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Cinema

5 film che raccontano i senzatetto con solidarietà, ironia e tenerezza

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L’ambiente cinematografico propone spesso film che trattano temi contemporanei e problematiche estremamente tangibili. La settima arte infatti, pesca a piene mani dal quotidiano per offrire esperienze profonde e toccanti con cui coinvolgere e, si spera, far riflettere gli spettatori. Non di rado, durante la storia del cinema, si è parlato di povertà e senzatetto. Questo argomento, ancora più sentito in tempo di crisi, è stato rappresentato con diverse pellicole e sotto diversi punti di vista.

Dal 18 Aprile è al cinema il film francese Le Invisibili di Louis-Julien Petit e così in questo speciale abbiamo voluto ricordare cinque tra i più importanti e famosi film che trattano in qualche modo questa realtà delicata che tocca tutti da vicino.

Gli Invisibili

Nel film del 2014 Gli invisibili il regista Oren Moverman vuole portare lo spettatore a vivere da vicino le difficili condizioni di un clochard. Il protagonista del film Richard Gere veste i panni di George, un uomo rimasto senza casa che si ritrova a vagare per le strade di New York cercando di sopravvivere in qualche modo. Dopo aver trovato rifugio in un centro per senzatetto, conosce un uomo che cambierà la sua vita. Per il celebre attore, oltre a un’interpretazione piuttosto convincente, è stata un’esperienza che ha letteralmente cambiato la vita, avendo potuto vedere da vicino quanto sia difficile la vita ai margini della società.

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La Ricerca della Felicità

La ricerca della felicità (2006) è un film diretto dall’italiano Gabriele Muccino. La pellicola può vantare, oltre allo straordinario Will Smith, anche della presenza di Jaden Smith e Thandie Newton. Il film si ispira alla vita dell’imprenditore Chris Gardner che, nel corso dei primi anni ’80, fece i conti con la povertà e con la mancanza di una casa, nonostante un figlio da crescere. La ricerca della felicità è incentrato sul rapporto tra padre e figlio in un contesto a dir poco difficile ma con un lieto fine. Con questa pellicola, Will Smith ha ottenuto la nomination agli Oscar come Miglior attore.

The Blind Side

The Blind Side, film scritto e diretto da John Lee Hancock, è stato una delle maggiori rivelazioni cinematografiche del 2009. Si tratta di una pellicola ispirata al libro The Blind Side: Evolution of a Game di Michael Lewis che racconta la vita di Michael Oher, un famoso giocatore di football americano dal passato difficile. Trovatosi diciassettenne senzatetto, orfano di padre e con una madre dipendente dal crack, il ragazzo riesce, grazie alla famiglia Tuohy, a dare una svolta alla sua vita, diventando uno sportivo di successo. Nel cast spicca una splendida Sandra Bullock, che nell’occasione veste i panni della madre adottiva del protagonista. Nelle vesti di Leigh Anne Tuohy, l’attrice ha vinto un Oscar come Miglior attrice e un Golden Globe.

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Il Solista

Il solista è una pellicola del 2009 con Joe Wright alla regia, ispirato all’omonimo libro di Steve Lopez. Il film può vantare un cast che annovera Jaime FoxxRobert Downey JuniorCatherine KeenerTom Hollander. La trama è incentrata sullo stesso Steve Lopez (autore del libro interpretato da Robert Downey Junior) che si imbatte casualmente in Nathaniel Ayers (Jaime Foxx), un violinista senzatetto affetto da schizofrenia, che suona un violino sotto una statua di Beethoven. I due si conoscono e Nathaniel confessa al nuovo amico di aver studiato alla Juilliard che, da quel momento, decide di aiutare il talentuoso e bizzarro personaggio.

Una Poltrona per Due

Chiudiamo la lista con il tormentone natalizio Una poltrona per due che dal 1983 ci delizia o, a seconda dei punti di vista ci tormenta, ogni notte di natale. Il film, diretto da John Landis, è una divertentissima commedia che vede coinvolto il ricco Louis Winthorpe III (Dan Aykroyd) e il senzatetto Billie Ray Valentine (Eddie Murphy). Per una scommessa tra i datori di lavoro di Louis, i due personaggi sono letteralmente sostituiti: mentre il primo deve dunque fare i conti con un’improvvisa e inaspettata povertà, il secondo si ritrova all’improvviso incredibilmente ricco. La straordinaria simpatia dei protagonisti e degli altri attori del cast (tra i quali ricordiamo Ralph BellamyDon Ameche, Denholm Elliott, Jamie Lee Curtis e Paul Gleason) hanno reso la pellicola un vero e proprio classico della programmazione televisiva durante le festività.

Cinema

The King’s Man – Le Origini, il trailer ufficiale in italiano diretto da Matthew Vaughn

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Il trailer di The King’s Man – Le Origini è disponibile da oggi. Il film, in sala dal 13 febbraio, è diretto da Matthew Vaughn e basato sul Comic Book “The Secret Service” di Mark Millar e Dave Gibbons. Nel cast Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Rhys Ifans, Matthew Goode, Tom Hollander, Harris Dickinson, Daniel Brühl, con Djimon Hounsou, Charles Dance.

La pellicola racconta di un gruppo nutrito dei peggiori tiranni della storia e di criminali che si riuniscono per organizzare una guerra di proporzioni mondiali, che annienti milioni di persone. Un uomo dovrà correre contro il tempo per fermarli. The King’s Man – Le Origini sarà nelle sale cinematografiche italiane dal 13 febbraio 2020,e racconterà le origini dell’agenzia di intelligence indipendente che tutti conosciamo con il nome di Kingsman. 

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CineComics

Spider-Man: Far From Home è il film Marvel più vicino alla concezione del cinema Pixar

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Spider-Man: Far From Home, seguito dell’apprezzato primo film stand-alone dell’uomo ragno di Tom Holland, è forse il film del Marvel Cinematic Universe che più assomiglia, nei toni e nelle tematiche trattate, ad un film Pixar. Molto si deve alla scelta del villain, il Mysterio interpretato da Jake Gyllenhaal: un nemico che non sfigurerebbe in un film de Gli Incredibili, che utilizza l’inganno, l’illusione e la messa in scena (in poche parole: il cinema) per ottenere il potere sul suo pubblico di sudditi-spettatori. È grazie alla sua presenza se il secondo film diretto da Jon Watts, proprio come un’opera Pixar, ha la capacità di riflettere sull’industria del cinema di oggi, di avere una componente di “auto-analisi” (da sempre presente nei film Pixar, che hanno spesso al centro delle proprie storie l’audiovisivo, attraverso il quale i personaggi scoprono le cose o risolvono dei misteri) molto più marcata rispetto a qualsiasi altro film dell’universo cinematografico di casa Marvel.

Come già per Homecoming, anche questo secondo episodio segue i classici paradigmi da “teen movie” americano (i primi amori, le amicizie, i professori, i compagni di classe odiosi). Sorprendentemente, è proprio quando maneggia la materia “teen” che Spider-Man: Far From Home si rivela vincente, grazie anche alla sceneggiatura di Chris McKenna ed Eric Sommers. Non c’è una battuta fuori posto o una tempistica sbagliata nelle interazioni fra i giovani protagonisti di un film che si rivela in grado di arrivare alla risata in maniere sempre diverse (la brutta presentazione animata iniziale è un piccolo gioiello di comicità). È invece proprio sulla metà “supereroistica”, quella che richiederebbe un certo pathos ed una certa abilità nel comunicare il peso delle scelte che si compiono, che il cine-comic di Jon Watts comincia a scricchiolare.

Nonostante i grandi passi in avanti fatti sul piano dell’azione rispetto ad Homecoming, il suo seguito manca di quella inventiva che è invece lo standard delle produzioni Marvel che, soprattutto in Infinity War e in Endgame, hanno codificato l’importanza di far muovere i propri personaggi sullo schermo in un certo modo (nelle grandi battaglie, sono i loro gesti a determinare il loro peso nel gruppo). I drammi e i grandi dubbi che dovrebbero assillare Peter Parker sono brevemente espressi attraverso fugaci passaggi di sceneggiatura e mai davvero resi su schermo (il suo legame con Tony Stark è velocemente sintetizzato in alcune scene, che sembrano comunque non essere sufficienti a trasmettere la portata di quella perdita). Se quindi il pretesto della vacanza europea è perfetto per mettere in scena le dinamiche adolescenziali del film, non lo è altrettanto per rendere credibile lo scontro che anima il film. E se il villain Mysterio permette a Jon Watts di lavorare su concetti semplici (l’illusione, la “società dello spettacolo”) in maniera sempre sofisticata, declinandoli in modi sempre più complessi, mai diretti, ma lavorando sulle immagini (come, di nuovo, avviene in un film Pixar), le sue motivazioni non sono abbastanza solide per giustificarne le azioni. 

Il grande pregio e il grande difetto di Spider-Man: Far From Home coincidono. L’uomo ragno di Jon Watts salva il mondo, ma mentre lo fa sta in realtà pensando a come tornare nel più breve tempo possibile dalla sua MJ, a come giustificare un’ennesima, lunga, assenza ai suoi professori. E con lui, anche lo spettatore. È questa la testimonianza migliore di quanto il film lavori bene sulla componente “teen”, scherzando e creando un vero clima da gita scolastica, tralasciando forse eccessivamente quella supereroistica, affidata quasi completamente al carisma del suo villain.  

Spider-Man: Far From Home è il film Marvel più vicino alla concezione del cinema Pixar
3.8 Punteggio
Pro
Grande alchimia fra gli attori, villain in grado di aprire il film a nuovi meccanismi
Contro
Manca il pathos
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

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CineKids

Il Re Leone, un’opera visivamente avvolgente che riafferma il valore della ricerca del proprio posto nel mondo

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Nel cuore della savana, in una valle incontaminata e bagnata da un caldo sole, il leone Mufasa e la sua dolce metà Sarabi accolgono l’arrivo di Simba, loro “figlio” e legittimo erede al ruolo di futuro re delle Terre del branco. Cucciolo di leone coraggioso, curioso e spavaldo, il piccolo Simba tenterà sin dai suoi primi passi a confrontarsi con il futuro che lo attende, a carpire dal padre il coraggio e la saggezza che dovranno poi farlo diventare punto di riferimento e identità sopra una valle e a capo di una folta comunità di animali. Ma la brama di potere e la voglia di rivalsa minacciano la serenità del regno, perché  Scar (gelosissimo fratello di Mufasa e in combutta con le perfide iene) soffre di non essere egli stesso a capo del regno, e brama con tutte le sue forze di scalzare, con ogni mezzo, fratello e nipote dai loro rispettivi ruoli.

A distanza di oltre vent’anni dal film d’animazione originale, la Disney torna sui passi (felpati) del re della giungla realizzando un remake de Il Re Leone in chiave live action (sulla falsa riga di tutti gli ultimi rifacimenti dello stesso tipo come Il libro della giungla e similari) e che rimpiazza le linee morbide e immaginifiche del cartone con una super fotografia computerizzata in CGI di grandissimo realismo e impatto visivi. Rimasti intatti musiche originali e sonorità (Marco Mengoni ed Elisa cantano e doppiano rispettivamente le voci di Simba e della sua amica Nala), così come anche lo scheletro di una storia ancorata ai valori di crescita, coraggio, presa di coscienza e responsabilità in un mondo dove vige la legge del più forte, ma dove è bene perseguire comunque la legge del più saggio, questo “nuovo” Re leone può contare infatti su una dimensione fotografica filo-documentaristica che rende gli animali a tratti davvero reali e umanizzati, e che narrativamente parlando si muove su quella doppia anima di tenerezza fragile e coraggio istintivo sin dagli albori associati alla storia di Simba, futuro re della giungla alle prese con la sua “formazione” adulta e trasformazione – necessaria – in leader.

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Tornano dunque tutti i personaggi classici che andranno a costituire la grande famiglia di Simba, personaggi che nei lori rispettivi ruoli e caratterizzazioni riusciranno a fornire al piccolo leoncino in crescita le varie chiavi di lettura per affrontare le brutture del mondo, gli ostacoli, la cattiveria di chi prova a metterti costantemente fuori gioco, i tentativi di bullismo o anche, più in generale, l’incuria per l’ambiente e i luoghi dove viviamo. Ma, soprattutto, tornano ancora una volta il rapporto fondante con quel padre coraggio nella cui immagine ci si può e deve sempre e comunque all’occorrenza specchiare per vedere sé stessi, e le avventure canore e non con i due esilaranti amici di crescita e divertimento Timon e Pumbaa, i quali rappresentano da una parte l’evasione verso una nuova prospettiva, ma dall’altra anche il ritorno alla capacità di riassaporare il gusto di una vita condita di gioia, istinto, semplicità, sempre allietati da quel sottile fatalismo che trasforma il grande cerchio della vita in una “linea retta” e che muta sofferenza e tristezza nella musicalità e spensieratezza improvvise di un Hakuna Matata – “senza pensieri”.

In parte penalizzato nella sua versione italiana dove il doppiaggio e l’adattamento delle canzoni privano l’opera di quella sua epica originale associata anche alla musicalità della lingua di creazione, e forse non del tutto apprezzabile dal pubblico più adulto che avendo visto il film originale non potrà confrontarsi con una storia del tutto nuova e innovativa, Il Re Leone firmato da Jon Favreau riesce comunque a fare uno splendido lavoro d’intrattenimento con messaggio sotteso, catturando e rilanciando l’emozione primigenia del senso di comunità, solidarietà, fratellanza, e cavalcando, nel realismo e nella bellezza ricavata dall’immagine, tra momenti di tristezza e punte di inaspettata ironia, il simbolismo forte di quel cerchio della vita dove ognuno (dal grande leone al piccolo insetto) ha il suo ruolo, importante, imprescindibile e necessario. Dunque, il viaggio sempre difficile e poetico alla scoperta di un mondo spesso e volentieri duro, insidioso, disseminato di ostacoli, ma dove infine a fare la differenza sono il proprio ruolo e la propria missione, tenendo sempre a mente che “…mentre gli altri cercano ciò che possono prendere, un vero Re cerca ciò che può dare!”.

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Remake del celebre classico del 1994, arriva nelle sale Il Re Leone live action. Un’opera in grado di rievocare e per certi versi potenziare la suggestione visiva di una storia emblematica di crescita e presa di coscienza, e che cattura i valori fondanti di un percorso difficile ma necessario alla ricerca di sé stessi. Schierato a favore degli affetti, del fare la cosa giusta, e contro il bullismo, l’incuria, la cattiveria, Il Re Leone di Jon Favreau coglie e rilancia tenerezza e ilarità di un percorso di formazione ambientato nella giungla ma che in fondo fa da specchio alla realtà difficile e contraddittoria delle nostre quotidiane giungle societarie.

Review 0
4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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