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Il Roma Fiction Fest incontra Atom Egoyan

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Abbiamo incontrato in occasione della settima edizione del Roma Fiction Fest il regista, produttore e sceneggiatore Atom Egoyan. Armeno di origine Egoyan esordisce nel mondo del cinema nel lontano 1984 con Next of Kin e dopo una breve parentesi televisiva (Ai confini della realtà, Alfred Hitchcock presenta) dirige importanti film del calibro de Mondo virtuale, Il perito e Calendar. Dopo il grande successo di Exotica Egoyan si conferma uno dei registi più promettenti del panorama cinematografico con Il dolce domani (nominato ai premi Oscar per la miglior regia e miglior sceneggiatura non originale) a cui fanno seguito altri importanti film del calibro di Il viaggio di Felicia, False verità e Chloe. In occasione di questa settima edizione del Roma Fiction Fest Egoyan ci ha raccontato la terribile situazione del collega e amico John Greyson, i suoi prossimi progetti e il suo rapporto con la televisione. Potete trovare qui sotto le domande poste dalla stampa italiana al regista, produttore e sceneggiatore Atom Egoyan:

Atom Egoyan: Vorrei rendere tutti partecipi della drammatica situazione di John Greyson, attualmente detenuto in Cairo. Il Canada sta facendo di tutto per riportarlo a casa e il mio compito è sollevare il più possibile l’attenzione di tutti. E’ un amico ed è un esponente importante della comunità cinematografica. Il Toronto Film Festival ha cercato di fare luce su questa situazione attraverso una petizione firmata da oltre centomila persone. Purtroppo non sappiamo gli effetti concreti che stanno avendo queste iniziative sulla situazione. Sappiamo solo che lo rivogliamo qui con noi.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

Ho appena completato Devil’s Knot, un film basato sulla tragica storia vera di tre bambini scomparsi in Arkansas e successivamente ritrovati mutilati e uccisi senza nessun indizio o prova del criminale. Una storia appassionante e struggente che mi ha attratto perché ricca di thriller e anche di aspetti documentaristici e storici. Inoltre in questo film potete trovare grandi attori del calibro di Reese Whiterspoon e Colin Firth alle prese con un’opera diversa. Dopo Devil’s Knot ho lavorato a The Captive, un film interpretato da Ryan Reynolds, Rosario Dawson e Scott Speedman che non vedo l’ora di completare ma di cui non vi svelo ancora nulla.

Cosa pensa del mercato televisivo?

In questi ultimi anni si è compiuta una vera e propria rivoluzione del mercato televisivo. Da giovane ho lavorato nella tv ma solo come mezzo per guadagnare denaro e arrivare al mio vero obiettivo, il cinema. Nel 1992 la HBO mi chiese anche i diritti per realizzare una serie tv da un mio film ma evitai qualsiasi coinvolgimento nel progetto. Poi alla fine degli anni ’80 Twin Peaks cambiò completamente la tv. Oggi la televisione offre qualità, narrativa, spettacoli migliori del cinema come I Soprano, Six Feet Under e Breaking Bad.

Come spiega l’insistenza della industry americana di acquistare i diritti di opere straniere per realizzarne dei remake?

Le ragioni per fare un remake sono tante ma la costruzione del linguaggio e il controllo sono le principali. Gli Stati Uniti hanno questa tendenza costante a rifare i prodotti stranieri. Ad esempio quando ho diretto Chloe inizialmente la location era San Francisco ma ho deciso di ambientarlo a Toronto sfidando la produzione. Alla fine siamo riusciti a realizzare un film canadese non canadese. Gli americani hanno la costante incapacità di non credere che qualcosa di moderno e nuovo possa venire anche da fuori gli Stati Uniti.

Qualora tornasse a lavorare in tv che ruolo le piacerebbe avere?

Il ruolo con cui ho maggiore confidenza è la regia e la co-scrittura e adorerei lavorare in una writer’s room per confezionare un piccolo racconto.

Classe 1988, nato con l'idea del cinema come momento magico, cresciuto con la prassi di vedere (almeno) un film a sera, abituato a digerire qualsiasi tipo di opera (commedia, splatter, dramma, horror) sin dai primissimi anni di età, propenso a scavare nei meandri più nascosti per trovare sconosciute opere horror da torcersi le budella... appassionato, commerciale, anti-commerciale, romantico, seriofilo, burtoniano...disponibile davanti e dietro le quinte e disposto per tutti voi ad intervistare le più grandi celebrità italiane e internazionali... questo è Carlo Andriani ovvero: IO.

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Cinema

Venezia 76: Leone d’oro alla carriera a Julie Andrews, la sola e unica Mary Poppins

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Julie Andrews

Il Leone d’oro alla carriera della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2019) è stato attribuito alla grande attrice inglese Julie Andrews, protagonista – tra i suoi numerosi successi internazionali – di classici amati in tutto il mondo quali Mary Poppins (1964), Tutti insieme appassionatamente (1965) e Victor Victoria (1982).

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra Alberto BarberaJulie Andrews, nell’accettare la proposta, ha dichiarato: “Sono molto onorata di essere stata scelta per il Leone d’oro alla carriera. La Mostra del Cinema di Venezia è da lungo tempo considerata uno dei più stimati festival internazionali. Ringrazio La Biennale per questo riconoscimento del mio lavoro, e sono impaziente di arrivare in quella meravigliosa città a settembre per un’occasione così speciale”.

A proposito di questo premio, Alberto Barbera ha dichiarato: “Affermatasi sin da giovanissima sulle scene del music hall londinese e, in seguito, a Broadway grazie alle sue doti canore e interpretative fuori del comune, Julie Andrews deve allo straordinario successo del suo primo film hollywoodiano, Mary Poppins, il conferimento dello statuto di star di prima grandezza, immediatamente bissato da un altro memorabile film, Tutti insieme appassionatamente, per lungo tempo ai primi posti dei film più visti della storia del cinema. I due ruoli la proiettano nell’empireo delle dive internazionali, facendone il personaggio iconico adorato da intere generazioni di spettatori, senza tuttavia esaurire l’ampiezza e la portata della sua carriera artistica.  Al di là del fatto che sia possibile una diversa lettura dell’immagine generata dai suoi due film più famosi – sottolineando la valenza trasgressiva dei personaggi della governante  piuttosto che il loro apparente conservatorismo – va ricordato come la stessa Andrews abbia significativamente contribuito ad evitare il rischio di rimanere imprigionata nel ruolo di icona del cinema famigliare, scegliendo di cimentarsi in ruoli di volta in volta drammatici, apertamente provocatori o intrisi di graffiante ironia.

È il caso, per esempio, di Tempo di guerra, tempo d’amore, di Arthur Hiller, e dei numerosi film diretti dal marito Blake Edwards, con il quale diede vita a un sodalizio artistico tra ipiù profondi e duraturi, che ricordiamo come uno stupendo esempio di fedeltà umana e professionale a un affascinate progetto estetico capace di prevalere sull’esito commerciale dei singoli film. Il Leone d’oro è il riconoscimento doveroso di una carriera straordinaria che ha saputo ammirevolmente  conciliare il successo popolare e le ambizioni artistiche senza mai scendere a facili compromessi”.

 

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Cinema

Cannes 2019: Alejandro G. Inarritu presidente di Giuria

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cannes 2019

Alejandro G. Iñárritu è ​​stato nominato presidente della giuria del Festival di Cannes 2019. Il regista premio Oscar di “Birdman” e “The Revenant” sarà il primo artista messicano a presiedere l’evento. Iñárritu ha una lunga storia con Cannes, a partire dal suo lungometraggio d’esordio, “Amores Perros” nel 2000, e  due anni fa con la sua esperienza di realtà virtuale acclamata dalla critica, “Carne y Arena”, nella selezione ufficiale.

Cannes è un festival che è stato importante per me dall’inizio della mia carriera” ha detto Iñárritu in una nota. “Sono entusiasta di tornare quest’anno con l’immenso onore di presiedere la giuria“. Ha aggiunto: “Il cinema scorre nelle vene del pianeta e questo festival è il suo cuore. Noi della giuria avremo il privilegio di assistere al nuovo ed eccellente lavoro di colleghi cineasti di tutto il pianeta. Questa è una vera delizia e una responsabilità che assumeremo con passione e devozione“. Pierre Lescure, il presidente del festival, e Thierry Frémaux, il suo direttore artistico, hanno elogiato Iñárritu come “non solo un audace cineasta e regista pieno di sorprese, ma anche un uomo di convinzione, un artista del suo tempo“.

Amores Perros“, un’esplorazione della società messicana, presentata in anteprima mondiale alla Settimana della Critica di Cannes, ha vinto il Gran Premio e ha ricevuto una nomination all’Oscar in lingua straniera. Nel 2006 Iñárritu ha vinto il premio come miglior regista a Cannes per il dramma d’ensemble “Babel“, che ha ricevuto sette nomination all’Oscar. Nel 2010 è tornato alla Croisette con “Biutiful“, il cui protagonista, Javier Bardem, ha portato a casa il premio come miglior attore e una nomination all’Oscar.

Il 72° Festival di Cannes si svolgerà dal 14 al 25 maggio 2019.

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Cinema

Oscar 2019, tutte le foto più belle dal red carpet

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Domenica sera nessun presentatore ufficiale è salito sul palco della 91° edizione della notte degli Oscar, ma il Dolby Theater si è riempito di tantissime star del cinema e della tv. Ma, prima della cerimonia di premiazione, le star hanno sfilato sul red carpet, sfoggiando look eleganti, sobri o particolarmente estrosi e oltre i limiti. Qui sotto potete sfogliare una gallery con alcune delle foto più belle e irresistibili del red carpet degli Oscar 2019.

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