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Storia di una Ladra di Libri, le foto della première di Berlino

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Il 27 marzo 2014 arriverà in Italia, distribuito dalla Twentieth Century Fox, Storia di Una Ladra di Libri (THE BOOK THIEF), di Brian Percival, con Geoffrey Rush e Emily Watson.

Diretto dal pluripremiato regista Brian Percival (Downton Abbey), il film racconta una storia commovente e ricca di emozioni ambientata nella Germania della Seconda Guerra Mondiale. Protagonista è Liesel (Sophie Nélisse), una vivace e coraggiosa ragazzina affidata dalla madre incapace di mantenerla, ad Hans Hubermann (Geoffrey Rush), un uomo buono e gentile, e alla sua irritabile moglie Rosa (Emily Watson). Scossa dalla tragica morte del fratellino, avvenuta solo pochi giorni prima, e intimidita dai “genitori” appena conosciuti, Liesel fatica ad adattarsi sia a casa che a scuola, dove viene derisa dai compagni di classe perché non sa leggere. Con grande determinazione, è tuttavia decisa a cambiare la situazione e trova un valido alleato nel suo papà adottivo che, nel corso di lunghe notti insonni, le insegna a leggere il suo primo libro, Il manuale del becchino, rubato al funerale del fratello. L’amore di Liesel per la lettura e il crescente attaccamento verso la sua nuova famiglia si rafforzano grazie all’amicizia con un ebreo di nome Max(Ben Schnetzer) che i suoi genitori nascondono nello scantinato e che condivide con lei la passione per i libri incoraggiandola ad approfondire le sue capacità di osservazione. Altrettanto importante diventa l’amicizia con un giovane vicino di casa, Rudy (Nico Liersch), che prende in giro Liesel per la sua mania di rubare i libri ma intanto si innamora di lei.

Di seguito vi proponiamo le foto della première del film a Berlino che si è svolta presso lo Zoo Palast Cinema, alla presenza dei membri del cast Emily WatsonSophie Nelisse e Nico Liersch insieme al regista Brian Percival.

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Berlinale 2017: tutte le foto e un bilancio del festival

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La 67° edizione del Festival di Berlino è terminata lo scorso 19 Febbraio 2017 e NewsCinema ha seguito l’evento per il terzo anno, con passione e divertimento. Qui potete trovare tutti i nostri articoli sulla Berlinale 2017 che, tra alti e bassi, ci ha regalato comunque una nuova avventura tra cinema e celebrità.

Di seguito potete sfogliare la gallery con le foto più belle della kermesse, realizzate dal nostro redattore Carlo Andriani.

Alcuni film ci hanno sorpreso, altri emozionato, ma non sono mancate anche delle piccole e grandi delusioni, o i famosi “colpi di sonno”. Nel seguente video tiriamo le somme di questa 67° edizione, ricordando i film che abbiamo amato e odiato in terra tedesca. Buona visione!

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Berlinale 2017: El Bar, una dark comedy claustrofobica

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Quando un autore ha uno stile cinematografico unico e riconoscibile, è un genio della settima arte. Un attributo che non descrive solo Tim Burton o Wes Anderson ma anche grandi registi della scena europea. Dopo il successo di pubblico e critica di La comunidad, Crimen perfecto e Le streghe sono tornate, Alex de la Iglesia firma El Bar. Un’opera che, dal folle prologo al bizzarro epilogo, trasuda la grottesca ironia dell’autore spagnolo.

Ispirato da Distretto 13 – Le brigate della morte di John Carpenter, El bar racconta la storia di un gruppo di persone che, in una giornata come tante, affronta una situazione ai limiti della realtà. Quando un cliente viene freddato da un cecchino nel mezzo di Madrid, cinque sconosciuti si rinchiudono in un bar. E se il pericolo venisse dall’interno del locale?

I bizzarri protagonisti di El Bar di Alex De La Iglesia

Perfectos Desconocidos

Giocando con il remake di Perfetti sconosciuti di Alex de la Iglesia in uscita nelle sale spagnole nel 2017, introduciamo questa pellicola dai toni dark. Sin dal piano sequenza iniziale che rivela i personaggi della storia, El Bar racconta la tragicomica disavventura di cinque sconosciuti diversi tra di loro. Dal senzatetto ubriaco alla sensuale Elena e il nerd Nacho, i personaggi di El Bar condividono solo il desiderio di sopravvivenza. Uno spaccato che, mostrando come in una situazione di pericolo ognuno pensi a sé, rivela le meschinità dell’animo umano.

Gli antieroi di El Bar sono tutti sospettati e nessuno è disposto a sacrificarsi per la salvezza altrui. Un messaggio che, tra citazioni bibliche e il sapore teatrale, regala un Carnage unico e irresistibile.

Alex De La Iglesia contrappone le meschinità della natura umana alle oscure fondamenta di un bar

Un thriller grottesco

Violento, divertente, folle e grottesco, El Bar gioca con lo spettatore dal primo all’ultimo minuto. Sospeso tra l’horror, il thriller e la dark comedy, Alex De La Iglesia sviluppa un’opera a più strati che emerge attraverso le perversioni dei personaggi. Il contesto è solo accennato. Nella Madrid dei giorni d’oggi dei cordiali individui diventano bestie pronte a divorarsi per sopravvivere a un contagio di cui non conoscono le conseguenze.

Che cosa sareste disposti a fare per vivere? E soprattutto, vi sacrifichereste per qualcuno che conoscete appena? Con intelligenza e ironia, Alex De La Iglesia interroga il pubblico senza premere l’acceleratore sulla questione morale (che resta sullo sfondo). Lo humour resta il punto di forza di un instant classic che, tra guizzi gore, personaggi folli e situazioni ai confini della realtà, diverte il pubblico trasportandolo in un microcosmo di rara originalità.

Caratterizzato dal respiro claustrofobico di In linea con l’assassino e Distretto 13 (chiunque esca dal bar viene ucciso con un colpo in testa), El Bar analizza la natura umana, apparentemente perfetta ma oscura come le fondamenta di un bar di cui conosciamo solo la superficie. Un trionfo di kitsch, tensione e ironia che, consacrando Alex De La Iglesia tra i più promettenti autori del cinema europeo, ci regala una dark comedy di cui sentivamo la mancanza.

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Berlinale 2017: Chiamami col tuo nome, un amore tenero e difficile

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Tra i film più intensi ed emozionanti della sessantasettesima edizione del Festival di Berlino c’è Chiamami col tuo nome, il dramma di Luca Guadagnino tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman. Interpretato da Armie Hammer e Timothée Chalamet, Chiamami col tuo nome racconta la torrida estate del 1988 di Elio (Timothée Chalamet), un diciassettenne che trascorre le vacanze nella villa di famiglia. Come ogni anno arriva nella sua tenuta uno studente straniero per lavorare alla tesi di dottorato con il padre, un noto professore universitario.

Affascinante, dispotico e arrogante, Oliver (Armie Hammer) conquista Elio tra lunghe passeggiate e discussioni letterarie. Riuscirà il giovane ragazzo a reprimere il suo folle desiderio o si lascerà travolgere dall’amore impossibile per Oliver?

Armie Hammer e Timothée Chalamet interpretano Elio e Oliver in Chiamami col tuo nome

Una chimica intensa e toccante

Era dai tempi de I Segreti di Brokeback Mountain che non vedevamo un amore omosessuale così intenso e delicato. Timothée Chalamet, il giovane interprete di Interstellar e Natale all’improvviso, traspone sullo schermo la cultura, l’innocenza e la fragilità di Elio, un diciassettenne in costante lotta contro le sue pulsioni e desideri, inaccettabili per la società di fine anni Ottanta. Innamorato di Oliver sin dal primo momento, Elio nega a se stesso la sua vera natura sotto lo sguardo consapevole della famiglia.

Meno efficace sul versante emotivo ma altrettanto in parte Armie Hammer che, dopo Mine, torna a lavorare con un regista italiano in una delle opere più complesse del cinema tricolore. Sospesi nella atemporale riviera ligure, Elio e Oliver sono gli Ennis Del Mar e Jack Twist del 2017, due letterati impossibilitati dalla società a chiamarsi con il loro nome.

Il complicato amore tra Elio e Oliver nella riviera ligure del 1988

Un adattamento perfetto

Ci sono libri nati per il grande schermo e romanzi difficili da adattare su pellicola. Chiamami col tuo nome di André Aciman rientra sicuramente nella seconda categoria. Senza le dovute attenzioni, l’amore omosessuale tra Elio e Oliver poteva scadere nel ridicolo e la scrittura (in prima persona) di Anciman in un voice over dalle conseguenze devastanti.

Supportato da un co-sceneggiatore del calibro di James Ivory, Luca Guadagnino scrive una sceneggiatura equilibrata, lontana dagli eccessi di A Bigger Splash ma ricca di emozioni e delicatezze. L’attenzione alla natura, descritta da Anciman come pacifica e semplice, torna prepotente in un lungometraggio che, dalla prima all’ultima inquadratura, è perfetto.

Dalla caratterizzazione dei personaggi alla lenta nascita del loro amore, Chiamami col tuo nome trascende in immagini le parole di Anciman lasciandone intatto il valore. Chi ha amato il romanzo originale ritroverà le sensazioni di dolcezza, malinconia e sensualità vissute durante la lettura. Un raro caso in cui il film non batte il libro ma neanche ne esce sconfitto. La battaglia, se vogliamo chiamarla tale, non esiste perché da questo adattamento così tenero e difficile escono tutti vincitori. Il bravo Armie Hammer, il sorprendente Timothée Chalamet e l’impeccabile Guadagnino che, alla sua quinta regia, trova il giusto equilibrio per sorprendere come solo i grandi autori sanno fare.

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