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Festa del Cinema di Roma 2017: Trouble no more, Michael Shannon nel “documentario religioso” su Dylan

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La spinosa vicenda del Nobel, prima ignorato e poi accettato per interposta persona, ha contributo ad alimentare la leggenda attorno al nome di Bob Dylan. Nonostante ciò, nella sua carriera lunga e sterminata sono ancora tante le “trasformazioni” del cantautore non ancora veramente comprese ed inquadrate all’interno del suo percorso artistico. Jennifer LeBeau cerca di approfondire con il suo Trouble no more la musica prodotta nel periodo a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, durante il quale il cantante fu accusato dai suoi sostenitori di aver cambiato stile e di aver cominciato a parlare troppo di religione e fede. Certamente affascinanti sono gli estratti dal tour di Dylan ’79-’80 presenti nel mediometraggio, che si pongono come una preziosa testimonianza di uno dei suoi periodi musicali meno conosciuti. Gli spezzoni live sono impreziositi dalla presenza di Spooner Oldham, tastierista veterano dei Muscle Shoals, e Fred Tackett dei Little Feat alla chitarra, fianco a fianco in una super band insieme a Tim Drummond e Jim Keltner.

Queste piccole perle bastano a consigliare la visione ai tanti appassionati del cantante, che potranno così godersi della grande musica eseguita da leggendari musicisti, ma certamente non a chi vuole davvero approfondire i significati di quella “rinascita cristiana” di Dylan. Trouble no more è un esperimento che si avvicina più al concetto di video-arte che a quello di cinema, come già il recente Manifesto di Julian Rosefeldt interpretato da Cate Blanchett. Ma se in quel caso il passaggio dalle esposizioni nei musei al grande schermo funzionava, a questo “documentario” manca invece la forza di comunicare le proprie intenzioni e le idee che ne hanno determinato la nascita. 

Padre Michael Shannon

I brani sono intervallati da veri e propri sermoni scritti da Luc Sante ed interpretati da Michael Shannon, che contribuiscono a creare una esperienza religiosa che, come ci ha raccontato lo stesso attore in conferenza stampa alla Festa del Cinema di Roma, è paragonabile a quella di una messa: prima la celebrazione di Dio con canti e suoni e successivamente il momento di riflessione con l’omelia del prete. Nelle brevi sequenze recitate emerge l’esperienza di Shannon sui palchi teatrali ed è proprio grazie alla sua bravura che questo predicatore, un po’ burbero e manicheo, riesce ad essere credibile. Michael Shannon pontifica sulla quotidianità e sulle sue ingiustizie, spesso parlando per iperbole ed esasperando i concetti come farebbe un parroco di periferia.

Ci consiglia di non mangiare cibo spazzatura così da non “sputare nel tempio del Signore che è il nostro corpo” e ci avverte del diavolo che si nasconde nella tentazione degli alcolici. Questi momenti diegetici non riescono però ad amalgamarsi bene con la componente musicale, che rimane invece qualcosa di separato e dal puro scopo documentaristico. Sembra che il legame che unisca musica e declamazioni sia chiaro solo nella mente di chi ha realizzato il documentario e non si sia lavorato affinché il vero significato di questa operazione potesse essere capito anche dagli spettatori.

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

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Burraco Fatale | la conferenza stampa con il cast e la regista

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Questa mattina al Cinema Adriano a Roma, subito dopo la proiezione stampa del film Burraco Fatale – Ogni donna cerca il principe azzurro possibilmente single diretto da Giulia Gamba si è svolta la conferenza stampa alla presenza della regista e delle attrici Claudia Gerini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Angela Finocchiaro e l’attore Mohamed Zouaoui. La commedia uscirà al cinema dal 1° ottobre 2020, grazie alla Fenix Enternainment, la quale si è occupata della produzione e della distribuzione del film con 180 copie in tutta Italia.

È un film che parla di amore, divertimento, cinismo e burraco. Cosa puoi dirci?

Gamba: Ho voluto fare una commedia che parlasse di un problema importante. Parlare di una classe sociale delle signore della borghesia italiana di provincia che vengono in contatto con una problematica e un modo di impostare la famiglia e gli amori in maniera diversa. Immigrazione, globalizzazione da cui la società italiana si sente completamente estranea. Una cosa che vedono ai telegiornali, una cosa che leggono sui giornali ed è una cosa che non le riguarda. Invece, casualmente, anche loro dovranno affrontare una tematica e un modo di vivere i sentimenti – compresa la parte più profonda di noi – in maniera diversa. Ed è legato simbolicamente anche al gioco del burraco, perchè si è legati al caso, alla fortuna, alla sfida, alla vita di tutti noi.

Il burraco chi di voi già lo sapeva giocare?

Gamba: Io sono giocatrice di burraco con le mie amiche pesaresi. PAola sapeva un po’ giocare.

Minaccioni: Io sono negata al gioco, invece Angela Finocchiaro e Caterina Guzzanti sono ferratissime. Io sono un disastro ma è stato divertentissimo proprio per questo. Avvicinarmi al mondo del burraco, perchè senza il problema poi il gioco non è divertente. Io ero il problema. Nella vita è più interessante quando non sei portato, mi sono divertita moltissimo. Angela si è dovuta subire tutte le mie cose. Lei è bravissima

Finocchiaro: Quando ho iniziato a imparare a giocare, dopo aver saputo del film, poi c’è stato un rallentamento e in quel periodo mi ci sono appassionata, intossicata e ci gioco spesso con le amiche e amici per passarci il weekend.

Guzzanti: Io non ci so’ giocare e non ci sapevo giocare. Io ho la memoria del pesce rosso e ogni giorno giocavo e poi la sera diligentemente cancellavo tutto dalla memoria per farci spazio. Ricordo che durante i tempi morti, tra un ciak e un altro, mentre sistemavano le luci noi giocavamo. Poi quando era il momento di girare, sbaraccavamo il tavolo perchè le carte non stavano così prima.

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Si stava parlando di divertimento al femminile, di solidarietà ma anche di cinismo. Il tuo ruoloo rispetto a quello delle tue amiche è il meno cinico. È un ruolo abbastanza insolito per te che siamo abituate a vederti…

Il ruolo di Irma è romantico, lei è una romantica. Si è lasciata un po’ andare e si piange addosso. Diciamo che io non sono come lei. Mi piace molto il burraco e ci ho giocato con i miei figli durante il lockdown. Sono una giocatrice istintiva senza troppe strategie. Il collante del burraco per noi quattro, del cinismo, del divertimento e dell’evasione totale dalle nostre vite, con annesse sfumature. Sono quattro amiche che si conoscono da una vita e che si dicono le cose e questo perché le donne si dicono anche le cose negative, si criticano, ci si sostengono e quando c’è da dire una cosa la si dice. Se c’è qualcosa che possa stimolare al cambiamento le amiche, in questo senso sono anche una bella iniezione nella vita. Noi, che siamo quattro attrici di carattere, di grande personalità, sul set ci siamo divertite molto. Io personalmente, tutte e tre mi fanno proprio ridere ed ero molto felice di condividere il set con colleghe che mi fanno ridere.

Gamba: Hanno contribuito davvero molto alla buona riuscita del film, dello svolgimento della storia perché ciò che era scritto, loro lo hanno fatto vivere in maniera vibrante molto vera sottotlineanedp i quattro caratteri diversi della loro condizione sociale.

Allora Mohamed, com’è stata la tua esperienza sul set come unico uomo?

Zouaoui: Mi reputo fortunato perché sono stato l’uomo di punta di questo film tutto al femminile. Grazie alla regista per avermi scelto per questo ruolo, è stato bello divertente. Claudia mi ha aiutato molto, con la quale ho avuto più tempo di lavoro rispetto alle altre. Mi sono divertito perché, come dicevo in se il mondo fosse comandato dalle donne andrebbe molto meglio. L’uomo è sempre più selvaggio, è stata una bellissima esperienza e ringrazio tutti per questa grande opportunità.

Com’è stato girare ad Anzio?

Anzio è stata perfetta come città per girare. Volevo il mare, la provincia. queste case demodè che rappresentava il mondo nel quale vivevano le nostre protagonista. Tenevo molto alle due case vicini delle due amiche.

Film sul valore dell’amicizia femminile e anche sul mito del principe azzurro, possibilmente single. Arrivati a questo punto della vita, il mito ha rovinato la vita alle donne oppure è qualcosa di consolatorio su cui continuare a sperare?

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Gerini: Come mamma di due femmine, cerco di togliere il mito del principe azzurro, che magari appartiene a noi più adulte. Non è certo il principe azzurro che ti risolve la vita, ma ti può stimolare a essere meglio, che ti stimoli a voler cambiare. Quando una donna vuole sentirsi più bella, desiderabile, dinamica, perchè il sentimento dell’amore ti accende. In questo caso non ti risolve la vita ma ti stimola a essere una persona migliore, perchp quando siamo innmorati vogliamo essere sempre migliori. Il mito anacronistico che ci ha rovinato non lo so, però è da sfatare. La base del film è che le persone non sono quelle che tu pensi siano, che vedi. L’apparenza non è sempre quella che è la realtà.

Minaccioni: Sul principe azzurro vorrei dire una cosa. Ha solo un problema: crea delle aspettative. Visto che noi donne siamo le regine delle aspettative nei rapporti e automaticamente queste rovinano il rapporto e quindi il principe azzurro è da eliminare perché bisognerebbe eliminare le aspettative. Tu ti aspetti dal principe azzurro che ti amerà per sempre, che sarà sempre perfetto. Ma diciamoci la verità, anche il principe azzurro dopo un po’ annoia perché se è troppo perfetto lo lasci. Io direi di togliere le aspettative dal principe azzurro e lasciare solo lui, magari imperfetto, ma che riesce a sorprenderti ogni giorno finchè ci sarà l’amore.

Gamba: Il principe azzurro è un sogno, tutte noi vogliamo sognare. Sognare e sperare, voler provare un sentimento come l’amore, lo auguro a tutti di provarlo più volte nella vita.

Finocchiaro: Un giorno parlando con mia figlia di 24 anni, le ho chiesto del principe azzurro e lei mi ha risposto: “Il principe azzurro sono io.”

Guzzanti: L’aspettativa mortifica la gioia, è proprio un detto indiano. Meglio non aspettarsi niente, aspettarsi molto da sé e poi ci si riflette in chi si incontra. È bello sognare 1 ora, 7 anni, bisogna anche saper scegliere ed essere consapevoli che potrebbe essere un sogno dal quale svegliarsi. Io sono molto contenta perché mio figlio di 5 anni mi ha detto che potrò stare con i suoi bambini – due gemelli – quando sarà grande e potrò fare la nonna.

Gerini: Da un maschio non ci si aspetta questo. Vuol dire che il mondo si sta evolvendo anche nei maschi.

Regista donna in un film tutto di donne, quanto secondo lei è cambiata la situazione negli ultimi tempi rispetto al passato? A Claudia vorrei chiedere, visto che il burraco è un fenomeno sociale ormai, qual è l’attrazione fondamentale di questo gioco?

Gamba: Domanda complessa. Io ho iniziato negli anni’70 ed eravamo 4 registe in Italia. Negli ultimi anni altre registe si sono interfacciate con grandi risultati. Io ho avuto sempre uno sguardo provocatorio, per i film fatti nel passato, e anche questo tocca un argomento scabroso ma con toni di leggerezza e commedia. Non ho mai avuto difficoltà sul set con le persone con le quali ho lavorato. Sonop stata fortunata e ho avuto le idee chiare fin da subito.

Gerini: Il burraco è vero che è un fenomeno sociale. Accende molto gli entusiasmi di chi gioca. È affascinante proprio per il gusto di mettere in fila tante carte dello stesso seme. Io amo la carta e mettere a posto la scala, ti da’ un senso di ordine, che tu controlli e poi vedi comporre il tuo quadro. Anche nel prendere la carta, quel senso di rischio, quella voglia di ‘pinella’… È un momento anche per distrarti e astrarti dal mondo, come accade nei giochi di carte che ti aiutano a evadere, come una sorta di meditazione. Ti disintossichi dal quotidiano e dai vari problemi.

Mi ha intenerito vedere sulla scena la scritta riferita a Giovanna Cau. Che tipo di rapporto ha avuto con lei?

Grazie per aver sottolineato il ricordo di Giovanna Cau, con cui è nato il film. È stata la prima a sostenere questo film, lo ha provato, si è molto divertita ed è stata la prima a fare i contratti per noi. Se lo meritava un ricordo da tutte noi. È stata una donna che ha aiutato tutte le donne anche nelle istituzioni.

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Zanna Bianca vi invita alla grande anteprima gratuita a Cinecittà World

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L’appuntamento è per il 30 settembre a Cinecittà World: il Teatro 1 del Parco divertimenti del Cinema e della TV di Roma ospita l’anteprima italiana di Zanna Bianca, primo film di animazione tratto dall’indimenticabile romanzo di Jack London. Potete guardare il trailer del film a questo link.

Dopo aver conquistato per più di un secolo lettori di ogni generazione, le avventure del lupo più amato da grandi e piccini arrivano per la prima volta sul grande schermo in uno straordinario film  dallo stile raffinato e pittorico con la regia di Alexandre EspigaresPremio Oscar® nel 2014 per il Miglior cortometraggio d’animazione (Mr. Hublot), in uscita al cinema l’11 ottobre.

Zanna Bianca: come assistere all’anteprima gratuita del film

I visitatori di Cinecittà World domenica 30 settembre, alle 16, potranno assistere gratuitamente, fino ad esaurimento dei posti, all’attesa proiezione, una storia di redenzione descritta dal punto di vista dei cani che riesce a mettere in luce la straordinaria forza dell’amore che li lega indissolubilmente all’uomo.

Zanna Bianca

Zanna Bianca

Zanna Bianca: la trama del film

Zanna Bianca è un lupo con un quarto di sangue di cane. Creatura fiera e coraggiosa, dopo essere cresciuto nelle terre innevate del Grande Nord, viene accolta da Castoro Grigio e la sua tribù di nativi americani, dove dovrà farsi accettare dagli altri cani. In seguito a una serie di eventi, Castoro Grigio sarà costretto a cedere Zanna Bianca ad un uomo crudele, che lo obbligherà a trasformarsi in un cane da combattimento. In fin di vita, sarà salvato da una coppia che, con il suo amore, insegnerà a Zanna Bianca a dominare il suo istinto selvaggio e a diventare il loro migliore amico.
Il fil è distribuito da Adler Entertainment e prodotto da SuperprodAnimation, Bidibul Productions e Big Beach, in associazione con Wild Bunch.

Il Film arriverà sul grande schermo dall’11 ottobre 2018.

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Darkest Minds, uno young adult tra X-Men e Hunger Games

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Il 14 agosto 2018 esce nei cinema italiani Darkest Minds, l’atteso film diretto da Jennifer Yuh e interpretato da Amandla Stenberg, Harris Dickinson, Mandy Moore e Gwendoline Christie. Tratto dall’omonimo romanzo di Alexandra Bracken, Darkest Minds è il primo capitolo di una saga ambientata in un futuro distopico.

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Amandla Stenberg e Harris Dickinson sono i giovani protagonisti di Darkest Minds di Jennifer Yuh

Darkest Minds: la trama del film di Jennifer Yuh

Una misteriosa epidemia ha sterminato milioni di bambini: gli unici sopravvissuti sono degli adolescenti dotati di poteri sovrannaturali. Marchiati come minacce per la società, i teenager di tutto il mondo vengono imprigionati in campi di contenimento e divisi per categorie. I verdi hanno spiccate doti intellettive, i rossi padroneggiano il fuoco, i gialli conducono l’elettricità, i blu muovono gli oggetti col pensiero e gli arancioni controllano la mente. Uccisi senza pietà, gli arancioni sono costretti a sfuggire al loro destino inesorabile: dopo essere stata smascherata, l’arancione Ruby inizia una fuga per la sopravvivenza tra crudeli mercenari e compagni di avventura. Riuscirà ad accettare la sua vera natura? E soprattutto resisterà alla tentazione di controllare la mente altrui?

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Gli eroi di Darkest Minds sono ricercati dal governo nel film tratto dal romanzo di Alexandra Bracken

Darkest Minds: la recensione dello young adult con Amandla Stenberg

Ci sono saghe letterarie destinate a diventare di culto. Non parliamo del fenomeno mondiale di Harry Potter ma di franchise minori come Twilight, Hunger Games e Cinquanta sfumature di grigio che, partendo da basi più esigue dei romanzi di J.K. Rowling, hanno incassato miliardi di dollari in tutto il mondo. Alla base di successi di questa portata c’è la capacità delle major di attirare la curiosità del pubblico: dall’amore tra Edward Cullen e Bella Swan all’erotismo tra Christian Grey e Anastasia Steele, gli young adult solleticano i desideri inconsci dell’audience. Ma ci sono anche saghe sfortunate come Divergent, cancellata prima del tempo, o il fiacco Fallen, naufragato senza una distribuzione americana.

Si colloca a metà strada il primo film tratto dalla saga di Alexandra Bracken che, nonostante il tocco sovrannaturale e la metafora sulla diversità, non pone le basi di un franchise macina-soldi. Questo perché Darkest Minds, diretto da Jennifer Yuh  (che ha un passato nell’animazione ) e interpretato dalla brava Amandla Stenberg, non ha la forza cinematografica per aspirare a tanto. Il problema è, come sempre, alla base perché la saga letteraria di Alexandra Bracken non racconta nulla di nuovo. Una fragilità di cui risente inevitabilmente il film della Yuh che risulta coinvolgente ma poco incisivo.

Trascendendo la colonna sonora potente, il ritmo che non annoia mai e le guest star d’eccezione (il film segna il ritorno di Mandy Moore al cinema dopo il successo della serie tv This is Us), Darkest Minds fa fatica a emergere. Il futuro della saga è così nel box office mondiale che deciderà il destino di Ruby; un’eroina che ha tanta strada da fare prima di diventare la nuova Ghiandaia Imitatrice!

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Darkest Minds – Trailer italiano

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