A cinque anni dal brillante Quasi Famosi, il regista Cameron Crowe nel 2005, porta sul grande schermo una storia d’amore on the road con Orlando Bloom, Kirsten Dunst, Jessica Biel e Susan Sarandon. Sto parlando di Elizabethtown, uno di quei film che raggiungono il successo grazie al passaparola più che per un efficace distribuzione.

Dopo un fallimento professionale, Drew Baylor (Orlando Bloom) torna nella sua città natale per essere presente al funerale del padre e sistemare alcune faccende in sospeso che ruotano intorno alla sua famiglia. Intraprende così un viaggio nell’ America del Sud che, tra incontri interessanti e ricordi difficili, diventa un cammino di introspezione per il protagonista che cerca di mettere ordine nella sua vita, così bruscamente scossa da due eventi tragici: l’improvviso  licenziamento e la perdita di un affetto fondamentale. Nel triste panorama che lo avvolge, l’incontro con l’eccentrica e solare assistente di volo Claire (Kirsten Dunst) gli regala un po’ di serenità e gli permette di cambiare prospettiva, aprendo gli occhi sulle immense possibilità del futuro e la ricchezza di esperienze che il mondo può offrire. Elizabethtown è una storia particolare, originale e coinvolgente, in cui l’umorismo, la dolcezza e la malinconia viaggiano perfettamente in armonia lungo le immense highway del continente americano, passando per alcuni dei luoghi più indimenticabili della storia del Sud. Giovanni Manna illustra su questa tavola uno dei momenti più particolari del film, l’interminabile telefonata tra i due protagonisti che si conclude con un incontro a metà strada per contemplare insieme l’alba di un nuovo giorno, mentre le delicate parole di Laura Manaresi sottolineano l’inevitabile susseguirsi degli eventi e l’importanza di quegli incontri che segnano la strada di ognuno, mostrandoci l’unica direzione possibile che è una sola.

SCENA DEL FILM

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