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Documentari

Giffoni 2016: Thank You For Playing, un videogioco per combattere la malattia

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Una schermata di videogioco: una coppia di genitori seduta di fronte ad un medico, figure astratte, senza volto e senza espressione. L’ambiente è neutro, divani, colori lievi. La voce del medico: Le metastasi del vostro bambino sono aumentate, dobbiamo ripartire con una nuova cura. La stanza lentamente si riempie d’acqua, arriva alle caviglie, poi sempre più su. Si distingue la prua di una barchetta che salpa, in soggettiva. La scena iniziale del documentario Thank you for playing (in concorso al GFF 2016) non potrebbe essere più coinvolgente nella sua apparente astrazione, ed i registi David Osit e Malika Zouhali Worral conducono in porto il loro lavoro con commovente e poetica efficacia. Questa è la storia di Ryan Green e della sua famiglia, una moglie e tre bambini, ed è una storia che inizia con la malattia del piccolo Joel: ha un anno quando gli vengono dati quattro mesi di vita, che diventeranno invece quattro anni. Di fronte a questo immane dolore, a questo stupore, i Green, una coppia di creativi, uniti da quando erano quindicenni, reagiscono in maniera imprevedibile, decidendo di creare un videogioco che racconti questa avventura. Il protagonista è Joel, cavaliere coraggioso, che viene inseguito da Dragon Cancer. Pur tra mille dubbi, portano avanti insieme con i loro bambini questa impresa, parallelamente al lavoro dei registi che li seguono passo passo, in una dimensione di naturalezza e condivisione, con misura, pudore e grande rispetto.

Thank for playing

In un momento in cui il tema della malattia tiene banco sullo schermo e nella narrativa, questa storia autentica e particolare spicca per la sua sincerità e per la delicatezza con cui porta in primo piano gli interrogativi e gli stati d’animo che attraversano tanti genitori, chiusi dietro le porte di stanze d’ospedale. Proprio queste porte chiuse sono una delle motivazioni che muovono i Green, desiderosi di condividere quanto accade per raccontare ciò che loro sono veramente: come dice Ryan, siamo tutti plasmati dai diversi accadimenti, che danno alle persone una forma, drammatica e meravigliosa insieme. E così, desiderosi di rivolgersi ad un’America che ancora non osa parlare della paura della morte, un uomo e una donna si dedicano a questo atto creativo, scrivono i testi, studiano i disegni, in un processo che li aiuta a scavare dentro di sé e a dare un significato a ciò che accade, in una immersione che alla fine può anche diventare un tentativo di evasione, attraverso l’astrazione. Il film alterna le riprese della vita dei Green con le scene animate del videogioco, e con il suo making of, commovente soprattutto nella riprese audio delle irresistibili risate del piccolo Joel.

Ora odio questa stanza. C’è stato invece un momento in cui tutto questo era un’avventura” racconta Ryan nella camera d’ospedale, in una fase avanzata della malattia. “Allora ero un padre coraggioso che difendeva il proprio figlio nella tempesta, potevo tenerlo stretto, stavamo riparati nella fessura di una roccia mentre il vento infuriava, e pensavo che fino a che potevo tenerlo stretto non sarebbe successo niente.” La malattia avanza, e questa famiglia dove ogni giorno c’è più amore reciproco procede con ostinazione, interrogandosi sul perché sia più facile raccontare il dolore che decodificare la gioia, che miracolosamente si impadronisce dei piccoli gesti quotidiani. “Ho deciso che non mi sarei gustata nessun attimo della nostra vita insieme se avessi pensato a prepararmi a vederlo morire. Non potevo pensarci” racconta la mamma. Ogni giorno è più duro, i segnali della fine si avvicinano. Arriva il momento in cui si sta affogando, e bisogna imparare a riposarsi mente si affoga, riflette Ryan, creando una delle immagini più poetiche della versione animata. I Green si interrogano per primi, con consapevolezza, sul perché abbiano deciso di esporsi in questo modo. E se all’inizio l’aspetto prevalente era il desiderio che tante persone potessero conoscere Joel, ed amarlo, man mano che si avvicina il momento della morte è la loro stessa paura di dimenticarle Joel ad animarli, a costringerli compulsivamente a mettersi tutti davanti ad una telecamera per bloccare ogni istante condiviso, per conservare tutto, per poter un giorno forse capire questo figlio che non ha mai potuto parlare, di cui hanno accolto il dolore, cercando di comprenderlo come persona, con amore immenso.

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In tanti si interrogheranno probabilmente sul senso dell’operazione di questo videogioco, ma durante la visione il gioco assume quasi un ruolo di pretesto, e diventa un eco del profondo amore che lega queste persone tra loro, e della vita che va avanti con una nuova gravidanza. Joel è morto durante la notte, in casa sua, insieme alla sua famiglia, cullato dal canto degli amici. Joel parte, sulla sua piccola barca, prende il mare: i genitori non possono raggiungerlo. Nasce Zoe, la sua sorellina. I momenti più forti ed appassionanti della vita possono realizzarsi quando accade la cosa più terribile: e questo, ci dicono i Green, è meraviglioso.   

Autrice per Newscinema della rubrica Fuoriscena, insieme con l’illustratore Giovanni Manna, scrivo racconti per ragazzi dove immagini e testo si intrecciano indissolubilmente… non assomiglia al cinema? Vedere un bel film, o una mostra d’arte, è un piacere che va assolutamente raccontato, ovviamente su Newscinema!

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Documentari

I Am Paul Walker, il trailer del documentario dedicato all’attore

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Paramount Network ha rilasciato il trailer ufficiale per il loro prossimo documentario onorare la vita dell’attore Paul Walker in I Am Paul Walker. Potrete vedere il trailer qui in basso.

Celebrando la vita di questo amato attore, anche dal punto di vista umano, il documentario originale I Am Paul Walker racconta la carismatica e popolare vita dell’attore tragicamente scomparso, a causa di un incidente d’auto che ha devastato, i suoi fan, amici e sopratutto la famiglia. Proprio quest’ultima si è pronunciata per la prima volta, condividendo storie inedite e filmati familiari mai visti prima, all’interno del documentario.

I Am Paul Walker è un lungometraggio documentario che esplora la vita e l’eredità del nativo della California del Sud, che è stato un bambino vivace, prima di interpretare il protagonista del franchising cinematografico Fast & Furious. All’interno del documentario, ci saranno interviste a coloro che conoscevano Paul, sia professionalmente e sia personalmente. I Am Paul Walker esplora il lato privato dell’attore, noto per aver avuto una grande carriera cinematografica di grande successo. La sua devozione alla famiglia, il suo fascino per il surf e le corse automobilistiche, non erano i suoi unici interessi. La sua passione per la biologia marina e gli squali, la sua dedizione al lavoro umanitario attraverso la sua ONG, Reach Out Worldwide e il suo amore per sua figlia, definiscono il carattere dell’uomo dietro a uno dei franchise chinematografici di maggior successo di tutti i tempi.

Il film presenta un cast dinamico che include l’attore Tyrese Gibson e il regista Rob Cohen, la regista Wayne Kramer, i familiari Cody Walker, Caleb Walker, Ashlie Walker, Cheryl Walker e Paul Walker III, Oakley Lehman, il dottor Michael Domeier e il manager Matt Luber.

Il documentario è stato diretto dal produttore Derik  Murray e dal regista Adrian Buitenhuis (già noto per I Am Heath Ledger, I Am Sam Kinison).

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Biografilm Festival

40 years in the making: the Magic Music movie, quando la musica diventa una macchina del tempo

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Droga e sesso erano le uniche materie in cui volevo specializzarmi a quella età” dichiara Lee Aronsohn all’inizio del documentario 40 Years in the Making: the Magic Music Movie, presentato in anteprima al Biografilm Festival 2018. L’autore e produttore della famosa sit-com The Big Bang Theory è tornato a Boulder, in Colorado, dove ha frequentato l’Università negli anni ’70, per intraprendere un viaggio sulle tracce dei Magic Music.

Magic Music suonano di nuovo insieme

Dove sono finiti i Magic Music?

Questa band musicale nata per caso suonava le proprie canzoni in un paradiso hippy spensierato, lontano dall’ombra della guerra in Vietnam che si faceva sempre più scura. Ragazzi semplici con una passione per la musica, che hanno vissuto insieme immersi nella natura come una grande famiglia, fino alle prime incomprensioni e a una serie di coincidenze che li hanno allontanati dalla possibilità di una carriera musicale vera e propria. Con delle sonorità che sembrano riunire i Beatles alla musica country, i Magic Music hanno regalato emozioni alla generazione che abitava Boulder in quegli anni, prima di scomparire nel nulla da un giorno all’altro, senza una chiara spiegazione.

Il viaggio musicale di Lee Aronsohn

Aronsohn ha portato sempre con se quelle canzoni, intonate per addormentare i suoi figli fino al 2015 quando, utilizzando la musica come una macchina del tempo, ha cominciato a cercare i membri storici della band in giro per gli Stati Uniti. Questa l’idea alla base del documentario 40 years in the making: the Magic Music movie, un racconto commovente e nostalgico di un’amicizia sincera legata alla musica che, nonostante le avversità della vita, è rimasta intatta e forte dopo tanti anni di lontananza.

Qualcuno di loro ha deciso di voltare pagina per una professione più tradizionale, mentre altri hanno cercato di guadagnarsi da vivere con la musica, seppur non ad alti livelli. Difficoltà economiche, problemi di salute, matrimoni, figli, e altre normali esperienze personali hanno plasmato il loro carattere e il loro destino, ma quando Aronsohn riesce a riunirli per farli suonare ancora una volta insieme, una magia sembra prendere forma, come se il tempo si fosse fermato a Boulder negli psichedelici anni ’70.

40 years in the making: the Magic Music Movie è un documentario che diverte e commuove, raccontando l’ amicizia tra rimpianti, dolore, gioie e ricordi.

 

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Documentari

California Typewriter, il trailer del doc sulla macchina da scrivere con Tom Hanks

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Gravitas ha pubblicato il trailer ufficiale del documentario California Typewriter, una riflessione sulla creatività e la tecnologia incentrata sulla amata macchina da scrivere. Il titolo è in realtà il nome di uno dei più noti negozi di macchine da scrivere, ancora sopravvissuto come uno dei negozi di riparazione.

Diretto da Doug Nichol, il documentario è anche una storia delle persone le cui vite sono collegate dalle macchine da scrivere. Ci sono discussioni ed interviste con Tom Hanks, John Mayer, Sam Shepard, David McCullough e altri. Questo documentario è stato premierato al Telluride Film Festival e sembra un affascinante progetto.

Trailer

California Typewriter è un documentario che ritrae artisti, scrittori e collezionisti che rimangono fedeli alla macchina da scrivere come strumento e musa.

Il poster ufficiale di California Typewriter 

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13Dic00:00Un Piccolo FavoreTitolo originale: A Simple Favor

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20Dic00:00Amici come prima

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