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Festival di Venezia

Presentata a Roma la 68esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

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Si è tenuta oggi la conferenza stampa per la 68esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia all’Hotel Westin Excelsior di Roma. Molte erano state le indiscrezioni che nei giorni scorsi erano trapelate dall’organizzazione del Concorso e questa mattina, il Presidente della Biennale, Paolo Baratta ed il Direttore della Mostra, Marco Muller, hanno avuto modo di confermarne alcune rilasciando inoltre parecchie anticipazioni.

Dal 2009 la Biennale si è fatta carico di intervenire direttamente nell’organizzazione e nella gestione degli spazi della Mostra al Lido e questo è stato il tema centrale del lungo intervento di Baratta, volto a sottolineare la complessità degli interventi messi in atto con l’aiuto del Comune di Venezia. Sono state date nuove e chiare prospettive agli spazi ed ai percorsi della Mostra e nuovi volti agli edifici, dal Palazzo del Cinema, al Casinò (che da quest’anno prevede una copertura superiore) fino al Lion’s Bar (uno dei siti più significativi del Lido, che la Biennale ha avuto in affitto dall’Hotel Excelsior) per non parlare dell’imponente restauro completo della Sala Grande del Palazzo del Cinema, che diventerà Sala storica. Ovviamente l’intero intervento di riqualificazione, il rinnovo dell’acustica e dell’illuminazione è stato pensato seguendo lo stile d’epoca originario. La Biennale riparte dunque dal Lido valorizzando la proprio Storia, e la Storia sarà presente nel rinnovato Palazzo del Cinema attraverso un allestimento con riferimenti ad autori ed opere di particolare rilievo presenti nella Mostra gli anni passati.

A Marco Muller invece il compito di presentare il programma ufficiale dettagliato, uscito in contemporanea sul sito della Biennale. Mastodontico il numero di titoli visionati per questa edizione, 5208 di cui 2511 lungometraggi, 566 mediometraggi e 2131 cortometraggi e per la prima volta nella storia della Mostra dal dopoguerra ad oggi, tutti i lungometraggi nelle sezioni ufficiali sono in prima mondiale. Le sezioni presentate sono quella dei Film In Concorso, con 22 lungometraggi in prima mondiale, i Fuori Concorso con 19 lungometraggi ed Orizzonti con 24 lungometraggi, sezione questa dedicata  alle nuove correnti del cinema mondiale senza distinzione di genere e durata. Inoltre come ogni anno ci sarà il Premio Opera Prima “Luigi De Laurentis” a premiare tutte le opere prime di lungometraggio presenti nelle diverse sezioni (Presidente di Giuria Carlo Mazzacurati). Le sezioni autonome e parallele a quella Ufficiale sono la Settimana Internazionale della Critica (SIC)  organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani e le Giornate degli Autori, promossa dalle associazioni dei registi italiani Associazione Nazionale Autori Cinematografici (ANAC) e dai 100 Autori. Sarà inoltre presente la sezione che dal 2009 con grande successo, fa il punto sulle nuove linee di tendenza del cinema italiano, Controcampo Italiano appunto, che quest’anno presenterà lungometraggi narrativi, cortometraggi e documentari, tutti in prima mondiale ed in competizione nelle due rispettive categorie.

Certo il focus è stato fatto sui film in Selezione Ufficiale, a partire da “The Ides Of March” di George Clooney che aprirà la 68esima edizione, proiettato il 31 agosto in Sala Grande a seguito della cerimonia di apertura, introdotta dalla madrina Vittoria Puccini. Tra gli altri titoli, degni di nota, di questa Selezione possiamo trovare “Tinker, Taylor, Soldier, Spy” di Alfredson con Gary Oldman e Colin Firth, “A Dangerous Method” di David Cronenberg (con il super cast quale Keira Knightley, Viggo Mortensen e Vincent Cassel) ed il nuovo lavoro del controverso Polanski, “Carnage”, film che il regista francese non potrà presentare di persona a causa degli oramai noti guai giudiziari a suo carico, che sarà, quindi, presenziato da Kate Winslet. Forte la presenza, in Concorso, di film americani (5 a 3 rispetto a quelli nostrani), questo a rappresentare la caratterizzazione internazionale che il team organizzativo ha voluto dare a questa edizione della Mostra.

Saranno tanti gli ospiti internazionali che calcheranno il red carpet della Serenissima, a partire da Madonna, a Venezia per presentare Fuori Concorso, la sua nuova creatura cinematografica, “W.E.”, film sulla storia d’amore tra Edoardo VIII° e Wallis Simpson, oltre ad Al Pacino, che presenterà sempre fuori concorso il suo “Wilde Salome” e riceverà il premio Jaeger-LeCoultre Glory to The Filmmaker 2011 dalle mani della protagonista del suo film, Jessica Chastain (vista in The Tree Of Life). Delle rappresentanza italiane non possono non essere menzionati il cantante Vasco Rossi, che da più di un mese sta facendo parlare di sé per la presentazione al Lido del suo docu-film e Marco Bellocchio che riceverà il Leone D’Oro alla carriera.

La giuria della Selezione Ufficiale è stata scelta, composta da Darren Aronofsky (Presidente di Giuria) a David Byrne, Mario Martone, Alba Rohrwacher, Todd Haynes, Eija-Liisa Ahtila e Andrè Tèchinè è pronta per visionare e decidere delle sorti di questa 68esima edizione della Mostra che avrà luogo come ogni anno nella magnifica cornice del Lido di Venezia. “Al cinema dovevamo sforzarci di dare in cambio qualcosa, insieme ad una squadra agguerritissima, abbiamo fabbricato, per chi fa il cinema, per chi lo fa circolare, per chi lo va a vedere, questa 68esima Mostra.” conclude Marco Muller, staremo a vedere, dandoci appuntamento a Venezia, il 31 agosto prossimo.

Cinema

Venezia 76: a Pedro Almodóvar il Leone d’oro alla carriera

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E’ stato attribuito a Pedro Almodóvar il Leone d’oro alla carriera per un regista della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2019). La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra Alberto Barbera.

Pedro Almodóvar nell’accettare la proposta ha dichiarato: “Sono molto emozionato e onorato per il regalo di questo Leone d’oro. Ho bellissimi ricordi della Mostra di Venezia. Il mio debutto internazionale ha avuto luogo lì nel 1983 con L’indiscreto fascino del peccato. Era la prima volta che uno dei miei film viaggiava fuori dalla Spagna. E’ stato il mio battesimo internazionale ed è stata una meravigliosa esperienza, come lo è stata il mio ritorno con Donne sull’orlo di una crisi di nervi nel 1988. Questo Leone diventerà la mia mascotte, insieme ai due gatti con cui vivo. Grazie dal profondo del cuore per questo premio”.

A proposito di questo riconoscimento, Alberto Barbera ha dichiarato: Almodóvar non è solo il più grande e influente regista spagnolo dopo Buñuel, ma l’autore che è stato capace di offrire della Spagna post-franchista il ritratto più articolato, controverso e provocatorio. I temi della trasgressione, del desiderio e dell’identità sono il terreno d’elezione dei suoi lavori, intrisi di corrosivo umorismo e ammantati di uno splendore visivo che conferisce inediti bagliori all’estetica camp e della pop-art a cui si rifà esplicitamente. Il mal d’amore, lo struggimento dell’abbandono, l’incoerenza del desiderio e le lacerazioni della depressione, confluiscono in film a cavallo fra il melodramma e la sua parodia, attingendo a vertici di autenticità emotiva che ne riscattano gli eventuali eccessi formali. Senza dimenticare che Almodóvar eccelle soprattutto nel dipingere ritratti femminili incredibilmente originali, in virtù della rara empatia che gli consente di rappresentarne la forza, la ricchezza emotiva e le inevitabili debolezze con un’autenticità rara e toccante”.

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Cinema

Venezia 76: Leone d’oro alla carriera a Julie Andrews, la sola e unica Mary Poppins

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Julie Andrews

Il Leone d’oro alla carriera della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2019) è stato attribuito alla grande attrice inglese Julie Andrews, protagonista – tra i suoi numerosi successi internazionali – di classici amati in tutto il mondo quali Mary Poppins (1964), Tutti insieme appassionatamente (1965) e Victor Victoria (1982).

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra Alberto BarberaJulie Andrews, nell’accettare la proposta, ha dichiarato: “Sono molto onorata di essere stata scelta per il Leone d’oro alla carriera. La Mostra del Cinema di Venezia è da lungo tempo considerata uno dei più stimati festival internazionali. Ringrazio La Biennale per questo riconoscimento del mio lavoro, e sono impaziente di arrivare in quella meravigliosa città a settembre per un’occasione così speciale”.

A proposito di questo premio, Alberto Barbera ha dichiarato: “Affermatasi sin da giovanissima sulle scene del music hall londinese e, in seguito, a Broadway grazie alle sue doti canore e interpretative fuori del comune, Julie Andrews deve allo straordinario successo del suo primo film hollywoodiano, Mary Poppins, il conferimento dello statuto di star di prima grandezza, immediatamente bissato da un altro memorabile film, Tutti insieme appassionatamente, per lungo tempo ai primi posti dei film più visti della storia del cinema. I due ruoli la proiettano nell’empireo delle dive internazionali, facendone il personaggio iconico adorato da intere generazioni di spettatori, senza tuttavia esaurire l’ampiezza e la portata della sua carriera artistica.  Al di là del fatto che sia possibile una diversa lettura dell’immagine generata dai suoi due film più famosi – sottolineando la valenza trasgressiva dei personaggi della governante  piuttosto che il loro apparente conservatorismo – va ricordato come la stessa Andrews abbia significativamente contribuito ad evitare il rischio di rimanere imprigionata nel ruolo di icona del cinema famigliare, scegliendo di cimentarsi in ruoli di volta in volta drammatici, apertamente provocatori o intrisi di graffiante ironia.

È il caso, per esempio, di Tempo di guerra, tempo d’amore, di Arthur Hiller, e dei numerosi film diretti dal marito Blake Edwards, con il quale diede vita a un sodalizio artistico tra ipiù profondi e duraturi, che ricordiamo come uno stupendo esempio di fedeltà umana e professionale a un affascinate progetto estetico capace di prevalere sull’esito commerciale dei singoli film. Il Leone d’oro è il riconoscimento doveroso di una carriera straordinaria che ha saputo ammirevolmente  conciliare il successo popolare e le ambizioni artistiche senza mai scendere a facili compromessi”.

 

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Cinema

Venezia 75, perché ROMA di Alfonso Cuarón ha vinto il Leone d’Oro

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Alla fine il Leone d’oro della 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia è andato al film che tutti (critica e pubblico del festival) consideravano il più quotato: Roma di Alfonso Cuarón. Non c’è quindi alcuna dietrologia che tenga: la decisione della giuria presieduta da Guillermo Del Toro non deve essere letta alla luce del dibattito su Netflix (c’è chi parla di scelta simbolica nel premiare un film prodotto dal colosso americano) né alla luce della decennale amicizia che lega i due registi messicani.

Persino la qualità effettiva del film (che non è in discussione) ricopre una importanza marginale nelle logiche festivaliere, nonostante quello di Cuarón venisse considerato da molti non solo il film con più possibilità di vincere ma anche il più bel film in concorso, cosa non affatto banale. Ogni premio assegnato dalla giuria è frutto di un lavoro di continua mediazione, che è la ragione per la quale dai palmarès dei festival più rinomati vengono storicamente esclusi i film più controversi ed audaci (è successo anche quest’anno a Venezia con Killing di Shin’ya Tsukamoto, un’opera senza dubbio bellissima ma complessa e di difficile accesso). 

Roma è invece un film poco spendibile commercialmente (in un concorso invece molto improntato al mainstream) perché denso e sofisticato, ma allo stesso tempo abbastanza classico (le citazioni a Federico Fellini si sprecano) da riuscire ad incontrare il gusto di tutti i giurati. Non fatichiamo quindi a credere alle parole di Del Toro, il quale ha dichiarato che la decisione di assegnare il Leone d’oro al film di Cuarón è stata presa all’unanimità con nove voti a favore e zero contrari. Quello del regista messicano è un amarcord che rielabora fatti della sua biografia ed avvenimenti storici in una epopea personale che è tanto reale quanto idealistica. Le vicende di una famiglia medioborghese si intrecciano con quelle della domestica messicana che si prende cura di loro (e che a sua volta sarà accudita nei momenti di difficoltà dalla “padrona di casa”) in una visione interclassista della società (sperata e non realistica) non così diversa da quella che già emergeva in Y tu mamá también. 

Nell’assegnazione dei premi, la giuria di Venezia 75 non ha nascosto la volontà di veicolare un messaggio sociale attraverso le proprie decisioni, come testimoniano i riconoscimenti assegnati a The Nightingale, film per nulla memorabile ma dalla chiara connotazione politica e femminista. Anche in questa ottica il film di Cuarón sembra essere la scelta migliore: come già in Gravity, anche nel suo nuovo lavoro il cineasta messicano rende evidente la propria predilezione verso il genere femminile, il solo in grado di accudire e proteggere, che in ogni modo deve difendersi da quello maschile, distruttivo e mai in grado di unire ma solo di dividere. Se è vero infatti che il concorso di Venezia è stato caratterizzato dalla quasi totale assenza di registe (solo una donna in concorso, Jennifer Kent, l’autrice di The Nightingale, appunto) è anche impossibile non accorgersi dei tanti film in programma in grado di parlare di donne sia direttamente (The Favourite, altro grande trionfatore) che indirettamente (The Sisters Brothers, con un cast tutto maschile ma in cui lo stereotipo della virilità viene deriso e ribaltato). 

Paradossalmente quest’anno il film vincitore della Mostra del Cinema rischia di non arrivare in sala o di arrivarci solo per un passaggio fugace (che poi è quello che è avvenuto, per ragioni differenti, con tanti altri Leoni d’oro degli anni passati). Eppure il film di Cuarón, con lunghi piani sequenza, con il suo bianco e nero in 65mm e con l’uso incredibile che fa del sonoro, sembra essere uno di quei prodotti impossibili da fruire in maniera ottimale in un luogo che non sia la sala cinematografica. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia: per la prima volta un film che non vuole essere a tutti i costi appetibile al grande pubblico non sarà destinato all’oblio, ma arriverà su di una piattaforma in grado di garantirne la massima diffusione. E sarà forse questo il grande merito del 75esimo Leone d’oro.

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