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Cinema

L’uomo invisibile | 6 classici horror che meriterebbero un remake

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Doveva uscire proprio in questo periodo, ma la situazione creata dall’epidemia del coronavirus ha portato alla chiusura dei cinema con relativo rinvio di tutte le pellicole pronte ad esordire su grande schermo. L’uomo invisibile, uscito negli Stati Uniti a fine Febbraio, è stato accolto positivamente dalla critica, che ha lodato il regista Leigh Whannell per aver aggiornato l’omonimo classico del 1933. In attesa di poterlo vedere anche nelle nostre sale, approfittiamo dell’occasione per scoprire altri titoli storici del genere horror di produzione Universal che meriterebbero un remake aggiornato ai tempi moderni.

Il gobbo di Notre Dame

Un nuovo adattamento del romanzo di Victor Hugo è effettivamente già in cantiere, ma si tratta della trasposizione in live-action, a marchio Disney, dell’amato film d’animazione datato 1996, con atmosfere probabilmente in linea con quelle dei blockbuster per tutta la famiglia. Oltre al capolavoro diretto nel 1939 da William Dieterle e con protagonista uno straordinario Charles Laughton, un’altra versione famosa risale al cinema muto – ossia Il gobbo di Notre Dame del 1923 con Lon Chaney nei panni di Quasimodo – differente nel finale all’opera letteraria.

Se affidato al giusto regista, il rifacimento potrebbe essere un interessante studio psicologico su un personaggio affetto da deformità fisica che aspira alla realizzazione dei propri desideri: un film capace di creare un forte legame empatico con il pubblico, sempre pronto ad identificarsi con un reietto in cerca di riscatto, e di offrire una visione gotica aggiornata alle influenze del terzo millennio.

Il raggio invisibile

il raggio invisibile

Il raggio invisibile

Il film del 1936, che vedeva nei panni del protagonista una star assoluta del genere come Boris Karloff, racconta la vicenda di uno scienziato che sviluppa istinti omicidi dopo la scoperta di una sostanza radioattiva, il radium X: chiunque entra in contatto con lui, perde infatti istantaneamente la vita. La situazione crea nel luminare dei profondi disturbi psicologici, amplificati da situazioni private scomode, e questi inizia ad utilizzare i suoi “poteri” per scopi delittuosi.

Una storia tanto semplice quanto immediata, perfetta per gli spettatori moderni spesso accondiscendenti a produzioni di facile consumo. Con qualche accorgimento rispetto allo script originario, nel quale un meteorite era alla causa delle spaventose abilità del personaggio, Il raggio invisibile potrebbe offrire spunti interessanti dal punto di vista etico e un intrattenimento diretto e senza fronzoli.

L’usurpatore

La pellicola è liberamente ispirata all’ascesa al potere di Riccardo III (interpretato da Basil Rathbone) che, secondo alcune versioni del periodo, sarebbe avvenuta tramite il mirato omicidio di potenziali rivali con l’aiuto di suoi servitori (tra cui Boris Karloff). Il potenziale per uno slasher in costume di concezione moderna è enorme, e la scalata al trono di un protagonista che non si fa scrupoli pur di raggiungere il suo obiettivo potrebbe dare il via ad un escalation brutale e drammaticamente intensa, capace di portare una boccata d’aria fresca all’intero genere e non solo.

Leggi anche: The Grudge | l’evoluzione della saga horror che ancora ci terrorizza

Black Friday

black friday

Black friday

Due leggende quali Boris Karloff e Bela Lugosi insieme nello stesso film: siamo nel 1940 e i due attori di culto dividono il set in questo disturbante dramma a sfondo criminale. La trama vede il dottor Ernert Sovac salvare la vita ad un amico, il professor George Kingsley, tramite il trapianto di un nuovo cervello, appartenente ad un gangster morto da poco.

La sceneggiatura fonda influenze da Frankenstein e da dr. Jekyll e Mr. Hyde, e il remake sarebbe l’occasione perfetta per aggiornare in una volta sola i due succitati prototipi. Il trapianto di cervelli potrebbe inoltre aprire sfumature più in linea con i tempi sulla coscienza digitale e offrire ulteriori divagazioni sul tema delle intelligenze artificiali, appositamente integrate in uno script modificato per l’occasione.

Captive Wild Woman

In questo titolo del 1943 John Carradine è uno scienziato pazzo che riesce a trasformare una femmina di gorilla in una donna umana (la scream queen del periodo Acquanetta). Una trama che oggi potrebbe facilmente essere accusata di misoginia ma che, aggiornata ai tempi e all’era #MeToo, sarebbe in grado di offrire diverse spunti di riflessione se contestualizzata con il giusto approccio: una donna – mostro prigioniera di un uomo e alle prese con una lotta per la libertà e un riscatto personale che si ammanterebbe di condivisibili messaggi sulla comprensione del “diverso” e sui limiti morali da non sorpassare in campo scientifico.

Al di là del mistero

al di là del mistero

Al di là del mistero

Conosciuto anche con il titolo originale The House of Frankenstein, questo film del 1940 era un vero e proprio cross-over che riuniva sul grande schermo delle icone del cinema horror come Dracula, l’Uomo Lupo, il mostro di Frankenstein e altri. Una nuova versione della vicenda, oltre a mandare in visibilio i fan più giovani del filone, potrebbe regalare un’ambientazione suggestiva e un’originale rivisitazione delle suddette figure mostruose, più in linea con i tempi e con uno sguardo ai contemporanei cinecomic, capaci di gestire numerosi personaggi “di peso” all’interno di una stessa pellicola.

Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto coi classici hollywoodiani e indagato, con il trascorrere degli anni, nella realtà cinematografiche più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte senza limiti di luogo o di tempo, sono attivo nel settore della critica di settore da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito di quella musicale.

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Cinema

Figli | La recensione del film disponibile su Amazon Prime Video

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La vita di Nicola e Sara procede a gonfie vele: marito e moglie, hanno una bambina di sei anni ed entrambi un lavoro sicuro. La quiete familiare viene scossa quando Sara scopre di essere incinta di un secondo figlio e nonostante le iniziali rassicurazioni l’arrivo del nuovo nato rivoluziona drasticamente l’ambaradan domestico. Notti insonni, la crescente gelosia della sorella maggiore e una reciproca crisi di nervi rischia di condurre la coppia ad un punto di non ritorno e a niente valgono i consigli di amici e specialisti. I genitori dovranno cercare così di comprendere cosa non funzioni più nel loro rapporto e il modo di gestire la sempre più complessa situazione tra le quattro mura di casa prima che sia troppo tardi.

Figli – Tra il dire e il fare…

paola cortellesi e valerio mastandrea

Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea

Dopo Mamma o Papà (2017), Paola Cortellesi è nuovamente al centro di una commedia incentrata sulla tematica genitoriale, seppur in questo caso con un approccio più in linea con i tempi incerti che sta attraversando il nostro stato sociale, soprattutto per ciò che concerne i ceti medio-bassi. Disponibile in esclusiva nel catalogo di Amazon Prime Video, Figli parte da uno spunto forse non originalissimo ma discretamente sfruttato dal punto di vista narrativo, con una varietà di atmosfere e soluzioni inedite per lo spesso monocorde panorama nostrano sull’argomento. Il secondo lavoro dietro la macchina da presa di Giuseppe Bonito, subentrato in corsa dopo la morte del regista e sceneggiatore Mattia Torre (autore anche del monologo alla base del tutto), è fresco e frizzante in diverse occasioni, con una lucidità di intenti solo parzialmente smussata da qualche congenita ingenuità tipica del cinema italiano contemporaneo.

Leggi anche: Festa della mamma | 5 film da vedere

Figli – Accordi e disaccordi

valerio mastandrea

Valerio Mastandrea

Ed ecco allora dialoghi e battute prese pari passo da post e articoli diffusi sui social network e diatribe tra generazioni antitetiche: soluzioni furbe ma efficaci nel far colpo su uno spettatore non troppo smaliziato, che poi è anche il principale target di riferimento dell’operazione. La storia è divisa in otto capitoli che percorrono le varie fasi della crisi di coppia, tra flashback, situazioni surreali e gag a contornare il substrato drammatico caratterizzante il lento disgregarsi del tessuto coniugale e l’ora e mezzo di visione è la durata giusta, evitando tempi morti e inutili ridondanze.

Se in fase di sceneggiatura si trova quindi un’ispirata cernita su cosa mostrare e cosa no, stilisticamente Figli mette in campo una certa personalità, con sequenze su schermo bianco dal sapore onirico / metaforico riflettenti sull’eterogeneità delle diverse crisi di coppia e figure divine o nefaste a comparire in un paio di passaggi quali provvidenziali ammonitori dei protagonisti. Protagonisti che trovano ideale supporto dalle complementari performance della citata Cortellesi e di Valerio Mastandrea, abili pur al netto di qualche caduta di tono a imprimere sfumature ai relativi alter-ego. Perché se l’operazione non racconta nullo di effettivamente nuovo, le suggestioni dolce-amare e gli spunti di riflessione più verosimili della media la rendono una sorta di gradevole entità aliena nello spesso prevedibile ripetersi del filone.

Figli | La recensione del film disponibile su Amazon Prime Video
3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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Cinema

Clint Eastwood | I 90 anni di una leggenda

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clint eastwood

Compirà lo storico traguardo soltanto domenica 31, ma non è mai troppo presto per celebrare il novantesimo compleanno di una personalità che ha segnato indelebilmente la Settima Arte, sia dietro che davanti la macchina da presa. Nella speranza che possa seguire le orme del compianto collega portoghese Manoel de Oliveira, il cui ultimo progetto prima della morte venne diretto alla veneranda età di 106 anni, ripercorriamo insieme le tappe più significative di un volto simbolo del cinema, capace di reinventarsi continuamente in una carriera iniziata, citando Sergio Leone, con solo due espressioni – una con il cappello e una senza cappello.

Clint Eastwood | Gli inizi

per un pugno di dollari

Per un pugno di dollari

Ed è proprio al grande maestro italiano che Clint deve la sua fama iniziale, quando venne scelto per il ruolo di protagonista nel film simbolo del filone spaghetti western, ossia l’immortale Per un pugno di dollari (1964). Prima del “remake” non autorizzato del grande classico di Akira Kurosawa La sfida del samurai (1961), il Nostro era conosciuto esclusivamente dal pubblico d’Oltreoceano: dopo alcuni parti da comprimario, il suo primo ruolo importante è quello di main character nella serie western Gli uomini della prateria – andata in onda per otto stagioni – e proprio il suo portamento per la figura del cowboy risulterà un elemento chiave della sua intera carriera. La trilogia del dollaro consacra Eastwood a star di risonanza mondiale e da lì sarà tutto in discesa.

Clint Eastwood | La fama

ispettore callaghan il caso scorpio è tuo

Ispettore Callaghan il caso Scorpio è tuo

Ancora star di frontiera nel solido Impiccalo più in alto (1968) e nello stesso anno è protagonista di L’uomo dalla cravatta di cuoio – inizio di un altro fortunato sodalizio con un regista di culto come Don Siegel – e co-star al fianco di Richard Burton del memorabile war/spy movie Dove osano le aquile. I cachet aumentano notevolmente e l’attore realizza un suo grande sogno, quello di avviare una compagnia di produzione ossia la Malpaso Production, attiva con successo tutt’oggi. Dopo il western leggero, in cui divise il set con la grande Shirley MacLaine, Gli avvoltoi hanno fame – diretto nuovamente da Siegel – gli anni ’70 segnano l’inizio della fortunata saga dell’ispettore Callaghan: cinque titoli che confermano la sua immagine di vendicatore duro e puro, senza compromessi, pur al netto di qualche critica dalle frange più pacifiste dell’opinione pubblica che criticavano l’esaltazione di un personaggio reazionario.

Quel decennio segna anche il debutto dietro la macchina da presa, prima con il misconosciuto Brivido nella notte (1971) e poi con il solido western Lo straniero senza nome (1973), dove palesa influenze proprio dal cinema di Leone e Siegel. Altre prove registiche degne di nota del periodo sono Assassinio sull’Eiger (1975) e Il texano dagli occhi di ghiaccio (1976) è ormai Clint è apprezzato e affermato da entrambi i lati della camera, mentre nel 1979 prende parte ad un sempiterno cult quale Fuga da Alcatraz (1979).

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Clint Eastwood | Gli anni ’80

i ponti di madison county

I ponti di Madison County

Gli eighties gli regalano inizialmente meno soddisfazioni, ma grazie a Callaghan torna sulla breccia e con due film solitamente poco considerati come Corda tesa (1984) e Per piacere… non salvarmi più la vita (1984) torna nei favori del pubblico, che lo premia anche per la sua nuova regia ossia Il cavaliere dal viso pallido (1985), ennesimo e vincente ritorno al western, e per il dissacrante Gunny (1986), anche questo da lui diretto. La parallela carriera d’autore gli porta fortuna alla fine del decennio, quando vince il Golden Globe come miglior regista per il biografico Bird (1988). Un preludio a quanto avverrà pochi anni dopo, quando con il magnifico e dolente western Gli spietati (1992) agguanta ben quattro premi Oscar – tra cui miglior film e regia – su nove nomination. Nell’immediato futuro alterna i due “mestieri”, prendendo parte o realizzando progetti di successo critico e commerciale come Nel centro del mirino (1993) e lo struggente Un mondo perfetto (1993), per dirigere e interpretare poi un grande classico come I ponti di Madison County (1995) al fianco di Meryl Streep.

Clint Eastwood | Dal 2000 in poi

gran torino

Gran Torino

Il nuovo millennio gli consegna il Leone d’oro alla carriera e altre soddisfazioni come le sei nomination agli Oscar per Mystic River (ma in questo caso Clint rimarrà a bocca asciutta). Poco male, perché nel 2005 si rifarà con le quattro statuette per Million Dollar Baby – film e regia incluse. L’Eastwood regista è ormai un fiume in piena e da lì a breve firma un dittico bellico dallo sguardo inedito, raccontando la battaglia di Iwo Jima da due diversi punti di vista in titoli distinti, tra i quali spicca quello in ottica giapponese: Lettere da Iwo Jima (2006) è un’opera coraggiosa e intensa, recitata in lingua nipponica nella sua versione originale. Due anni dopo il Nostro annuncia il primo ritiro dalle scene nelle vesti di attore, coincidente con l’interpretazione in Gran Torino (2008) – magistrale, provvisoria, chiusura di una carriera con un’uscita di scena delle grandi occasioni.

Come tutti sappiamo Clint ha poi cambiato idea, prima prestandosi al mediocre dramma familiare Di nuovo in gioco (2012) e poi nel più recente Il corriere – The mule (2018), ad oggi sua ultima performance davanti allo schermo. Da regista invece continua a sfornare film su film, passando da titoli eccellenti come Changeling (2008), Invictus (2009) e l’ultimo Richard Jewell (2019) ad altri minori quali Hereafter (2010) e Ore 15:17 – Attacco al treno (2018), tenendo comunque sempre alta la sua idea di cinema e di vita. Perché pur da repubblicano incallito, Eastwood non ha mai smesso di mettere in risalto luci e ombre di un Paese con uno stile e relativo approccio risultante un unicum nel panorama mondiale, sospeso tra il classico e la modernità di un uomo – perfetta, instancabile, crasi tra due epoche.

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Cinema

Amazon Prime Video | I film in esclusiva più attesi di giugno 2020

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amazon prime video giugno 2020

Dopo lo speciale relativo ai film originali Netflix in arrivo a giugno, ci concentriamo ora sui titoli in esclusiva che faranno la loro comparsa nel prossimo mese sul catalogo di Amazon Prime Video. Due titoli italiani, un raffinato giallo old-school, il ritorno di un amato personaggio comico e il nuovo corso di un’iconica saga horror sono tra le proposte che ci attendono nel corso delle prossime settimane, scopriamole insieme nel dettaglio.

L’amore a domicilio

lamore a domicilio

L’amore a domicilio

Il protagonista Renato è stato sempre restio ad impegnarsi in relazioni sentimentali serie, timoroso delle conseguenze insite in una vera storia d’amore. Ma il suo approccio sembra destinato a cambiare dopo l’incontro con la bella Anna, incontrata casualmente. La ragazza si trova agli arresti domiciliari e la forzata reclusione di lei fa ritenere a Renato di poter gestire la situazione senza troppe complicazioni. Ma le cose non andranno come previsto…

Il secondo lungometraggio di Emiliano Corapi, a otto anni dall’esordio con Sulla strada di casa (2011), è una commedia romantica potente contare su una sceneggiatura più ispirata della media e su un cast “in palla” capitanato da Miriam Leone e Simone Liberati.

Cena con Delitto: Knives Out

cena con delitto knives out

Cena con delitto – Knives out

Un giallo in piena tradizione classica, che guarda ai colpi di scena alla Agatha Christie con un approccio moderno. La misteriosa morte di un anziano capofamiglia, possedente una fortuna, e l’eredità contesa dai vari figli dell’uomo lascia campo libero ad un gioco di tradimenti e sospetti, con inaspettate verità pronte a venire a galla in un susseguirsi di colpi di scena.

Il regista Rian Johnson è abile a nascondere le carte e a suggerire false piste e la regia veloce e scattante evita tempi morti in una sceneggiatura calibrata alla perfezione, ulteriormente impreziosita dalle magnifiche scelte del cast all-star, comprendente nomi del calibro di Daniel Craig, Chris Evans, Ana de Armas, Jamie Lee Curtis, Michael Shannon, Don Johnson, Toni Collette, Lakeith Stanfield, Katherine Langford, Jaeden Martell e Christopher Plummer.

Johnny English Strikes Again

johnny english strikes again

Johnny English strikes again

Svestiti i panni di Mr. Bean, Rowan Atkinson torna invece a vestire quelli di un altro personaggio cult della sua carriera, quell’improbabile agente segreto già interpretato per due volte nel 2003 e nel 2011. In quest’occasione la spia deve affrontare una situazione imprevista dopo che ad un summit internazionale un attacco da parte di hacker ha reso pubbliche le identità di ogni agente segreto di Sua Maestà. Johnny, da tempo in pensione, deve ritornare in servizio, trovandosi alle prese con un mondo tecnologico a lui sconosciuto e incrociando la strada con una sexy collega russa per affrontare un nemico guru del digitale.

Formula che vince non si cambia e Atkinson si approccia al suo alter-ego “action” con una mentalità vecchia scuola, equivocante proprio sui contrasti tra passato e presente non solo a livello di stile ma anche nella gestione delle gag. Un divertimento semplice e spensierato impreziosito dall’efficace cast di contorno, comprendente Ben Miller, Olga Kurylenko, Jake Lacy ed Emma Thompson.

Leggi anche: Amazon Prime Video | 5 film novità da non perdere a Maggio 2020

Il Ladro Di Giorni

il ladro di giorni

Il ladro di giorni

L’undicenne Salvo non vede da quattro anni il padre Vincenzo, dal giorno che venne arrestato nella natia Puglia dai carabinieri. Il ragazzino, affidato agli zii in Trentino, riceve la visita del genitore, che ha finito di scontare la sua condanna, ma fa fatica a riconoscerlo. Vincenzo propone allora al figlio d fare un viaggio verso sud, un’occasione per rinsaldare il loro legame e andare alla riscoperta non solo di loro stessi ma anche delle loro origini.

Un viaggio on the road per riflettere sul rapporto tra un padre e un figlio da tempo distanti e quasi estranei non è certo nuovo al cinema di genere, ma Il ladro di giorni – terzo lungometraggio del regista e sceneggiatore Guido Lombardi e tratto da un suo omonimo romanzo – si propone di unire atmosfere tensive e melanconiche con una particolare attenzione alle ambientazioni del nostro BelPaese. A guidare il cast Riccardo Scamarcio e il giovanissimo Augusto Zazzaro.

Halloween

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Halloween

Da lungo tempo Laurie Strode si sta preparando per affrontare il ritorno della sua atavica nemesi, quel Michael Myers che ha compiuto un crudele massacro la notte di Halloween del 1978. La donna ha condotto da allora una vita di totale solitudine, imponendola anche alla figlia Karen, al fine di proteggersi dallo spietato assassino, e quando questi durante un trasferimento riesce ad eludere la sorveglianza e fuggire, Laurie farà affidamento sulle ingegnose contromosse create nell’arco degli anni all’interno della sua casa nel bosco.

Sequel diretto dell’originale di John Carpenter, ignorante tutti i seguiti realizzati, il nuovo Halloween di David Gordon Green è un gradito ritorno alle atmosfere dell’originale, qui coabitanti con le modernità del filone ma ancorate a quell’idea di slasher duro e puro consona al prototipo. Con un sequel già annunciato, il franchise horror e tornato in grande stile e determinato a restare e lasciare il segno nel moderno panorama horror.

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