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Mindhunter, ecco perchè è la migliore serie tv Netflix del 2017

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Da qualche settimana è approdata sulla piattaforma Netflix una delle serie tv più attese di questo 2017: Mindhunter, dal produttore esecutivo (ed in parte regista di alcune puntate) David Fincher. Quella che si sono trovati davanti gli spettatori è però una serie dallo svolgimento ben diverso da quello delle sue celebri opere come Zodiac o Seven. Non c’è nessun grande intreccio da risolvere con arditi colpi di scena ma la ricostruzione storica di un passaggio fondamentale nell’evoluzione della criminologia, che per la prima volta cercava di comprendere le motivazioni profonde delle azioni dei propri indiziati. Ecco quindi quali sono le ragioni per cui Mindhunter è il miglior prodotto “originale” Netflix di quest’anno che sta volgendo al termine.

Nella mente di chi arresta i serial killer

Come già il suo nome dovrebbe suggerire, Mindhunter non è una serie sui perversi criminali che affollano la cronaca nera ma sulle persone che cercano di catturarli. Non si entra nella “mente dei serial killer” bensì in quella degli investigatori che si sforzano di capire la loro psicologia e così creare un metodo generalizzato per individuare altre persone con gli stessi impulsi e le stesse manie.

Per questo ad essere davvero interessanti non sono le storie di brutale violenza che gli assassini raccontano, quanto la maniera in cui queste sono assimilate dai due agenti ed inserite nella loro personale ricerca per la creazione di “patterns” criminali che possano servire da guida anche in altri casi. È questo il tratto distintivo che rende la serie Netflix profondamente diversa dalle altre sullo stesso tema, perché in questo caso i protagonisti non sono gli assassini ma la gente che cerca di acchiapparli ed il fulcro della narrazione non sono i metodi con cui i malviventi uccidono ma quelli attraverso i quali gli investigatori tentano di stanarli.

Jonathan Groff e Holt McCallany in una scena della serie

Il dinamismo nei dialoghi

Non è un caso che David Fincher abbia lavorato con Aaron Sorkin per The Social Network. Il regista americano sa bene come conferire dinamismo ad una sceneggiatura di pagine e pagine di dialoghi verbosi. Per questo ogni scena di conversazione (che non sono solo quelle “tra gatti e topi”, ma anche quelle con colleghi, superiori e fidanzate) è resa viva dai piccoli movimenti degli attori: da come i detenuti evadono lo sguardo di chi li sta interrogando, o da come fissano i registratori che li vengono posti davanti, e da come gli investigatori si scambiano occhiate per capirsi al volo senza lasciare intendere nulla alla persona davanti a loro.

I primi piani sono davvero pochi e la composizione dell’inquadratura comprende quasi sempre i tavoli dell’interrogatorio o gli oggetti con i quali i personaggi interagiscono durante il dialogo. Questa grande abilità nel dire molto con poco emerge anche dai “rituali” che vengono messi in scena per mostrare gli spostamenti di Ford e Tench ed allo stesso tempo dire qualcosa in più su di loro attraverso il modo che hanno di piegare le camicie o di prepararsi il caffè.

Restituire la complessità

Proprio come nel caso dell’atipico biopic su Mark Zuckerberg diretto da Fincher, questa serie sembra preoccuparsi più dei mutamenti sociali del periodo che dei personaggi coinvolti nella storia. Quello che emerge dai continui confronti tra Bill ed Holden non è solo un differente approccio alla stessa materia, bensì una diversa visione della società americana e conseguentemente un diverso filtro attraverso il quale analizzare le informazioni che ricevono: un indizio può essere valutato in un modo piuttosto che in un altro e le parole (loro e degli altri) non hanno mai lo stesso peso per entrambi gli agenti. Per questo i “superiori” che condannano le ricerche dei due investigatori non lo fanno per una questione di moralità o di buon nome del dipartimento, ma perché non ritengono tali metodi necessari ed utili in un mondo che per loro è privo di zone grigie nelle quali immergersi.

Se per i “veterani” i criminali non sono altro che pazzi che vivono al di fuori delle normali logiche della società civile, le nuove leve ritengono fondamentale capire cosa ci sia di aberrante nel loro modo di ragionare e cosa invece di razionale. Così se la popolazione americana in quegli anni imparava a mettere in discussione il proprio sistema politico e militare, alcuni agenti dell’FBI cercavano di scardinare una visione semplicistica della criminalità. “The world barely makes any sense, so it follows that crime doesn’t either !”.

Quello che c’è dietro le conversazioni

Se le conversazioni occupano la maggior parte del tempo di Mindhunter, a maggior ragione quelle scene che non riguardano dialoghi e confronti verbali acquistano un notevole peso specifico nell’economia della narrazione. Per questo la scena del pilot in cui l’agente Holden va al cinema con la sua ragazza per vedere Quel pomeriggio di un giorno da cani riesce in pochi minuti a delineare non solo l’atteggiamento e le idee del protagonista ma a costituire un manifesto di intenti dell’intera operazione. Come Dog Day Afternoon (questo il titolo in inglese del capolavoro con Al Pacino), la serie prodotta da David Fincher utilizza la verosimiglianza nella cronaca e nella ricostruzione storica per convincere lo spettatore che quello che sta vedendo è l’esatto svolgimento dei fatti senza nessuna alterazione della realtà.

Mindhunter cerca di andare al di là della storia che racconta, restituendo la complessità di un periodo storico dominato dal Watergate, dai postumi della guerra in Vietnam e dalla nascita dei movimenti per i diritti umani. Allo stesso modo i brevi frammenti iniziali di ogni episodio servono ad introdurci a ciò che avverrà nella prossima stagione, mentre divagazioni come quella del gatto di Carr sono essenziali alla creazione di una atmosfera misteriosa ed imprevedibile.

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

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5 modi per bruciare calorie guardando serie tv

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Anche per gli irriducibili della palestra ci sono i giorni “no”, quelli in cui l’ozio prende il sopravvento e l’unica cosa che si desidera è stendersi sul divano in compagnia di plaid e snack da sgranocchiare e, soprattutto, con il telecomando a portata di mano pronti per le maratone su Netflix… mica quelle di corsa! Ma non disperare, David Lloyd Clubs, il gruppo leader europeo in ambito fitness, propone 5 diversi allenamenti da poter eseguire con gli occhi incollati alle nostre serie preferite, restando in forma davanti alla TV e sentendo meno la fatica!

Corri a gambe levate con Stranger Things: quale miglior modo per sentirti parte del gruppo dei nostri piccoli eroi se non quello di scappare insieme a loro da mille e più mostri? Un classico come il tapis roulant rimane il miglior metodo per un’intensa sessione di cardio davanti a una delle serie più adrenaliniche!

Come le serie della Casa di Carta: che siano squat per avere i glutei di Tokio, addominali per la tartaruga di Denver o flessioni per le braccia di Helsinki, le serie e le ripetizioni sono fondamentali per l’aumento della massa muscolare, della resistenza, della forza e della definizione. Consigliate, 3 serie da 10-15 ripetizioni ciascuna… ma in base all’esperienza e alla preparazione è bene variare. Non dimenticare, poi, il tempo di riposo tra una serie e l’altra. Anzi! Sfruttalo per allenare anche la mente, proprio come il Professore.

Fai un salto… da Friends: anche se i nostri vecchi amici e il loro famoso divano sono inseparabili, noi non possiamo proprio rimanere seduti tra una risata e l’altra. Scegli la corda e, saltando, non solo brucerai tantissime calorie, ma avrai un cuore più sano, aumenterai la resistenza e perfino l’agilità. Unica pecca? Se vivi in un condominio e non sei al primo piano, i tuoi vicini potrebbero non essere amichevoli come Joey e Chandler quando verranno a bussarti alla porta!

Calma i nervi e non farti sopraffare da Black Mirror: brutale, cupa e inquietante. Se questa serie non è proprio la più adatta a rilassarsi dopo una giornata stressante, ma non puoi farne a meno, il nostro consiglio è di bilanciare con un po’ di yoga.
Scegli 4/5 posizioni che ti permettano di tenere lo sguardo fisso sulla TV e trova il tuo equilibrio tra forti emozioni e relax. Il fluire del respiro farà il resto!

Di tutto un po’ per la lotta alla droga di Narcos: forse non lo sai, ma l’addestramento per gli agenti della DEA è rigido, impegnativo e variegato. Dal warm-up in stretching ai circuiti anaerobici, dal cardio ai pesi. Se sei già un abile sportivo, ami i training più intensi e sogni una vita parallela alla lotta contro il crimine, un mix di diversi allenamenti (senza esagerare!), potrebbe essere quello che fa per te. Parti con qualche esercizio di risveglio muscolare, poi via di addominali e squat, qualche plank in tenuta e infine un qualche minuto di stretching. Avrai sollecitato tutto il corpo e, nel mentre, fatto un giro per le strade più pericolose della Colombia o del Messico.

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“La costanza è la chiave per raggiungere i risultati desiderati, ma allo stesso tempo l’esercizio fisico non deve essere percepito come un peso. Se la palestra un giorno ci sembra un impegno troppo faticoso, nessuno ci impedisce di optare per una sessione di allenamento diversa, davanti alla tv!”, ha dichiarato Marco Tonarelli, General Manager del David Lloyd Malaspina. “Sudare e tonificare il corpo con il sorriso stampato in faccia è per noi la cosa più importante. Per questo tutti i nostri trainer sono sempre a disposizione per individuare gli esercizi e gli allenamenti più idonei a rispondere alle diverse esigenze delle persone. È il primo passo per strutturare un allenamento personale idoneo!”

Per tutti gli altri giorni in cui invece in cui ti senti pieno di energie, ti aspettiamo al David Lloyd Malaspina! Il club offre oltre 160 corsi alla settimana, con differenti tipologie di allenamento e più di 14 attività diverse, compreso Blaze, il nuovo allenamento HIIT che misura in tempo reale l’efficacia dell’allenamento tramite il monitoraggio costante della frequenza cardiaca.

 

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Stranger Things: quattro nuovi personaggi in arrivo

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Sulla scia di una terza stagione caratterizzata da grandi perdite e tanti colpi di scena, Stranger Things è pronta a regalarci nuovi personaggi. Nonostante la lunga attesa per le otto nuove puntate della nuova stagione previste per il 2020, la trama inizia a delinearsi con una serie di cambiamenti.

Secondo quanto confermato dalle fonti, i Duffer Brothers stanno cercando quattro attori per nuovi personaggi, di cui tre adolescenti e un adulto. La produzione inizierà tra diversi mesi, quindi questi nuovi ruoli potrebbero essere modificati o cancellati in base all’andamento della trama. La produzione punta a trovare tre ragazzi adolescenti tra cui un metallaro, un atleta e un ragazzo che potrebbe sembrare il gemello di Jeff Spicoli in Fast Times at Ridgemont High. Considerando che gli attori e i relativi personaggi principali saranno nel pieno della loro adolescenza in Stranger Things 4, il nuovo trio potrebbe interagire direttamente con loro ed intrecciarsi nelle loro storie.

La probabile storia del nuovo personaggio adulto è ancora del tutto incerta: secondo le intenzioni dei produttori dovrebbe trovarsi lontano dalla tranquilla e piccola cittadina di Hawkins, e pertanto potrebbe trattarsi dell’uomo misterioso chiuso nel centro di ricerca in Russia. Tesi che smentirebbe quella di chi spera nel ritorno di Hopper, altra piccola parentesi della serie tv avvolta nel mistero.

Per quanto riguarda il resto del cast, rivedremmo Winona Raider (Joice) e i ragazzini Millie Bobby Brown (Undici), Finn Wolfhard (Mike Wheeler), Gaten Matarazzo (Dustin Henderson), Caleb McLaughlin (Lucas Sinclair), Noah Schnapp (Will Byers) e Sadie Sink (Max Mayfield). Ancora nulla di certo sulla fidanzata di Dustin, Suzie, interpretata da Gabriella Pizzolo.

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El Camino, tutto quello che c’è da sapere sul film di Breaking Bad

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L’attesa sempre più febbrile che si è creata attorno a El Camino, film di Netflix tratto dalla serie cult Breaking Bad, diretto e scritto dal suo creatore Vince Gilligan, è una testimonianza tangibile di come la serie Amc abbia lasciato un segno profondo all’interno del panorama televisivo e nel cuore dei suoi fan. In arrivo su Netflix il prossimo 11 ottobre, El Camino è ancora oggi un prodotto misterioso, di cui si sa ufficialmente pochissimo al di là della durata (122 minuti) e della data di uscita. Pare che, proprio come il recente lungometraggio di Downton Abbey, anche El Camino prenderà il via dal finale dell’ultimo episodio della serie da cui è tratto (a distanza di sei anni lo spoiler è in prescrizione).

Leggi anche: Breaking Bad, 5 grandi momenti della serie tv

I teaser trailer diffusi nelle scorse settimane sono stati molto utili a definire quello che presumibilmente sarà il tono del film (cupo ma allo stesso tempo attraversato da un irresistibile umorismo nero) e invece poco generosi nel rivelare dettagli riguardanti la trama. Sappiamo che un ruolo fondamentale nel film lo avranno i personaggi di Jesse Pinkman (Aaron Paul), Skinny Pete (Charles Baker) e Badger (Matt L. Jones). Cosa è successo davvero a Jesse dopo la sua uscita di scena? Questa è una delle domande principali a cui il film dovrà rispondere. Ovviamente massima segretezza sulla eventuale presenza (in quale forma, non è dato saperlo) di Walter White. Ma con il suo solito umorismo, Bryan Cranston ha affermato lo scorso giugno: “Well, rigor mortis has a way of allowing that to happen”.

È stato lo stesso Matt Jones a rivelare recentemente le accortezze adottate dalla produzione per non rivelare il progetto prima del dovuto: “Sono nel film, sì, ma credetemi quando vi dico che non ho la minima idea di cosa accada. Non lo so e basta, onestamente, perché ho solo letto le scene in cui dovevo recitare la mia parte. Non c’è stata neanche nessuna lettura di gruppo. Abbiamo persino alloggiato negli Hotel di Albuquerque con degli pseudonimi. Il mio era Jean-Luc Picard. Non sto scherzando. Dovevamo indossare degli abiti sopra i nostri costumi di scena. Assurdo”.

Curiosità: 7 attori la cui carriera inizia e finisce con Breaking Bad

È stata invece confermata (dallo stesso interessato) la presenza di Jonathan Banks, che tornerà a vestire i panni di Mike Ehrmantraut (ucciso nella quinta stagione, in una delle sequenze più belle dell’intera serie). Evidentemente la morte del proprio personaggio non è un elemento sufficiente ad impedirne il ritorno nel film. “Dopo la drammatica fuga dalla prigionia, Jesse deve venire a patti con il suo passato per poter plasmare il futuro”. Questa è la stringata sinossi disponibile attualmente su Netflix. Quello che sappiamo per certo è che Vince Gilligan, come dimostrato con Better Call Saul, ha mantenuto negli anni il suo personalissimo modo di scrivere e di caratterizzare i propri personaggi. Anche per questo, il ritorno di Breaking Bad, fortunatamente, non ha il sapore di uno stanco e nostalgico revival. 

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