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Film al cinema dal 3 Aprile

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La nuova settimana cinematografica si apre con il fillm più atteso della stagione Nymphomaniac – Volume 1, di Lars von Trier, che dopo aver scandalizzato il mondo si appresta a lasciare senza fiato anche l’Italia. Ma le sorprese non finiscono qui,  arriva nelle sale infatti anche Divergent, di Neil Burger, e diversi film italiani che vanno dalla commedia al genere drammatico e impegnato. Film di grande qualità, come The special need di Carlo Zorattie I corpi estranei di Mirko Locatelli, accompagnati dalla commedia classica, Il Pretore di Giulio Base, e da quella romantica Ti ricordi di me?, che vede al suo debutto come regista l’attore Rolando Ravello.

THE SPECIAL NEED

9-51545_0x440Enea ha 29 anni, è alto 1 metro e 78 ed è autistico. Non ha mai avuto un rapporto sessuale, nonostante ne senta il desiderio e ne abbia le piene capacità. Dal momento che il suo paese, l’Italia, non offre alcuna soluzione legale al suo desiderio, Enea s’imbarca in un viaggio in Europa con i suoi amici Carlo ed Alex, alla ricerca di un modo per avere un rapporto sessuale alla luce del sole e di una chiave per esplorare i suoi sentimenti e i suoi desideri.

 

Regia: Carlo Zoratti

Cast: Enea Gabino, Carlo Zoratti, Alex Nazzi

Distribuzione: Tucker Film

 

DIVERGENT

Divergent-Takes-Box-Office-Despite-Bad-ReviewsChicago è suddivisa in cinque frazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l’amicizia per i Pacifici, l’altruismo per gli Abneganti e l’onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rishio di rinunciare alla propria famiglia.

 

 

Regia: Neil Burger

Cast: Evan Daugherty, Vanessa Taylor, Shailene Woodley, Theo James, Kate Winslet, Miles Teller, Jai Courtney, Zoe Kravitz, Ansel Elgort, Ray Stevenson, Ashley Judd, Tony Goldwyn, Maggie Q, Mekhi Phifer

Distribuzione: Eagle Pictures

FATHER AND SON

Like-father-like-sonRyota Nonomiya è un uomo ossessionato dal successo professionale. All’improvviso scopre che suo figlio biologico è stato scambiato alla nascita con un altro per errore. Ryota dovrà prendere una decisione cruciale e scegliere tra il suo vero figlio e quello che ha cresciuto.

Regia: Hirokazu Kore-Eda

Cast: Masaharu Fukuyama, Machiko Ono, Yoko Maki, Riri Furanki

Distribuzione: BIM

 

I CORPI ESTRANEI

corpiestraneiAntonio è solo a Milano con il suo bambino, Pietro, affetto da una grave malattia: sono andati al nord per cercare uno spiraglio di salvezza. Jaber, quindici anni, vive a Milano con un gruppo di connazionali: è arrivato in Europa da poco, in fuga dal Nord Africa e dagli scontri della primavera araba. L’ospedale è una città nella città dove entrambi sono costretti a sostare: Antonio per guarire Pietro, Jaber per assistere il suo amico Youssef. La malattia è l’occasione per un incontro tra due anime sole e impaurite, due “corpi estranei” alle prese con il dolore.

 

Regia: Mirko Locatelli

Cast: Filippo Timi, Jaouher Brahim,

Distribuzione: Strani Film in collaborazione con Mariposa Cinematografica

 

IL PRETORE

pretoreIspirato al romanzo di Piero Chiara Il pretore di Cuvio, il film racconta le vicende di un inguaribile seduttore di nome Augusto ed è ambientato durante il Ventennio.

Regia: Giulio Base

Cast: Francesco Pannofino, Sarah Maestri, Eliana Miglio, Mattia Zaccaro, Deborah Caprioglio, Max Cavallari, Carlo Giuseppe Gabardini

Distribuzione: Mediaplex

 

NOTTETEMPO

nottetempo-recensioneUn incidente. Un autobus va fuori strada e si rovescia. Questo è l’inizio di una storia che unirà le vite di tre persone. Assia (Nina Torresi) è l’unica sopravvissuta, una ragazza sempre alla ricerca del vero amore. Enrico (Gianfelice Imparato), un cabarettista che non riesce più a far ridere, ha perso qualcosa in quella notte piena di strane coincidenze. E’ per questo che ha una pistola. Matteo (Giorgio Pasotti), un poliziotto e un giocatore di rugby, è il primo ad arrivare sul luogo dell’incidente. Poco prima dell’esplosione del bus, un dejà-vu misterioso provoca in lui il desiderio di trasferirsi altrove e di ricominciare da capo la sua vita. Amore, odio, vendetta. Tre vite, tre solitudini, un unico destino, una folle corsa contro il tempo.

 

Regia: Francesco Prisco

Cast: Giorgio Pasotti, Nina Torresi, Gianfelice Imparato, Esther Elisha, Antonio Milo, Valeria Milillo

Distribuzione: Videa

 

NYMPHOMANIAC – VOL.1

nymphomaniacvolume1photo2Prima parte del film di Lars von Trier. NYMPHOMANIAC è la storia poetica e folle di Joe (Charlotte Gainsbourg), una ninfomane, come lei stessa si autoproclama, raccontata attraverso la sua voce, dalla nascita fino all’età di 50 anni. Una fredda sera d’inverno il vecchio e affascinante scapolo, Seligman (Stellan Skarsgård), trova Joe in un vicolo dopo che è stata picchiata. La porta a casa dove cura le sue ferite e le chiede di raccontargli la sua storia. L’ascolta assorto mentre lei narra, nel corso dei successivi otto capitoli, la storia della sua vita, piena di incontri e di avvenimenti.

 Regia: Lars von Trier

Cast: Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgard, Shia LaBeouf, Christian Slater, Willem Dafoe, Udo Kier, Jamie Bell, Stacy Martin, Uma Thurman, Connie Nielsen, Jesper Christensen, Jean-Marc Barr, Caroline Goodall, Kate Ashfield, Saskia Reeves, Nicolas Bro, Mia Goth

Distribuzione: Good Films

 

TI RICORDI DI ME?

ti-ricordi-di-me-edoardo-leo-e-ambra-angiolini-nella-prima-immagine-del-film-299596Ti ricordi di me? è una commedia romantica che ha inizio con l’incontro tra Roberto, autore di surreali e sfortunate favole nere, e Bea, insegnante elementare, elegante e apparentemente svagata, davanti al portone della terapista che li ha in cura entrambi. Roberto è cleptomane, Bea invece soffre di una seria forma di narcolessia e di improvvise, quanto imprevedibili, amnesie. Ha inizio da subito un corteggiamento tenace e buffo, che finirà per farla innamorare. Tra piccoli furti e svenimenti, fughe e rincorse, la loro storia d’amore gli offrirà forse anche la possibilità di guarire.

 Regia: Rolando Ravello

Cast: Ambra Angiolini, Edoardo Leo, Paolo Calabresi, Susy Laude, Pia Engleberth, Ennio Fantastichini

Distribuzione: 01 Distribution

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Cinema

Jojo Rabbit | La recensione del film di Taika Waititi

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jojooo

Candidato a numerosi Oscar, Jojo Rabbit è stato il film vincitore della “sceneggiatura non originale”. Sicuramente uno dei film migliori della scorsa annata.

Jojo Rabbit | La sinossi del film

Un bambino tedesco, fanatico nazista che ha come amico immaginario Hitler, passa le sue giornate all’addestramento per giovani nazisti. La sua vita cambia quando scopre che la madre nasconde in soffitta una ragazza ebrea.

Jojo Rabbit | La recensione del film

Taika Waititi crea una favola nera e sconfigge il nemico attraverso l’uso dell’ironia con cui ridicolizza un’ideologia assurda. In “Jojo Rabbit” Hitler è una presenza solo nella mente di Jojo, che quindi diventa allegoria di un’ideologia soffocante e manipolatoria che cerca di corrompere gli animi innocenti: i bambini. Bambini che vengono preparati alla guerra ed educati all’odio e al pregiudizio. Jojo è combattuto, inizierà infatti a provare simpatie per la ragazza ebrea nascosta nella sua casa nonostante il suo ossessivo fanatismo e l’incessante rievocazione (attraverso la figura idealizzata di Hitler) dei falsi principi con i quali è stato cresciuto.

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Proprio grazie all’inizio di questa particolare amicizia e grazie all’amore della madre Jojo riuscirà ad aprire gli occhi, ad uscire dalla caverna da cui era prigioniero e iniziare finalmente ad essere libero. Il regista presta particolare atenzione ai protagonisti: il personaggio di Jojo fa riflettere lo spettatore: come si può giudicare un bambino nazista dopo che esso è stato educato alla guerra? Jojo è lo specchio delle conseguenze dell’odio. Davanti ad un bambino che loda il fuhrer lo spettatore non resta indifferente.

Le altre due protagoniste sono due donne forti. Rosie, la mamma di Jojo, è la rappresentazione dell’amore materno, di un’amore paziente, incondizionato e spesso sofferto in quanto apparentemente impotente. Rosie, infatti, ha una diversa ideologia morale e politica rispetto a suo figlio eppure, senza costrizione, cerca di impartirgli insegnamenti completamenti diversi da quelli nazisti. Poi c’è Elsa, una ragazza ebrea forte e coraggiosa ma anche molto sensibile capace di vedere la bontà di Jojo che si cela sotto la divisa nazista. Tutti gli attori hanno interpretato benissimo le loro parti, nota di merito alla bravissima Scarlett Johansson. Grazie alla scenografia e alla splendida fotografia Waititi ricrea le atmosfere fiabesche e colorate di Wes Anderson che segnano un netto contrasto con la guerra e l’oppressione che aleggiavano in quegli anni.

Jojo Rabbit non regala solo risate ma anzi riesce a creare un giusto connubio tra commedia e drammaticità alternando momenti emozionanti e commoventi a momenti divertenti ma anche riflessivi, il tutto con il sottofondo di una colonna sonora pazzesca. Molti dettagli del film sono importanti, come ad esempio la danza che viene citata più volte e rappresentata come atto liberatorio ma anche l’amore per la vita.
Taika Waititi continua il viaggio cinematografico intrapreso da Chaplin più di settant’anni fa con Il grande dittatore sconfiggere la guerra con l’umanità, l’odio con l’amore.

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Cinema

Cannes 2020 | Annunciata la selezione ufficiale del festival che non ci sarà

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cannes 2020

Thierry Frémaux l’aveva detto ed è stato di parola, seppur la dichiarazione sia parso più uno sfoggio personale atto a celebrare il Festival del cinema per eccellenza – che di certo non aveva bisogno di superflui lustrini – che un effettiva risposta al forzato annullamento di Cannes 2020 a causa dell’epidemia di Covid-19. In ogni caso il delegato generale ha annunciato ieri, insieme al presidente del festival Pierre Lescure, la selezione di titoli che era stata prevista per l’edizione di quest’anno: film che potranno essere presentati o concorrere in altre kermesse (la grande rivale Venezia esclusa) o distribuiti direttamente in sala a patto di portare con loro il marchio Cannes. Un totale di 56 titoli – nessun italiano – annunciati senza la sezione nella quale avrebbero dovuto gareggiare, con ben quindici esordi e sedici produzioni a marchio femminile. Ma vediamo insieme una panoramica delle pellicole più interessanti che avrebbero dovuto originariamente vedere la prima luce delle sale sul suolo d’Oltralpe.

Da Wes Anderson a François Ozon

the french dispatch

The French dispatch

Il film più atteso dalla critica e dal pubblico era sicuramente The French Dispatch di Wes Anderson, pronto ad accompagnarci nelle dinamiche relazionali della sezione francese di quotidiano americano con il supporto di un cast delle grandissime occasioni (capitanato dai suoi feticci Bill Murray, Owen Wilson e Adrien Brody). Ma la lista di grandi autori è lunghissima, da François Ozon con il viaggio nostalgico in un’estate degli anni ’80 di Été 85 al “doppio” Steve McQueen con Mangrove and Lovers Rock – facenti parte di un progetto antologico per BBC Films -, da Thomas Vinterberg che in Druk – Another Round torna a collaborare col fido Mads Mikkelsen a Bruno Podalydès con Les Deux Alfred.

Leggi anche: Cannes 2019, i film e le star più attese in questo nuovo giro di Croisette

Dall’Oriente con furore

peninsula

Peninsula

Ma è soprattutto il cinema orientale a pagare il prezzo più alto: nell’edizione successiva al trionfo di Parasite (2019) erano molte infatti le proposte “con gli occhi a mandorla” pronte a caratterizzare le varie sezioni. Sia dal punto di vista più spettacolare, con Peninsula di Yeon Sang-ho – sequel dell’instant cult Train to Busan (2016) che avrebbe fatto saltare dalla sedia i critici più abbottonati, che da quello più intimista e crepuscolare: la lunga lista include i nuovi lavori di maestri/e conclamati quali Hong Sang-soo (con Heaven), Naomi Kawasi (True mothers), Im Sang-soo (Évent), oltre alla visione globale di Septet: The Story Of Hong Kong, che ripercorre la storia del cinema dell’ex colonia britannica attraverso lo sguardo di sette grandi registi come Ann Hui, Johnnie To, Tsui Hark, Sammo Hung, Yuen Woo-Ping, Patrick Tam e Ringo Lam.

Non manca l’animazione, con il nuovo atteso lavoro della Pixar ossia il Soul diretto da Pete Docter – recentemente autore dell’ottimo Inside out (2015) e l’ultimo film dello studio Ghibli firmato dal figlio d’arte Goro Miyazaki, il fantastico Aya and the Witch. Tra i debutti d’eccellenza dietro la macchina da presa citiamo il Failing di Viggo Mortensen: anche lui, come i suoi colleghi esordienti e meno famosi, avrebbe forse voluto vivere l’emozione della “prima volta” in maniera ben diversa.

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Cinema

Clint Eastwood | I 90 anni di una leggenda

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clint eastwood

Compirà lo storico traguardo soltanto domenica 31, ma non è mai troppo presto per celebrare il novantesimo compleanno di una personalità che ha segnato indelebilmente la Settima Arte, sia dietro che davanti la macchina da presa. Nella speranza che possa seguire le orme del compianto collega portoghese Manoel de Oliveira, il cui ultimo progetto prima della morte venne diretto alla veneranda età di 106 anni, ripercorriamo insieme le tappe più significative di un volto simbolo del cinema, capace di reinventarsi continuamente in una carriera iniziata, citando Sergio Leone, con solo due espressioni – una con il cappello e una senza cappello.

Clint Eastwood | Gli inizi

per un pugno di dollari

Per un pugno di dollari

Ed è proprio al grande maestro italiano che Clint deve la sua fama iniziale, quando venne scelto per il ruolo di protagonista nel film simbolo del filone spaghetti western, ossia l’immortale Per un pugno di dollari (1964). Prima del “remake” non autorizzato del grande classico di Akira Kurosawa La sfida del samurai (1961), il Nostro era conosciuto esclusivamente dal pubblico d’Oltreoceano: dopo alcuni parti da comprimario, il suo primo ruolo importante è quello di main character nella serie western Gli uomini della prateria – andata in onda per otto stagioni – e proprio il suo portamento per la figura del cowboy risulterà un elemento chiave della sua intera carriera. La trilogia del dollaro consacra Eastwood a star di risonanza mondiale e da lì sarà tutto in discesa.

Clint Eastwood | La fama

ispettore callaghan il caso scorpio è tuo

Ispettore Callaghan il caso Scorpio è tuo

Ancora star di frontiera nel solido Impiccalo più in alto (1968) e nello stesso anno è protagonista di L’uomo dalla cravatta di cuoio – inizio di un altro fortunato sodalizio con un regista di culto come Don Siegel – e co-star al fianco di Richard Burton del memorabile war/spy movie Dove osano le aquile. I cachet aumentano notevolmente e l’attore realizza un suo grande sogno, quello di avviare una compagnia di produzione ossia la Malpaso Production, attiva con successo tutt’oggi. Dopo il western leggero, in cui divise il set con la grande Shirley MacLaine, Gli avvoltoi hanno fame – diretto nuovamente da Siegel – gli anni ’70 segnano l’inizio della fortunata saga dell’ispettore Callaghan: cinque titoli che confermano la sua immagine di vendicatore duro e puro, senza compromessi, pur al netto di qualche critica dalle frange più pacifiste dell’opinione pubblica che criticavano l’esaltazione di un personaggio reazionario.

Quel decennio segna anche il debutto dietro la macchina da presa, prima con il misconosciuto Brivido nella notte (1971) e poi con il solido western Lo straniero senza nome (1973), dove palesa influenze proprio dal cinema di Leone e Siegel. Altre prove registiche degne di nota del periodo sono Assassinio sull’Eiger (1975) e Il texano dagli occhi di ghiaccio (1976) è ormai Clint è apprezzato e affermato da entrambi i lati della camera, mentre nel 1979 prende parte ad un sempiterno cult quale Fuga da Alcatraz (1979).

Leggi anche: Al Pacino | La leggenda del cinema compie 80 anni

Clint Eastwood | Gli anni ’80

i ponti di madison county

I ponti di Madison County

Gli eighties gli regalano inizialmente meno soddisfazioni, ma grazie a Callaghan torna sulla breccia e con due film solitamente poco considerati come Corda tesa (1984) e Per piacere… non salvarmi più la vita (1984) torna nei favori del pubblico, che lo premia anche per la sua nuova regia ossia Il cavaliere dal viso pallido (1985), ennesimo e vincente ritorno al western, e per il dissacrante Gunny (1986), anche questo da lui diretto. La parallela carriera d’autore gli porta fortuna alla fine del decennio, quando vince il Golden Globe come miglior regista per il biografico Bird (1988). Un preludio a quanto avverrà pochi anni dopo, quando con il magnifico e dolente western Gli spietati (1992) agguanta ben quattro premi Oscar – tra cui miglior film e regia – su nove nomination. Nell’immediato futuro alterna i due “mestieri”, prendendo parte o realizzando progetti di successo critico e commerciale come Nel centro del mirino (1993) e lo struggente Un mondo perfetto (1993), per dirigere e interpretare poi un grande classico come I ponti di Madison County (1995) al fianco di Meryl Streep.

Clint Eastwood | Dal 2000 in poi

gran torino

Gran Torino

Il nuovo millennio gli consegna il Leone d’oro alla carriera e altre soddisfazioni come le sei nomination agli Oscar per Mystic River (ma in questo caso Clint rimarrà a bocca asciutta). Poco male, perché nel 2005 si rifarà con le quattro statuette per Million Dollar Baby – film e regia incluse. L’Eastwood regista è ormai un fiume in piena e da lì a breve firma un dittico bellico dallo sguardo inedito, raccontando la battaglia di Iwo Jima da due diversi punti di vista in titoli distinti, tra i quali spicca quello in ottica giapponese: Lettere da Iwo Jima (2006) è un’opera coraggiosa e intensa, recitata in lingua nipponica nella sua versione originale. Due anni dopo il Nostro annuncia il primo ritiro dalle scene nelle vesti di attore, coincidente con l’interpretazione in Gran Torino (2008) – magistrale, provvisoria, chiusura di una carriera con un’uscita di scena delle grandi occasioni.

Come tutti sappiamo Clint ha poi cambiato idea, prima prestandosi al mediocre dramma familiare Di nuovo in gioco (2012) e poi nel più recente Il corriere – The mule (2018), ad oggi sua ultima performance davanti allo schermo. Da regista invece continua a sfornare film su film, passando da titoli eccellenti come Changeling (2008), Invictus (2009) e l’ultimo Richard Jewell (2019) ad altri minori quali Hereafter (2010) e Ore 15:17 – Attacco al treno (2018), tenendo comunque sempre alta la sua idea di cinema e di vita. Perché pur da repubblicano incallito, Eastwood non ha mai smesso di mettere in risalto luci e ombre di un Paese con uno stile e relativo approccio risultante un unicum nel panorama mondiale, sospeso tra il classico e la modernità di un uomo – perfetta, instancabile, crasi tra due epoche.

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