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Festival di Venezia

VENEZIA 68: Conferenza Stampa di A Dangerous Method

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Uno dei film più attesi di questa 68 edizione della Mostra del Cinema di Venezia è certamente A Dangerous Method, nuovo capolavoro firmato dal controverso David Cronenberg: oggi, venerdì 2 settembre 2011, si è svolta la conferenza stampa del film con tanto di cast presente in sala composto da Keira Knightley, Viggo Mortensen, Michael Fassbender, Vincent Cassel e il regista David Cronenberg. Il film, ambientato durante la prima guerra mondiale, racconta la storia dello psichiatra Carl Jung (Michael Fassbender) e del rapporto con il suo mentore Sigmund Freud (Viggo Mortensen), reso complicato dalla bella Sabina Spielrein (Keira Knightley), una donna tormentata che si inserirà nella loro relazione maestro/discepolo. Il film, lontano dalle ambientazioni futuristiche di Existenz, si caratterizza come un tipico film di Cronenberg per l’attenzione smisurata nei confronti della psiche umana, una sorta di indagine sulla complessità dell’essere umano e su ciò che lo spinge ad agire. La conferenza stampa si è svolta in un clima di grande simpatia e complicità in una evidente dimostrazione della forte chimica creatasi durante la produzione del film. Potete trovare qui sotto le domande rivolte dalla stampa a David Cronenberg e al cast del film:

Lei, Miss Knightley, sembra la regina dei film di costume, si sente intrappolata in questo ruolo?

Keira Knightley: Amo moltissimo i film di costume così come amo i libri di storia. Ho lavorato e letto moltissimo per questo film, ho perfino parlato con alcuni psicoanalisti.

Quali sono le vostre considerazioni riguardo all’aspetto storico del film?

David Cronenberg: Volevo sapere se la famiglia Yung fosse realmente così brava e c’era moltissimo materiale su cui lavorare. La sceneggiatura era esatta e si atteneva alla realtà.

Che sensazione si prova nel recitare personaggi leggendari?

Viggo Mortensen: Quando si interpreta una figura storica che la gente pensa di conoscere, si ha l’idea di quanto sia importante quel personaggio e si rischia di non riuscire a divertirsi sul set.

Il suo modo di fare film è cambiato, Spider era bellissimo, ma perché ha cambiato stile?

David Cronenberg: A 68 anni, dopo aver fatto tanti film, sono cambiato. C’è un principio alla base, ogni film ti dice ciò di cui hai bisogno, ogni film ha le sue esigenze e io cerco di rispettarle.

Questo è il suo primo film in costume, per lei che ha creato mondi visivi alternativi come è lavorare sul passato?

David Cronenberg: Questo non è il mio primo film in costume, per Il pasto nudo e M.Butterfly ho dovuto fare numerose ricerche, lavorare a questo tipo di film non è una cosa insolita per me. Il cervello umano è cambiato nel corso del tempo per via della tecnologia e di altre cose, per questo motivo fare film di costume è una cosa difficile.

A Dangerous Method verrà proposto al pubblico questa sera in Sala Grande e sarà preceduto dalla sfilata sul red carpet dell’intero cast del film.

Segnato da un amore incondizionato per la settima arte, cresciuto a pane e cinema e sopravvissuto ai Festival Internazionali di Venezia, Berlino e Cannes. Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

Cinema

The Rossellinis | video intervista ad Alessandro Rossellini sul documentario che racconta la sua famiglia

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Alla Settimana Internazionale della Critica, durante la 77esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, è stato presentato The Rossellinis, documentario diretto dal primo nipote del regista di Roma città aperta. Alessandro, al suo esordio con un lungometraggio cinematografico dopo una lunga carriera come fotografo, torna al Lido dopo aver presentato il cortometraggio Viva Ingrid! nel 2015. The Rossellinis è un ritratto ironico, allo stesso tempo affettuoso e sardonico, di una delle famiglie più chiacchierate del cinema. Internazionale e numerosissima.

The Rossellinis | intervista ad Alessandro Rossellini

La famiglia che scandalizzò la società degli anni Cinquanta, nel documentario di Alessandro, viene mostrata per la prima volta “dall’interno”, rappresentata su schermo ribaltando l’immaginario che i rotocalchi ne hanno fatto negli anni. Il regista cerca quindi di andare oltre quel “circo mediatico” nato intorno alla figura di nonno Roberto e alla sua famiglia, ma anche oltre il mito inscalfibile del maestro venerato dagli appassionati di cinema.  

Nella nostra intervista, Alessandro Rossellini ci racconta della “rossellinite”, ovvero di quella sindrome di cui sono stati “affetti” per anni lui e gli altri componenti della famiglia, e del lavoro, lungo anni, fatto sul film.

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Cinema

Venezia 77 | Pietro Castellitto presenta I Predatori: “Senza Nietzsche forse non avrei fatto il regista”

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“Mio padre ad un certo punto si era messo in testa di voler recitare la parte del padre del mio personaggio nel film. Allora io l’ho preso in disparte e gli ho detto: ma tu ci tieni al mio futuro o no?”. Così Pietro Castellitto, figlio di Sergio, presenta in conferenza stampa il suo esordio alla regia. I Predatori è in concorso Orizzonti durante la 77esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un film pregno di cattiveria, cinismo e coraggio di andare sopra le righe, mettendo in scena dei personaggi appartenenti a due famiglie solo superficialmente differenti per estrazione sociale e comportamenti, ma accomunate dalla stessa ferocia e disperazione. Nel cast del film figurano Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Pietro Castellitto, Giorgio Montanini, Dario Cassini, Anita Caprioli e Marzia Ubaldi.

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Venezia 77 | I Predatori di Pietro Castellitto

Pietro Contento Castellitto, nato nel 1991, ha debuttato nel cinema a tredici anni in una piccola parte nel film Non ti muovere (2004), diretto dal padre. Dopo altri piccoli ruoli da attore, Pietro ha abbandonato per diversi anni la recitazione per dedicarsi alla carriera universitaria, laureandosi in filosofia. Da qui anche la centralità della figura di Nietzsche nel suo film (“se non ci fosse stato Nietzsche probabilmente non avrei fatto il regista”).

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“Agli inizi sentivo di andare incontro ad una ferocia immotivata, ad un pregiudizio su di un attore che ancora non aveva dimostrato nulla. Mi convinsi allora che non ero in grado di fare quel mestiere. Spesso va così, si reagisce alle ingiustizie convincendosi di meritarsele”, ha spiegato Pietro Castellitto. Adesso il giovane interprete e regista è pronto per tornare come attore in produzioni importanti come Freaks Out di Gabriele Mainetti e nella serie su Francesco Totti in cui interpreterà il leggendario capitano della Roma.

Un film antiborghese

Ma anche l’esordio da regista non è stato facile. “Ho scritto la sceneggiatura de I Predatori quando avevo 22 anni. Ma all’epoca non avevo credibilità lavorativa. Scrivevo cose e le facevo leggere a gente che prima mi faceva i complimenti e poi scompariva, non richiamandomi mai. Domenico Procacci è stato il primo ad avermi dato fiducia. Quando sono entrato nei loro uffici mi sono detto: ecco, si stanno sbagliando, questi mi fanno fare un film per davvero”.

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Un film che alcuni potrebbero giudicare “antifascista”, ma che, come spiega il suo stesso autore, è in realtà un film antiborghese: “Un film antifascista avrebbe avuto senso sono durante il Ventennio. Ma allora non te lo facevano fare. I fascisti del mio film sono colorati e sfarzosi, come quegli animali dai pigmenti colorati che fanno finta di avere in corpo un veleno letale che in realtà è esaurito da tempo”.

Manomettere il mondo

Ne I Predatori torna centrale il tema delle classi sociali, dimostrando la differenza tra un classe (quella del proletariato) “che ha bisogno delle armi per essere dei predatori” e quella opposta (la borghesia), che ha invece strumenti molto più raffinati e funzionali a propria disposizione dei fucili e delle pistole. “Quasi tutte le opere scritte dai giovani nascono da un disagio o da un sentimento da voler comunicare. Non dalla volontà di imporre un messaggio. Federico è l’unico personaggio un po’ autobiografico e per questo lo interpreto io nel film. Come me appare impacciato anche quando è sicuro di sé. Ha la voglia di reinventare la modernità, di manomettere il mondo”. 

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Cinema

Guida romantica a posti perduti | la nostra intervista con il cast e la regista del film

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Giorgia Farina, a cinque anni dalla black comedy Ho Ucciso Napoleone, torna dietro la macchina da presa per Guida Romantica a Posti Perduti, road movie quieto e malinconica con protagonisti due personaggi “sbagliati”, interpretati da Jasmine Trinca e Clive Owen, che perseverano nei propri errori ma cercano allo stesso tempo di dare al mondo, attraverso la tv o il web, un’immagine di sé che non corrisponde alla realtà. 

Il film, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 77 (e al cinema dal 24 settembre), segna il passaggio per la regista Giorgia Farina dalla commedia pura ad un cinema dai tempi più dilatati e dai ritmi meno concitati. Abbiamo chiesto a lei e a due degli interpreti principali, Andrea Carpenzano e Irène Jacob, quali nuove sfide ha posto la realizzazione di questo atipico film “on the road”.

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