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ZeroZeroZero | la recensione della serie SKY di Stefano Sollima

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Il nostro Stefano Sollima non ha bisogno di presentazioni: regista di titoli culto per il piccolo e il grande schermo (Romanzo criminale e Gomorra, A.C.A.B. – All Cops Are Bastards e Suburra), ha da poco sbarcato anche ad Hollywood realizzando l’efficace Soldado (2018), sequel più action-oriented di un cult come Sicario (2015). I colleghi Pablo Trapero – messicano – e Janus Metz – danese – sono invece meno conosciuti al grande pubblico italiano, ma hanno entrambi firmato opere di notevole interesse nel recente passato, rispettivamente il drammatico bio-pic Il clan (2015) e l’agonistico Borg McEnroe (2017). Ora i tre cineasti si alternano nella direzione del nuovo progetto SKY, ossia la serie kolossal ZeroZeroZero, osannata all’ultimo Festival del cinema di Venezia dove è stata mostrata in anteprima. Un adattamento, frutto di una co-produzione tra Italia, Stati Uniti e Francia, dell’omonimo romanzo di Roberto Saviano, che offre inaspettate  e piacevoli sorprese.

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ZeroZeroZero | La sinossi della serie tv Sky

La storia è ambientata in tre distinti continenti (America, Europa e Africa) e spazia dall’Italia al Marocco, dal Messico agli Stati Uniti. Nelle prime due puntate, qui oggetto di analisi, veniamo introdotti ai principali protagonisti di quest’odissea criminale in otto episodi e già dal pilot sono poste la basi per una narrazione ambiziosa e sfaccettata. ZeroZeroZero tenta di approcciarsi con una certa verosimiglianza alle evoluzioni delinquenziali delle rispettive location, con i primi minuti che ci proiettano in un folkloristico paesino della Calabria dove hanno luogo logiche ed intrighi mafiosi in piena regola, realizzati una volta tanto in maniera meno caricaturale del solito.

Un antipasto che già espleta la serietà di toni da lì a venire, con lo spezzone ambientato nel Paese dell’America Latina che si tinge di tinte ancora più fosche e cupe con l’entrata in scena delle truppe speciali coinvolte in una guerra aperta, senza esclusione di colpi, con i narcotrafficanti: qui la violenza si esaspera in avvincenti sequenze d’azione per le strade cittadine e nei brutali metodi dei soldati, con l’ombra della corruzione che aleggia ovunque. Gli ultimi elementi cardine del trittico visto nelle prime puntate sono Edward Lynwood, trafficante americano, e i suoi due figli, la maggiore Emma (suo braccio destro) e Chris, affetto da una malattia degenerativa. Le strade dei tre nuclei si incroceranno inevitabilmente nello scorrere degli eventi.

ZeroZeroZero | Un sano spettacolo di genere

L’impatto visivo ha un sapore cinematografico, con una sana dose di spettacolo che gareggia qualitativamente con le produzioni destinate alla sala, mentre la fase narrativa è ovviamente più affine alle classiche operazioni seriali, dando vita ad una storia interconnessa che offre già nei passaggi iniziali un buon numero di colpi di scena. ZeroZeroZero utilizza la tecnica del back and forward (flashback e presente si mischiano continuamente per unire i vari passaggi della trama in modo chirurgico) con una robusta immediatezza e riesce in questo modo a razionalizzare i vari stacchi temporali e i relativi cambi d’ambientazione.

La sceneggiatura riesce in questo modo ad esplorare a dovere tutti i principali personaggi coinvolti, trasportandoci in coeve situazioni criminali legate al traffico di droga, elemento ponderante dell’intero costrutto. L’ottima caratterizzazione delle numerose figure coinvolte, con una predominanza di chiaro-scuri a tratteggiare i diversi “sfidanti”, e la scelta di mantenere l’idioma originario (accompagnato da sottotitoli) restituiscono un gradevole senso di veridicità che appassiona ancor più alla vicenda e ai suoi protagonisti. La tensione permea i due episodi dall’inizio alla fine, tra risvolti imprevedibili, spietati tradimenti e drammi privati che mettono in luce il lato più oscuro dell’essere umano, schiavo della cupidigia e pronto a tutto pur di ottenere una facile ricchezza.

Brutali esecuzioni (con tanto di maiali che si cibano di cadaveri), assassinii a sangue freddo e caotiche sparatorie nelle quali, come spesso, pagano anche gli innocenti, sfruttano in maniera cruda e crudele le influenze di genere, mentre diverse sfumature personali lasciano il campo aperto a potenziali vampate melodrammatiche. Se il buongiorno si vede dal mattino, ZeroZeroZero può dirsi una scommessa vinta in partenza, grazie anche all’ottimo cast (tra i tanti Gabriel Byrne, Andrea Riseborough, Dane DeHann e Tcheky Karyo.

ZeroZeroZero | la recensione della serie SKY di Stefano Sollima
4.1 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

 

Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto coi classici hollywoodiani e indagato, con il trascorrere degli anni, nella realtà cinematografiche più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte senza limiti di luogo o di tempo, sono attivo nel settore della critica di settore da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito di quella musicale.

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Recensioni

Top Gun: Maverick va oltre ogni aspettativa, alla conquista del cielo

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top gun maverick
Top Gun: Maverick va oltre ogni aspettativa, alla conquista del cielo
4.1 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Dopo la lunga e trepidante attesa, Top Gun: Maverick arriva nelle sale italiane il 25 maggio 2022. Una data a dir poco storica, soprattutto per chi non vedeva l’ora di ritrovare uno dei personaggi cult nella ricca filmografia di Tom Cruise. In cabina di regia troviamo Joseph Kosinski (Oblivion), mentre figura tra gli sceneggiatori Christopher McQuarrie (che ha diretto Cruise in un paio di Mission: Impossible).

Top Gun: Maverick | La trama

Alla soglia di un cruciale test point, Pete “Maverick” Mitchell (Cruise), “l’uomo più veloce del mondo”, viene richiamato dalla Marina per un nuovo incarico. Dopo aver indossato la sua irrinunciabile giacca di pelle, sale a bordo della moto e raggiunge la base di San Diego, in California. Qui, il Vice Ammiraglio Cyclone (Jon Hamm) gli spiega il motivo della chiamata, sebbene non mostri particolare stima per il Capitano di Vascello.

Leggi anche: Io e Lulù | Channing Tatum racconta l’amicizia che salva dalla guerra

Maverick dovrà addestrare un esiguo numero di piloti – tra i quali c’è anche il figlio del compianto amico Goose, Bradley “Rooster” Bradshaw (Miles Teller) – affinché possano compiere una missione altamente rischiosa. Tra i due non scorre buon sangue, ma saranno costretti a collaborare e a fidarsi l’uno dell’altro, dal momento che ne va della loro stessa vita e di quella dei loro compagni.

Spingersi oltre i limiti, testarne i confini e superare le proprie paure, sono insegnamenti che forse solo uno come Maverick può trasmettere alle nuove leve della Marina. Eppure di ostacoli è costellato il percorso, tra regole, restrizioni e risentimenti personali.

Il poster del film

Oltre i limiti, oltre le aspettative

Se le aspettative sono state ampiamente soddisfatte, il merito lo si deve al rispetto tributato nei confronti dell’originale. Top Gun: Maverick nasce infatti come sequel della pellicola del lontano 1986, diretta da Tony Scott – a cui il secondo capitolo è dedicato – tra i più grandi successi di pubblico e critica dell’epoca.

E proprio grazie a questo approccio, ne viene fuori un’opera emozionante, straordinariamente e profondamente nostalgica. L’atmosfera diventa quindi il primo vero punto di forza del progetto, andando a contaminarne ogni più piccolo aspetto collaterale. L’inserto di alcuni flashback e la rievocazione di interi frammenti narrativi permette di tornare con la mente, gli occhi e il cuore lì dove per la prima volta si è fatta la conoscenza di Maverick, Goose, Iceman…

I migliori piloti al mondo tornano sul grande schermo e, sebbene abbiano volti diversi, non cambiano la passione, la determinazione, lo spirito di sacrificio, l’adrenalina, la voglia di andare oltre i limiti. Il passaggio di testimone prende così forma, nel migliore dei modi possibile, andando anche a delinare un preciso contesto, realistico e attualizzato.

Il valore della scrittura

Legati da una comune e dolorosa perdita, Maverick e Rooster appartengono a due generazioni differenti; dal confronto tra le rispettive esperienze di vita, si delineano le personalità, così simili da risultare quasi incompatibili. Top Gun: Maverick sfrutta la splendida caratterizzazione di personaggi per costruire un racconto solido, sfaccettato, nel quale è facile (e piacevole) perdersi.

Leggi anche: Jack Reacher 2 recensione: Tom Cruise e la rivoluzione dell’action movie

Le tematiche affrontate nel corso delle oltre due ore di durata non hanno bisogno di essere originali, poiché affondano le loro radici in una realtà nota e ammirata. Ma la scrittura di McQuarrie, Eric Warren Singer ed Ehren Kruger, fa sì che nulla risulti scontato o superficiale. La ricchezza dei dettagli, in termini narrativi, emotivi e scenici, rende il film un vero e proprio capolavoro da annoverare tra i sequel realizzati.

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Io e Lulù | Channing Tatum racconta l’amicizia che salva dalla guerra

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'Io e Lulù' | Channing Tatum racconta l'amicizia che salva dalla guerra
3.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Dal 12 maggio 2022 al cinema, distribuito da Notorius Pictures, Io e Lulù porta la firma di Channing Tatum e Reid Carolin – i due sono anche produttori con la loro Free Association. L’apprezzato interprete, divenuto celebre con titoli quali Step Up e Magic Mike, debutta così alla regia, con un’opera divertente e commovente, semplice eppure profonda. E con una colonna sonora assolutamente eccezionale.

Io e Lulù | La trama

Ex veterano di guerra, ferito durante un combattimento, Briggs (Tatum) lavora in un fast food e sogna di essere riammesso in missione. Ma il trauma cranico subito non gli permette di ricevere l’ok dal suo comandante. Il giorno in cui riceve la telefonata di un suo commilitone, che lo informa della morte dell’amico e compagno Rodriguez, tutto cambia.

Leggi anche: Doctor Strange nel Multiverso della Follia: recensione no spoiler | La Marvel esce dalla comfort zone

Gli viene infatti assegnato un compito alquanto particolare: accompagnare il cane di Rodriguez, Lulù, al funerale di quest’ultimo, dall’altra parte del Paese. Inizia così un viaggio nel cuore degli Stati Uniti d’America, a bordo di un pick up che appare, almeno inizialmente, troppo stretto per entrambi.

Nel corso della loro personale missione, Briggs e Lulù impareranno a fidarsi l’uno dell’altro e a ritrovare quel briciolo di serenità cancellato dalla guerra che hanno visto e vissuto.

Il genere on the road al servizio di una grande storia d’amicizia

Io e Lulù – in originale Dog – riesce perfettamente a coniugare l’intrattenimento e l’emozione. La scrittura di Carolin ritrae uno spaccato realistico, ponendo l’accento su quelli che sono i meccanismi che scattano tra un uomo e il suo animale. Non a caso, l’idea è nata dal dolore provato da Tatum, nel momento in cui ha perso il suo amico a quattro zampe. Inoltre, nel 2017, Tatum e Carolin avevano prodotto il documentario War Dog: A Soldier’s Best Friend per la HBO.

Il genere cinematografico on the road si presta benissimo allo scopo, permettendo di andare a esplorare dinamiche e sentimenti in maniera semplice, alla portata di tutti, ma non per questo meno potente. I due protagonisti convivono con delle ferite pesanti da gestire, ferite che sono al tempo stesso fisiche e psicologiche.

Oltre il dolore, alla ricerca della vita

Di tappa in tappa – e ognuna di queste riceve una sua precisa importanza all’interno del racconto – il legame tra Briggs e Lulù si stringe, non senza ovvie difficoltà. Le cicatrici resteranno per sempre sui loro corpi e nei loro cuori, ma il vuoto lasciato dal conflitto e dalle sue inevitabili conseguenze verrà riempito da una nuova e indissolubile amicizia.

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“I ranger fanno strada, fino in fondo”, e loro non sono altro se non due compagni d’arme che cercano e trovano insieme il modo di andare oltre la pura sopravvivenza, verso un barlume di ciò che può essere di nuovo chiamato vita. Sofferenza, suicidio, solidarietà, sono elementi che caratterizzano le esistenze di coloro che vivono esperienze traumatiche come i protagonisti.

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Cinema

Doctor Strange nel Multiverso della Follia: recensione no spoiler | La Marvel esce dalla comfort zone

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Doctor Strange nel Multiverso della Follia è al cinema dal 4 Maggio. Diretto da Sam Raimi, il nuovo film Marvel ci riporta nel magico mondo di illusioni, scomposizioni ed emozioni del Doctor Strange, interpretato sempre dal magnetico Benedict Cumberbatch.

Un consiglio: vedete la serie tv Wandavision prima di gustarvi questo film perchè altrimenti perderete alcuni riferimenti fondamentali. Se preferite la video recensione potete vedere qui sotto l’analisi e il commento di MadRog, altrimenti continuate a leggere sotto.

La firma di Sam Raimi si vede chiaramente in piccoli e grandi dettagli. Doctor Strange nel Multiverso della Follia si conferma il primo cinecomic horror, non tanto per essere dark o depresso come The Batman, quanto per un vero omaggio al cinema più vintage, quello artigianale e ironico che Raimi ha sempre esaltato.

Questo film riesce a trovare un perfetto equilibrio tra la magia, l’azione, l’emotività, la luce e le tenebre. Segna una nuova direzione per la Marvel che negli ultimi anni ha mostrato un certo coraggio nel rivedere i suoi schemi e spingersi oltre la propria comfort zone.

Le battute sono calibrate e non invadono troppo la sceneggiatura, meglio così. Gli effetti visivi sono meravigliosi e riempiono gli occhi, ma pulsano anche grazie a idee geniali di combattimenti e costruzione di alcune scene che mi hanno sorpreso. La battaglia musicale con note letali, per esempio, è assolutamente meravigliosa.

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La storia è intrigante e coinvolgente, spingendo su insicurezza, elaborazione della perdita, la paura di legarsi e altri sentimenti puramente umani. Eppure anche i maghi e gli eroi sembrano provarli. “Ti amo in ogni universo. Non è che non tenga a nessuno e non voglio che nessuno tenga a me, ho solo paura”.

Un film spassoso, dinamico, spettacolare esteticamente, romantico, emozionante e a tratti evocativo e onirico. Alcune inquadrature sono suggestive e una in particolare che ritrova Patrick Stewart immerso in un ambiente asettico bianco mi ha ricordato Matrix. Tanti cameo, tante sorprese usate bene. Le star che appaiono hanno un valore funzionale e narrativo e sono impiegati bene all’interno della sceneggiatura.

Leggi anche: I film della Marvel sono pre-approvati dal Pentagono? La risposta di James Gunn

A fine visione potrete rimanere con il desiderio di assaggiare le polpette di pizza, quindi dovrete scoprire come raggiungere l’universo dove le fanno. Molto bello il costume di Scarlett Witch. Wanda/Scarlett Witch e Strange sono due personaggi carismatici e affascinanti e in questo film sono il motore di tutto, quindi impossibile resistere. Olsen e Cumberbatch risultano magnetici nei rispettivi ruoli ed è un piacere seguirli nella loro avventura.

Un gioco di illusioni, un’anima ferita con un piano preciso, non il solito villain, incantesimi, e poi…la musica di Elfman. Cosa si può volere di più? Doctor Strange nel Multiverso della Follia è un viaggio spettacolare, emozionante, divertente e colorato che custodisce l’identità creativa di un grande regista.

Doctor Strange 2
4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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