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Festa del Cinema di Roma

Xavier Dolan alla Festa del Cinema di Roma 2017: “Amo Titanic ma non ditelo a nessuno!”

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Xavier Dolan ha illuminato la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Capello platinato in antitesi con il completo giacca e cravatta, il visionario regista di Mommy ha firmato decine di autografi prima di una lunga intervista accompagnata dalle iconiche sequenze dei suoi film: “Mi piace recitare, vorrei farlo di più! Quando dirigo, imparo le tecniche della recitazione vedendo gli attori trasformarsi. Spero di recitare anche in opere di altri autori”.

Dopo una lunga serie di pellicole da protagonista, Xavier Dolan ha debuttato dietro la macchina da presa con J’ai Tué ma Mère, il film che ha avviato la sua immensa carriera cinematografica: “Ero disoccupato. Ho scritto uno script sulla mia vita e mi sono ingaggiato come protagonista. È stato molto complicato perché ho dovuto investire tutti i miei soldi. Dopotutto i film si realizzano per risolvere i problemi o per iniziare una carriera artistica”.

Tra le caratteristiche di Dolan spiccano l’attenzione per i piano sequenza e l’amore per gli slow motion: “Amo i piano sequenza per la tensione che si crea nel pubblico e per la sfida che comporta. Ognuno è coinvolto nella realizzazione di un piano sequenza ma spesso non funziona e viene tagliato. In ogni caso la storia viene prima di tutto! Per quanto riguarda lo slow motion non ho mai visto delle scene d’amore realizzate con questa tecnica prima di In the Mood for Love di Wong Kar-wai. In seguito ho trovato il mio ritmo”.

xavier dolan

Xavier Dolan scatta selfie e firma autografi alla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma

Oltre alla magistrale tecnica, Dolan delinea i suoi personaggi con una attenzione maniacale. Antieroi che affrontano le difficoltà della vita con coraggio e determinazione: “Esistono tanti film dedicati alle persone meno fortunate. Pellicole popolari che ho ribattezzato porn poverty perché raccontano storie di emarginati senza dare loro una chance. I miei film analizzano uomini e donne che lottano per essere ciò che vogliono. Persone autentiche che definisco sognatori e combattenti. I miei protagonisti non vincono sempre ma non sono dei perdenti”.

Nonostante il respiro autoriale, Xavier Dolan ha un gusto mainstream che va dal kolossal Titanic di James Cameron al più intimo Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino: “Non ho visto molti film e spesso me ne vergogno. Venero Titanic perché è un capolavoro dell’intrattenimento. Un’opera che mi ha sempre detto di pensare in grande, di provarci anche se tutti ti dicono che non ce la farai. È stata una grande ispirazione! Un altro film che ho amato molto è Chiamami col tuo nome perché insegna la bellezza del dolore. Molte delle mie opere sono nate da quel dolore che ti permette di creare”. Ed è proprio dal difficile rapporto madre-figlio che traggono spunto i suoi film. Una fragilità raccontata su pellicola attraverso le luci e le ombre della sua biografia: “I miei genitori amano i miei film. Mia madre è orgogliosa di Mommy e il rapporto madre-figlio mi sta a cuore. Dopotutto J’ai Tué ma Mère nasce dalla mia vita”.

Segnato da un amore incondizionato per la settima arte, cresciuto a pane e cinema e sopravvissuto ai Festival Internazionali di Venezia, Berlino e Cannes. Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

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Festa del Cinema di Roma

Crazy For Football | la recensione del toccante film con Sergio Castellitto

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Questa mattina è stato presentato durante la Festa del Cinema di Roma 2021, il film Crazy For Football Matti per il calcio diretto da Volfango De Biasi e con protagonista Sergio Castellitto insieme a Antonia Truppo, Lele Vannoli, Angela Fontana, Massimo Ghini e Cecilia Dazzi. Basato su una storia vera, questo lungometraggio è stato un modo per dimostrare quanto le diversità riescano a unire e a cambiare la vita delle persone. Il film prodotto da Rai Fiction e Mad Entertainment sarà trasmesso su Rai Uno il 1° novembre in prima serata.

La trama del film Crazy For Football – Matti per il calcio

Lo psichiatra Saverio Lulli si occupa da anni di decine di pazienti con gravi malattie mentali in un ospedale di Roma. Dopo averli sedati e tranquillizzati, il suo compito è di riabilitarli socialmente e di aiutarli a superare le difficoltà, le fobie e i disturbi ossessivo compulsivi. Affezionato e premuroso con tutti, come fosse il loro papà a prescindere dall’età, Saverio è determinato a realizzare un grande progetto sportivo. Il torneo internazionale di calcio a 5 diventa la sua unica priorità.

Nonostante le porte in faccia ricevute da chi avrebbe dovuto ma soprattutto potuto aiutarlo economicamente, Saverio riesce a trovare un mister per i suoi ragazzi: l’ex campione di calcio Zaccardi, rimasto solo con il suo carlino e fissato con il gioco d’azzardo. Titubante inizialmente, alla fine decide di accettare la proposta dello psichiatra. Dopo aver selezionato i migliori, la Nazionale italiana composta da ragazzi e uomini con problemi mentali e comportamentali è formata.

Saverio però non è solo un dottore, ma anche un uomo separato e alle prese con una figlia adolescente in cerca di attenzioni. Così come accade nelle migliori storie, anche dalle esperienze negative si può ricavare qualcosa di buono, e così lei diventa la social manager della squadra.
Grazie al passaparola, alla disponibilità anche della FGCI, il sogno di realizzare questo Mondiale diventa sempre più reale, fin quando però non accadranno degli eventi che metteranno tutto in discussione.

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Leggi anche: Fortunata, la recensione del dramma popolare di Sergio Castellitto

La recensione del film con Sergio Castellitto

Uniti si vince, non solo sul campo ma anche nella vita. Una frase che calza a pennello con la storia raccontata dal regista De Biasi e tratta da una storia vera. Amicizia, sport, problematiche mentali e spirito di sacrificio sono alcuni degli argomenti del film Crazy For Football – Matti per il calcio. Quello che traspare è un profondo senso di naturalezza tra Sergio Castellitto e gli attori che hanno interpretato i ragazzi con disagi mentali per esigenze sceniche. Guardando il suo modo di approcciarsi con loro, dalle piccole cose alle grandi, riesce a far entrare in empatia il pubblico con le storie di tutti i protagonisti.

C’è posto per tutte le emozioni. La commozione nel vedere la fragilità di uomini alti due metri e terrorizzati dalla loro ombra; il dispiacere e la rabbia nel vedere quanto un solo uomo sia stato in grado di smuovere una montagna, dopo essere stato lasciato da solo e ostacolato dal collega De Metris (Massimo Ghini).


E poi, fondamentale per la riuscita del film, il lato divertente della storia affidato all’attore comico Max Tortora, nel ruolo dell’allenatore Zaccardi. Il suo approccio determinato, i discorsi motivazionali e la comprensione nell’andare incontro alle difficoltà di ogni giocatore, lo hanno reso un grande uomo.
La sceneggiatura è molto equilibrata, permettendo al pubblico di emozionarsi ma allo stesso tempo di divertirsi grazie alla battute in romanesco di Tortora.

Il calcio e le attenzioni dello psichiatra e dell’infermiera rimasta sempre al suo fianco per aiutarlo, hanno dimostrato quanto sia fondamentale il lavoro di squadra. Quanto sia importante fargli vivere situazioni di normalità a questi uomini e donne ormai alla deriva sociale. Tenerli fuori dalla società, etichettati con parole come ‘diversi’ o ‘anormali’ non fanno altro che rallentare il loro processo di guarigione.

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Cinema

Quentin Tarantino a Roma: il futuro del cinema e Kill Bill 3

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Questa mattina la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica è stata letteralmente presa d’assalto per la conferenza stampa con Quentin Tarantino.

Il regista pluripremiato verrà premiato con un premio alla carriera durante la sedicesima edizione de La Festa del Cinema di Roma per i suoi molteplici successi cinematografici. Domanda, risate e cordialità hanno reso questo incontro indimenticabile per tutti i presenti in sala. Scopriamo insieme cosa ha dichiarato nel corso dell’incontro.

Quentin Tarantino: tra letteratura e cinema

Partendo dall’uscita del primo libro firmato dal cineasta e dedicato al suo ultimo film C’era una volta a Hollywood, molto apprezzato da critica e pubblico, con tanto di premio Oscar come migliore attore non protagonista per Brad Pitt nel ruolo dello stuntman Cliff Booth, si è parlato del connubio tra letteratura e cinema.

“Le Iene” poteva essere un libro perfetto parlando di crimine. Ho voluto farlo per C’era una volta a Hollywood perché tutto il materiale che avevo a disposizione meritava di essere conosciuto. Se dovesse finire in un genere, sicuramente andrebbe in un ”romanzo su Hollywood’ e non sarebbe male.”

Pensando alle storie raccontate nei suoi film, si è parlato delle polemiche relative alla libertà e alla provocazione mosse dalla stampa nel corso degli anni. Queste sono state le parole di Quentin Tarantino a riguardo: “Credo che sia più difficile esprimersi oggi, ma per farlo bisogna saper credere nei propri principi. Quando ho fatto Pulp Fiction ha attirato critiche positive ma al contempo ci sono stati critici che lo hanno attaccato duramente. Al che mi sono detto: ‘ma che problemi avete? È solo un film divertente sui gangstar.

Poi dopo 10-15 anni, ho riletto quegli articoli e ho ripensato al film, allo spirito del tempo e sul fatto che, anche se le critiche sono state non positive, hanno comunque mosso un interesse. Pulp Fiction ha mosso così tanti commenti perché è stato un lavoro vitale e va sempre accettato tutto. Negli anni ’80 tutto era più permissivo, anche pubblico e stampa. Il film è uscito nel 1988, ma se fosse uscito 4 anni dopo, sicuramente la risposta sarebbe stata diversa”.

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Tarantino a Roma: Il cinema è morto?

Il cinema e il mondo dei contenuti streaming stanno condizionando la fruizione e produzioni cinematografiche, portando (ormai da tempo) la settima arte a soffrire, soprattutto a causa del Covid.
“Considera che ho quando hanno riaperto i cinema, la mia sala New Beverly ha segnato tutto esaurito perché la gente vuole tornare al cinema. Sono consapevole di essere stato fortunato ad aver girato C’era una volta a Hollywood nel 2019, prima che si chiudessero tutte le porte.” E poi riferendosi al possibile sequel di Kill Bill 3 ha risposto: “Chissà che il mio prossimo film non sia questo…”

Il cinema e la scrittura sono due mondi che appartengono la vita di Quentin Tarantino da anni. Parlando della scrittura di Bastardi Senza Gloria (titolo in italiano molto amato dal regista) e C’era una volta a Hollywood, ha dichiarato: “Riscrivere la storia è successo mentre scrivevo la sceneggiatura. Non sapevo come uscirne e allora ho deciso che uccidere Hitler avrebbe rappresentato un’ottima via di fuga. Quando mi accusano di aver scelto lo stesso finale in vari film, chiedendomi se sia giusto, la mia risposta è si! Sono io che ho inventato quel finale, è roba mia”.

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Il film che il regista vorrebbe eliminare

Prima di concludere la conferenza stampa, il regista ha risposto ad un’ultima domanda, definita dallo stesso abbastanza nefasta, ma comunque interessante.
“Se potesse uccidere qualcuno per cambiare il mondo chi sarebbe? E se potesse eliminare un film?”

Tarantino ha risposto: “Che domanda negativa. Giochiamo un po’. Come tante persone trovo che A Birth of a Nation” abbia creato problemi che invece vorrei eliminare. Non parlo solo di razzismo ma anche della rinascita del Ku Klux Klan nel 20° secolo. Dopo i movimenti dei diritti civili negli anni ’60 è cambiato tutto. Tanti neri ed ebrei sono morti in quei 50 anni. Per questo motivo, incolpo il film di Griffith. Comunque, non voglio uccidere nessuno, però se non ci fossero alcune persone si vivrebbe meglio”.

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Cyrano | la recensione dell’irresistibile musical con Peter Dinklage

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Il terzo giorno della 16^ edizione della Festa del Cinema di Roma si è aperto con dolci melodie, grazie a quello che definirei come un musical irresistibile. Cyrano diretto dal regista Joe Wright (Orgoglio e Pregiudizio) tra i protagonisti ha visto la presenza di Peter Dinklage (Il Trono di Spade) nel ruolo dell’omonimo protagonista, Haley Bennet (Scrivimi una canzone) nei panni di Roxanne e Kevin Harrison Jr (Waves) in quelli del cadetto Christian de Neuvillette.

La trama di Cyrano con Peter Dinklage

La dolce e desiderata Roxanne, orfana e di umilissime origini, grazie alla sua bellezza riesce ad attirare a sè le attenzioni del Duca De Guiche. Sebbene sia più comodo – socialmente parlando – sposare il nobile, la ragazza in attesa di assistere a uno spettacolo teatrale, si imbatte negli occhi di un giovane ragazzo. L’ amore a prima vista tra i due viene interrotto da un furto ai danni e dall’inizio della piéce teatrale.

Dopo pochi minuti dall’arrivo sul palcoscenico del famoso attore teatrale Montfleury, arriva il soldato Cyrano de Bergerac, pronto a cacciarlo via e a umiliarlo di fronte al suo pubblico. Questo scatena una bagarre che vede il nobile Valvert schiaffeggiare Cyrano con un guanto di sfida. Chiamato con l’appellativo di Freak (mostro) a causa della sua statura, tra botte e risposte con la spada e con le parole, gli occhi di Cyrano non perdono l’occasione per incontrare quelli della sua amica di vecchia data Roxanne.

Amicizia unilaterale visto il profondo amore provato dall’uomo nei confronti della donna, da tempo immemore ma soffocato (a fatica) per non correre il rischio di perderla. Quando Roxanne capirà che il ragazzo del teatro è un cadetto dello stesso regimento di Cyrano, chiede il suo aiuto per poterlo conoscere, infrangendo inesorabilmente il suo cuore. Da buon amico e spinto dal forte sentimento, decide di aiutarla promettendole di prendersi cura anche del ragazzo.

Il continuo scambio epistolare tra Roxanne e Christian porta i due a confessarsi amore eterno attraverso versi poetici e metafore suggestive, che portano la ragazza a non desiderare altro che incontrarlo. Non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che le lettere scritte da Cyrano venivano solamente firmate dal suo amico soldato, incapace di esprimere i propri sentimenti con tale maestria nelle parole.

Nel frattempo, il Duca De Guiche chiamato a servire il suo Paese prendendo parte alla guerra comandando il regimento di Cyrano e Christian, non lo distrae dalla voglia di avere la giovane Roxanne. Quando tornerà a casa sarà sua premura informare la ragazza che quella stessa notte – volente o nolente – la farà sua e se vorrà, potranno unirsi in matrimonio così da non generare uno scandalo.

Messa alle strette e soprattutto dopo una dichiarazione d’amore meravigliosa affacciata al balcone da parte di Christian – ma suggerita parola per parola da Cyrano – decide di compiere un atto estremo. Il prete presente per unire in matrimonio Roxanne e il Duca, si troverà a doverla sposare con Christian. Questo oltraggio manda su tutte le furie il nobile, il quale senza indugiare ulteriormente, decide di mandare al fronte tutti i cadetti compresi i due amici.

Freddo, morte e il desiderio di rivedere Roxanne, accompagnano i due soldati per mesi e mesi. Il punto di rottura nel loro rapporto, arriverà quando Christian capirà che anche Cyrano è innamorato perdutamente di sua moglie. Un pensiero troppo pesante da sopportare e che lo porta a compiere un gesto estremo. Anni dopo terminata la guerra, Roxanne e Cyrano si trovano a dialogare come sempre, fin quando la verità sulle lettere e il suo amore segreto non verranno alla luce.

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La recensione del musical diretto da Joe Wright

Il gioiello musicale diretto da Joe Wright è un’esplosione di emozioni per il cuore e per gli occhi. Ispirato alla commedia eroica di Edmond Rostand, questa nuova versione del classico Cyrano de Bergerac conquista il pubblico dal primo minuto fino all’ultimo.

Tuttavia è impossibile non pensare ad alcuni rimandi con film e serie tv del momento, come Bridgerton (vedi la coppia Duca di Hastings e Daphne) o l’amore osteggiato dal Duca Di Monroth dal musical Moulin Rouge con la ballerina Satine (Nicole Kidman) e lo scrittore Christian (Ewan McGregor).
Questa considerazione è stata fatta solo per non perdere la magia del musical diretto da Joe Wright, che merita senza dubbio una particolare attenzione per coloro che amano questo genere.

Tra i punti di forza di questo film sicuramente c’è la cura nel make-up e nel parrucco perfettamente in linea con i dettami del ‘600. Troviamo una scelta accurata nei colori e nei disegni degli abiti di scena curati dall’italiano Massimo Parrini Cantini che rende una perfetta armonia sullo schermo. E infine, la varietà di brani cantati dagli attori, dando una forte connotazione emotiva ai vari momenti narrati secondo il classico di Rostand. A tal proposito, in una storia incentrata sulla potenza delle parole, che superano le differenze fisiche e che arrivano dritte all’anima, i testi delle canzoni attraverso poche frasi riescono a riassumere il cuore del Cyrano.

L’Italia – oltre alla presenza del costumista citato precedentemente – è presente nelle ambientazioni. I bellissimi monumenti e gli scorci che vengono mostrati dalla sapiente maestria di Wright con la macchina da presa, mostrano la bellezze di Noto, Siracusa, Scicli e dell’Etna.

Particolare attenzione va al personaggio della giovane Roxanne, che si mostra tutt’altro che debole e versione bambolina, nonostante il suo aspetto fisico possa portare a pensarlo. La pelle di porcellana, i capelli rossicci e un fisico importante e irresistibile agli occhi degli uomini, la porta spesso a giocare con il fuoco, portando però altri a bruciarsi a causa delle sue scelte. La melodiosa voce dell’attrice e cantante Haley Bennet, sia in brani più lenti così come in quelli leggermente più ritmati (come in I need more) funzionano benissimo e conquistano sempre di più.

Plauso per la scelta dei dialoghi va senza dubbio alla sceneggiatrice Erica Schmidt, infatti l’adattamento cinematografico è tratto dal suo musical. Tra i momenti più toccanti, la dichiarazione di Roxanne a Cyrano, facendo emergere tutta la sofferenza di un grande amore taciuto per anni, portando entrambi a soffrire fino alla fine.
C:”Hai amato le parole. “
R:”No, ho amato te. Cyrano, è il mio amore’.
C: “E io ho amato il mio orgoglio.”

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