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“Il copione è volato dalla finestra”: i registi e George MacKay svelano i segreti di Broken English a Venezia

Fuori concorso a Venezia 82, arriva Broken English di Jane Pollard e Iain Forsyth, con George MacKay e Tilda Swinton. Un’opera assolutamente originale che suggerisce il legame tra memoria e creatività.

Per l’occasione, abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistare Jane Pollard e Iain Forsyth, insieme a George MacKay, che hanno rivelato il loro legame con la musica e raccontato l’esperienza.

Broken English, Fuori Concorso all’82esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, è un progetto particolare, che parte dal documentario per arrivare ad altro. Al centro, l’indimenticabile figura di Marianne Faithfull, artista britannica della Swinging London.

Broken English, la scelta di Marianne Faithfull e George MacKay

«Conoscevo poco Marianne Faithfull – esordisce George MacKay, coinvolto nel progetto in una veste molto simile al Virgilio di Dante – ma avevo un bel rapporto con Jane e Iain, che mi hanno dato indicazioni precise su come guidare la conversazione, tramite un auricolare.

Ovviamente, nel momento in cui ho iniziato a interagire con Marianne, il copione è volato dalla finestra e ho seguito il mio istinto. È stato un processo molto affascinante ed è stato bello tuffarsi nella sua musica.»

«Marianne era un soggetto perfetto – spiega la Pollard – non esistono persone più oneste, divertenti e brillanti di lei e noi sapevamo che sarebbe stata grande. E abbiamo scelto George apposta, perché è una combinazione rara di persona dal grande cuore ma con una speciale attenzione alla tecnica.

È come fosse la nostra musa e abbiamo immediatamente pensato a lui. Anche Marianne lo amava e lo mostra nel film. Considerate che abbiamo girato tre giorni senza interruzioni, nove sessioni in tutto ripreso con tre camere. George aveva il controllo assoluto, nonostante fosse una bella sfida. In fondo sappiamo che lui le ama!»

«Marianne era una narratrice, un’artista – si inserisce Forsyth – ha trascorso una vita intera a creare mondi e a raccontare storie. E sono questi i motivi per cui la amiamo e la ricordiamo.

Per noi non era utile una rappresentazione biografica convenzionale, meritava di più. L’idea del “non dimenticare” è molto importante, più del semplice ricordare. Nella figura di Marianne il ricordo è legato a come era rappresentata nei media britannici da teenage. Era un modo non solo spiacevole, ma crudele, ingiusto, che le ha lasciato una lunga ombra.»

La nostra è quindi una scelta attiva di non dimenticare. – Iain Forsyth

«Nella realtà Marianne è stata maltrattata dalle persone che l’hanno intervistata. Il mio personaggio invece prova entusiasmo nei suoi confronti, non gioca con le parole e non la inganna.» – aggiunge MacKay.

Verità, finzione e musica

«Il rapporto tra verità e finzione è affascinante – prosegue sempre l’attore britannico, ospite della kermesse veneta per due film (Broken EnglishRose of Nevada) – ed è molto importante in questo progetto e per un artista in generale. Oggi si tratta di una relazione più fluida ed è una questione di percezione. Io trovo che l’etica di questo film dia una rappresentazione più veritiera di Marianne.»

La storia è in grado di articolare la verità in maniera più completa. – George MacKay

«Esiste un paradosso incredibile – interviene la Pollard – su come un dispositivo accuratamente costruito possa fungere da cavallo di troia e raccontare, rivelare verità molto più grandi di quanto possa fare il racconto stesso.»

Il discorso vira poi sul grande leitmotiv del documentario, ovvero la musica, di cui Marianne Faithfull è stata e rimarrà una dei più grandi esponenti. «La musica per noi è assolutamente fondamentale – prosegue la regista – ci definisce e proprio grazie alla musica io e Iain ci siamo conosciuti e messi insieme. Ha qualcosa di democratico, di utile anche per formare il carattere e permettere di esprimersi.»

«Inoltre crea una connessione profonda tra gli esseri umani – conclude Forsyth.

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