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Venezia 72, conferenza stampa The Danish Girl: “L’amore è la chiave dell’inclusione”

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Dopo Il Discorso del Re e Les Miserables, il regista Tom Hooper torna al cinema con The Danish Girl, un intenso dramma ispirato ad una storia vera, che sarà nelle sale italiane a Febbraio 2016 distribuito dall’Universal Pictures. Il film scritto da Lucinda Coxon è in Concorso alla 72° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e, ad introdurlo in conferenza stampa il 5 Settembre erano presenti il regista e gli interpreti Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Amber Heard e Mathias Schoenaerts. Dopo aver vinto il Premio Oscar per la superba interpretazione dello scienziato Stephen Hawking in La Teoria del Tutto, il giovane Redmayne ha sfidato nuovamente il grande schermo con un ruolo complesso e ricco di sfumature che confermano ancora una volta il suo straordinario talento. “Fin dalle prime conversazioni con Eddie abbiamo parlato dell’idea che lui recitasse il ruolo di una donna che si rivela. Come scoprire questa femminilità latente era fondamentale. Un percorso profondo. Lili ha avuto un coraggio straordinario ad ascoltare questa voce di infelicità che le parlava da dentro. Ha combattuto per essere quello che era veramente” ha spiegato Hooper, introducendo il personaggio al centro del suo film.

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Nella Copenhagen dei primi anni ‘20, l’artista danese Gerda Wegener dipinge un ritratto del marito Einar vestito da donna. Il dipinto raggiunge grande popolarità ed Einar inizia a mantenere in modo permanente un’apparenza femminile, mutando il suo nome in Lili Elbe. Spinto da ideali femministi e supportato dalla moglie, Elbe tenta di effettuare il primo intervento per cambio di sesso, ma questa decisione avrà grosse ripercussioni sul suo matrimonio e sulla sua identità. La mente creativa e sensibile dell’uomo innamorato perdutamente dell’intraprendente Gerda, viene inghiottito da un desiderio e un sentimento ingovernabile che lo trasformano gradualmente in qualcosa di diverso. “L’emergere di Lili si realizza grazie allo spazio creato dall’arte. Il viaggio nel gender di questo personaggio è stato straordinario nell’affrontare la storia dei generi nel corso degli anni. Con il suo radicalismo Lili sperimenta la sua femminilità” ha aggiunto il regista, seguito poi da Eddie Redmayne che, parlando della dualità del suo personaggio, ha detto: “Fin dal primo momento ho pensato che fosse la miglior sceneggiatura che avessi mai letto, una storia d’amore appassionata e così profonda. L’idea della trasformazione non è stata facile da subito. Come attori si spera sempre di avere storie straordinarie da raccontare e poter recitare Lili è stato un sogno che si è realizzato. Non credo di aver trasmesso nulla della sua reale brillantezza, del suo coraggio, la sua istruzione in tanti settori… ma ho incontrato molte persone della comunità transgender e la loro disponibilità è stata straordinaria nello spiegarmi varie cose e rispondere ai miei dubbi e domande. Recitare la pare della loro icona storica è stata una grande fortuna“. Il motore del film è l’amore che, come ha sottolineato Hooperè la chiave dell’inclusione” che permette a Lili di trovare il suo posto all’interno della società, nonostante i numerosi pregiudizi e le difficoltà apparenti della sua condizione. 

the danish girl

A stupire tuttavia è Alicia Vikander, una giovane attrice svedese che abbiamo visto recentemente nel film di fantascienza Ex Machina e in Operazione UNCLE di Guy Ritchie. Infatti, anche se Redmayne regala un’interpretazione sorprendente ed emozionante dall’inizio alla fine, la Vikander nel ruolo di Gerda non si limita a fare da spalla al protagonista, bensì trasmette un carisma e uno spessore espressivo degno di un’attrice con la A maiuscola. “Sono stata attratta dall’aspetto straordinario di questa storia d’amore unica e straordinaria tra due persone, ma anche una storia di amore per se stessi. Gerda era una donna all’avanguardia e precedeva i suoi tempi. Io stessa sono rimasta colpita da questi due poli del film; non solo dal viaggio di Lili in un periodo senza esempi e punti di riferimento, ma anche il percorso con cui lei cerca di capire ed accettare se stessa. Gerda era una donna in grado di amare qualcun altro più di se stessa e vorrei avere un po’ di lei in me” ha dichiarato l’attrice. Tra i sentimenti dell’amore e dell’amicizia prende forma un tema di rilevanza sociale che tocca la sfera della sessualità. Quando ci si addentra in questi argomenti si rischia sempre di prendere la strada sbagliata o la più difficile. A tal proposito Tom Hooper ha sottolineato che “Il cattivo in questo film è il dualismo, ovvero l’idea di una dualità. il trangender oggi è uno spettro molto vasto. Non è necessario più arrivare alla chirurgia“, e alla domanda sul perchè non avesse scelto un attore trans al posto di Redmayne ha risposto: “Ci sono molti attori trans di ottimi livello con un accesso molto limitato al cinema e sono favorevole a qualsiasi cambiamento che possa avvenire per un loro maggiore coinvolgimento. Rebecca Ruth per esempio ha fatto alcuni miei film…Eddie ha già fatto ruoli femminili nel passato come Violet, quindi aveva già sperimentato questo aspetto. E’ stata solo una scelta istintiva, è un grande attore che mi entusiasma”. Per sostenere la tesi, al termine della conferenza stampa, Eddie Redmayne ha tenuto a precisare che “la sessualità è diversa dal genere. Il genere è qualcosa che si può osservare“.

 

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Giffoni Film Festival

Gabriele Mainetti a Giffoni porta la sua passione e la sua esperienza

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gabriele mainetti giffoni

Dopo aver lasciato a bocca aperta il suo pubblico, Gabriele Mainetti torna ad emozionare i ragazzi di Giffoni, ospite della 52esima edizione del Festival.

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Gabriele Mainetti emoziona il pubblico di Giffoni

Le emozioni sono più grandi, se condivise. Ha esordito così il celebre e apprezzato cineasta romano, parlando della difficoltà che sta affrontando il settore, dopo due anni di pandemia. Da grande appassionato di cinema, ed essendo anche impegnato nella produzione, con la sua Goon Films, sa bene che il bisogno di vivere quella grande emozione non può morire. Si tratta solo di un momento difficile.

La sala è uno spazio importante, ha un altro significato e si capiscono cose diverse rispetto al piccolo schermo.

Ho difeso Freaks Out perché sentivo che poteva esserea accolto in un altro modo – prosegue Mainetti. Il tempo e l’attesa gli hanno dato ragione. Il film, presentato in concorso alla 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cineamtografica di Venezia, è stato venduto in quasi tutto il mondo, nonostante la romanità intrinseca del linguaggio.

Tra segreti e doppie anime

A tal proposito, parla della sua doppia anima. Mia nonna era del New Jersey, io ho fatto la scuola americana, mia sorella vive lì da 30 anni e la realtà newyorchese è qualcosa che mi appartiene. Ma poi sono un romanaccio, ho esplorato la mia città in qualsiasi quartiere.

Il grande segreto è dentro di te, quello che sei ti rende speciale.

Andando invece più a fondo sui suoi personaggi, un concetto emerge chiaro e forte: l’importanza del cambiamento. Il cambiamento è fondamentale, è quello che cerca lo spettatore. Il protagonista è un veicolo enorme e deve compiere un percorso, che ci spinge a scoprire il mondo. La vita di nessuno di noi è facile, lo spettatore cerca quindi la catarsi. Almeno nel cinema che piace a me.

Il rapporto con gli attori

Ho fatto l’attore per 15 anni – ricorda Mainetti – Ho un rapporto empatico con gli attori, lavoriamo insieme alla scena. Per Freaks Out ho cercato di creare il gruppo, portandoli in campagna. Gli attori sono persone, per cui devi forzarti a capire che sono fragili e ognuno esprime diversamente le sue fragilità. Non sempre ci si riesce.

Ho provato a pensare qualcosa di diverso; fare un cinema in grande ma italiano, alla Leone anche se io non sono lui, è qualcosa per tutti. Mi rincuora sentire da parte del pubblico il calore, in fondo è il pubblico a decidere, non i registi.

Il compito del film è che sia un evento importante.

Giffoni Film Festival | Il cinema secondo Gabriele Mainetti

A me piacciono tante cose. Dostoevskij, Bunker. Adesso sono in affanno, alla ricerca di qualcosa che mi possa ispirare. Faccio ricerche, cerco di capire, il film poi è la mia tesi, come all’università.

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Amo il grande cinema, non solo quello di genere. Per Freaks Out ci sono tre grandi autori come linee guida: Steven Spielberg (per l’avventura), Mario Monicelli (per i personaggi idiosincratici) e Sergio Leone (per il senso epico). A cui si unisce la grande lezione di Quentin Tarantino, con la possibilità di reinterpretare il cinema. Però lui è più metacinematografico, io sono più romanticone. Freaks Out è anche un film sul cinema, quello che ho conosciuto all’inizio della mia vita, quello universitario e quello conosciuto da attore.

Entrambi i miei film cercano la comunione con l’altro. Se in Jeeg grazie all’amore di una donna si sviluppa l’arco trasformativo, anche in Freaks la donna è al centro e possiede il senso della famiglia.

Non sono un amante del cinema dei supereroi, ma mi piace il soprannaturale che trasfigura il reale.

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Giffoni Film Festival

Aurora Giovinazzo a Giffoni parla di talento e disciplina

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Al 52esimo Giffoni Film Festival arriva una delle più giovani e promettenti attrici degli ultimi anni, che risponde al nome di Aurora Giovinazzo. Protagonista di Freaks Out e di Anni da cane, l’attrice ventenne, origininaria di Roma, torna in Cittadella ed è un tornado di energia.

Al Festival di Giffoni 2022 arriva Aurora Giovinazzo

Non ho l’ansia come l’anno scorso – ha esordito la Giovinazzo, durante l’incontro coi giurati Mi sono preparata mentalmente. Siamo tutti giovani e ci troviamo bene, comunichiamo e se so rispondere bene, sennò ci facciamo una risata.

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Dopo aver presentato le varie categorie di giurati, sotto suggerimento dei presentatori, la gradita (e divertita) ospite ha improvvisato addirittura un passo a due di salsa con uno dei ragazzi della sala. Erano tre anni che non ballavo – dice ad Angelo, suo partner sul palco – Mi hai resa felicissima.

La Giovinazzo è infatti campionessa mondiale di salsa, e sta preparandosi per una gara molto importante, in programma ad ottobre. Ma prima deve riprendersi dall’infortunio al ginocchio, e nel frattempo si dedica al nuovo misterioso ruolo che la attende. La preparazione è molto intensa, perché si tratta di un ruolo tosto, fisico, ma stimolante.

Dal ballo alla recitazione, approdando a Venezia

Intanto la vedremo ne L’uomo sulla strada, che ha da poco finito di girare a Torino, e di nuovo in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, con il cortometraggio di Mauro Zingarelli, prodotto da Slim Dogs e intitolato Nostos.

A chi le ha chiesto come si è approcciata alla recitazione, ha dato tutto il merito alla mamma. Mi ha guidata, perché da piccola mi piaceva fingere, quindi mi ha indirizzata verso questo settore, inconsapevole di tutto.

Sono fortunata perché so quello che ho. Poi ho un piano B, che in realtà è un piano A: il ballo.

Il legame con i personaggi

Rispetto all’esperienza di Freaks Out e alla sua Matilde, ha sottolineato quanto si sia sentita al sicuro sul set con Gabriele Mainetti. Mi ha guidata dal primo all’ultimo giorno di set, è stato bellissimo, emozionante , magico. Ha fatto stimolare in me questa voglia di recitazione, mi ha fatto vedere questo mondo in chiave diversa. Sono diventata un po’ più Matilde dopo. Mi è rimasta dentro e, al tempo stesso, le ho dato qualcosa.

Ogni personaggio che uno fa lascia sempre qualcosa – prosegue la Giovinazzo – Si studia per mesi e, se c’è qualcosa di tuo gradimento, resta. Poi io sono ancora in un processo formativo, ho 20 anni!

L’importanza della disciplina, oltre al talento

Quando ha saputo della sua nomination ai David di Donatello, ha pianto al telefono con la mamma – condivido tutto con la mia famiglia – e si è preparata a lungo per il ruolo in Oltre la soglia. Devi focalizzarti su una cosa, anche perché il set è complicato, ti provoca uno stress fisico, per cui la preparazione è la cosa più fondamentale. Importante non prendere il ruolo e il set con superficialità.

Leggi anche: Micaela Ramazzotti racconta le sue donne “storte” al Giffoni Film Festival

Il mio punto a favore è che sono un’atleta, ti dà una disciplina vera e propria. Poi il talento, secondo me, va preso con le pinze. Viene generato, nutrito nasce dalle persone che ti vogliono bene e che vedono qualcosa che sai fare e ti dicono di sfruttarlo. Il talento è uno stimolo a diventare qualcuno per te e non per gli altri.

Aurora Giovinazzo parla del tema di Giffoni: INVISIBILI

Tema di quest’anno di Giffoni è INVISIBILI. La giovane ed esuberante attrice non ha potuto ovviamente esimersi dal raccontare il suo rapporto con una simile condizione. Ci sono casi in cui mi trovo a mio agio, in cui sono frizzante, colorata e ho voglia di conoscere. E altri casi in cui preferisco mettermi da parte, essere ignorata, ho bisogno dei miei momenti.

Voglio sentirmi invisibile.

Ma cos’è il cinema per Aurora Giovinazzo? Il cinema è fatto apposta per sognare. Un film, un personaggio, possono essere il nostro psicologo. Il cinema, i film, i libri, hanno una funzione magica. Il cinema è uno strumento molto importante per la formazione dei giovani. Ci lascia immaginare, emozionare.

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Giffoni Film Festival

Micaela Ramazzotti racconta le sue donne “storte” al Giffoni Film Festival

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micaela ramazzotti giffoni

Alla 52esima edizione del Giffoni Film Festival, Micaela Ramazzotti arriva accompagnata dalla figlia Anna – la cui nascita è stata filmata nel film di Francesca Archibugi, Il nome del figlio.

Ospite della manifestazione campana, l’attrice di origini romane, in abito lungo e colorato, con un biondo che la rende ancora più luminosa, si racconta alla stampa, prima di incontrare i giurati di Giffoni.

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Micaela Ramazzotti a Giffoni | Perché amo interpretare donne “storte”

Ormai esperta di un certo tipo di personaggio, alla quale riesce sempre a donare una concretezza e una sensibilità particolari, la Ramazzotti spiega il perché delle sue scelte.

«I personaggi con peculiarità sono diventati la mia scelta. Come le donne che vivono mondi subalterni, donne “storte”, in contesti sociali difficili. Ho amato dar vita a questi personaggi.

Chi soffre è perché è più sensibile.

Ho frequentato tante strutture psichiatriche e gruppi per preparammi ai ruoli, e mi sono sentita capita. Bisogna sempre avere una rete di persone intorno a chi sta male. Poiché è difficile parlarne, continuerò a fare questi personaggi, è importante».

«Per noi donne dello spettacolo è un momento importante, abbiamo una grande possibilità, che ci sta dando la carica e l’entusiasmo – prosegue – Ma se mi giro e guardo mondi di sfruttamento, subalterni, credo che bisognerebbe puntare il faro lì. Per far in modo che il vantaggio arrivi anche dove c’è bisogno».

Tra Michele Placido e Carlo Verdone, cosa si aspetta da Giffoni

Per quanto riguarda invece la sua esperienza con due grandi mostri del cinema italiano, Michele Placido e Carlo Verdone, ricorda due momenti importanti della sua carriera. Il primo riguarda uno dei prossimi progetti, che la vede protagonista, al fianco di Riccardo Scamarcio e Louise Garrel, in L’ombra di Caravaggio.

«Ho interpretato la musa ispiratrice di Caravaggio, una prostituta che aveva sua figlia in braccio e in cui vide la Madonna».

Nel cinema la timidezza non c’è.

«Carlo Verdone mi ha dato il primo consiglio, che ancora oggi ricordo: “Vai e spacca tutto”. Mi aveva vista molto agitata, perché io sono emotiva ed ero agli inizi».

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A chi le domanda poi cosa si aspetti dai ragazzi di Giffoni, quale lezione vorrebbe dare loro, risponde con un candore e un’arguzia disarmanti: «Loro insegneranno a me, hanno combattuto in questi due anni e hanno sviluppato una grande sensibilità».

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