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Venezia 79 | Lars Von Trier torna nel suo Regno con una terza stagione folle
4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

A venticinque anni di distanza dall’ultima puntata, Lars Von Trier torna sul luogo del delitto per dirigere la terza e ultima stagione di The Kingdom, la serie tv danese che, nell’ormai lontano 1994, scrisse e diresse con lo scopo di sorprendere il pubblico «da salotto» con una storia incomprensibile e un tono strafottente tra il demenziale e l’horror. È facile riconoscere oggi come quel progetto apparentemente sconclusionato abbia in realtà anticipato mode, tendenze e serie tv che sarebbero arrivate dopo, da The Office a In the Loop (e i loro equivalenti statunitensi, tra cui Veep), grazie ai suoi filmati dalla fotografia sciatta, ai movimenti di camera da doc casalingo e alla voglia di ridere catarticamente dei comportamenti oltraggiosamente sbagliati sul luogo di lavoro.

In questo caso, la serie è ambientata in un ospedale praticamente privo di pazienti ma pieno di medici e infermieri che di fatto non lavorano mai, stravolgendo i codici dei medical drama in tv e, soprattutto, mettendo a dura prova il telespettatore con intrighi sempre più ingarbugliati e repentini cambi di registri narrativi, impiantati dentro lo schema rigido e stantio della soap opera. 

E se è vero che The Kingdom oggi potrebbe apparire un po’ vecchiotto, questa terza stagione non fa niente per evitare l’effetto dejavu o per rinnovare, a livello estetico e narrativo, quel tipo di racconto (come invece fatto da Lynch per la terza stagione di Twin Peaks). Anzi, fa esattamente il contrario. Tutto è in stile anni ’90, tutto è uguale a prima: compreso le establishing shot dell’ospedale dall’esterno e il filtro color seppia. Von Trier ambisce a non far percepire alcuno stacco temporale allo spettatore, a dare l’impressione che la sua serie sia stata girata tutta insieme: il mito della continuità totale anche se passano gli anni, cambiano i registi e si avvicendano gli sceneggiatori.

The Kingdom | dagli anni Novanta a oggi

In questi venticinque anni, Il Regno ha continuato ad esistere e ad “operare”, cercando di far dimenticare la cattiva fama che aveva ottenuto a causa di uno sciroccato regista che tempo fa decise di creare una serie tv attorno alla struttura ospedaliera. È tramite la finzione del regista – le precedenti stagioni della serie, che la protagonista vede in tv giudicandole “una boiata” – che prende le mosse questo ultimo capitolo metatestuale, rendendo la rappresentazione più vera del vero.

Il rischio, ovviamente, è quello di ritrovarsi a prendersi gioco di un mondo televisivo che in realtà non esiste più. La medesima ironia sui rapporti tra svedesi e danesi dà forma a trovate nuove, lo stesso approccio al fantastico si traduce in nuove visioni di questo ospedale infestato da tutto, ma ciò che negli anni ’90 appariva sfrontato ed eccitante (cioè l’approccio sfacciatamente disinteressato allo stile, gustosamente amatoriale, e alla trama, assolutamente pretestuosa) oggi, in un mondo delle serie tv totalmente diverso, sembra sparare nel vuoto.

Una poetica dell’autoreferenzialità

Lo stesso Von Trier, che da tempo ha elevato l’autoreferenzialità a cifra poetica, è uno dei pochi cineasti in grado di rendere sincera la celebrazione di sé, facendola apparire come qualcosa di autentico. Come sempre, però, il suo cinema trova i momenti più intensi quando ammette la sconfitta, cioè quando il regista rinuncia ad essere il demiurgo della sua opera-gioco, le cui regole sono già scritte per essere vinte e padroneggiate, quando emerge il gusto situazionista per cui ogni scena si esaurisce immediatamente: incerto ed inconcludente, ma anche finito e de-finito (mai come in questo caso, visto che la terza stagione di The Kingdom nasce proprio dalla volontà di dare una conclusione alla trilogia). 

Il luogo della cura per eccellenza diventa il luogo di un orrore inesplicabile, il luogo da cui si proietta il desiderio della società di curarsi, di non terminare, esattamente come non terminano le immagini di questa d(enm)ark-comedy infinita, che si proietta sempre in avanti e che può essere ripresa in qualsiasi momento, anche a distanza di diversi decenni, almeno fino a quando il primario non decide di staccare la spina.

Giornalista cinematografico. Fondatore del blog Stranger Than Cinema e conduttore di “HOBO - A wandering podcast about cinema”.

Festival

She Came to Me: trama e cast del film di apertura di Berlino 2023

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La 73esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, che si terrà dal 16 febbraio, si aprirà con “She Came To Me”, la commedia romantica di Rebecca Miller con il suo cast stellare.

La commedia statunitense più attesa dai fan di Peter Dinklage e Anne Hathaway finalmente sta per essere vissuta e gustata. Scelta per inaugurare l’evento berlinese il 16 febbraio, la pellicola, della regista Rebecca Miller, vedrà un cast altissimo, di livello internazionale e stellare.

She Came To Me - Fonte: Google

She Came To Me – Fonte: Google

Il film vede la produzione da parte di Damon Cardasis, Pamela Koffler, Christine Vachon, Rebecca Miller, Len Blavatnik e Anne Hathaway.

La pellicola è stata presentata al concorso nella sezione Berlinale Special Gala, insieme a Encounters e Panorama, Classics e Retrospettive, in qualità di ospite del Festival, come vuole la tradizione. Il cast è formato da Peter Dinklage, Marisa Tomei, Joanna Kulig, Brian d’Arcy James e Anne Hathaway.

Le parole dei direttori della Berlinale: Siamo molto contenti di aprire questa edizione del festival con una commedia irresistibile che si basa sui conflitti quotidiani della società occidentale” commentano i direttori della Berlinale Mariëtte Rissenbeek e Carlo Chatrian “I personaggi, ideati da Rebecca Miller e incarnati da attori fantastici, scelgono di seguire l’ispirazione del momento invece di farsi guidare dai dettami della società. Come un film hollywoodiano pre-codice, She Came to Me è una magica ode alla libertà di espressione”

She Came to Me: la trama del film

Nel mese che celebra l’amore in ogni sua forma, la pellicola parla proprio di una storia d’amore che intreccia le vite di numerosi personaggi residenti tutti a New York. Tra questi, ritroviamo il compositore Steven Lauddem (Peter Dinklage) alle prese con un blocco creativo per la colonna sonora della sua grande opera.

Sua moglie Patricia (Anne Hathaway), ex sua terapista, si metterà alla ricerca della giusta intuizione. Ciò che troverà supererà ogni aspettativa. La storia di Rebecca Miller, dopo la sua ultima opera del 2016 Il piano di Maggie e del 2009, dal titolo Le vite private di Pippa Lee – all’epoca in concorso – è pronta a far emozionare il pubblico, in un pathos forte e intenso.

She Came to me _ Fonte: Google

She Came to me _ Fonte: Google

Qualche giorno fa sono stati annunciati tutti gli ospiti della Berlinale: tante le star internazionali anche americane, da Steven Spielberg, che avrà l’Orso d’oro alla carriera a Kristen Stewart, presidente di giuria. Le pellicole che parteciperanno alla competizione saranno invece 18. Grandi i nomi che faranno da cornice alla competizione tedesca più attesa d’inverno.


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Festival

Limbo: trama e cast del film

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Una scena di Limbo – Newscinema.it

Anche l’Australia partecipa al Festival del Cinema di Berlino, con Limbo, un film drammatico e poliziesco. Ecco tutte le informazioni che abbiamo a riguardo.

Il prossimo 16 febbraio comincerà la 73esima edizione del Festival del Cinema di Berlino, che vedrà competere film provenienti da tutto il mondo. Non solo Europa, quindi (l’Italia, tra l’altro, partecipa con numerosi titoli), ma anche America, Asia e Oceania. Proprio l’Australia ha portato Limbo, un poliziesco-giallo dai toni drammatici.

Limbo: la trama del film

Limbo è classificato come poliziesco, drammatico e giallo. Ambientato (e girato) interamente in Australia, racconta la storia del detective Travis Hurley, che deve indagare su un misterioso omicidio di una giovane donna aborigena. Il detective è costretto a seguire le indagine in una zona del Paese dove le discriminazioni sociali sono molto forti e gli aborigeni vengono costantemente discriminati. Durante le sue ricerche, stringe un forte legame con i parenti della vittima e viene a scoprire di un lato della società di cui ignorava l’esistenza. Il film, infatti, ha come obiettivo quello di raccontare l’altra faccia dell’Australia e mostrare al mondo in quali condizioni vive il popolo aborigeno.

La pellicola è stata diretta da Ivan Sen, regista aborigeno australiano ed è stato girato nel sud dell’Australia. Hanno collaborato Bunya Productions e Windalong Films. Il film, inoltre, è girato in bianco e nero.

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Simon Baker – Newscinema.it

Limbo: il cast del film

Tra gli attori che compongono il cast di Limbo, spicca tra tutti Simon Baker, che interpreta il protagonista, il detective Travis Hurley. Completano il gruppo Rob Collins, Natasha Wanganeen, Nicholas Hope e Nick Buckland.


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Festival

Ingeborg Bachmann: trama e cast del film

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Una scena di Ingeborg Bachmann – Newscinema.it

Al Festival del Cinema di Berlino sarà in gara anche Ingeborg Bachmann, film tedesco incentrato sulla vita della poetessa omonima. Ecco tutte le informazioni che abbiamo sulla pellicola.

Il Festival del Cinema di Berlino inizierà il 16 febbraio ed è ormai vicino. Parteciperanno film provenienti da tutto il mondo, tra cui molti italiani. La Germania, tuttavia, quest’anno ha deciso di farsi notare portando due film che promettono di essere molto interessanti: Bis ans Ende der Nacht e Ingeborg Bachmann. Andiamo a scoprirne di più su quest’ultimo.

Ingeborg Bachmann, la trama

Come suggerisce il titolo, la pellicola racconta la vita dell’autrice austriaca Ingeborg Bachmann, vissuta tra il 1926 e il 1973. Si focalizza, soprattutto, sulla sua storia d’amore con il collega svizzero Max Frisch.

Il film parte dalla nascita della grande poetessa e ripercorre tutta la sua vita, soffermandosi, in particolare, sui numerosi luoghi in cui ha vissuto: Berlino, Zurigo, Roma, nonché il suo importantissimo viaggio in Egitto. Esplora, inoltre, la sua poetica e i suoi ideali di scrittura, esponendo, attraverso la ricostruzione della sua vita, il suo pensiero letterario.

La pellicola è diretta da Margarethe von Trotta ed è stato girato non solo in Germania, ma anche in Austria, Svizzera e Lussemburgo, con la produzione di Amour Fou Luxenbourg, Amour Fou Vienna, Heimatfilm e Tellfilm.

Il sottotitolo è Reise in die Wüste, che dal tedesco può essere tradotto come “Viaggio nel deserto”.

Ingeborg Bachmann newscinema

Una scena di Ingeborg Bachmann – Newscinema.it

Ingeborg Bachmann, il cast

Il cast di Ingeborg Bachmann vede attori importanti come Vicky Krieps nel ruolo della protagonista e Ronald Zehrfeld nel ruolo dello scrittore Max Frisch. Seguono Tobia Samuel Resch (Adolf), Basil Eidenbenz (Hans), Luna Wedler (Marianne), Marc Limpach (Tankred), Katharina Schmalenberg (Isolde) e Renato Carpentieri, che interpreta il poeta italiano Giuseppe Ungaretti.


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