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Future Film Festival 2013: il programma

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“Il mondo è finito e sono rimasti solo i mostri. E noi li celebriamo” esordisce il Direttore del Future Film Festival Oscar Cosulich, a Roma per presentare insieme a Giulietta Fara la nuova edizione del festival che quest’anno compie quindici anni. Il primo e più importante evento in Italia dedicato alle tecnologie applicate all’animazione, al cinema, ai videogame o ai new media, quest’anno decide di strizzare l’occhio al mondo della paura, rendendo omaggio ai mostri di ogni tipo, da quelli più spaventosi a quelli avventurosi, ma niente paura perchè il FFF continua ad essere un evento rivolto al pubblico di ogni età, dai bambini agli adulti. Dai blockbuster ai film indipendenti, fino all’horror puro il festival presenta alcune premiere di grande interesse commerciale come Le Streghe di Salem di Rob Zombie, Hansel & Gretel – Cacciatori di Streghe e l’attesissimo remake de La Casa diretto da Fede Alvarez, che sarà il film di chiusura il 17 Aprile alle 22.30. I più piccoli potranno guardare l’applauditissimo Monsters & Co. restaurato in versione 3D oltre ai numerosi cortometraggi e lungometraggi realizzati con vari tipi di animazione, dalla stop motion, alla motion graphics, fino al 3D e tante altre tecniche all’avanguardia.

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Novità del 2013 è la collaborazione con BolognaFiere per ExpoPixel (www.expopixel.com), conference&exhibition dedicata al mondo del digital entertainment che si svolge in contemporanea con FFF, dal 15 al 17 aprile 2013, presso il quartiere fieristico. La fiera, creata dal Future Film Festival insieme a BolognaFiere per offrire un momento di incontro b2b ai professionisti del digital entertainment, proporrà incontri, seminari, pitch, e approfondimenti, rispondendo all’esigenza dei tanti frequentatori del festival che hanno chiesto in questi anni di creare un luogo dove chi lavora nel settore potesse avere l’occasione di incontrare altri professionisti, e conoscere nuove realtà. Bologna dunque non solo si conferma capitale italiana del cinema d’animazione e degli effetti speciali, ma anche centro di interessi e scambi professionali a livello italiano ed internazionale.

La serata d’apertura del Future Film Festival è affidata all’anteprima italiana di Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe 3D di Tommy Wirkola: un film che, come il recente Biancaneve e il cacciatore, conferma la passione di Hollywood per le riletture “action” delle grandi fiabe. Protagonisti, stavolta, due Hansel e Gretel in versione adulta e implacabile (interpretati da Jeremy Renner e Gemma Arterton), diventati infallibili cacciatori di taglie, ovviamente specializzati in streghe. A proposito di streghe – e in una città di lunga tradizione “stregonesca” come Bologna – come Evento Speciale di chiusura del FFF si vedrà in anteprima il nuovo cult-movie di Rob Zombie, Le streghe di Salem, rivisitazione moderna – protagonista un’avvenente deejay, interpretata dalla moglie del regista Sheri Moon Zombie, alle prese con un vinile “maledetto” – di un mito che ha nutrito secoli di letteratura (e decenni di cinema). Finale da brividi, poi, con il Film di chiusura, La Casa (Evil Dead, Warner Bros. Pictures Italia) di Fede Alvarez, attesissimo remake del film di Sam Raimi – qui impegnato nelle vesti di sceneggiatore e produttore – che nel 1981 cambiò le regole e il volto dell’horror. Anche stavolta, come allora, un demoniaco “libro dei morti” darà filo da torcere a un gruppo di ragazzi, in un tripudio di effetti gore che farà la gioia degli appassionati. Ancora mostri, ma di tutt’altro tipo, nel classico Monsters & Co. 3D di Pete Docter: il capolavoro Disney Pixar, uscito per la prima volta nel 2001 e subito considerato una delle vette dell’animazione contemporanea, torna in una nuova versione stereoscopica pronta a far innamorare anche i bambini di oggi.

Ma i mostri, al FFF, non si limitano ad abitare il grande schermo e sono pronti ad invadere uno dei luoghi simbolo della città, Piazza Maggiore, grazie alla mostra “Universal Classic Monsters”, che dal 2 al 17 aprile espone foto e locandine storiche: un modo per ricordare Dracula, Frankenstein, l’Uomo Lupo, la Mummia e altre inquietanti creature entrate nella storia del cinema, in collaborazione con Universal Pictures Italia. Mentre dal 6 al 18 aprile il tema, reinterpretato da giovani artisti, occuperà anche gli spazi e gli esercizi commerciali di Corte Isolani con “Mostri in Vetrina”, l’iniziativa promossa dal FFF in collaborazione con Confcommercio Ascom Bologna. Il MonsterParty presso il Club Bentivoglio (ex Scuderie) – previsto per domenica 14 aprile – chiamerà a raccolta tutti gli appassionati di cinema e mostri invitandoli a vestirsi da mostri per una sfilata con premi. Dieci, e provenienti da tutto il mondo, i titoli che partecipano al CONCORSO LUNGOMETRAGGI e che si contendono il Platinum Grand Prize. A giudicarli, una giuria composta da Fulvia Caprara, giornalista de La Stampa, e dal collettivo di filmmaker Zapruder. E se l’estremo Oriente si conferma un serbatoio di autori, tecniche e storie, l’Europa quest’anno non è da meno.

A Liar's AutobiographyDal Giappone arrivano tre film d’animazione diversissimi per stile e contenuti: 009 Re: Cyborg di Kenji Kamiyama, spettacolare kolossal animato in 3D, tratto dal celebre manga Cyborg 009 di Shotaro Ishinomori, che può contare su un nutritissimo numero di fan anche in Italia; il toccante The Life of Budori Gusuko, diretto dal maestro dell’animazione Gisaburo Sugii, che a quasi trent’anni da Night on the Galactic Railroad torna a ispirarsi all’opera del poeta Kenji Miyazawa; e Wolf Children di Mamoru Hosoda, l’anime giapponese più importante della stagione, una fiaba moderna che, attraverso la storia di due piccoli e teneri licantropi, racconta la vita familiare con emozionante libertà creativa. La Cina propone Lee’s Adventure di Frant Gwo e Yang Li, uno dei film di fantascienza più originali dell’anno, capace come pochi altri di raccontare la generazione dei videogiochi; mentre la Corea del Sud è presente con l’originale Padak di Dae-hee Lee, cartoon a suo modo “scioccante” sulla difficile arte della sopravvivenza di un pesce destinato a diventare sushi e costretto in un acquario, che sogna di tornare libero. Il vecchio continente è ben rappresentato da opere originali e indipendenti: lo spagnolo O Apòstolo di Fernando Cortizo è la storia in stop motion di un detenuto in fuga e della caccia al tesoro che lo conduce in un villaggio su cui incombono maledizioni e presenze sinistre; il franco-belga Couleur de peau: Miel di Junge Laurent Boileau, tratto dall’omonima graphic novel dello stesso Jung, racconta la storia vera del suo autore, orfano coreano adottato da una famiglia belga, che a 42 anni decide di andare alla scoperta delle proprie radici; l’inglese A Liar’s Autobiography: The Untrue Story of Monty Python’s Graham Chapman di Bill Jones, Jeff Simpson, Ben Timlett, è un finto biopic irriverente e scorrettissimo, una sorta di reunion dei Monty Python e insieme la falsa autobiografia post-mortem di uno dei fondatori del gruppo.

Dall’America, infine, arrivano due titoli: lo statunitense Consuming Spirits di Christopher Sullivan è un fluviale capolavoro, acclamato dalla critica (A.O. Scott del New York Times è tra i suoi maggiori sostenitori), che intreccia le vite di tre personaggi in una sorta di dramma psicologico animato, frutto di 15 anni di lavoro paziente e artigianale; e Anima Buenos Aires di Marìa Verònica Ramìrez, un viaggio in quattro episodi – tra umorismo, tango ed emozione – nell’anima segreta della capitale argentina. Non meno interessanti le proposte FUORI CONCORSO, a cominciare dal giapponese Rainbow Fireflies diKonosuke Uda, un viaggio nel tempo che diventa un elegiaco racconto di formazione all’insegna della nostalgia, condotto con uno stile spigoloso lontano dagli stereotipi dell’animazione nipponica; e ancora, oltre ai sopraccitati Hansel e Gretel – Cacciatori di streghe 3D, La Casa e Le streghe di Salem: Mass Effect: Paragon Lost di Atsushi Takeuchi (USA, Canada, Giappone, Corea del Sud), esempio di sci-fi ambientata nel mondo della saga videoludica Mass Effect; Painted Skin: The Resurrection (Cina), diretto da Wuershan, artista e regista di videoclip impegnato in un potente esempio di melodramma fantastico, debitore del cinema visionario di Tsui Hark e Ching Siu-tung; Le voyage de Monsieur Crulic di Anca Damian (Romania/Polonia), apprezzato esempio di animazione applicata al cinema d’impegno civile, storia vera – e dai toni kafkiani – di uno sciopero della fame dalle estreme conseguenze; e Yugo & Lala di Yunfei Wang, fiaba per bambini in CGI che si è imposta a sorpresa come il primo film d’animazione cinese in grado di competere (non solo al botteghino) con le grandi produzioni internazionali.

Schermata 2013-04-05 alle 20.25.11Torna anche quest’anno la classica, e sempre molto apprezzata, vetrina delle FOLLIE NOTTURNE, che promette un tris di titoli imperdibili: condito da un irresistibile umorismo, tra arzilli vecchietti pronti a tutto e improbabili rapinatori a fin di bene, Cockney Vs. Zombies di Matthias Hoene è – sulla scia del connazionale L’alba dei morti dementi – il nuovo contributo inglese alla “zombie-mania” che sta contagiando il mondo del cinema e della tv; risate assicurate anche con l’incontenibile “splatter ittico”Dead Sushi di Noboru Iguchi, tripudio demenziale di pesci assassini di ogni genere, preceduto da un aperitivo “a tema” in collaborazione con ZUSHi; e il terrore viene dalle creature marine anche nel cartoon Gyo: Tokyo Fish Attack di Takayuki Hirao, l’altro titolo nipponico della sezione, con squali e calamari pronti a seminare il terrone tra gli abitanti di Tokyo. Tra gli EVENTI SPECIALI del Festival, da non perdere l’omaggio – a cura di Mario Serenellini – a Calimero: una vera icona dell’animazione made in Italy, che nel 2013 compie cinquant’anni e per l’occasione sarà festeggiato dal FFF con una ricca antologia. E ancora: l’italiano Extra 3D di Marco Pavone, ex disegnatore Disney, che in questo suo secondo lungometraggio autoprodotto offre un ambizioso racconto fantascientifico dal sapore ecologista; il tributo a Gisaburo Sugii, tra i padri fondatori dell’animazione giapponese, a cui Masato Ishioka ha dedicato il documentario Animation Maestro Gisaburo, ricco di testimonianze di alcune delle più importanti personalità del mondo degli anime, da Osamu Tezuka a Yasuo Otsuka, da Rintaro a Masao Maruyama; l’incontro con il più importante animatore italiano, Bruno Bozzetto, che presenterà il suo nuovo cortometraggio animato, Rapsodeus, ideale continuazione del suo capolavoro del 1976, Allegro, non troppo, e in anteprima assoluta il corto Vintage or Cool?; una selezione del meglio della produzione della Aardman Animations (Galline in fuga; Pirati! Briganti da strapazzo), presentato per l’occasione da uno dei giovani talenti dello storico studio inglese, Andy Spradbery, anche autore della mascotte di questa XV edizione; e l’omaggio, nel decimo anniversario della scomparsa, ad Antonio Margheriti, con la proiezione di The Outsider. Il cinema di Antonio Margheriti, diretto dal figlio Edoardo e dedicato a uno degli autori più prolifici e apprezzati (anche internazionalmente) della storia del cinema di genere italiano. Accanto al concorso lungometraggi, torna il FUTURE FILM SHORT riservato ai corti, sostenuto quest’anno, oltre che dalla Provincia di Bologna, da Rai.tv, che offrirà i premi della giuria e del pubblico e programma una selezione di cortometraggi nel suo sito web a partire da dieci giorni prima della manifestazione. Tra le perle della sezione, citiamo almeno The Simpson’s Couch Gag, di Bill Plympton, tra i più importanti animatori indipendenti di oggi, chiamato a reinterpretare secondo il suo personalissimo stile la sigla dei mitici Simpson, accanto al corto candidato agli Oscar 2013 The Longest Daycare di David Silverman, che vede protagonista assoluta Maggie Simpson.

Il FFF ha deciso quest’anno di proporre i corti suddividendoli in slot “tematici”, per tecniche: dalla stop-motion al disegno animato, dal 3D Animation a mixed media e motion graphics. Per il terzo anno, inoltre, il FFF in collaborazione con l’Università di Bologna promuove il PREMIO FRANCO LA POLLA, assegnato alla migliore tesi di laurea di argomento cinematografico degli anni 2010-2013, specificamente sui temi della fantascienza, del fantasy, dell’animazione e degli effetti visivi.

Berlinale

Berlinale 71: Natural Light, la recensione del film premiato per la regia

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Pellicola che ha debuttato il 2 marzo 2021 in World Premiere alla Berlinale 71, Natural Light è diretto da Dénes Nagy. Durata 103 minuti. Una produzione realizzata con la collaborazione di Ungheria, Francia, Germania e Lettonia, che ha vinto l’Orso d’Argento per la Miglior Regia.

Natural Light: sinossi

Il caporale István Semetka, prima semplice contadino ungherese, si trova in una situazione più grande di lui e contro la sua volontà. Facente parte di un’unità speciale il cui scopo è cacciare partigiani nell’Unione Sovietica ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, dovrà fare i conti con il susseguirsi degli eventi, in una morsa che procede per inerzia, tra paure ed impotenza.

Natural Light: recensione

Un war movie che basa la sua funzione primaria non tanto nello scontro, quanto nell’elaborazione personale di un semplice uomo. Il regista ungherese vince meritatamente l’Orso d’Argento proprio per la sua precisa e maniacale direzione. Scenografie accurate, location immersive ed un’attenzione alla ricostruzione storica con l’ausilio esemplare di costumi d’epoca, collaborano all’unisono per dipanare una vicenda che si imprime negli occhi dello spettatore principalmente per goduria visiva. Tecnicamente grandioso, forte di un’estetica calamitica, vive di luci naturali proprio come il titolo suggerisce.

natural light film recensione

Quasi unicamente girato senza l’aiuto di artificiosità, fa della fotografia un enorme punto di forza, spesso sono i focolai, gli incendi, il fuoco stesso l’unica fonte di luce ed è inutile sottolineare la magia che si crea nell’infrangersi sui volti e su ogni superficie, rispecchiando colori impossibili da replicare in modo costruito. Perfetto nel creare un’atmosfera quasi disturbante nella sua sensazionale bellezza, disegna ambientazioni naturali, panoramiche, albe, tramonti che sono quasi un vero e proprio personaggio.

In tutto questo troviamo un dramma, fatto di paure, del superamento di esse e talvolta di immagini qua e là inquietanti, utili a rafforzare ciò che già è potente di suo. Silenzi, sospiri, l’ampio spazio ceduto agli sguardi e ai primissimi piani, che identificano una struttura quasi in sottrazione, in cui la narrazione risulta una rincorsa a vivere il film invece che osservarlo.

Il sonoro in generale è bilanciato accuratamente ed accompagna questi volti consumati, stanchi, sporchi, privati di qualcosa in un percorso visivo cupo e desaturato, in cui la tavolozza sembra avere solo tonalità verdastre, giallognole e marroni. Sbalorditivo dunque principalmente a livello tecnico e per l’essenza che trasmette grazie alla maestria scrupolosa, nel catturare lo spettatore senza alcuna riserva, inutile dire che sul grande schermo ovviamente sarebbe stato superlativo.

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Berlinale

Berlinale 71: Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) la recensione

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Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) è stato presentato in anteprima mondiale alla Berlinale 71 il 4 marzo 2021. Diretto e scritto da Ryusuke Hamaguchi, il film giapponese della durata di 121 minuti ha vinto l’Orso d’Argento Gran Premio della Giuria.

Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) Sinossi

Diviso in tre differenti archi narrativi autonomi, il film racconta personaggi femminili in diverse circostanze: il primo Magic si basa su un triangolo amoroso, il secondo Door Wide Open si incentra su una seduzione fallita ed infine il terzo, Once Again, narra di un incontro inaspettato. 

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Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy), la recensione

Interessante e ben delineato, il film di Ryusuke Hamaguchi tende a farci assaporare diversi sentimenti, dettati da personalità femminili, ma allo stesso tempo caratteristici di un’identità singola. Queste tre storie partono tutte con la stessa idea di base: raccontare il punto di vista femminile in situazioni totalmente divergenti.

Con questi presupposti però, ciò che si può notare è appunto come tre donne che non condividono alcuna circostanza e calate in contesti differenti, risultino allo stesso modo delicate e riservate nell’elaborazione del caso. Il tempo poi è ben scandito in ognuna delle vicende, è presente una parte introduttiva per poi metterci di fronte ad un doveroso sbalzo temporale ed infine riagganciarsi dopo mesi o anni, con le conseguenze che tutto ciò ha comportato.

Uno scorrere del tempo dunque per valutare gli effetti delle scelte fatte in precedenza. Compromessi, false illusioni, rimpianti, tutti aspetti che sono oltre che femminili, propri di ogni essere umano, perciò è come se il regista avesse voluto metterci davanti semplicemente alla vita stessa, a ciò che può accadere a tutti noi.

Se ci si fa caso ogni mini storia concepisce gli attimi inaspettati, ossia getta le sue fondamenta sul concetto di qualcosa che è involontario, non programmato, succede e basta. Degna di merito la scelta di voler dettare delle linee guida similari per poi ramificarsi in elaborazioni singole, si percepisce in maniera chiara l’intento e questo grazie ad una narrazione fluida e corposa.

Inquadrature spesso statiche, senza bisogno di grandi evoluzioni, riescono a farti empatizzare con i personaggi, la macchina da presa scompare quasi nella totalità del minutaggio, un grande pregio per un genere di film che fa del suo vanto l’immersione dello spettatore nel racconto. Concludendo ciò che si può trovare in questa pellicola è poesia, stupore, sensibilità e tutto questo espresso ai nostri occhi con una morbidezza che non è affatto da tutti.

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Cinema

TFF 38: Fried Barry, la recensione del delirante film di Ryan Kruger

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Diretto, prodotto e sceneggiato da Ryan Kruger, approda al Torino Film Festival edizione n.38, una  commedia fantascientifica intitolata Fried Barry. Il Sud Africa è il paese d’origine e Gary Green il suo protagonista.

Un uomo tossicodipendente e già di suo alquanto svalvolato, almeno all’apparenza, un giorno di punto in bianco viene scelto  dagli extraterrestri come cavia. L’alieno dentro di lui vuole provare dunque ogni tipo di esperienza umana e così come un’ameba l’uomo/alieno inizia a muoversi per inerzia in giro per la città, facendo ogni cosa e lasciandosi trasportare dagli eventi senza capacità di giudizio, finchè l’ospite avrà finito con questo inutile involucro.

Un film assurdo, con poca possibilità di percezione positiva. Tutta colpa o merito (dipende dal personale gradimento) di Ryan Kruger, visto il suo coinvolgimento nell’opera, avendo ricoperto i ruoli di regista, produttore e sceneggiatore. La scrittura come la messa in scena, peccano di banalità e troppo semplicismo; al nostro protagonista succedono cose davvero incredibili, ma non per spettacolarità quanto più per scadente plausibilità, come se ad ogni angolo della strada ci fosse qualcuno che aspetta proprio lui, per fare sesso o regalargli droghe o chissà cos’altro.

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Situazioni impensabili, personaggi strambi e poca cura per le performance attoriali come per il realismo delle azioni che compiono, con errori riconducibili ad un principiante alle prime armi.
Una nota positiva risiede invece nella fotografia, contraddistinta da un tono quasi finto patinato, mediante un uso accurato di luci e colori, che senz’altro esaltano il film perlomeno visivamente. 

Se si volesse provare a fare una sovralettura con l’intento di trovare un significato recondito e strettamente ispirato, si potrebbe parlare del corpo umano come semplice involucro, che viaggia parallelamente all’animo, all’essenza, a ciò che costituisce la coscienza e la volontà di agire.
Oltre a questo, noi umani abbiamo anche limiti dettati dalla nostra fragilità e dall’essere mortali, che gli alieni (almeno quelli di questo film) non sembrano avere. Pertanto da un lato ci si trova di fronte a limiti fisici, dall’altro ad emozioni che invece sono solo nostre, come l’amore, che per un alieno provare potrebbe voler dire godere di autenticità, un potere sconsiderato ed inaspettato agli occhi di un essere superiore.

Sicuramente il protagonista ha un impatto visivo peculiare, sottolineato da questo sguardo sempre allucinato che vanta una valenza macchiettistica, anche forte dell’aspetto fisico stesso dell’attore Gary Green. Detto questo, credo di aver voluto cercare un qualche messaggio un po’ troppo sofisticato per un prodotto delirante che si rivela essere caratterizzato da un potenziale interessante, ma realizzato davvero male, che non credo rimarrà nell’immaginario comune o meglio ci resterà saldo, ma per essere d’esempio quando ci si riferirà a prodotti di qualità infinitamente bassa.

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