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Tutti i volti di Londra al cinema: dalla romantica Notting Hill all’esplosivo Attacco al Potere

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I primi di marzo uscirà al cinema Attacco al Potere – London has fallen.  Se il primo capitolo Attacco al Potere – Olympus Has Fallen vedeva la Casa Bianca presa d’assalto da estremisti nord-coreani decisi a colpire al cuore del potere a stelle e strisce, questa volta tocca alla capitale britannica essere nel centro del mirino. Londra è stata spesso letta e riletta dagli occhi del cinema una location privilegiata di film dei generi più disparati. È stata nido d’amore, epicentro magico, palcoscenico di efferati omicidi e di impenetrabili misteri, ma soprattutto cuore pulsante dell’epoca vittoriana, in tutti i suoi sontuosi cambi d’abito: dal panciotto del diabolico barbiere di Fleet Street alla sfarzosa stoffa celeste che adorna l’abito vittoriano di Alice in Wonderland.

Londra romantica – Notting Hill, Roger Michell, 1999

Londra fa da sfondo all’appassionante storia d’amore tra l’elegante star hollywoodiana in trasferta e il libraio inglese, affascinante e anonimo, oltre che squattrinato. Julia Roberts e Hugh Grant si amano sul grande schermo e fanno sognare. Portobello Road è il cuore di Notting Hill – il caratteristico mercatino delle pulci e il negozio di libri di William Thacker, ne rappresentano l’attrazione principale. La città si fa teatro di un amore inedito: due mondi diversi quelli di Anna Scott e William, che si incontrano e scontrano in un’accecante e inaspettata passionalità dal retrogusto clandestino – i due si amano avvolti nell’oscurità dei giardini di Rosmead Gardens, al di là della recinzione che scavalcano senza remore e mano nella mano per le strade londinesi. Londra è amori intensi e cuori spezzati. Alla Waterloo Station, Gwyneth Paltrow da corpo al suo bivio, un macchinoso “what if” che ha seguito i moti del cuore della protagonista di Sliding Doors, tra le vie della città, per poi ritrovarla tradita, ferita – dalle schegge di una voce rotta dal pianto. All’8 di Bedale Street si trova il pub di fronte al quale lo stesso Hugh Grant prende parte a una rissa con Colin Firth – contendenti al cuore di Renée Zellweger, nei panni della goffa trentenne single-non-per-scelta Bridget Jones.

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Londra aristocratica, superficiale e di facciata – Alice in Wonderland, Tim Burton, 2010

L’Alice burtoniana non è in sintonia con l’ambiente che la circonda: le regole imposte dall’etichetta e i cliché di buon costume le stanno stretti. La Londra vittoriana viene traslata a sinonimo di spazio claustrofobico, di una mentalità ristretta e sterile, che lascia ben poco spazio all’immaginazione.

Londra plumbea, vendicativa e sanguinolenta – Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street, Tim Burton, 2007

Siamo completamente immersi nella foschia della Londra gotica della scenografia di Dante Ferretti, che si riversa nel nero fotografico di Dariusz Wolski – riflesso architettonico della favola nera abilmente inscenata e fatta propria dal regista. Burton deforma consapevolmente la messa in scena: viviseziona il corpo del film, inghiotte e rigurgita una società malata, incline al tradimento e al cannibalismo, e chiama a rapporto il suo attore feticcio – Johnny Depp. Per interpretare Benjamin Baker, l’attore deve muoversi sul registro espressivo del tormento: azzera ogni ombra di civiltà e sprofonda nell’anima inquieta del diabolico barbiere – squarcia le tenebre di quell’abisso con la lama del proprio rasoio e lascia che fiotti di sangue scorrano nelle fenditure.

Londra brutalmente violata – La vera storia di Jack Lo Squartatore, F.lli Allen e Albert Hughes, 2001

Sotto l’epidermide della storia, pulsano le vene di Londra. Questi simboli, la squadra, il pentacolo; anche un individuo profondamente ignorante e depravato come voi, avverte che essi sono pregni di energia e di significato. Quel significato sono io, sono io quell’energia. Un giorno gli uomini diranno, guardandosi indietro, che sono stato il precursore del XX secolo” – Jack Lo SquartatoreIl quartiere di Whitechapel è passato alla storia – ma non nel modo per cui avrebbe voluto essere ricordato. Ci troviamo di fronte all’ennesima rappresentazione di Londra, quella torbida e profanata del 1888 – cuore della rivoluzione industriale, disseminata di pub frequentati da persone poco raccomandabili; viva nello scalpitio degli zoccoli di cavalli al traino di carrozze invisibili, immerse nella nebbia, e nel rumore molesto di violente scazzottate nei vicoli bui. Non solo scazzottate. A quei tempi, nell’oscurità della città si muoveva furtivo l’efferato omicida, più noto sotto l’inquietante pseudonimo di Jack The Ripper. Il primo corpo viene rinvenuto in Buck’s Row: una delle strade del triste quartiere dilaniato dalla povertà e dal degrado, teatro dei selvaggi assassinii di cinque prostitute. Il corpo viene a stento identificato: si tratta di Mary Ann Nichols. Le pagine più macabre della storia londinese sono racchiuse idealmente nel London Dungeon Museum: dove vengono riprodotte teatralmente alcune tra le più micidiali scene del crimine che hanno marchiato a sangue la cultura popolare britannica – inutile dire che quelle relative a Jack Lo Squartatore sono tra le più richieste dai visitatori.

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Il lato oscuro di Londra e le sue perversioni – Dorian Gray, Oliver Parker, 2009

La Londra del XIX secolo era un adorabile paradiso dei contrasti, dei vizi e delle virtù: una faccia della medaglia riluceva dei primi quartieri residenziali, delle prime classi benestanti, dei benpensanti e degli artisti di quell’epoca; il rovescio della medaglia vedeva invece una consistente fetta di popolazione riversata nelle baraccopoli, o vittima del degrado sociale e della perdizione– illegalità, prostituzione, oppio e alcol erano lo scomodo contraltare di un ostentato puritanesimo di facciata. Dorian Gray nasce dalla penna di Oscar Wilde e diviene manifesto di un estetismo decadente: il ritratto di Dorian Gray è il ritratto della stessa Londra – poiché sotto l’immortale bellezza e il satinato splendore si cela un’anima sudicia, sfigurata, diabolica.

Londra misteriosa – Sherlock Holmes, Guy Ritchie, 2009

Siamo nuovamente nell’Ottocento e Londra ha conservato quell’aurea di mistero che le conferisce un fascino fatale. Anche Guy Ritchie gioca sulla logica del contrasto, trasportandoci nell’azione – in una sorta di braccio di ferro tra potere, forza fisica e acume – dipingendo deliziosi quadretti fatti di enigmi e metodica violenza a mani nude, seppur mantenendo sullo sfondo i fastosi palazzi delle istituzioni, accanto ai cantieri – testimoni della rivoluzione industriale, del progresso edile e tecnologico. E poi c’è il seducente richiamo dell’occulto, di ciò che non si può spiegare: un irresistibile Sherlock bohémien, che è solito rifugiarsi nel suo appartamento, al celebre 221B di Baker Street, per fare congetture e testare – stordito dai fumi dell’oppio ma pur sempre geniale – strane sostanze miracolose, con il suo fidato Watson al seguito, striscia per i labirintici cunicoli fognari dell’East End londinese, scova malfattori e sventa pericoli.

Londra magica – la saga di Harry Potter

La saga dedicata al maghetto più famoso di sempre ha dato ulteriore linfa vitale alla fama cinematografica internazionale della capitale britannica. Un giro di bacchetta, un incantesimo ed ecco che Londra si cambia d’abito e indossa il cappello a punta – anzi, il Cappello Parlante! La Gringotts Bank, la sede del Ministero della Magia, Diagon Alley, il Millennium Bridge e più di tutti la stazione di King’s Cross sono entrati ufficialmente nell’immaginario collettivo di chi ama la saga di Harry Potter e – di conseguenza – ha amplificato il proprio amore per Londra. Il binario 9 ¾ di King’s Cross Station a Euston Road è stato addirittura ricreato, attraverso una targa e un carrello portavaligie idealmente incastrato nel muro, a metà tra il mondo reale e quello magico. Tutti i film di Harry Potter sono stati girati ai Leavesden Film Studios – i set sono oggi visitabili e quindi tappa fondamentale per tutti gli appassionati di Hogwarts.

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Londra vendicata – V per Vendetta, James McTeigue, 2005

Londra è chiamata a prender parte all’ennesimo gioco di ruolo: McTeigue la prende tra le mani, la stropiccia, la deforma e le conferisce natura distopica. L’immagine che ne deriva è quella di un mondo futuristico in cui vige un regime totalitario, che si contrappone alla più radicale anarchia personificata nell’enigmatico Mr. V. Buona sera, Londra. Prima di tutto vi chiedo di scusarmi per questa interruzione”: afferma V, apparendo sullo schermo principale della celebre piazza londinese, Piccadilly Circus. La sua lotta per la libertà si articola tra Trafalgar Square, la Central Criminal Court, la stazione abbandonata della metropolitana – Aldwych Station e il Parlamento, per poi prorompere in un’esplosiva tabula rasa del centro dell’assolutismo britannico. Londra cade in ginocchio, e tutti stanno a guardare.

Londra action – saga di James Bond

Impossibile non pensare a Londra quando si parla dell’agente segreto più fascinoso di sempre. Basti parlare degli uffici della Universal Exports, o a Pierce Brosnan che cade da una mongolfiera e atterra sul tetto dell’Arena O2 nell’episodio “Il mondo non basta”, o il più recente Daniel Craig che corre a perdifiato per le strade di Whitehall in Skyfall. La città stessa sembra prender parte all’azione, le rive del Tamigi sembrano correre fianco a fianco all’agente 007. Si può dire che Londra rifletta esattamente la saga: non a caso, Ian Fleming, autore di James Bond, era solito frequentare il Dukes Bar – luogo di nascita del celebre Vesper Martini.

James Bond: “Un Vodka Martini”

Barista: “Agitato o mescolato?”

James Bond: “Che vuole che me ne freghi?”

James Bond: “Penso che lo chiamerò Vesper”

Vesper Lynd: “Per via del retrogusto un po’ amaro?”

James Bond: “, perché una volta che lo hai assaggiato, non puoi più bere altro” – Casinò Royale

Attacco al potere – London has fallen, Babak Najafi, 2016
Ancora una volta Londra è stata scelta per presenziare una pellicola hollywoodiana. Quale maschera dovrà indossare? Quale ruolo sarà chiamata ad interpretare? Il film uscirà nelle sale il 3 marzo – alla pellicola prenderanno parte Gerard Butler, Aaron Eckhart, Morgan Freeman, Angela Bassett e Radha Mitchell.

Volete consigliare o conoscere i luoghi del cinema e serie tv dove organizzare un viaggio o una vacanza? Parliamone qui.

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Premi Oscar: 5 film bellissimi che non hanno mai avuto una nomination

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film Oscar

Scena del film Shining – Foto: Ipa

Ecco 5 bellissimi film che non hanno mai ricevuto una nomination dall’Accademy. Da Orizzonti di Gloria alle Iene fino ai film di Kubrik, rimarrete stupiti.

Sono uscite le nomination degli Oscar 2023 (l’elenco completo) e con queste gli altri articoli correlati sui papabili vincitori di quest’anno.

Per l’occasione, abbiamo preparato una lista dei cinque titoli più belli della storia del cinema che però, inspiegabilmente, non hanno mai ricevuto una nomination dall’ente più famoso al mondo.

Tra cortezza di vedute, invidie, antipatie, dimenticanze, spesso i pur prestigiosi e preparati componenti dell’Academy hanno commesso errori grossolani e ignorato opere epocali o film che tutt’ora rappresentano l’eccellenza nell’industria cinematografica. Pellicole come Orizzonti di Gloria, Sentieri Selvaggi, Tempi Moderni, insomma qualsiasi film di Fritz Lang non è mai stato candidato ad alcun oscar.

Per citare Winston Churchill: “La storia umana non si svolge sempre come un calcolo matematico sul principio che due più due fa quattro. A volte nella vita fa cinque oppure tre; e talvolta la lavagna si gira nel mezzo della somma e lascia la classe in disordine e il maestro con un occhio nero”. 

Ecco quindi 5 film che hanno fatto la storia ma non hanno mai vinto un Oscar.

1. Leon (1994)

Leon, il film diretto dal regista Luc Besson è il film francese con la posizione più alta in classifica su IMDb: 29esimo posto nella top 250. Nel 1984 però i giurati dell’Academy la pensavano in modo differente: il film è come se non fosse mai uscito.

Resta comunque un fatto curioso e sospetto, la mancata nomination alla protagonista, Natalie Portman, che con questo film fece il suo primo esordio sul grande schermo, e grazie alla sua performance oggi abbiamo il suo Cigno Nero.

Strana anche la mancata candidatura di Gary Oldman, il suo cattivo impasticcato dà ancora i brividi quando pronuncia la fatidica frase: “Adoro questi momenti di calma prima della tempesta. Mi ricordano sempre Beethoven…tu l’hai mai sentito Beethoven?”.

2. Zodiac (2007)

Zodiac è la storia di un fallimento, un’indagine che non è mai stata risolta, il cui fallimento poteva essere evitato. Un fallimento però, non del singolo, ma dell’istituzione e forse è per questo che non ha mai ricevuto alcun riconoscimento.

Questo e magari il fatto che il film uscì 10 mesi prima dell’annuncio delle nomination. Tuttavia la precisione maniacale per ogni messa in scena, la cura certosina delle inquadrature e l’attenzione allo sviluppo dei personaggi, avrebbero potuto fruttare al film numerosi premi: come se non fosse mai uscito.

La critica americana anche perpetuò questa damnatio memoriae ma subito dopo premiò un altro film del regista, Fincher, Millenium- Uomini che odiano le donne che fruttò al regista ben 5 nomination e un Oscar.

3. Le Iene (1992)

Film esordio di Quentin Tarantino e sicuramente il più iconico: c’è chi ne recita ancora le battute a memoria e chi mente.

L’Academy probabilmente ha mentito e dopo l’uscita del film e il successo che ha riscosso, dormiva. Forse la risposta alla mancata nomination, una delle tantissime che avrebbe meritato questo film, si cela nelle parole di Jami Bernard, giornalista del New York Post: “Non penso che il pubblico fosse pronto. Non sapevano cosa farci con il film. Fu come il primo film muto, quando la gente vide il treno che arrivava verso la telecaera e uscì dalla sala di proiezione”.

Le Iene

Le Iene

4. Tempi Moderni (1936)

Nel 1974, durante la consegna dell’Oscar alla carriera, L’Academy fece un tributo a Charlie Chaplin e ci fu la standing ovation più lunga della storia della cerimonia. Il suo film più pregiato però non fu mai candidato: epocale ed esilarante, se non l’avete visto, recuperatelo.

5. Shining (1980)

Chiudiamo questa lista con forse la più grande calunniata dell’Accademy Awards nella storia: l’oscar negato a Shining. Certo, si sa, Stephen King, lo scirttore da cui il regista ispirò la storia, non ha mai apprezzato la trasposizione cinemtaografica del suo romanzo fatta da Kubrik.

Un giudizio condiviso anche dall’Academy? Vogliamo immaginare invece che il film era così spaventoso che la giuria non è riuscita a vederlo ed si è fidata delle parole dello scrittore: se fosse il contrario, sarebbe una pagliacciata.

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Berlinale 2023 | tutta l’Italia presente nella selezione ufficiale del festival

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Una foto di Disco Boy (fonte: Berlinale)

Il 73esimo Festival Internazionale del Cinema di Berlino si va tingendo sempre più dei nostri colori, ecco tutte le produzioni italiane ospitate dalla kermesse tedesca.

Mancano ormai pochi giorni all’inizio del 73esimo Festival Internazionale del Cinema di Berlino, che si inaugura il prossimo 16 febbraio.

Una scena di The Good Mothers (fonte: Berlinale)

Una scena di The Good Mothers (fonte: Berlinale)

C’è anche un po’ dI Italia nella selezione di quest’anno, tra cinema e serie tv. Scopriamo insieme cosa ci aspetta.

Disco Boy

Sarà Lucky Red a distribuire in Italia Disco Boy, atteso debutto cinematografico dell’italiano Giacomo Abbruzzese, con protagonista Franz Rogowski nei panni di un legionario straniero francese.

Girato tra Europa e Africa, con un cast internazionale e la colonna sonora firmata dalla stella della musica elettronica Vitalic, Disco Boy è l’unico film italiano nel concorso principale.

Le proprietà dei metalli

Sarà presentato in anteprima mondiale nella sezione Berlinale Generation – K Plus il film Le proprietà dei metalli, scritto e diretto da Antonio Bigini.

Il film racconta il fenomeno dei cosiddetti minigeller, cioè quei bambini che alla fine degli anni Settanta, dopo aver assistito all’esibizione televisiva dell’illusionista Uri Geller, apparentemente in grado di piegare chiavi e cucchiai senza toccarli, iniziarono ad ispirarsi a lui un po’ in tutta Europa.

Laggiù qualcuno mi ama

Laggiù qualcuno mi ama è il viaggio personale di Mario Martone nel cinema di Massimo Troisi. Montando le scene dei suoi film, Martone vuole mettere in luce Troisi come grande regista del nostro cinema prima ancora che come grande attore comico, intersecando alcune conversazioni con artisti che lo hanno amato e ne sono stati influenzati, come Francesco Piccolo, Paolo Sorrentino, Ficarra e Picone.

Pierfrancesco Favino ne L’ultima notte di Amore (fonte: Berlinale)

Pierfrancesco Favino ne L’ultima notte di Amore (fonte: Berlinale)

L’ultima notte di Amore

Il secondo film italiano della sezione Berlinale Special, L’ultima notte di Amore di Andrea Di Stefano, è la storia di Franco Amore (Favino), un poliziotto che in 35 anni di onorata carriera non ha mai sparato a un uomo, ma che in una notte rischia improvvisamente di perdere tutto: il lavoro da servitore dello Stato, il grande amore per la moglie Viviana, l’amicizia con il collega Dino, la sua stessa vita.

The Good Mothers

Elisa Amoruso (Chiara Ferragni Unposted, Maledetta Primavera) sarà la regista, insieme a Julian Jarrold, della serie The Good Mothers, in arrivo prossimamente su Disney+ e inclusa nel programma della sezione ‘Series’ della Berlinale 2023. Tra le interpreti principali, anche Micaela Ramazzotti e la Valentina Bellè vista – e apprezzata – di recente nel successo internazionale di The White Lotus 2.

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Oscar 2023 | perché Angela Bassett potrebbe davvero vincere

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Angela Bassett in Black Panther: Wakanda Forever (IMDB)

Dopo l’uscita di Black Panther: Wakanda Forever, in pochissimi avrebbero predetto che la performance di Angela Bassett nei panni della regina Ramonda sarebbe stata nominata agli Oscar. Qualcosa è cambiato e oggi l’attrice di Black Panther è una delle favorite.

Dopo aver vinto il Golden Globe per il medesimo ruolo, Angela Bassett riporta la Marvel al centro dell’attenzione con una nomination storica agli Oscar 2023 per Black Panther: Wakanda Forever.

Si tratta infatti della prima interpretazione all’interno di un film Marvel ad ottenere l’ambita candidatura. Ma non finisce qui: oggi Angela Bassett è la più grande favorita per la vittoria. (Qui puoi vedere chi sono gli esclusi di questa edizione)

Angela Bassett con Tina Turner (fonte: HWR)

Angela Bassett con Tina Turner (fonte: HWR)

I più malfidati diranno che il merito va soprattutto ai milioni di dollari pompati da mamma Disney nella campagna di lobbying, ma c’è sicuramente qualcosa di più profondo che ha convinto i membri dell’Academy a spingere per la sua candidatura.

Per l’attrice si tratta di una seconda esperienza agli Oscar. Sono passati circa trent’anni, infatti, dalla sua prima nomination come migliore attrice protagonista per il suo ruolo in What’s Love Got to Do With In, biopic su Tina Turner.

L’attrice è destinata a vincere? Con ogni probabilità sì, ma la concorrenza non è da sottovalutare. A concorrere per la stessa categoria ci sono infatti Hong Chau per The Whale, Kerry Condon per Gli spiriti dell’isola (possiamo dirlo? La nostra preferita), Jamie Lee Curtis e Stephanie Hsu entrambe per Everything Everywhere All at Once.

Diversi analisti esperti di Oscar come Anne Thompson, Clayton Davis e Scott Feinberg hanno tenuto Bassett in cima alle loro previsioni di miglior attrice non protagonista per mesi e mesi. E le nomination di qualche giorno fa hanno dato loro ragione. Evidentemente, anche tra gli insider, la popolarità della Bassett è cresciuta di settimana in settimana.

Angela Bassett e il primo Oscar targato Marvel

La candidatura di Angela Bassett, però, è anche il parafulmine dell’Academy rispetto alle polemiche sull’esigua rappresentanza di artisti e artiste afroamericane nelle nomination.

Sia Viola Davis per The Woman King che Danielle Deadwyler per Till sono rimaste fuori dalla cinquina delle candidate: esclusioni che hanno alzato un piccolo polverone.

Una scena di Black Panther: Wakanda Forever (fonte: IMDB)

Una scena di Black Panther: Wakanda Forever (fonte: IMDB)

Dopo la notizia della nomination come migliore attrice non protagonista agli Oscar 2023, Angela Bassett ha rilasciato una dichiarazione a Good Morning America per parlare della candidatura tanto significativa:

La regina Ramonda di Wakanda Forever è un personaggio che ha toccato il mio spirito perché è una madre, perché è una leader che deve proteggere la sua nazione avvolta nel dolore tanto quanto deve proteggere la sua famiglia”.

La fan-base del Marvel Cinematic Universe è già pronta per festeggiare questo traguardo. Sarà accontentata dai membri dell’Academy? Non resta che aspettare il prossimo 12 marzo.

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