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Festival

Riccardo Scamarcio al Lucania Film Festival 2013

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Tante novità, graditi ritorni ed un programma ricchissimo. La quattordicesima edizione del Lucania Film Festival si terrà come di consueto nel centro storico di Pisticci (Matera) tra il 10 ed il 13 agosto prossimi. Il Festival dei luoghi e delle persone ospiterà quest’anno l’attore Riccardo Scamarcio. La promessa ormai compiuta del cinema italiano di ultima generazione interverrà  per raccontare la sua esperienza e la sua storia. Già diretto, fra gli altri registi che lo hanno scelto, da Michele Placido, Giovanni Veronesi e Sergio Rubini, Scamarcio sta girando “Un ragazzo d’oro”, il film di Pupi Avati che lo vede protagonista assieme alla diva Sharon Stone. L’attore pugliese affiderà le sue confidenze professionali alla cornice di informalità che è storicamente motivo di successo e caratteristica del Lucania Film Festival.

La XIV edizione delle kermesse lucana, ideata ed organizzata dall’associazione Allelammie sotto la direzione artistica di Rocco Calandriello e il coordinamento generale di Massimiliano Selvaggi, conferma le sue scelte di qualità nella programmazione cinematografica che si svilupperà nelle sale all’aperto della Terravecchia, in uno scenario suggestivo, fra piazze e viuzze caratteristiche del centro jonico. Tre le sezioni competitive: cortometraggi Fiction, cortometraggi Animazione e Lungometraggi. Saranno venti, nel complesso, i lavori scelti per contendersi le ambite “Elle” fra i circa 1000 film candidati da tutto il mondo, in rappresentanza di 55 nazioni. Fuori concorso, inoltre, sono ospitate le sezioni Next Future (dedicata ai giovani lucani) e Video Arte. Novità anche per la giuria del Festival, tutta internazionale ed al femminile. Sarà composta da famosi rappresentanti del mondo cinematografico della Grecia: Stephanie Capetanides (Attrice), Fenia Cossovitsa (Produttore), Joyce Nashawati (Regista).

Schermata 2013-07-27 alle 12.29.31Dal cinema alla musica il salto è brevissimo. Per la seconda volta nella storia del LFF si esibirà la Kocani Orkestar, l’infiammata fanfara dei balcani torna a Pisticci ad otto anni di distanza dal memorabile concerto di via San Felice e questa volta accenderà con i suoi ritmi la piazza della Chiesa Madre in Terravecchia per una conclusione della quattro giorni di lavori che si annuncia memorabile e caldissima. Il LFF 2013 saluta anche un altro illustre ritorno. Fra gli ospiti della prossima edizione figura Filippo Solibello, il famoso conduttore di Caterpillar su Radio 2 è un amico ormai di casa per aver già partecipato alle edizioni 2009 e 2011 anche per dare corpo all’esperienza di Tilt, il progetto di Allelammie legato alla ritornanza dei creativi lucani che ha trovato compimento nell’apertura del Centro multifunzionale per la Creatività inaugurato l’anno scorso a Marconia di Pisticci. Filippo Solibello presenzierà alla conduzione degli eventi speciali in programma, insieme a Fabio Morici, presentatore ufficiale del Lucania Film Festival, nonché coautore ed attore del programma Sei Uno Zero di Radio 2, interprete fisso nella serie tv “L’Isola” su Rai 1 ed attore nel film di Ettore ScolaChe strano chiamarsi Federico“, un racconto biografico su Federico Fellini.

La XIV edizione del LFF conferma la partnership con l’azienda Amaro Lucano S.p.A., storico marchio internazionale, in qualità di main sponsor. La prestigiosa produzione, diffusa a livello planetario, rinnova il suo connubio con la kermesse internazionale dopo la positiva esperienza dell’anno scorso. L’evento, come sempre, riuscirà a dilatare i suoi orizzonti a cavallo fra arti e progettualità. E’ in questa ottica che il LFF annuncia la presenza di Carlo Infante, docente freelance di Performing Media, presidente e managing director di Urban Experience, leader in Italia nell’ambito dell’interazione nello spazio pubblico tra web e territorio. Infante terrà una lectio magistralis su Urban Experience anche per sviscerare i contenuti della collaborazione precedentemente avviata con Allelammie nell’ambito del progetto “P-Stories” – Geonarrazioni digitali, dove “P”  sta per Pisticci e le Stories sono racconti brevi di carattere storico, artistico, socio/antropologico sulla comunità e il centro storico di Pisticci raccolte in un’antologia digitale. Al LFF interverrà anche il poeta, scrittore, regista e documentarista Franco Arminio per presentare il suo ultimo libro “Geografia commossa dell’Italia interna”, un viaggio da “paesologo” attraverso i territori interni del nostro sud. Il LFF rinnova, inoltre, il suo impegno con la creatività. Trova ampio spazio nella vasta programmazione 2013 la quarta edizione di “11 x 11 th”, concorso di Arti Visive rivolto ad artisti emergenti, al di fuori dell’aspetto prettamente cinematografico, che si arricchisce con la Biennale di Mediarte della Polonia ed assume spessore di carattere internazionale.

Come ogni anno il LFF si arricchisce di una programmazione dettagliata, vastissima e capace di abbracciare simultaneamente diversi luoghi e differenti spazi culturali, in attesa di quelle sorprese che non mancheranno di caratterizzare questa quattordicesima edizione.

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Berlinale

Berlinale 71: Natural Light, la recensione del film premiato per la regia

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Pellicola che ha debuttato il 2 marzo 2021 in World Premiere alla Berlinale 71, Natural Light è diretto da Dénes Nagy. Durata 103 minuti. Una produzione realizzata con la collaborazione di Ungheria, Francia, Germania e Lettonia, che ha vinto l’Orso d’Argento per la Miglior Regia.

Natural Light: sinossi

Il caporale István Semetka, prima semplice contadino ungherese, si trova in una situazione più grande di lui e contro la sua volontà. Facente parte di un’unità speciale il cui scopo è cacciare partigiani nell’Unione Sovietica ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, dovrà fare i conti con il susseguirsi degli eventi, in una morsa che procede per inerzia, tra paure ed impotenza.

Natural Light: recensione

Un war movie che basa la sua funzione primaria non tanto nello scontro, quanto nell’elaborazione personale di un semplice uomo. Il regista ungherese vince meritatamente l’Orso d’Argento proprio per la sua precisa e maniacale direzione. Scenografie accurate, location immersive ed un’attenzione alla ricostruzione storica con l’ausilio esemplare di costumi d’epoca, collaborano all’unisono per dipanare una vicenda che si imprime negli occhi dello spettatore principalmente per goduria visiva. Tecnicamente grandioso, forte di un’estetica calamitica, vive di luci naturali proprio come il titolo suggerisce.

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Quasi unicamente girato senza l’aiuto di artificiosità, fa della fotografia un enorme punto di forza, spesso sono i focolai, gli incendi, il fuoco stesso l’unica fonte di luce ed è inutile sottolineare la magia che si crea nell’infrangersi sui volti e su ogni superficie, rispecchiando colori impossibili da replicare in modo costruito. Perfetto nel creare un’atmosfera quasi disturbante nella sua sensazionale bellezza, disegna ambientazioni naturali, panoramiche, albe, tramonti che sono quasi un vero e proprio personaggio.

In tutto questo troviamo un dramma, fatto di paure, del superamento di esse e talvolta di immagini qua e là inquietanti, utili a rafforzare ciò che già è potente di suo. Silenzi, sospiri, l’ampio spazio ceduto agli sguardi e ai primissimi piani, che identificano una struttura quasi in sottrazione, in cui la narrazione risulta una rincorsa a vivere il film invece che osservarlo.

Il sonoro in generale è bilanciato accuratamente ed accompagna questi volti consumati, stanchi, sporchi, privati di qualcosa in un percorso visivo cupo e desaturato, in cui la tavolozza sembra avere solo tonalità verdastre, giallognole e marroni. Sbalorditivo dunque principalmente a livello tecnico e per l’essenza che trasmette grazie alla maestria scrupolosa, nel catturare lo spettatore senza alcuna riserva, inutile dire che sul grande schermo ovviamente sarebbe stato superlativo.

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Berlinale

Berlinale 71: Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) la recensione

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Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) è stato presentato in anteprima mondiale alla Berlinale 71 il 4 marzo 2021. Diretto e scritto da Ryusuke Hamaguchi, il film giapponese della durata di 121 minuti ha vinto l’Orso d’Argento Gran Premio della Giuria.

Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) Sinossi

Diviso in tre differenti archi narrativi autonomi, il film racconta personaggi femminili in diverse circostanze: il primo Magic si basa su un triangolo amoroso, il secondo Door Wide Open si incentra su una seduzione fallita ed infine il terzo, Once Again, narra di un incontro inaspettato. 

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Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy), la recensione

Interessante e ben delineato, il film di Ryusuke Hamaguchi tende a farci assaporare diversi sentimenti, dettati da personalità femminili, ma allo stesso tempo caratteristici di un’identità singola. Queste tre storie partono tutte con la stessa idea di base: raccontare il punto di vista femminile in situazioni totalmente divergenti.

Con questi presupposti però, ciò che si può notare è appunto come tre donne che non condividono alcuna circostanza e calate in contesti differenti, risultino allo stesso modo delicate e riservate nell’elaborazione del caso. Il tempo poi è ben scandito in ognuna delle vicende, è presente una parte introduttiva per poi metterci di fronte ad un doveroso sbalzo temporale ed infine riagganciarsi dopo mesi o anni, con le conseguenze che tutto ciò ha comportato.

Uno scorrere del tempo dunque per valutare gli effetti delle scelte fatte in precedenza. Compromessi, false illusioni, rimpianti, tutti aspetti che sono oltre che femminili, propri di ogni essere umano, perciò è come se il regista avesse voluto metterci davanti semplicemente alla vita stessa, a ciò che può accadere a tutti noi.

Se ci si fa caso ogni mini storia concepisce gli attimi inaspettati, ossia getta le sue fondamenta sul concetto di qualcosa che è involontario, non programmato, succede e basta. Degna di merito la scelta di voler dettare delle linee guida similari per poi ramificarsi in elaborazioni singole, si percepisce in maniera chiara l’intento e questo grazie ad una narrazione fluida e corposa.

Inquadrature spesso statiche, senza bisogno di grandi evoluzioni, riescono a farti empatizzare con i personaggi, la macchina da presa scompare quasi nella totalità del minutaggio, un grande pregio per un genere di film che fa del suo vanto l’immersione dello spettatore nel racconto. Concludendo ciò che si può trovare in questa pellicola è poesia, stupore, sensibilità e tutto questo espresso ai nostri occhi con una morbidezza che non è affatto da tutti.

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Cinema

TFF 38: Fried Barry, la recensione del delirante film di Ryan Kruger

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Diretto, prodotto e sceneggiato da Ryan Kruger, approda al Torino Film Festival edizione n.38, una  commedia fantascientifica intitolata Fried Barry. Il Sud Africa è il paese d’origine e Gary Green il suo protagonista.

Un uomo tossicodipendente e già di suo alquanto svalvolato, almeno all’apparenza, un giorno di punto in bianco viene scelto  dagli extraterrestri come cavia. L’alieno dentro di lui vuole provare dunque ogni tipo di esperienza umana e così come un’ameba l’uomo/alieno inizia a muoversi per inerzia in giro per la città, facendo ogni cosa e lasciandosi trasportare dagli eventi senza capacità di giudizio, finchè l’ospite avrà finito con questo inutile involucro.

Un film assurdo, con poca possibilità di percezione positiva. Tutta colpa o merito (dipende dal personale gradimento) di Ryan Kruger, visto il suo coinvolgimento nell’opera, avendo ricoperto i ruoli di regista, produttore e sceneggiatore. La scrittura come la messa in scena, peccano di banalità e troppo semplicismo; al nostro protagonista succedono cose davvero incredibili, ma non per spettacolarità quanto più per scadente plausibilità, come se ad ogni angolo della strada ci fosse qualcuno che aspetta proprio lui, per fare sesso o regalargli droghe o chissà cos’altro.

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Situazioni impensabili, personaggi strambi e poca cura per le performance attoriali come per il realismo delle azioni che compiono, con errori riconducibili ad un principiante alle prime armi.
Una nota positiva risiede invece nella fotografia, contraddistinta da un tono quasi finto patinato, mediante un uso accurato di luci e colori, che senz’altro esaltano il film perlomeno visivamente. 

Se si volesse provare a fare una sovralettura con l’intento di trovare un significato recondito e strettamente ispirato, si potrebbe parlare del corpo umano come semplice involucro, che viaggia parallelamente all’animo, all’essenza, a ciò che costituisce la coscienza e la volontà di agire.
Oltre a questo, noi umani abbiamo anche limiti dettati dalla nostra fragilità e dall’essere mortali, che gli alieni (almeno quelli di questo film) non sembrano avere. Pertanto da un lato ci si trova di fronte a limiti fisici, dall’altro ad emozioni che invece sono solo nostre, come l’amore, che per un alieno provare potrebbe voler dire godere di autenticità, un potere sconsiderato ed inaspettato agli occhi di un essere superiore.

Sicuramente il protagonista ha un impatto visivo peculiare, sottolineato da questo sguardo sempre allucinato che vanta una valenza macchiettistica, anche forte dell’aspetto fisico stesso dell’attore Gary Green. Detto questo, credo di aver voluto cercare un qualche messaggio un po’ troppo sofisticato per un prodotto delirante che si rivela essere caratterizzato da un potenziale interessante, ma realizzato davvero male, che non credo rimarrà nell’immaginario comune o meglio ci resterà saldo, ma per essere d’esempio quando ci si riferirà a prodotti di qualità infinitamente bassa.

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