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Interviste

Tommaso Arnaldi, intervista al protagonista della web serie con Pino Insegno

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Tommaso Arnaldi è un giovane attore ed autore romano formatosi al Centro Sperimentale di Cinematografia e poi successivamente al Tribeca Film Center di New York. Dopo aver mosso i primi passi nel mondo del piccolo schermo, partecipando prima alla fiction I liceali 3 per la regia di Francesco Miccichè e, in seguito, ricoprendo diversi altri ruoli di rilievo in importanti produzioni italiane come I Cesaroni e Distretto di Polizia, adesso Arnaldi è uno degli interpreti della nuova serie pensata per il web Mamanero, con protagonista un gigante della comicità italiana come Pino Insegno.

Ma il suo lavoro da attore, che lo vede impegnato anche a teatro, lo ha portato su importanti set come quello del nuovo Twins di Lamberto Bava, lungometraggio che segna il tanto atteso ritorno alla regia del maestro di Demoni. Il giovane artista capitolino è però anche sceneggiatore, un ruolo che ha recentemente ricoperto per il cortometraggio Miss e per il nuovo spettacolo teatrale che porterà in scena nei prossimi mesi.

Cosa puoi dirci della web serie Mamanero ? Ti sei divertito sul set e come è stato dividere la scena con Pino Insegno ?

È stato sicuramente un set molto interessante. Io conoscevo il regista, Mauro Meconi, e uno degli organizzatori di produzione, Francesco Incognito, con cui avevo già lavorato. Quindi sono stati loro a coinvolgermi in questo progetto un po’ a sorpresa, ma mi ha fatto molto piacere recitare con un cast del genere, da Alessia Navarro ad Angela Favella, ed ovviamente con Pino Insegno, che è una persona straordinaria. Lui ci tiene moltissimo alla collaborazione con i ragazzi giovani e quando può dà sempre una mano, cerca sempre la collaborazione con l’altro attore ed è bello lavorare con lui proprio per questa sua generosità.

Pensi che il web, attraverso questi nuovi prodotti brevi ed immediati, possa rappresentare una risorsa per i giovani attori e registi?

Assolutamente sì. Io mi ricordo che quando avevo diciannove anni cominciava a prendere piede questa realtà del web, ma non si trattava ancora di un ambiente consolidato. Oggi invece i giovani registi ed i giovani attori possono avere un primo approccio con la macchina da presa subito, non devono aspettare ma possono mettersi immediatamente alla prova ed aprirsi al grande pubblico attraverso piattaforme come Facebook o YouTube. E Mamanero rappresenta un ottimo prodotto per il web ed una serie davvero divertente e di intrattenimento.

Pino Insegno, che è il protagonista di Mamanero, è anche un celebre doppiatore. Qual è il tuo parere su questo eterno scontro, recentemente alimentato dalle parole di Vincent Cassel, tra attori stranieri e doppiatori italiani ?

Io sono un po’ di parte avendo origini americane, quindi ho la tendenza ad ascoltare ogni cosa in lingua originale, che sia in coreano, in inglese o in italiano. L’arte del doppiaggio in Italia è però qualcosa che va al di là del mero business: è cultura ed è un fenomeno più storico che commerciale. Apprezzo ed ammiro la bravura dei doppiatori italiani e questo l’ho detto anche a Pino Insegno. Quando vai fuori e senti le cose doppiate in altre lingue sono terribili, mentre in italiano hanno sempre un corpo ed una struttura. Però dobbiamo essere coscienti di essere davanti ad un prodotto che non è l’originale. Quindi se uno vuole sentire Robert De Niro recitare per davvero, allora dovrà sentirselo in lingua originale. Le piattaforme nuove ad esempio danno accesso immediato ai sottotitoli e permettono il cambio della lingua. Io capisco che in tanti magari non padroneggiano l’inglese come se fosse la loro prima lingua e quindi di sera, quando si è stanchi, si preferisce seguire una serie nella lingua che si parla ogni giorno.

Sei stato sceneggiatore del cortometraggio Miss, che figura anche nella selezione ufficiale per i David di Donatello. Di cosa parla?

Il cortometraggio mi è stato commissionato da Stefano Madonna, che è un ragazzo molto giovane che organizza da anni concorsi di bellezza. Mi ha chiesto quindi di scrivere una sceneggiatura che potesse rappresentare il suo concorso e questo Miss Spettacolo si differenza dai tantissimi che già ci sono perché punta alla speranza ed al talento. Quindi ho voluto raccontare una storia che parlasse proprio di speranza. E per scoprire se questa speranza è destinata ad essere tradita o meno bisognerà vedere il corto !

Lo scorso anno hai partecipato alle riprese del nuovo Twins di Lamberto Bava. Quale sarà il tuo ruolo nella storia ?

Abbiamo girato l’anno scorso e si tratta di un bellissimo prodotto con attori internazionali come Gèrard Depardièu e Lars Eidinger, completamente girato in inglese e che segna il ritorno alla regia di Lamberto Bava dopo vent’anni. Io ho interpretato il ruolo di Francesco, che in qualche modo è l’ossessione di uno dei due protagonisti, che sono due preti esorcisti. Uno di questi preti deve fare i conti con il rimorso di non essere riuscito a salvare un ragazzo, che è appunto Francesco, che quindi lo perseguita sia come ricordo che come demone. È come se fosse la personificazione del suo senso di colpa.

Come è stato il tuo rapporto con Lamberto Bava, nome storico del cinema italiano, e cosa puoi dirci sulla uscita del film ?

Lamberto Bava è un’ esplosione di energia ed è un regista che ha sempre una idea molto chiara di quello che vuole e di quello che si deve fare. Riesce a tirarti fuori ciò che lui desidera senza che tu nemmeno te ne accorga ed è una cosa davvero incredibile! È riuscito a gestire attori che parlavano cinque lingue diverse senza nessun problema. L’uscita era prevista per l’anno scorso ma poi ci sono stati un po’ di problemi ed il produttore purtroppo si è spento al termine delle riprese. Adesso si sta cercando qualcuno in grado di prendere in mano il progetto e spero che possa vedere finalmente la luce perché ne vale davvero la pena.

Hai partecipato anche ad Alice e il paese che si meraviglia, un progetto per il cinema decisamente particolare per la regia di Giulia Grandinetti. Che esperienza è stata?

Alice e il paese che si meraviglia è un progetto che Giulia Grandinetti segue da un sacco di tempo. Lei nasce come attrice ma si è specializzata ormai come regista. Devo dire che è un progetto molto interessante perché pone le storie di Lewis Carroll all’interno del contesto italiano e rende quella che nasce come una storia di fantasia qualcosa di reale e concreto, che ognuno può toccare con mano, senza però perdere quella intangibilità tipica delle favole. Giulia è stata molto brava perché sia nella preparazione che nello girare è stata attenta ai minimi dettagli, dal ruolo più grande a quello più piccolo. Abbiamo lavorato quasi sempre tutti insieme per la costruzione dei personaggi e spero che questa opera prima possa dare un po’ di luce ad una regista veramente straordinaria.

Il crowdfunding è una pratica che sta prendendo sempre più piede e che in parte ha reso possibile anche la realizzazione di questo progetto. Qual è il tuo parere?

Il crowdfunding è una cosa straordinaria perché mette in diretto contatto il pubblico con quello che avviene dietro le quinte. In questo modo lo spettatore diventa partecipe del prodotto che vuole e si creano anche delle aspettative su ciò che ha aiutato a finanziare. Spero possa diffondersi sempre di più perché permette una maggiore libertà nel proprio lavoro. Quando ci sono piccole donazioni e non un grosso finanziamento stanziato da qualche major, si è anche meno vincolati da possibili influenze esterne. Perché se una società investe una cifra ingente su di un progetto è naturale che punterà poi a garantirsi un ritorno economico.

Cosa cerchi in un personaggio e cosa ti porta ad accettare un lavoro piuttosto che un altro?

A me piace sempre analizzare la follia che c’è dentro ogni essere umano, i rapporti che ci sono con le altre persone. Quindi quando mi propongono un personaggio la prima cosa che faccio è vedere quale tipo di nevrosi e psicosi può nascondere la sua personalità. Credo che in ognuno di noi, specialmente nell’epoca contemporanea, ci sia qualche rotella nel cervello che non va come dovrebbe. Poi naturalmente dipende dal regista e dal tipo di storia, ma in generale è la ricerca della follia che mi appassiona quando accetto un ruolo.

Tu sei un attore teatrale molto attivo. Ci sono differenze per te nel recitare su di un palco piuttosto che davanti ad una macchina da presa?

Sono due ruoli davvero diversi per me. E se al cinema il momento tra due attori è rubato dal regista, a teatro è lo spettatore che decide dove guardare. C’è un’aura di sacralità all’interno del teatro che lo rende quasi un tempio religioso. E a me piace molto l’atmosfera che si crea e soprattuto l’energia che ci si scambia con il pubblico.

Che consiglio daresti ad un ragazzo che vuole intraprendere la carriera di attore in Italia ?

Dirò una cosa un po’ strana: la cosa importante per chi vuole cominciare a fare questo mestiere, oltre allo studio indispensabile per essere preparati sia per il set che per il palco, è stare lontani dai guru. Cercate di ampliare i vostri orizzonti, prendete i vostri maestri ed imparate ad abbandonarli. Quando si prende un modello di riferimento e lo si segue fino alla fine, non sempre funziona e si diventa più psicologi di se stessi che attori. Questo lavoro lo facciamo per noi ma anche per il pubblico.

Quali sono i progetti in cantiere per il prossimo futuro ?

A gennaio andrò in scena a teatro con un testo di Giuseppe Manfredi. E sto preparando la mia seconda regia con un testo che ho scritto io. Sempre una commedia nera, come l’ultima che avevo scritto che si chiamava Point of View e che abbiamo messo in scena in diversi teatri per la regia di Claudia Genolini. Questa volta cercherò io di mettere in scena questa storia che mi interessa moltissimo perché mi tocca a livello personale. Si chiama Le cose che ti direi.

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

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Cinema

Green Book, la conferenza stampa

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green book

Green Book è un film che fa bene al cuore. L’amicizia nata nel 1962 tra un uomo di colore e un uomo bianco, sono al centro del film diretto da Peter Farrelly, con Viggo Mortensen e Mahershala Ali. In questi 130 minuti dove a regnare sono le tante risate e i momenti di riflessione, i due protagonisti dimostrano che il sentimento come l’amicizia, non si ferma davanti a differenze di sesso e di razza. Durante la conferenza stampa, l’attore Viggo Mortensen ha stupito l’intera platea ascoltando le domande dei giornalisti in Sala Petrassi totalmente privo di cuffiette per le traduzioni, e risposto in maniera esaustiva alle domande con un italiano a tratti maccheronico.

Questo film è tratto da una storia vera. Come hai reso tuo questo personaggio?

Quando ho letto la sceneggiatura ho capito subito che era tra le più complete che avessi mai ricevuto. Ho trovato una storia vera basata su eventi veri, che fanno ridere e piangere. Io non sono italiano ma ho lavorato con attori italo-americani davvero bravi. L’importante era non farne una caricatura. Mi ha aiutato molto avere a che fare con la famiglia Vallelunga. È stato un film davvero importante. Green Book non ti dice cosa fare, cosa pensare, cosa dire o pensare. È un viaggio che ti fa ridere, piangere e riflettere allo stesso tempo. È una storia del passato che fa riflettere sul presente.

Per la prima volta dirigerai un film. Che tipo di regista sei?

Nella mia carriera ho trovato dei grandissimi registi. Tutti hanno delle tecniche di regia diverse, ma l’importante è fare lavoro di squadra. Non voglio fingere di fare tutto, ma voglio fare questo film ed ho bisogno dell’aiuto di tutta la squadra. Infatti ho detto al mio staff che se hanno idee per il film, devono parlarmene, senza avere paura di farlo. Potrebbe sembrare una storia noiosa il viaggio di due persone in una macchina, ma con il lavoro di squadra si è trasformato in qualcosa di formidabile.

Questo è un film importante, soprattutto per gli ultimi tempi. Cosa ne pensi?

Onestamente questo film non è importante solo per questi tempi. Storie come questa, aiutano ad essere meno ignoranti. Non è un problema che riguarda solo l’Italia o l’America ma tutto il resto del mondo. La cosa peggiore è che ci sono leader politici che dovrebbero essere informati ma in realtà, spesso sono quelli più ignoranti o a volte fingono di esserlo per restare al potere. Per questo ci si chiede: ma cosa votiamo a fare, se non abbiamo voce in capitolo per cambiare le cose? Basta poco anche uno “scusa” per avere un po’ di umanità verso il prossimo. Questa è una storia che ti invita a riflettere ed è un esempio per i giovani.

Per interpretere Tony Lip hai dovuto ingrassare e parlare italiano. Che tipo di preparazione hai effettuato?

Ho preso 20kg per questo ruolo. È stato più facile ingrassare che dimagrire, in questo anno, soprattutto per la mia età. Per quanto riguarda l’italiano, è una lingua che conosco e quando sul copione era scritto di parlarci, improvvisavo. Stando a contatto con la famiglia Vallelonga ho scoperto un mix tra italiano e dialetto calabrese. D’altronde si capisce che la famiglia appartiene al sud Italia. Divertente è stato l’aneddoto al ristorante della famiglia di Tony Lip, dove il figlio del protagonista ha iniziato a portarmi portate diverse, come quattro piatti di pasta che ho dovuto mangiare per non offenderli, entrando nel mood della tipica famiglia italiana. Il cibo mi ha schiacciato, ma per me è stata una sfida. Ho anche fatto delle ricerche sulla loro famiglia.

Visto che conosci l’italiano, ti piacerebbe lavorare con un regista italiano?

Sarebbe una bella sfida. Ho fatto una volta un film con un regista francese pur non conoscendo approfonditamente la lingua. Conosco anche l’arabo. Il cinema italiano ha ottimi registi. Da quando sono qui ho conosciuto solo Tornatore, ma nonostante questo, non mi sento di fare un nome con la quale lavorare. Vedremo…

 

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Cinema

RomaFF13, Sigourney Weaver: “Per un regista io non sono una scelta logica, ma un’intuizione”

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Sigourney Weaver

Sigourney Weaver è ospite alla 13° edizione della Festa del Cinema di Roma per ricordare alcuni dei suoi successi sul grande schermo, da Ghostbusters al cult di fantascienza Alien, che hanno plasmato la sua carriera di attrice all’insegna della versatilità. Prima di essere protagonista di un Incontro Ravvicinato con il Direttore artistico Antonio Monda, la star di Hollywood ha incontrato la stampa. “La cosa interessante per me è sempre la storia. Ghostbusters è stata una fantasia sui fantasmi e poi tutto si è spostato verso la fantascienza, un genere sofisticato adesso che affronta alcune grandi domande sull’esistenza (chi siamo?, dove andiamo?, cosa succede al nostro pianeta?) In America abbiamo grandi scrittori di fantascienza” ha affermato, continuando poi a condividere la sue esperienza dentro e fuori dal set sorridente e disponibile.

I suoi genitori sono entrambi attori. Ha imparato qualche lezione importante da loro?

Ho ammirato molto entrambi. Mio padre mi ha fatto innamorare di questo mondo e di questa arte. Faceva soprattutto programmi televisivi e quando tornava la sera a casa si capiva che si era divertito. Per questo mi ha fatto sviluppare una inclinazione verso questo mondo. Mia madre invece non parlava mai della sua carriera che ha dovuto abbandonare quando ha sposato mio padre. Non l’ha mai superata, e mi diceva sempre che è un mondo corrotto e di starne lontana, perché tutti volevano solo portarti a letto e approfittarsi di te.

Agganciandoci al consiglio di sua madre, cosa ne pensa del recente scandalo molestie con Harvey Weinstein e tutto quello che ne è derivato? E crede che per le donne qualcosa sta cambiando nell’industria cinematografica?

Era ora direi. E’ stato un passo fondamentale nella lotta per la qualità sul posto di lavoro. Queste donne coraggiose che hanno parlato hanno iniziato una rivoluzione, però l’industria che io conosco, delle troupe, dei registi, volevano che le cose cambiassero da molto tempo e che il cinema fosse più aperto alle donne. Credo che ci sia ancora molto da fare, ma siamo sulla strada giusta per un cambiamento, la parità e l’uguaglianza.

Il regista migliore con cui ha lavorato? 

Ho lavorato con registi molto diversi, ma tutti meravigliosi. James Cameron ha intuito in modo sottile come potevo lavorare, mentre ad Ang Lee, mentre giravamo Tempesta di Ghiaccio, bastava uno sguardo per capire cosa dovevo o non dovevo fare.

Conosce il cinema italiano?

Ho incontrato Luca Guadagnino e mi ha chiesto di essere in un paio di suoi film, ma uno poi non lo ha mai girato e un altro io non l’ho potuto fare. Però tutti sappiamo l’importanza del cinema italiano. In particolare ho visto e amato Roma di Fellini. 

Come ha vissuto l’esperienza di Alien? Si immaginava il successo che è arrivato dopo aver fatto quel film?

Ridley Scott aveva fatto I Duellanti e questo era il suo secondo film. C’era molta improvvisazione sul set e, venendo dal teatro questo un po’ mi spaventava, ma in fondo adoro farmi trasportare un po’ da tutte le parti quando faccio il mio lavoro. Alien è stata una grande sfida e poi sono passati due anni per fare un altro film. Lo ricordo come un film fantastico e innovatore semanticamente, ne sono molto orgogliosa. 

Non le hanno mai proposto il ruolo di una fidanzata o una moglie?

Quando parlavo con i produttori si volevano subito sedere perchè ero troppo alta. Appena mi vedevano non riuscivano a considerarmi una potenziale fidanzata di qualcuno perchè li mettevo in soggezione per la mia fisicità. Un anno vissuto pericolosamente forse è stato l’unico ruolo di quel tipo. Ma nella mia carriera sono stata ingaggiata da registi molto fantasiosi, perché la mia scelta non era mai logica ma solo l’intuizione di qualcuno.

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Alice nella Città

Skam Italia 2: intervista esclusiva ai protagonisti e qualche anticipazione

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skam italia 2

Casa Alice ha ospitato il cast di Skam Italia, la serie creata da Julie Andem, portata al successo in Italia dal regista Ludovico Bessegato per TimVision. Skam Italia è il remake dell’omonima serie norvegese iniziata nel 2015 e terminata nel 2017, che ha ottenuto ottimi risultati a livello mondiale. La versione italiana fa parte di un progetto internazionale a cui molti Paesi hanno deciso di contribuire con le proprie caratteristiche territoriali e sociali, pur rimanendo fedeli all’idea originale. Per la versione nostrana è stata scelta Roma. La città eterna è l’ambiente all’interno della quale i giovani studenti di un liceo romano narrano le proprie vicende, mostrando carattere, debolezze, primi amori e dubbi sulla propria identità sessuale.

La particolarità di Skam Italia è il rapporto che si viene a creare tra il personaggio e lo spettatore, riuscendo a condividere messaggi di WhatsApp e aggiornamenti sui social network dei protagonisti, proprio come avviene quotidianamente nella realtà. In questo modo si ha la possibilità di conoscere segreti e indagare su alcune situazioni poco chiare che portano avanti la storia. Nel corso della prima stagione, sul sito web di Skam Italia, ogni giorno vengono rilasciate delle clip che compongono un episodio. L’incredibile successo derivato da questa serie, seguita e amata da milioni di adolescenti in tutta Italia, ha creato un grandissimo richiamo di interesse e approvazione. L’entusiasmo dimostrato dal pubblico e della critica è stata la scintilla che ha convinto i produttori e il regista a confermare l’inizio delle riprese di una terza stagione di Skam Italia.

La domanda che tutti si sono posti dopo l’ultimo episodio della prima stagione è stata: “Cosa ci riserveranno i prossimi episodi?” NewsCinema.it prova a svelarvi qualche curiosità su quello che vedrete nella seconda stagione, offrendovi l’intervista esclusiva con i protagonisti della serie, durante la presentazione delle prime due clip del terzo episodio all’interno della 16° edizione di Alice nella città. Presente all’evento il regista e sceneggiatore Ludovico Bessegato e tutto il cast composto della prima stagione più una new entry: Ludovica Martino (Eva Brighi), Ludovico Tersigni (Giovanni Garau), Benedetta Gargari (Eleonora Sava), Federico Cesari (Martino Rametta), Beatrice Bruschi (Sana Allagui), Greta Ragusa (Silvia Mirabella), Martina Lelio (Federica Cacciotti), Giancarlo Commare (Edoardo Incanti), Luca Grispini (Federico Canegallo), Rocco Fasano (Niccolò Fare), Francesco Centorame (Elia Santini) e Pietro Turano (Filippo Sava).

Beatrice Bruschi! Federico Cesari e Pietro Turano.

SKAM Italia e il tema dell’integrazione

Il personaggio di Sana affronta una delle tematiche più scottanti presente nel nostro Paese: l’integrazione. L’attrice che interpreta Sana, parlando del suo personaggio ha detto: “Sicuramente è molto importante il discorso dell’integrazione in Italia. In qualche modo mi sento ambasciatrice di questa situazione. Riscontro una grande responsabilità su questo tema, tanto che ho ricevuto anche molte critiche perché non sono veramente musulmana. Premetto che sto studiando molto questa religione, che mi affascina moltissimo e oggi posso dire di conoscerla bene e chiaramente sto cercando di far fare al mio personaggio un percorso di crescita attraverso l’andamento delle stagioni. Credo che sia importante mandare un messaggio. Per quanto Skam sia una serie semplice, senza pretese, che racconta la quotidianità di giovani ragazzi, un messaggio c’è sempre. Inoltre spero che l’ integrazione, come fa Sana – perché alla fine è cmq integrata, riesce a crearsi a costruirsi un gruppo di amiche ed amici – riesca a realizzarsi e a concretizzarsi anche nella vita reale. Spero che tutte le persone che si sentono emarginate possano trovare la forza di essere se stessi. Come infatti fa Sana. Lei è se stessa. Lei non si preoccupa di dirti che un vestito non ti sta bene. Lei te lo dice, se ne frega di tutto perché lei è fatta così.”

SKAM Italia e la comunità LGBT

Un’altra tematica molto cara ai più giovani è l’orientamento sessuale. Durante la seconda stagione cambierà il rapporto tra Martino e Filippo dal momento che Martino avrà una storia sentimentale con Niccolò? Parlando del mondo delle comunità gay, è stato chiesto a Federico Cesari quali sono le differenze tra Isak, la sua trasposizione norvegese e quella italiana di Martino e se pensa che in un Paese bigotto – sotto certi aspetti – come l’Italia, questa serie possa aiutare a comprendere che l’amore tra due uomini è una cosa naturale, perché  l’amore è universale e non fa alcun tipo di distinzioni sessuali. “Rispetto al personaggio di Isak le tematiche e gli sviluppi vengono riprese dalla versione norvegese, così come anche le dinamiche rimangono invariate. Per quanto mi riguarda io ho cercato di attenermi alle versione norvegese, ma rendendo mio questo personaggio. Nella versione originale Isak è interpretato da un attore bravissimo e sinceramente copiare il suo modo di recitare sarebbe stato paragonato a quello di una “brutta copia” dell’originale. Per questo motivo ho cercato di italianizzare Martino, visto che le mie radici sono ben radicate nella cultura italiana. Per quanto riguarda la speranza che questa serie possa far comprendere, soprattutto agli adulti, che essere gay non vuol dire avere dei problemi, spero vivamente che questa produzione possa simboleggiare un punto di svolta nel nostro Paese. Come ben sappiamo Skam Italia nasce come serie e pertanto ha il potenziale limitato di una serie. Nonostante questo vedo che comunque molti mi scrivono, confidandomi che dopo averla vista sono riusciti a trovare la forza di fare determinate cose. Questo tipo di messaggi rappresentano la mia idea di complimento. Trovo che leggere messaggi come:’Skam mi da la forza di fare questo’ sia una cosa bellissima. Speriamo vivamente di normalizzare la tematica dell’omosessualità, raccontando una normale storia d’amore tra due ragazzi, che viene vissuta in maniera serena, tenendo conto degli sviluppi introspettivi dei personaggi. Noi abbiamo cercato di normalizzarla il più possibile.”

Il nuovo personaggio di SKAM Italia

Agganciandoci alle dichiarazioni rilasciate dall’attore che interpreta Martino, abbiamo scambiato quattro chiacchiere anche con la new entry del gruppo, Filippo Sava, il fratello di Eleonora. Il suo personaggio nella seconda stagione darà una bella scossa alla trama e alla vita di Martino. “Filippo è un personaggio molto ironico che si permette con una sottile ironia, di dire ed essere ciò che vuole. Riesce a mostrare ciò che è realmente, esprimendosi in maniera libera, proprio grazie a questa sua ironia simpatica, semplice e molto onesta. Trovo che questo personaggio sia onesto, profondamente sensibile  – e che come fanno molte persone – cerca di difendersi con il sarcasmo e con un po’ di cinismo, senza perdere mai la sua sensibilità. Questo aspetto emerge proprio nel rapporto con Martino, con il quale cerca fin dall’inizio un contatto per poterlo aiutare, ponendosi come punto di riferimento nella sua vita. Poi con sua sorella ce ne saranno delle belle, ma questo lo vedremo più tardi.”

C’è la speranza che questa serie possa aiutare gli adulti a comprendere il mondo omosessuale durante il periodo dell’adolescenza? Pietro Turano ha risposto: ” Sono convinto che questa storia tra Filippo e Martino, possa aiutare a comprendere che l’amore non ha sesso. Sono anni che io faccio attivismo LGBT e negli anni mi sono reso conto che spesso i giovani si sentono soli. Quando i punti di riferimento non ci sono sul territorio bisogna fare quel passo in più per andarli a cercare. Sempre più spesso ci sono storie come questa raccontata nella serie. Skam è molto vicina alla realtà dei giovani, essendo un prodotto fatto da giovani e per i giovani, con l’auspicio che magari li possa aiutare a compiere quel famoso passo di coraggio, per andare a cercare qualcuno con cui confrontarsi. È vero che siamo in un Paese un po’ bigotto, un po’ difficile, ma Roma non è una città omofoba. Certo, c’è un po’ di tutto in giro e spesso ci si sente soli, ma non bisogna pensare tutto in negativo. Le persone con cui confrontarsi esistono, non si è mai veramente soli e anche l’Italia è un Paese ricco di opportunità, di conoscenza, di confronto, di dialogo, di condivisione. Sono profondamente sicuro che Skam aiuterà i giovanissimi a trovare il coraggio di essere se stessi”.

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