villain (includente anche il nostro Riccardo Scamarcio) alla comparsa di Laurence Fishburne, la lista di figure di contorno offre sempre nuovi spunti alla linearità della trama e la svolta presa al termine del secondo episodio determina una serie di teorie più o meno credibili che vorrebbero collegato il tutto addirittura alla succitata realtà delle ora sorelle Wachowski.

Leggi anche: John Wick 3, la spiegazione del finale e cosa aspettarsi da un quarto capitolo

Un’azione senza mezze misure

Uno dei principali punti di forza, capace di garantire un sano spettacolo a tema, del franchise è indubbiamente la potenza coreografica, con sequenze d’azione in serie che si appoggiano ad un’estetica solida e robusta, priva di eccessivi virtuosismi / gratuiti rallenty, che rende ogni combattimento o sparatoria incredibilmente verosimile – ovviamente contestualizzati al filone d’appartenenza. Tra inseguimenti su quattro o due ruote (o su cavalli) e mosse di arti marziali, Keanu Reeves mostra una forma fisica invidiabile a cinquant’anni suonati e alcuni scontri a mani nude sono memorabili – su tutti quello conclusivo del terzo episodio contro un’ex star del filone quale Mark Dacascos, che ebbe il suo momento di maggior gloria negli anni ’90. David Leitch, non accreditato per il capostipite, e il collega Chad Stahelski hanno raffinato un approccio piacevolmente rozzo e immediato che già fece la fortuna del dittico indonesiano di The Raid, portando nuova linfa al filone intero che, come visto tra gli altri in Atomica bionda (2017), avrebbe colto al volo la lezione.

I toni mystery

La magia di John Wick è quella di aver innescato in sottofondo, fin a partire dal primo film, una sorta di veemente curiosità da parte dello spettatore nello scoprire la mitologia che si nasconde dietro questo mondo parallelo di assassini, con tanto di divisione tra i vari clan che cita magnificamente un grande classico come I guerrieri della notte (1979). Pian piano vengono svelati sempre più dettagli nel corso del prosieguo della storia attraverso i tre tasselli ad oggi usciti (un quarto è previsto per il prossimo anno) e il confine tra realtà e fantastico si ammanta di sfumature tensive e appassionanti che si ibridano armoniosamente al contesto di pura adrenalina action tipica del genere.

Keanu Reeves

keanu reeves

Keanu Reeves

Non saremmo probabilmente qui a parlare del film se a vestirne i panni non fosse stato Keanu Reeves. L’amatissimo attore americano, reduce da un decennio non propriamente fortunato davanti alla macchina da presa per via di ruoli e scelte sbagliati, è tornato qui a far breccia nell’immaginario del pubblico, dando vita ad un personaggio tormentato al punto giusto e pronto a tutto pur di ottenere la sua giusta vendetta. L’interprete si è calato alla perfezione nella parte, schivando il rischio di un effetto foto-copia e donando un fascino inedito al suo alter-ego: l’elegante completo nero, i capelli lunghi e la barba incolta incarnano, non solo dal punto di vista estetico, nel migliore dei modi l’idea di un anti-eroe senza più nulla da perdere, una figura pronta ad entrare di diritto nel gotha del cinema d’azione.

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Cinema

#iorestoacasa con NewsCinema | 5 musical da vedere in streaming

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mary poppins

Canta che ti passa è un diffuso modo di dire e atto ad esorcizzare le attuali preoccupazioni personali tramite la voce. Nei difficili giorni che stiamo vivendo si rivela ironicamente adatto alla situazione e per l’occasione abbiamo deciso di proporvi cinque titoli a tema, musical che hanno fatto la storia del cinema o titoli meno conosciuti ma meritevoli di un’opportunità. Per semplificare il compito abbiamo selezionato esclusivamente film disponibili sulle più diffuse piattaforme di streaming, dove potrete ascoltare anche la lingua originale e scoprire magari certe note canzoni nella loro versione anglofona

#iorestoacasa | Tutti insieme appassionatamente (DISNEY+)

tutti insieme appassionatamente

Tutti insieme appassionatamente

Maria, novizia di un convento nella Salisburgo del 1938, ha una passione sfrenata per il canto e la danza. La madre superiora, visto il suo carattere ribelle, la manda a lavorare come governante e bambinaia per i sette figli di von Trapp, ufficiale della marina rimasto vedovo. Dopo iniziali incomprensioni, con i piccoli che cercano in ogni modo di portarla all’esasperazione, i rapporti tra questi e Maria cambiano e quando il padre viene richiamato a Vienna, il legame diventa giorno dopo giorno più solido. La protagonista insegna ai pargoli delle canzoni, portando la musica e la felicità all’interno del nucleo familiare, ma lo scoppio della guerra rischia di cambiare drasticamente le cose.

Classico del cinema musical, Tutti insieme appassionatamente è uno di quei film ideali da vedere tutti insieme davanti allo schermo della tv (o del computer). La contagiosa freschezza di Julie Andrews e la semplicità di una storia che arriva dritta al cuore rendono le tre ore di visione un vero toccasana, soprattutto in un periodo complicato come quello che stiamo vivendo.

#iorestoacasa | Rent (NETFLIX)

rent

Rent

Un gruppo di giovani artisti dell’East Village newyorchese tenta di raggiungere il successo ma deve fare i conti con difficili situazioni economiche e la diffusione dell’AIDS. Da un Natale ad un altro, per un anno intero, assistiamo alle avventure degli otto protagonisti, con l’amore che si mescola alla passione per l’arte e alla tragedia: uno di loro, Mark, intende girare un film che racconti le loro esistenze attraversando tutte le sfumature dei sentimenti.

Un film poco conosciuto dal grande pubblico ma meritevole di riscoperta questo diretto nel 2005 da Chris Columbus, che adatta l’omonimo musical di Broadway di Jonathan Larson vincitore del Premio Pulitzer e di diversi Tony Award, dal quale sono “ritornati” anche sei degli interpreti originali. Rent paga alcune debolezze narrative, ma tutti gli amanti del musical di stampo teatrale avranno pane per i loro denti nel corso delle due ore abbondanti di visione, con canzoni che entrano e rimangono in testa anche dopo lo scorrere dei titoli di coda.

Leggi anche: 5 biopic musicali da rivedere dopo il successo di Rocketman e Bohemian Rhapsody

#iorestoacasa | Mamma mia! (NETFLIX, PRIME VIDEO)

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Mamma mia!

La bella Sophia, vent’anni appena, è prossima alle nozze ma prima di celebrare il matrimonio ha intenzione di scoprire chi sia suo padre, che non ha mai conosciuto. La madre Donna ha infatti avuto nel passato tre diverse relazioni con altrettanti uomini in un periodo ravvicinato. Sophia, dopo aver rinvenuto un diario nel quale erano rivelati i nomi dei potenziali genitori, decide di contattarli e invitarli al ricevimento con l’obiettivo di sapere la verità.

Scatenato musical sulle note degli ABBA, le cui canzoni dominano la pressoché totalità del film sostituendosi spesso ai dialoghi. Un cast assolutamente perfetto dominato dalla mattatrice Meryl Streep caratterizza i cento minuti di visione, energica e scattante al punto giusto da portare il pubblico stesso a cantare e ballare insieme ai protagonisti.

#iorestoacasa | Mary Poppins (DISNEY+)

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Mary Poppins

Uno dei classici per eccellenza del cinema per famiglia, tra i film più amati di sempre dal grande pubblico: Mary Poppins non ha bisogno di presentazioni e oggi come non mai le sue atmosfere zuccherose e una storia votata alla speranza sono più che necessarie. Ancora Julie Andrews è magnifica protagonista nei panni della bambinaia piovuta, letteralmente, dal cielo e pronta a riportare la serenità nella tormentata famiglia Banks.

Tra balletti entrati nella storia e canzoni altrettanto immortali, le due ore e rotti di visione brillano per inventiva e leggerezza, con tanto di leggendario ibrido tra live-action e animazione che ha segnato indelebilmente l’immaginario cinematografico. Per saperne di più sulla complessa genesi del progetto vi consigliamo il bio-pic Saving Mr. Banks, anch’esso disponibile sulla medesima piattaforma di steaming.

#iorestoacasa | Il mago di Oz (NETFLIX)

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Il mago di Oz

La leggiadra voce di Judy Garland, magnificamente omaggiata da Renée Zellwager nel premiato Judy (2019), è solo uno dei molteplici punti di forza di questo film fantastico senza tempo, capace di conquistare il cuore e lo sguardo anche oggi ad oltre ottant’anni dalla sua uscita. Il mago di Oz è una favola che non passa mai di moda, capace di trasportare il pubblico in un mondo popolato da bizzarre creature e crudeli streghe, dove la musica gioca un fondamentale ruolo di supporto.

L’immortale Over the raimbow è entrata nel cuore di diverse generazione di spettatori e l’incontro con i tre compagni di avventura della giovane protagonista, ossia lo spaventapasseri, l’uomo di latta e il leone fifone, è intriso di una magia a prova di grandi e piccini che ci invita a sognare e a credere sempre in noi stessi anche nelle situazioni più difficili.

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Cinema

Cinema coreano | 5 cult da recuperare dopo aver visto Parasite

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Il clamoroso, tanto meritato quanto inaspettato – almeno per ciò che concerne la statuetta più importante – trionfo di Parasite agli Oscar ha acceso l’attenzione del grande pubblico sul cinema coreano, da sempre confinato ad una, comunque folta, schiera di appassionati dei film provenienti dall’estremo Oriente.

Ma dalla Corea del Sud è dall’inizio del nuovo millennio che arrivano opere importanti, veri e propri capolavori diventati di culto e alcuni dei quali distribuiti anche nelle sale nostrane ottenendo il rango di moderni cult. In questo periodo dove stare a casa è una regola che tutti dobbiamo seguire, vi proponiamo una lista di titoli da recuperare per allietare le vostre giornate di reclusione, nella speranza di aprirvi le porte ad un universo capace di regalare grandi emozioni.

Old Boy (2003)

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Old Boy

Il secondo capitolo della trilogia della vendetta firmata da Park Chan-wook, una saga tematica legata esclusivamente dal tema della vendetta ma di cui ogni episodio è fruibile singolarmente, è uno dei revenge-movie più intensi e incisivi dello scorso decennio, tale da attirare il plauso incondizionato di Quentin Tarantino. La situazione che vede protagonista Oh Dae-su, imprigionato per quindici anni in una stanza senza sapere il motivo della sua detenzione, e la successiva ricerca da parte dell’uomo dei responsabili di tale crudeltà è al centro di un film enigma che si svela minuto dopo minuto, con una serie di rivelazioni e colpi di scena crudi e crudeli ma dall’indubbio fascino. Una regia dinamica e originale, con un piano sequenza stilisticamente impareggiabile nel quale il protagonista affronta in un corridoio, armato di martello, decine di avversari, è entrato nella storia del cinema tutto e la magistrale performance di Choi Min-sik è di quelle che lasciano il segno.

The Host (2006)

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The host

Quattordici anni prima dell’Oscar, Bong Joon-ho utilizza il monster-movie per tracciare una commedia/drammatica sui legami familiari e un thriller distopico sui pericoli delle derive autoritarie che uno stato può prendere in situazioni di emergenza nazionale: il mostro reale è così una sorta di metaforico specchio di uno Stato che toglie le più comuni libertà ai propri cittadini e dove il contiguo diffondersi di una presunta epidemia peggiora ulteriormente le cose.

Al pari del successivo connazionale The flu – Il contagio (2013), le svolte narrative risultano lucide nello sguardo profetico con cui hanno involontariamente fotografato il nostro immediato contemporaneo, ma qui l’atmosfera più amara si mescola a sani istinti di genere e ad uno spettacolo a tema delle grandi occasioni, condito con ottimi effetti speciali. Quando la giovane Hyun-seo viene rapita dalla creatura, la sua famiglia (padre, zio e zia e nonno) cerca in tutti i modi di salvarla dovendosi scontrare con insidie molto più umane e terrene, iniziando una partita sacrificale dopo la quale niente sarà più come prima sia per i diretti protagonisti che per la società intera.

Leggi anche: Memorie di un assassino | la recensione del film di Bong Joon-ho

Il buono, il matto, il cattivo (2008)

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Il buono, il matto, il cattivo

Quando si pensa al cinema western, difficilmente ci si rivolge a Oriente. E invece uno dei titoli del filone più incisivi e abbaglianti del nuovo millennio proviene proprio dalla Corea del Sud, per la regia di quel Kim Ji-woon che da sempre ha dimostrato di sapersi adattare ad ogni genere, dall’horror di Two Sisters (2003) al revenge-movie di Bittersweet Life (2005).

Il regista tenta una rivisitazione che coniuga elementi sia del filone spaghetti che del classico cinema di frontiera USA, con il classico di Leone citato già nel titolo quale maggior fonte di ispirazione, duello finale a tre incluso. Violenza e divertimento prendono forma in uno spettacolo roboante, con sequenze d’azione d’eccellente qualità e varietà e un inseguimento a cavallo nel torrido deserto che ha pochi eguali, con immagini e musica (la scelta di Don’t Let Me Be Misunderstood come accompagnamento è gasante a livelli inimmaginabili) che regalano una delle scene a tema più belle di sempre. E il cast che vede nei ruoli principali le star nazionali Jung Woo-sung, Song Kang-ho e Lee Byung-hun è assolutamente perfetto per coniugare fascino e comicità in un messa in scena così larger than life.

Train to Busan (2016)

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Train to Busan

Reinventare un filone spezzo inflazionato da produzioni mediocri con un titolo ambizioso, un blockbuster realizzato sulla scia dell’hollywoodiano World War Z (2013) ma ricco di una maggior carica melodrammatica e di soluzioni originali. Spettacolo ed emozioni convivono in egual misura in questo zombie-movie made in Corea, nel quale un’epidemia che trasforma gli infetti in morti viventi affamati di carne umana colpisce in prima istanza un treno diretto, come suggerisce il titolo, a Busan.

Sul mezzo viaggia anche un padre con la figlia piccola e proprio loro due saranno i principali protagonisti di un cast corale, popolato da personaggi ottimamente caratterizzati alle prese con risvolti sempre più dolorosi e inquietanti che metteranno a nudo i lati più oscuri dell’essere umano. L’enorme numero di comparse, con scene di massa di inusitata potenza visiva, una tensione costante che sfrutta al meglio l’ambientazione – così come fatto solo tre anni prima da Bong in Snowpiercer (2013), e una componente splatter a prova di grande pubblico rendono le due ore di visione un viaggio trascinante, con un sequel di prossima uscita (Peninsula), un prequel d’animazioe (Seoul Station) e un remake hollywoodiano in cantiere a confermare l’impatto e il successo del film.

Burning (2018)

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Burning

Lee Chang-dong ha firmato in carriera opere memorabili del calibro di Secret Sunshine (2007) e Poetry (2010), ma in quest’adattamento di un racconto dello scrittore giapponese Haruki Murakami (seguitissimo anche in Italia) trova un’inedita chiave di lettura per portare magnificamente le pagine dell’autore nipponico. Burning espande quanto narrato nell’opera originaria e si instrada sul percorso di un torbido thriller drammatico dove nulla è come sembra, permeato da un’ambiguità di fondo che trova il suo crudo apice nell’epilogo che non ti aspetti, perfetta quanto diabolica chiusura di un cerchio amarissimo.

Il menage a trois al centro della vicenda, con la bella Shin Hae-mi “contesa” da due ragazzi assai diversi per carattere ed estrazione sociale, si apre così a sfumature intrinseche sulla deriva di un Paese e della propria gioventù. Un anno prima di Parasite, il film è stato candidato agli Oscar come miglior film straniero ed è entrato nella shortlist ma non nella cinquina finale.

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