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Cinema

Waiting For the Barbarians, uno spietato Johhny Depp veste i panni del colonnello Joll

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In un anonimo insediamento di frontiera, il magistrato e amministratore del campo attende di andare in pensione, e attende dunque anche l’arrivo del Colonnello Joll (un cattivissimo Johnny Depp), rappresentante del “L’Impero”, e che da quel momento dovrà occuparsi di gestire l’ordine con i confini “minacciati” dai vicini barbari, ovvero le popolazioni nomadi che da sempre abitano quelle terre. La vecchia gestione ordinata, conciliante e tollerante del magistrato (un bravissimo Mark Rylance) andrà così a confrontarsi e scontrarsi con i nuovi modi inquisitori e persecutori del Collonello Joll (poi doppiati dai modi del suo ufficiale Mandel, interpretato da Robert Pattinson), militare impettito che incarna l’autoritarismo moderno e calza sul naso un paio di occhialetti tondi da sole che ne anticipano un’autorevolezza eccentrica. Dunque, una gestione pacifica soppiantata da una nuova incursione brutale e guerrigliera.

Da una parte all’altra dei confini, occupati e occupanti, mondi antichi e mondi moderni si confrontano e si scontrano in quello che è un sottile gioco e scambio di crudeltà e oppressione dove i barbari sono, di volta in volta, tanto gli uni quanto gli altri. Poi, a incarnare il simbolo di questo conflitto, sarà anche una bellissima ragazza delle tribù barbare divenuta suo malgrado vittima e capro espiatorio di quello scontro. Una storia che sembra avere radici e tempi antichi ma che è in realtà molto più moderna e contemporanea del previsto, e che ancora una volta vira lo sguardo del racconto verso un atto di ribellione necessario e simbolico.

Curiosità: La depressione di Johnny Depp: “Ho pensato anche al suicidio”

Adattando per il grande schermo l’omonimo romanzo del premio Nobel per la letteratura J. M. Coetzee, Waiting For the Barbarians del colombiano Ciro Guerra (El abrazo de la serpiente, Oro verde – C’era una volta in Colombia) che qui debutta in lingua inglese, è film che indaga il tempo astratto di un colonialismo ante litteram per riflettere sul giogo delle oppressioni, nell’alternanza del punto di vista tra oppressori e oppressi, in un carosello narrativo secondo cui i barbari possono rappresentare gli uni o gli altri schieramenti a seconda delle nefandezze di cui si macchiano di volta in volta. In un racconto di ampio respiro e di ambienti bellissimi (che siano gli orizzonti desertici a perdita d’occhio o gli interni bui e carcerari), Waiting For the Barbarians si prende tutti gli spazi e i tempi vuoti della narrazione per riempirli di significato nel conflitto tra punti di vista, modi di fare, emozioni e reazioni umane.  Tra torture reali e psicologiche, conflitti pratici interiori e (soprattutto) di coscienza, la lotta tra due civiltà e due realtà entrambe barbare a loro modo viene narrata attraverso la scia di parole, violenza e sangue che attraversa il film e la linea indefinita di quel confine solo ideale. Ciro Guerra riproduce dunque con fedeltà ideologica lo scarto esistente tra popoli, e nella stilizzazione dei personaggi (più o meno manichei) trova il giusto appeal per vestire questo controverso racconto dove non esistono buoni o cattivi, ma solo acerrimi nemici ideologici.

In concorso al Festival di Venezia 2019, il regista colombiano Ciro Guerra presenta Waiting For the Barbarians, fotografia di un colonialismo ante litteram che riflette sulla barbarie come concetto ideologico, affidando idealmente alle due facce di uno stesso mondo l’appellativo di barbari. Un film esteticamente solenne che racchiude il senso di un inutile e brutale conflitto tra popoli, e una chiave di lettura sempre più drammaticamente attuale.

In me la passione per il cinema non è stata fulminea, ma è cresciuta nel tempo, diventando però da un certo punto in poi una compagna di viaggio a dir poco irrinunciabile. Harry ti presento Sally e Quattro matrimoni e un funerale sono da sempre i miei due capisaldi in fatto di cinema (lato commedia), anche se poi – crescendo e “maturando” – mi sono avvicinata sempre di più e con più convinzione al cinema d’autore cosiddetto di “nicchia”, tanto che oggi scalpito letteralmente nell’attesa di vedere ai Festival (toglietemi tutto ma non il mio Cannes) un nuovo film francese, russo, rumeno, iraniano, turco… Lo so, non sono proprio gusti adatti ad ogni palato, ma con il tempo (diciamo pure vecchiaia) si impara anche ad amare il fatto di poter essere una voce fuori dal coro...

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The Batman | utilizzata la stesssa tecnologia per la serie The Mandalorian

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La Warner Bros. attualmente è occupata in Inghilterra per le riprese del film The Batman. Fin qui nulla di sconvolgente, visto che il set è stato bloccato ultimamente a causa della positività al coronavirus proprio del protagonista, Robert Pattinson. La notizia che invece sta attirando attenzione, riguarda un aspetto tecnico. A quanto pare, il regista sta utilizzando delle tecniche di produzione virtuale per alcune scene selezionate del film sull’ Uomo Pipistrello.

Rob Bredow, chief creative officer di Industrial Light & Magic, ha rivelato questa chicca, lunedì durante una sessione in primo piano degli effetti visivi e delle animazioni di Virtual VIEW di quest’anno.

In cosa consiste questa tecnologia?

La produzione virtuale – un termine generalmente utilizzato per descrivere le tecniche che consentono la produzione di effetti visivi in ​​tempo reale – è cresciuta costantemente in popolarità, in particolare con gli usi di Jon Favreau in film come Il Re Leone e serie come The Mandalorian .

Per la prima stagione di The Mandalorian , ILM ha lavorato con Favreau per configurare il suo sistema utilizzando un LED wall pilotato dal motore di gioco in tempo reale Unreal. All’inizio di quest’anno, la società VFX ha lanciato “StageCraft”, un’unità di produzione virtuale costruita attorno alla tecnica mandaloriana .

Bredow ha rifiutato di lavorare nei dettagli su The Batman , dicendo solo che il team di progettazione della produzione aveva dei set pratici precostruiti nel Regno Unito e un LED wall costruito attorno a questi set, per consentire l’uso della produzione virtuale in quelle scene specifiche. Ha aggiunto che questo significava che il team ILM avrebbe potuto continuare a collaborare con Batman DP Greig Fraser , che ha recentemente vinto un Emmy per The Mandalorian e ha anche girato Rogue One: A Star Wars Story .

Leggi anche: The Batman | cosa abbiamo scoperto dopo aver visto il primo trailer?

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The Batman come The Mandalorian

Il set LED StageCraft di ILM ai Manhattan Beach Studios è stato nuovamente utilizzato per la seconda stagione di The Mandalorian , che debutterà il 30 ottobre su Disney +. Lo stesso Bredow ha riferito che l’uso delle tecniche di produzione virtuale è stato più complesso per la prossima stagione, rispetto alla prima.

Come riportato in precedenza, una fase di produzione virtuale di StageCraft sarà disponibile anche presso i Fox Studios Australia, dove verrà utilizzata durante la produzione di Thor: Love and Thunder diretto da Taika Waititi della Marvel . Waititi aveva già utilizzato la produzione virtuale nella direzione dell’episodio finale della prima stagione di The Mandalorian .

ILM fornisce inoltre configurazioni di produzione virtuale “pop-up”, come ha fatto di recente per il film di fantascienza Netflix, The Midnight Sky , diretto e interpretato da George Clooney, “per creare un luogo che sarebbe molto difficile da raggiungere”, secondo Bredow. Un altro volume StageCraft è in fase di assemblaggio presso i Pinewood Studios di Londra, che dovrebbe aprire il prossimo febbraio.

Durante la sessione, Bredow ha suggerito che “il Santo Graal è che l’intero flusso di lavoro può andare in tempo reale, con meno tempo di attesa per l’elaborazione dei computer”. Ha aggiunto che aziende come ILM ed Epic Games (produttore dell’Unreal Engine) stanno facendo “grandi investimenti” in tale sviluppo. La conferenza virtuale VIEW durerà fino a venerdì.

The Batman del regista Matt Reeves e interpretato da Robert Pattinson uscirà nelle sale cinematografiche di tutto il mondo il 4 marzo 2022.

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Jeff Bridges annuncia sui social: “Ho un tumore”

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Il leggendario attore statunitense Jeff Bridges, oggi settantenne, ha affidato a Twitter un annuncio che ha lasciato sgomenti milioni di fan. 

L’annuncio di Jeff Bridges 

“Ho un linfoma”. Così Jeff Bridges ha dato la notizia della malattia con un tweet, in cui ha scritto che, anche se la malattia è grave, si sente fortunato “ad avere una grande squadra di medici” ad assisterlo e che la prognosi di guarigione è buona. L’attacco del tweet fa riferimento ad una celebre frase di “the Dude”, ovvero il Drugo del film Il grande Lebowski, interpretato da Bridges nel 1998 e considerato uno dei suoi personaggi più riusciti. L’attore, che ha vinto il premio Oscar nel 2010 per la sua interpretazione nel film Crazy Heart, ha detto che sta iniziando le cure e che terrà aggiornati i suoi fan sulle sue condizioni di salute.

Stile inconfondibile

In un secondo tweet Bridges ha poi detto di sentirsi “profondamente grato per l’amore e il sostegno” della sua famiglia e dei suoi amici. Ha ringraziato tutti per le loro preghiere e ha approfittato per invitare i suoi follower statunitensi ad andare a votare alle prossime elezioni presidenziali del 3 novembre, condividendo anche il link attraverso il quale registrarsi per poter votare.

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Static Shock | Michael B. Jordan produrrà il film alla DC & WB

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Dopo aver inizialmente annunciato il progetto durante l’evento DC Fandome nel mese di agosto, DC e Warner Bros hanno deciso di unire le loro forze per il film Static Shock puntando sul candidato agli Emmy Michael B. Jordan come produttore. Come riportato da The Hollywood Reporter, ormai l’accordo sembra essersi perfezionato con una bella firma di Jordan sul contratto.

Le dichiarazioni di Michael B. Jordan

“ Sono orgoglioso di essere parte della costruzione di un nuovo universo incentrato sui supereroi neri; la nostra comunità lo merita ” , ha detto Michael B. Jordan in una dichiarazione. “Outlier Society si impegna a dare vita a diversi contenuti di fumetti su tutte le piattaforme e siamo entusiasti di collaborare con Reggie e Warner Bros in questo primo passo.”

Jordan, che produrrà tramite il suo banner Outlier Society con sede alla Warner Bros, si unisce al candidato agli Emmy, agli Oscar e ai Golden Globe Reginald Hudlin nel progetto, che in precedenza aveva annunciato il suo sviluppo in studio ad agosto. Jordan’s Outlier sarà il principale responsabile creativo del film, con il grande fan dei fumetti Jordan che avrà l’opportunità di aiutare a sviluppare un franchise potenzialmente multipiattaforma attorno al supereroe DC Comics preferito.

Leggi anche: Senza rimorso, il teaser trailer con Michael B. Jordan

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Leggi anche: Michael B. Jordan e Denzel Washington nel film “Journal for Jordan”

Le origini di Static Shock

Static, alter ego Virgil Hawkins, ha fatto il suo debutto nell’omonimo fumetto omonimo nel 1993 dall’ormai defunto Milestone Comics, un editore fondato da scrittori e artisti neri che cercarono di creare uno spazio più inclusivo. In seguito ha trovato una celebrità più grande attraverso la serie animata Static Shock su Kids ‘WB, in cui è stato doppiato da Phil LaMarr e ha seguito la storia dell’adolescente protagonista che si trasforma in un supereroe dopo essere stato esposto a uno strano gas e ha ottenuto poteri elettromagnetici. Solo nel 2008 è riuscito a entrare dalla porta principale della DC Comics.

Oltre ad annunciare lo sviluppo del film all’evento, Hudlin ha rivelato al DC FanDome che l’editore di fumetti avrebbe rilanciato Milestone con lui ora partner dell’etichetta e al centro di tutto e che sta sviluppando un nuovo Static Shock digital fumetto che debutterà nel febbraio 2021, così come una graphic novel di Hudlin con disegni di Kyle Baker, anche se non è stata fissata una data di uscita per questo.

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