Connettiti a NewsCinema!

Festival

Giffoni 2016: New York Academy in anteprima

Pubblicato

:

La performance più emozionante mai vista sul grande schermo in anteprima nazionale al Giffoni 2016: sarà presentato in esclusiva alla 46esima edizione del festival (15-24 luglio 2016) New York Academy, il film ambientato tra i grattacieli di New York che celebra la danza e la musica attraverso le aspirazioni e i sogni di giovani artisti, distribuito dalla Eagle Pictures e atteso nelle sale italiane dal 18 agosto. Creato dalle stelle di Broadway Michael e Janeen Damian e dal grande coreografo Dave Scott (Step UpStepping – Dalla strada al palcoscenico, coreografo fisso di So You Think You Can Dance, coreografo ospite di Ballando con le stelle) il film presenta i talenti mozzafiato Keenan Kampa (prima ballerina americana del Mariinsky Ballet di Russia) e Nicholas Galitzine (The Beat Beneath My Feet) al fianco di 62 tra i ballerini più interessanti e originali di Londra, Parigi, Los Angeles e New York.

Sarà proprio il giovane protagonista, nominato come “Stars of Tomorrow” degli Screen International per il 2015, ad accompagnare il 18 luglio l’esclusiva anteprima riservata ai giurati del Giffoni Film Festival, insieme alla coppia di autori Michael e Janeen Damian, legati nel lavoro e nella vita. Ambientato in una New York di fantasia e altamente ispirato alla tradizione dei musical classici, il film celebra la danza, la musica, l’ottimismo senza limiti e l’energia della giovinezza, con tutti gli ingredienti essenziali: il romanticismo e la rivalità, le aspirazioni e gli ostacoli, la concorrenza e la conquista. La protagonista, Ruby Adams, è una bellissima ragazza centro-occidentale che arriva nella Grande Mela per iniziare a studiare al Conservatorio di Manhattan con una borsa di studio. Tra le sue esperienze in città c’è un incontro casuale con Johnnie Blackwell, un bel violinista di strada inglese che suona nella metropolitana. Entrambi hanno un sogno: entrare nella più prestigiosa scuola di spettacolo di New York. E insieme lotteranno per realizzarlo.

Il racconto si ispira alla storia personale degli sceneggiatori Michael – che ne firma anche la regia –  e Janeen Damian che insieme hanno già scritto e prodotto 12 film, tra cui il popolare remake Flicka – Uno spirito libero e Io & Marley 2 – Il terribile per la 20th Century Fox, Natale a Castelbury Hall per la Lionsgate/Hallmark e l’acclamato film indipendente Moondance AlexanderPer la loro ultima impresa, il duo ha deciso di scrivere un racconto che li ha portati indietro alle loro radici. Proprio come i protagonisti del film, Michael è un musicista, oltre che un performer, e ha avuto una carriera da pop star: ha trascorso quasi due decenni interpretando il ruolo di Danny Romalotti in Febbre d’amore e ha entusiasmato il pubblico di Broadway col suo ruolo da protagonista nel successo al botteghino Joseph and the Amazing Technicolor Dreamcoat. Janeen, che è la figlia del defunto attore James Best (Hazzard), ha trascorso la maggior parte della sua carriera artistica come ballerina jazz contemporanea per il cinema e la televisione, ma ha iniziato la sua carriera come ballerina di danza classica trasferendosi, come accade alla protagonista, da una piccola cittadina a New York.

_ruby johnnie stage

Nel ruolo di Ruby una ballerina di prim’ordine come Keenan Kampa, l’unica americana a chiudere un contratto con il Teatro Mariinskij di Russia (ex Kirov Ballet) dove ha danzato nei più importanti ruoli, tra cui quello di Kitri in Don Chisciotte e Myrtha in Giselle. A causa di un infortunio all’anca, ha fatto ritorno negli Stati Uniti e proprio durante la convalescenza le è stato offerto il ruolo principale in New York Academy, che segna il suo debutto come attrice. Accanto a lei, nei panni del ribelle violinista hip hop Johnny Blackwell, Nicholas Galitzine, cantante professionista e musicista che ha debuttato al cinema all’età di 18 anni, quando il suo primo provino gli ha procurato il ruolo principale nel film The Beat Beneath My Feet (diretto da John Williams). A completare il cast ci sono anche Paul Freeman (I predatori dell’arca perduta) nel ruolo dell’insegnante russo di balletto di nome Kramrovsky e Maia Morgenstern (La passione di Cristo) nel ruolo di Markova, la direttrice della scuola di ballo. Insieme a loro la vincitrice di Emmy e di Golden Globe Jane Seymour, meglio conosciuta per i suoi ruoli da protagonista, come quello di Solitaire nel film di James Bond Agente 007 – Vivi e lascia morire e il ruolo della protagonista nella lunga serie televisiva La Signora del West. La Seymour, che è anche una dei produttori esecutivi di New York Academy, interpreta Oxsana, una donna passionale che insegna danza contemporanea al Conservatorio con grande amore.

Il film è stato nominato nella categoria Raindance ai British Independent Film Awards nel 2014 ed è stato in concorso al Festival di Berlino del 2015. Dopo esser stato scritturato per il ruolo da protagonista in New York Academy, è stato scelto per interpretare uno dei ruoli principali nel nuovo film di John ButlerHandsome Devil, con Andrew Scott. Firma le musiche Nathan Lanier che ha creato per il film un mash-up di orchestrazione classica, hip hop e violino elettrico già definito epico. Oltre alle musiche originali, New York Academy ha anche 13 canzoni inedite che vanno dall’hip hop al pop, alla dance. Il risultato è una colonna sonora originale di brani commerciali insieme a una partitura originale all’avanguardia che rompono gli schemi e mescolano diversi stili di musica che sta già facendo molto parlare di sé tanto nel settore della danza che nei social media.

Clicca per commentare

Lascia qui il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cinema

TFF 37: un nuovo spazio tematico nella sezione TFFdoc

Pubblicato

:

torino film

Il 37° Torino Film Festival (22-30 novembre) annuncia un nuovo spazio tematico nella sezione TFFdoc dal titolo “L’unica cosa che ho è la bellezza del mondo”, composto da quattro documentari e dalla conversazione con lo scrittore e filosofo Franco “Bifo” Berardi.

Si tratta di un’ulteriore riflessione rispetto a quanto affrontato lo scorso anno nel focus TFFdoc/apocalisse: in questo periodo connotato dall’attesa della catastrofe e angosciato dall’ urgenza di evitarla, TFFdoc ha deciso di concedersi il tempo di fermarsi a contemplare ciò che abbiamo intorno, di godere del piacere dello stare nel mondo.

“L’esaurimento non concerne solo le risorse fisiche ma anche l’energia nervosa della popolazione il cui cervello tende all’ esplosione psicotica” (Franco “Bifo” Berardi, L’esaurimento, Nero Magazine, 2019); noi riteniamo che la bellezza, sottraendoci alla logica dell’accumulo, ci possa salvare.

Incontro con Franco “Bifo” Berardi 

Franco “Bifo” Berardi, l’autore di Dopo il futuro. Dal futurismo al cyberpunk (2013), Il secondo avvento. Astrazione apocalisse comunismo (2018), e Futurabilità (2019), terrà un incontro abbinato alla proiezione del documentario di Christian LabhartPassion – Beetwen Revolt and Resignation, con l’obiettivo di guidare lo spettatore e aiutarlo a orientarsi nella follia del mondo contemporaneo, travolto dal global warming, dal consumo eccessivo di merci, dalle continue guerre “locali” e dalle migrazioni senza sosta, che provocano le diseguaglianze globali.

bifo 700x430

Comme si, comm ça diretto da Marie-Claude Treilhou

Nel suo studio pieno di libri Michel Deguy, uno dei più grandi poeti viventi, continua senza tregua a lanciare sfide, a inventare un pensiero critico, a plasmare e trasformare il linguaggio. Adottando la stessa compostezza formale del poeta, il documentario si pone un obiettivo ambizioso: a partire da una conversazione frontale immergersi nel profondo della scrittura poetica, nel vivo del suo pensiero “ecopoeticologico”.

Time and Tide diretto da Marleen Van Der Werf

La quiete della natura. Il piacere dello stare nel mondo. La macchina da presa segue i movimenti del vento che accarezza un paesaggio che diviene emotivo.

Últimas Ondas diretto da Emmanuel Piton

Da qualche parte nel nord della Spagna. Un viaggio psicologico e geografico in quei luoghi che sono tornati selvaggi, un’elegia degli esseri che li hanno segnati con il loro passaggio. Un film di fantasmi che raccontano storie di un tempo che non c’è più.

L’ultimu sognu diretto da Lisa Reboulleau

Nel cuore della foresta corsa, nel centro dell’isola, una donna vaga di notte. Le sue partite di caccia sono oniriche e negli occhi delle bestie che uccide le viene rivelato il futuro funesto degli abitanti del suo villaggio. Lei è una mazzera.

Continua a leggere

Cinema

RomaFF14: Judy, una toccante Renée Zellweger è Judy Garland nel biopic di Rupert Goold

Pubblicato

:

judy recensione

A soli tredici anni Frances Ethel Gumm, poi in arte Judy Garland, viene messa sotto contratto dalla MGM e lanciata verso quella che dovrebbe essere una brillante carriera costellata di successi. E i successi arriveranno, in primis quel Mago di Oz che la condurrà attraverso il sentiero dorato e poi sotto i riflettori del successo, ma arriveranno di pari passo anche i tanti fallimenti e momenti bui, a connotare un’esistenza che finirà di brillare precocemente a soli 47 anni.

judy film

Rupert Goold, regista inglese specializzato in teatro, adatta per il grande schermo il dramma teatrale End of the Rainbow di Peter Quilter, e cuce addosso a un’ottima Renée Zellweger i panni “striminziti” di una stella del cinema hollywoodiano “nata in un baule, nelle quinte di un teatrino di provincia”, e schiacciata dalle regole e dai paradossi del suo stesso successo. Raccontando l’ultima tournee della diva nel night club londinese Talk of the Town, Goold tratteggia la stella, il talento, la voce luminosa, ma anche tutte le ansie, le dipendenze, le depressioni sperimentate a ciclo continuo dall’attrice statunitense. Nel mondo patinato dello spettacolo e sotto le luci di proscenio, Judy racconta i risvolti tragici della storia di una bambina cresciuta troppo in fretta, svezzata a regole ferree e pillole (per spezzare la fame, dormire, tranquillizzarsi – dipendenze poi mai del tutto abbandonate) divenuta una giovane diva osannata ma letteralmente sbranata dai propri demoni interiori e dalla sofferenza. Una sofferenza a cui nemmeno l’amore viscerale per i figli o per l’ultimo marito Micky Deans riuscirà a strapparla. 

Curiosità: Tutti i volti di Londra al cinema

Renée Zellweger si cala a pieno regime, con trasporto e partecipazione espressiva ed emotiva nella bravura così come nei tic e nel male di vivere della celebre interprete di Dorothy, e ne porta alla luce tutti i tratti salienti di quella profonda insicurezza e senso di smarrimento che ne sanciranno poi l’uscita di scena e la precoce scomparsa. Sempre più dipendente da alcol e pillole, meno affidabile e assicurabile, e dunque spendibile per il mercato del crudele e impietoso showbiz, la minuta Judy pagherà a proprie spese il conto di quel mondo luccicante che non ammette fragilità, tentennamenti, diversità, e che è pronto a darti il benservito tra uno spettacolo e l’altro.

Renee Zellweger Judy

Renee Zellweger in Judy

Goold dal canto suo dirige con sensibilità e trasporto, sfruttando l’alternanza di tempi storici che tra ’39 e ’69 sanciscono inizio e fine di questa vita drammatica, il dettaglio (la vita privata) e la panoramica (la vita pubblica) di un’eroina bella e fragile, avvolta dalle spire del successo e rimasta molto probabilmente impigliata in quella ricerca del sogno e di quel luogo magico, oltre l’arcobaleno, dove i sogni riescono in qualche modo anche a diventare realtà (senza che la realtà torni poi a spezzarli) “Somewhere over the rainbow Way up high And the dreams that you dream of Once in a lullaby”. 

Lo sapevi che: Il Mago di Oz diventa un film horror

Nell’adattamento per il grande schermo del dramma teatrale End of the Rainbow di Peter Quilter, Rupert Goold dirige un’ottima Renée Zellweger in Judy, che racconta l’ultima tournee di Judy Garland attraverso luci e ombre di un talento precocemente spezzato dalla malia controversa del successo. Un biopic onesto che ripercorre il sentiero di un’esistenza tragica senza insistere nel pietismo o nel sentimentalismo, ma cercando piuttosto di disegnare il complesso ritratto di bambina, e poi donna, nascosti dietro al volto inquieto della diva.

Continua a leggere

Cinema

RomaFF14: Honey Boy, l’infanzia traumatica di Shia LaBeouf

Pubblicato

:

honey boy recensione

Otis (interpretato dai bravi Noah Jupe nella versione bambina e Lucas Hedges in quella adulta) è un dodicenne prodigio, un talento indiscusso sui set, ma anche un Honey Boy (dolce bambino) come lo chiama il padre alcolista e tossicodipendente (interpretato da Shia LaBeouf) che gli fa da accompagno e “manager”. Padre e figlio vivono in un comprensorio popolare circondati da prostitute e gente che, proprio come loro, vive alla giornata e si ritrova sempre nello stesso cortile.

honey boy

Honey Boy

Divenuto adulto e alle prese con un’avviata carriera da stuntman ma una vita sempre più scombinata, Otis ripercorrerà mentalmente l’infanzia turbata e disturbante vissuta accanto a quel padre problematico e incapace di fare il genitore, e proiettata tutta nel sogno di sfondare mettendo a frutto il suo talento per riscattare quella vita ai margini e anche in qualche modo l’esistenza di quel padre sgregolato e “bambinesco” ma in fondo buono. Cresciuto troppo in fretta e costretto nel paradosso a fare da genitore al proprio padre (sostenendolo anche economicamente con il suo lavoro sul set) Otis è bambino di grande sensibilità e talento che incanalerà nella sua vita adulta tutte le intemperie e le fratture di quell’infanzia, caratterizzata dalla mancanza di punti di riferimento adulti e affidabili, e dalla mancanza di una famiglia unita e di amorevole supporto. 

Storia di formazione autobiografica scritta dallo stesso attore Shia LaBeouf durante un periodo di in clinica per disintossicarsi dall’alcol, Honey Boy è una dura storia di precoci talenti e infanzie spezzate che trova in Shia LaBeouf (estremamente in parte nei panni del padre) e nel piccolo Otis (sguardo a un tempo dolce e sveglio)  il giusto confronto emotivo per parlare in maniera toccante ma non retorica, coinvolgente ma non ricattatoria di famiglie disfunzionali e rapporti padre-figlio burrascosi. Una tematica già ampiamente affrontata nel cinema (più o meno indipendente) ma che nell’occhio dell’esordiente regista israelo-americana Alma Har’el (già autrice di video musicali e documentari) lo sguardo giusto e il giusto equilibrio tra partecipazione e oggettività per indagare il cuore di quelle mancanze che creano dipendenze, e di quei circoli esistenziali viziosi che più si originano precocemente e più sono – in assoluto – difficili da spezzare.

honey boy lucas hedges

Lucas Hedges nel film Honey Boy

Alma Har’el realizza un’opera intima e a suo modo toccante che parla di metabolizzazione del dolore, di imparare a lasciar andare il rancore, e di quel “seme che deve distruggersi per diventare fiore”. Un film piccolo ma onesto che ha tutte gli elementi del film indipendente di qualità e che poggia gran parte del suo carattere emotivo sull’interpretazione funzionale di Shia LaBeouf e del piccolo Noah Jupe.

Continua a leggere

Iscriviti al nostro canale!

Film in uscita

Novembre, 2019

Nessun Film

Film in uscita Mese Prossimo

Dicembre

Nessun Film

Pubblicità

Facebook

Recensioni

Nuvola dei Tag

Pubblicità

Popolari

X