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Festival

Miss Hokusai apre il Future Film Festival 2016

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Miss Hokusai, lungometraggio giapponese di animazione sulla vita della figlia del grande pittore Hokusai, fresco vincitore del festival di Annecy, ha aperto la 18° edizione del Future Film Festival a Bologna. Il regista Keiichi Hara mette in scena la giovinezza di O-Ei, a sua volta pittrice, ragazza ribelle e insieme devota all’ingombrante figura del padre, Hokusai, il pittore di vedute e di manga divenuto universalmente noto con la sua Onda. Ambientato nel 1814 tra le strade e le casette della vecchia Edo (l’odierna Tokyo), che si snodano lungo il fiume attraversato da un trafficato ponte di legno, il film intreccia la storia di O-Ei con lo spaccato di un fervido ambiente artistico, riprendendo la storia di Sarusuberi, la famosa serie manga di Hinako Sugiura pubblicata in Giappone negli anni Ottanta. O-Ei, figlia della seconda moglie del pittore, vive sola con il padre Tetsuzo, da tutti conosciuto come Hokusai Katsushika, un uomo dal carattere ombroso e completamente, e a volte follemente, assorbito dalla pittura. O-Ei, sensibile e volitiva, intreccia un rapporto profondo con la piccola sorellina malata e cieca, che vive ospite in un istituto lontana dagli occhi del padre, che la rifiuta. Fiera e rigida al tempo stesso, la ragazza esplora le sue capacità artistiche e sviluppa il suo talento cimentandosi negli stessi indirizzi del padre, compresa l’illustrazione erotica, senza aver ancora sperimentato nella vita ciò che ritrae. Abilissima pittrice, aiutante di Hokusai con cui dipinge a quattro mani senza che questo lavoro venga mai riconosciuto, O-Ei si troverà infine a toccare da vicino l’amore, il dolore e la passione, scoprendo se stessa.

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Il film, con un andamento discontinuo che si rifà alla natura episodica dei manga, apre uno squarcio su realtà diverse: da un lato ritroviamo l’universo visionario e magico di spiriti e folletti, di demoni e draghi, che si intreccia al vivere quotidiano delle persone, dall’altro una brulicante città dove si affollano pescatori e venditori, editori e stampatori, locali e cortigiane, in un’epoca che vide gli ultimi samurai. Su tutto, in realtà, domina lo sguardo unificante del grande pittore Hokusai, che seppe riunire nel suo tratto unico e suggestivo le tante anime del Giappone a lui contemporaneo. Ricco di riferimenti iconografici all’opera di Hokusai, poetico nell’alternarsi delle stagioni e nelle scene di natura (bellissima la sequenza invernale delle sorelle nella neve), il film oscilla tra la ripresa di atmosfere evocative e scene grottesche, tra toni pittorici e suoni rock, offrendo uno spaccato molto interessante dell’universo nipponico, anche se non sempre riesce a trovare un tratto, soprattutto sonoro, che caratterizzi pienamente la sua identità stilistica, che si realizza appieno nell’avvincente sceneggiatura: il carattere pieno di sfaccettature di O-Ei e le doti e contraddizioni dell’artista Hokusai emergono con chiarezza nello snodarsi degli eventi, delineando le due figure di artisti nella loro più intima ed umile profondità.

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Il film trova poi un valido contrappunto e un possibile approfondimento di lettura nella mostra Manga Hokusai Manga che parallelamente si è aperta al MaMBo, il Museo di Arte Moderna di Bologna, a cura della Japan Foundation di Tokyo: l’allestimento ripercorre la storia del genere evidenziandone gli stili specifici, a partire dai manga di Hokusai (che sono esposti in originale), ed evidenziandone le connessioni con l’universo del manga contemporaneo. Con questo film, in competizione per il Platinum Grand Prize del FFF, il regista Keiichi Hara, già autore di serie televisive e reduce dal successo di Colorful, inizia una collaborazione con il famoso studio di animazione Production I.G., che lo scorso anno è stato premiato al FFF proprio nella stessa categoria per il lungometraggio Giovanni’s Island.

TRAILER

Autrice per Newscinema della rubrica Fuoriscena, insieme con l’illustratore Giovanni Manna, scrivo racconti per ragazzi dove immagini e testo si intrecciano indissolubilmente… non assomiglia al cinema? Vedere un bel film, o una mostra d’arte, è un piacere che va assolutamente raccontato, ovviamente su Newscinema!

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Cinema

Cannes 2019, il programma completo del festival

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festival di cannes 2019

Il 18 Aprile è stato finalmente annunciato il programma completo del Festival di Cannes 2019 e potete consultarlo qui sotto. Forse ci saranno altre sorprese e aggiunte last minute (molti confidano in “C’era una volta…a Hollywood” di Quentin Tarantino che, a quanto pare, non è ancora finito) ma intanto i film in concorso e presenti nelle altre sezioni promettono un’edizione ricca, emozionante e ambiziosa.

Concorso Ufficiale:

The Dead Don’t Die, di Jim Jarmusch (film d’apertura)
Dolor y Gloria, di Pedro Almodovar
Il traditore, di Marco Bellocchio
The Wild Goose Lake (Nan fang che zhan de ju hui), di Diao Yinan
Parasite, di Bong Joon Ho
Le Jeune Ahmed, di Jean-Pierre Dardenne & Luc Dardenne
Roubaix, une lumière, di Arnaud Desplechin
Atlantique, di Mati Diop
Matthias and Maxime, di Xavier Dolan
Little Joe, di Jessica Hausner
Sorry We Missed You, di Ken Loach
Les Misérables, di Ladj Ly
A Hidden Life, di Terrence Malick
Bacurau, di Kleber Mendonça Filho & Juliano Dornelles
The Whistlers (La Gomera), di Corneliu Porumboiu
Frankie, di Ira Sachs
Portrait de la jeune fille en feu, di Céline Sciamma
It Must Be Heaven, di Elia Suleiman
Sibyl, di Justine Triet

Fuori concorso:

Les plus belles années d’une vie (The Best Years of a Life), di Claude Lelouch
Rocketman, di Dexter Fletcher
Too Old To Die Young – North of Hollywood, West of Hell (episodi 4 e 5), di Nicolas Winding Refn
Diego Maradona, di Asif Kapadia
La Belle Époque, di Nicolas Bedos
Proiezioni di mezzanotte:
The Gangster, the Cop, the Devil, di Lee Won-Tae

Proiezioni speciali:

Share, di Pippa Bianco
For Sama, di Waad Al Kateab & Edward Watts
Family Romance, Llc., di Werner Herzog
Tommaso, di Abel Ferrara
Être vivant et le savoir, di Alain Cavalier
Que sea lei, di Juan Solanas

Un Certain Regard:

Invisible Life, di Karim Aïnouz
Evge, di Nariman Aliev
Dylda (Beanpole), di Kantemir Balagov
Les hirondelles de Kaboul (The Swallows of Kabul), di Zabou Breitman & Eléa Gobé Mévellec
La Femme de mon frère (A Brother’s Love), di Monia Chokri
The Climb, di Michael Covino
Jeanne, di Bruno Dumont
O que arde (Viendra le feu / A sun that never sets), di Olivier Laxe
Chambre 212, di Christophe Honoré
Port Authority, di Danielle Lessovitz
Papicha, di Mounia Meddour
Adam, di Maryam Touzani
Zhuo ren mi mi, di Midi Z
Liberté, di Albert Serra
Bull, di Annie Silverstein
Summer of Changsha, di Zu Feng

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Cinema

Festival di Cannes 2019, Rai Cinema in concorso con Il Traditore di Marco Bellocchio

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festival di cannes 2019

Rai Cinema è in Concorso al Festival di Cannes con il film Il traditore di Marco Bellocchio“Solo un narratore visionario e originale come Marco Bellocchio poteva affrontare una materia delicata e incandescente come quella che ruota intorno alla figura di Tommaso Buscetta” – commenta Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema. “Così come aveva trattato la cronaca politica in Buongiorno, notte, con Il traditore Bellocchio si rimette alla prova nel racconto storico e lo fa attraverso il suo personalissimo sguardo d’artista e in una chiave di lettura, come sempre, molto individuale.”

Al centro del film la storia di Tommaso Buscetta, un racconto costellato di vendette e tradimenti. Ma a Marco Bellocchio interessa trattare la vicenda psicologica e non solo la ricostruzione cronachistica dei fatti, ritrarre il protagonista anche nei suoi sentimenti, emozioni, incubi e sogni. Una materia umana, intima, eppure profondamente immersa in un contesto storico e politico ben definito, che si inserisce nel solco del cinema civile, di cui Bellocchio resta uno dei maestri. Un cinema che costruisce la narrazione del nostro Paese e definisce la nostra identità collettiva, che si confronta con la Storia, rispondendo a una delle prerogative del servizio pubblico. Un cinema che sa raccontare l’Italia anche all’ estero e che vanta una tradizione di grande successo.

Con 01 distribuiremo questo film al cinema dal 23 maggio, nel giorno dell’anniversario della Strage di Capaci dove perse la vita Giovanni Falcone. Una ricorrenza che ci permette di contribuire simbolicamente a mantenere accesa la memoria e combattere con la potenza del cinema la battaglia per la legalità. “Partecipare ad un festival come quello di Cannes, dove la competizione è sempre altissima, con l’opera di Marco Bellocchio – di cui Rai Cinema è co-produttore insieme a IBC Movie e altri importanti partner internazionali – ci dà l’occasione di essere ancora una volta al fianco di uno dei nostri autori più amati, con il quale Rai Cinema condivide da tanti anni ogni scelta artistica e la sua visione di cinema” asserisce Del Brocco.

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Cinema

Festival del Cinema Europeo, è il giorno di Sokurov: “Potessi rinascere, studierei medicina”

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Aleksandr Sokurov

Aleksandr Sokurov, maestro del cinema russo, già vincitore del Leone d’Oro nel 2011 con il suo Faust, è stato ospite del Festival del Cinema Europeo di Lecce per ricevere l’Ulivo d’Oro come “protagonista del cinema europeo”. Dopo una seguitissima masterclass aperta al pubblico, in cui il regista si è confrontato con i tantissimi spettatori sul concetto di “potere” e su come questo possa essere rappresentato attraverso il mezzo cinematografico, Sokurov ha incontrato i giornalisti per parlare anche dei suoi prossimi progetti, a partire da un’installazione da lui curata con il sostegno dell’Ermitage di San Pietroburgo. L’opera, che sarà esposta dall’8 maggio prossimo nel padiglione russo della Biennale di Venezia, è stata descritta dal regista come una “installazione che ripensa la concezione stessa di esposizione e di spazio espositivo”.

Ma la conferenza stampa leccese è stata anche un’occasione per Sokurov di parlare del suo prossimo progetto cinematografico che lo vedrà nuovamente coinvolto in veste di produttore, regista e sceneggiatore. Si tratta di un progetto già accennato in passato dallo stesso autore, che ruoterà attorno ad alcune figure centrali del’900 come Churchill, Stalin, Hitler, Mussolini. Una vera e propria appendice a quella “tetralogia del Potere” che già lo aveva fatto entrare nelle cucine e nelle camere da letto del Führer, di Lenin e di Hirohito. “Le ricerche sono ancora in corso e stiamo cercando di fare un film che spieghi a noi comuni mortali come sia stata possibile la Seconda Guerra Mondiale”, ha dichiarato Sokurov. “Non stiamo cercando materiali di archivio inediti o rimasti segreti. Non ci interessa scavare nelle tombe, ma cercare di spiegare la Seconda Guerra Mondiale a partire dai rapporti umani. Alla base di alcuni eventi disastrosi possono esserci spesso i caratteri delle persone coinvolte: le loro nevrosi, le loro personalità. Non c’è bisogno di andare all’inferno per trovare queste persone. All’inferno ci andrà al massimo una persona che ha ucciso un singolo uomo, non uno che ha causato la morte di milioni di persone”.

Per Sokurov “le idee del totalitarismo possono diffondersi tramite il web”, ma questa non è l’unica via possibile oggi. “Cerco di combattere il giogo dei soldi su tutte le arti: stiamo affrontando un momento in cui la vita di tutte le persone viene tradotta in moneta. Nell’Unione Sovietica fu fatto un tentativo di deprezzare il denaro, di diminuire il suo valore, ma tutti sappiamo come è andata a finire. La finanza sta per uccidere Cristo. E stavolta non lo faranno neanche risorgere”, ha concluso causticamente il regista.

Già per le riprese del suo Faust, Sokurov aveva esplorato l’Italia da nord a sud in cerca di location da utilizzare per il suo film. Ma alla fine decise di girare in altri Paesi, perché la “bellezza pura” dei paesaggi italiani non era adatta al “dramma” e alla “tragedia” della storia che doveva raccontare. A chi gli chiede, quindi, se adesso sarebbe disponibile a girare un film in Italia, magari proprio a Lecce, Sokurov risponde: “Penso che questi territori possano essere valorizzati al cinema solo da registi nati e cresciuti in questi luoghi. Una persona che viene da fuori non ne sarebbe in grado. Spero che nascano sempre più scuole di cinema in Italia, perché vorrei tanto guardare un film che mi spieghi cosa vede un italiano quando chiude gli occhi. Quale sia la spiritualità dell’italiano di oggi. Ad esempio mi chiedo: Anna Magnani è esistita davvero o è stata un’ombra mitica che ci siamo sognati? Una Anna Magnani può esistere oggi? Ne possiamo incontrare una per strada? Vorrei vedere un film italiano che rispondesse a questo”.

Con un misto di ironia e reale struggimento, Aleksandr Sokurov ha chiuso la conferenza stampa rivelando di “essere stanco di fare cinema”, perché ciò che vorrebbe fare non può essere fatto a causa di limitazioni intrinseche al mezzo filmico ed esterne ad esso. “Se potessi rinascere non rifarei il regista, ma studierei medicina. O al massimo ingegneria aerospaziale. Potessi tornare indietro, costruirei dirigibili”.

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