Connettiti a NewsCinema!
arrivederci professore arrivederci professore

Cinema

Arrivederci Professore, la recensione del film con Johnny Depp

Pubblicato

:

Quando Richard (Johnny Depp), stimato professore cinquantenne di letteratura inglese presso un rinomato college, scopre di avere un tumore ai polmoni che gli lascia non più di un anno di vita, decide che è giunto il momento di sfruttare al meglio il tempo che (gli) resta. E anche se inizialmente riuscirà a confessare il suo drammatico “segreto” solo al fidato amico Peter, mentre di contro dovrà metabolizzare insieme le confessioni della moglie Veronica e della figlia Olivia che gli riveleranno (rispettivamente) l’infedeltà della prima (con il rettore del college in cui lui insegna) e l’omosessualità della seconda, la strada del suo commiato sarà comunque un istante di liberazione pieno e senza filtri, un momento catartico in cui fare i conti con i sentimenti veri e il vero senso della vita.

Deciso a tenere nella sua classe solo gli studenti migliori e più brillanti, lanciato in una fase estremamente ribelle della sua vita e infilato in comportamenti ben più estremi e anticonformisti del solito, il nuovo Richard affronterà il suo Arrivederci al mondo mettendo in luce ciò che di più bello esiste, dando un calcio secco e deciso alla mediocrità, affrontando a pieno viso errori e conquiste di una intera esistenza. Perché quel poco tempo che ancora resta possa essere il tempo migliore mai vissuto. Un inno contro la mediocrità. Il divo bello e tenebroso per antonomasia Johhny Depp veste i panni riflessivi di un uomo di mezza età e ispirato professore costretto dalla imprevedibilità della vita a tirare le somme e a fare un precoce quanto veloce bilancio esistenziale. Con l’aria profonda, sempre un po’ maledetta, e qui anche parecchio “sdrucita” dell’uomo vissuto, il Richard dell’eclettico Depp si muove nei pressi della poesia ribelle del John Keating de L’attimo fuggente, pur assumendo un tono lievemente meno drammatico dell’indimenticato professore di Robin Williams.

arrivederci prof maxw 824

Come a voler guardare “nella” vita con uno sguardo d’improvviso più penetrante, Arrivederci professore affronta la questione dell’inopinabile caducità dell’esistenza, muovendo di contro l’importante riflessione sul valore da accordare a qualcosa che può – in effetti – da un momento all’altro svanire. Affrontando le spine dei suoi errori più grandi e raccogliendo i frutti degli affetti veri (per la moglie, la figlia, e l’amico Peter), il professor Richard scioglie così tutti i nodi del suo vivere, si toglie ogni sassolino dalla scarpa, mette al bando la mediocrità, e si concede il lusso di fare di ogni (suo ultimo) momento esattamente ciò che crede. Il regista Wayne Roberts costruisce questa commedia dolceamara sul commiato dalla vita affidando al divo Johnny Depp gran parte del lavoro sul senso del film. Ribelle nell’aspetto quanto nei tanti pensieri più o meno scoordinati che lo attraversano, Johnny Depp si cala a pieno nella sofferenza mai disperata del suo amabile professore, il tipo che trascina i suoi allievi al pub e si rimorchia la cameriera con un semplice occhiolino.

xjohnny depp e protagonista del film the professor maxw 1280.jpg.pagespeed.ic .a9q3roucsb

Una commedia che è una sorta di liberazione e che, muovendosi tra letteratura, senso e dramma della vita, fa crollare una a una tutte le certezze di un’esistenza fondata sulle cose (e non sui valori) e poco alla volta sfuma le luci di una borghesia adagiata sulle proprie apparenze, ma (come tutti) prima o poi costretta a fare i conti con il buio della parola Fine. Johnny Depp veste i panni del professor Richard in questa commedia drammatica che affronta il tema del valore da accordare a una vita che ha sempre e comunque una sua fine. Un’opera lieve che non raggiunge mai i picchi emotivi di una storia indimenticabile, ma che emana comunque un suo “discreto fascino borghese” incarnato dallo schivo e profondo professore del sempre bravo ed eclettico Depp alle prese con la sua fase attoriale più matura.

In me la passione per il cinema non è stata fulminea, ma è cresciuta nel tempo, diventando però da un certo punto in poi una compagna di viaggio a dir poco irrinunciabile. Harry ti presento Sally e Quattro matrimoni e un funerale sono da sempre i miei due capisaldi in fatto di cinema (lato commedia), anche se poi – crescendo e “maturando” – mi sono avvicinata sempre di più e con più convinzione al cinema d’autore cosiddetto di “nicchia”, tanto che oggi scalpito letteralmente nell’attesa di vedere ai Festival (toglietemi tutto ma non il mio Cannes) un nuovo film francese, russo, rumeno, iraniano, turco… Lo so, non sono proprio gusti adatti ad ogni palato, ma con il tempo (diciamo pure vecchiaia) si impara anche ad amare il fatto di poter essere una voce fuori dal coro...

Clicca per commentare

Lascia qui il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cinema

Io non ho mai, la recensione del cortometraggio di Michele Saia

Pubblicato

:

dscf8565 modifica

L’opera prima di Michele Saia, cortometraggio dal titolo Io non ho mai, è innanzitutto un racconto di fisici giovanili e corpi che si muovono nello spazio. Rispettando la tradizione dei film per ragazzi avviata di Rob Reiner, anche il protagonista del corto di Saia dovrà fuggire da altri ragazzi che lo vogliono acchiappare, dovrà saltare, cadere e correre per mettersi al riparo. Sarà lui ad insegnare suo fratello più grande, un ragazzone imponente e grosso ma affetto da ritardo mentale, ad andare in bici nonostante la contrarietà della loro madre. Anche in questo caso, quindi, l’emancipazione passerà attraverso l’utilizzo del proprio corpo, la capacità di coordinazione e l’attività fisica.

È come se il corpo fosse lo strumento attraverso il quale i ragazzini esprimono le loro aspirazioni e i loro sentimenti. Non a caso, quindi, anche la ragazza di cui il protagonista è innamorato sarà caratterizzata innanzitutto da un segno sul viso e questo “difetto” estetico ne determinerà la personalità. Ancora una volta è il corpo che viene prima di tutto il resto. La conosceremo prima attraverso la sua faccia e solo successivamente attraverso le sue parole e le sue intenzioni. 

dscf8696

Saia, laureato con lode in grafica d’arte e progettazione, sembra ragionare come un regista di cartoni animati. Grazie alla precisa e dettagliata progettazione delle inquadrature, basata sull’utilizzo dello storyboard, ogni scena di Io non ho mai sembra avere alla base un’idea visiva prima ancora che di scrittura. Il modo in cui la macchina da presa si avvicina ai personaggi, invadendo la loro intimità, per poi allontanarsi, come a volerli osservare da lontano senza intromettersi nelle vicende, suggeriscono una consapevolezza ben precisa di voler narrare innanzitutto attraverso le immagini e solo successivamente attraverso i dialoghi e le azioni. Saia utilizza quindi tutti gli elementi propri del mezzo cinematografico per compiere una intelligente sintesi di ciò che vuole veicolare attraverso il racconto.

Così ad esempio il sound design, utilizzato brillantemente per interferire con il realismo delle scene, per suggerire la presenza di qualcosa che non possiamo vedere o per amplificare ed estremizzare i rumori dell’ambiente in cui si svolge l’azione, sembra quasi mettere in discussione la veridicità di ciò che stiamo osservando. Si tratta di un’avventura reale o del ricordo nostalgico, per definizione “manomesso”, di un evento verificatosi nel passato? Questa aleatorietà del racconto, questa vaghezza ricercata, sottolineata dal fatto di non aver dato un nome al ragazzo di cui si narra, contribuisce all’astrazione della vicenda specifica che viene messa in scena e aiuta a rendere universale la condizione di un giovane protagonista alla ricerca di un proprio posto nel mondo e di un modo “giusto” di relazionarsi con gli altri (ma anche con se stesso).

Saia riesce a fare tutto questo senza rinunciare alla ricercatezza formale e al gusto estetico (il “rifugio” dei due ragazzi è un piccolo gioiello andersoniano) e allo stesso tempo riuscendo a trasmettere un genuino senso di avventura, conferendo dinamismo alle scene attraverso i momenti degli attori e quelli della macchina da presa. I protagonisti di Io non ho mai veicolano attraverso la loro presenza scenica le loro ansie e i loro desideri più sopiti. Ogni loro gesto, anche quello apparentemente meno spiegabile, ci rivela qualcosa di loro che prima non sapevamo. E il “vagabondaggio” del giovane protagonista avviene in uno spazio molto più ampio e indefinito di quanto possa essere quello di un piccolo paese di provincia. Un territorio inesplorato ancora da conquistare, un passo alla volta. Da soli o, preferibilmente, assieme alle persone giuste. 

IO NON HO MAI – trailer – from Michele Saia on Vimeo.

Photo Credit: Barbara Tucci e Gianluca Scerni

Continua a leggere

Cinema

Wild Mountain Thyme, arriva il film tratto dal romanzo di John Patrick Shanley con Emily Blunt e Jamie Dornan

Pubblicato

:

wild mountain thyme first look 4867

Emily Blunt e Jamie Dornan sono i protagonisti del film Wild Mountain Thyme di John Patrick Shanley. Dall’Academy Award®, il Tony Award e il vincitore del Premio Pulitzer John Patrick Shanley  arriva il romanzo lirico Wild Mountain Thyme, un adattamento del suo successo di Broadway Outside Mullingar. Il film è interpretato da Emily Blunt, Jamie Dornan, Jon Hamm, Dearbhla Molloy e Christopher Walken.

Anthony (Dornan) sembra sempre essere al lavoro nei campi, sfinito a causa del padre che non  perde occasione per sminuirlo (Walken). Ma ciò che veramente lo preoccupa è la minaccia di suo padre di lasciare in eredità la fattoria di famiglia a suo cugino americano Adam (Hamm). All’inizio Rosemary (Blunt) sembra provare rancore per essere stato svergognato da Anthony durante l’infanzia, ma le scintille tra di loro manterrebbero un falò ardente per tutta la notte. Sua madre Aoife (Molloy) si sforza di unire le famiglie prima che sia troppo tardi.

Il film è stato girato tra l’Irlanda e New York.

thyme

Emily Blunt, Jamie Dornan e Jon Hamm

Wild Mountain Thyme è stato sviluppato da Mar-Key Pictures ed è prodotto da Leslie Urdang di Mar-Key, Anthony Bregman di Likely Story, Michael Helfant e Bradley Gallo di Amasia Entertainment, Alex Witchel e Martina Niland di PoElmilyrt Pictures. Andrew Kramer, Jonathan Loughran e Stephen Mallaghan saranno i produttori esecutivi. Il film è finanziato da Amasia Entertainment, Aperture Media Partners e Loughran / Mallaghan.

Bleecker Street ha acquisito i diritti di distribuzione negli Stati Uniti e Lionsgate UK ha acquisito i diritti del Regno Unito. HanWay Films gestisce le vendite e la distribuzione internazionale e CAA Media Finance ha gestito i diritti degli Stati Uniti e ha negoziato l’accordo con Bleecker Street insieme a Andrew Kramer di Loeb & Loeb.

Continua a leggere

Cinema

Bad Boys For Life, il grande ritorno della coppia Smith/Lawrence nel primo trailer

Pubblicato

:

bad78310149 jpg

Bad Boys for Life, Will Smith e Martin Lawrence nel nuovo trailer italiano del terzo capitolo della saga, diretto da Adil El Arbi & Bilall Fallah. Il film al cinema dal 23 gennaio 2020 prodotto da Sony Pictures e distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia.

A più di vent’anni dall’uscita dell’iconico Bad Boys, Will Smith e Martin Lawrence di nuovo insieme nel nuovo trailer dell’atteso terzo capitolo della saga, Bad Boys for Life. I due attori tornano a interpretare i ruoli di Mike Lowrey e Marcus Burnett nel film diretto da Adil El Arbi & Bilall Fallah. Prodotto da Sony Pictures e distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia, il film sarà nelle sale italiane dal 23 gennaio 2020. Nel cast anche Vanessa Hudgens, Alexander Ludwig, Charles Melton, Paola Nunez, Kate Del Castillo, Nicky Jam, Joe Pantoliano.

I Bad Boys Mike Lowrey (Will Smith) e Marcus Burnett (Martin Lawrence) di nuovo insieme per un’ultima corsa nell’atteso Bad Boy for Life.

 

Continua a leggere

Iscriviti al nostro canale!

Film in uscita

Novembre, 2019

Nessun Film

Film in uscita Mese Prossimo

Dicembre

Nessun Film

Pubblicità

Facebook

Recensioni

Nuvola dei Tag

Pubblicità

Popolari

X