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Addio a Roger Moore, cinque ruoli indimenticabili oltre 007

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In un momento particolarmente difficile per la Gran Bretagna, alle prese ancora una volta con lo spettro del terrorismo, scompare una delle icone che ha reso grande il nome del cinema inglese: Roger Moore, classe 1927. Ad annunciarlo con un tweet i figli Deborah, Geoffrey e Christian: “È con il cuore pesante che dobbiamo annunciare che il nostro amorevole padre, Sir Roger Moore, è morto oggi in Svizzera dopo una breve e coraggiosa battaglia contro il cancro”. Reso celebre per aver interpretato James Bond in numerosi capitoli della saga, la carriera dell’elegante 89enne è legata anche a diverse pellicole di azione e show televisivi di culto. Ripercorriamo quindi attraverso cinque ruoli indimenticabili la storia dell’attore britannico, anche al di là del personaggio che lo ha consegnato definitivamente all’olimpo delle star più amate di sempre. 

Brett Sinclair in Attenti a quei due 

Reduce già da un decennale successo per aver interpretato Simon Templar nella serie Il Santo – The Saint, Roger Moore deve parte della sua fama anche a questa sit-com degli anni ’70 ed al personaggio di Lord Brett Sinclair. Una serie divenuta cult con il passare degli anni, ma che quando uscì dovette subire parecchie critiche da un pubblico statunitense forse non troppo abituato all’umorismo tagliente e all’ironia di situazioni e dialoghi. La serie, infatti, fu chiusa precipitosamente senza neanche un episodio conclusivo a celebrarne l’epilogo. Il successo esplose invece in Europa, tanto da spingere la produzione a rimontare sette coppie di episodi e a distribuirle nei cinema come film. 

L’ispettore Clouseau ne La pantera Rosa

Primo film della serie in cui non compare Peter Sellers, Pantera Rosa – Il mistero Clouseau vede l’esordio di Roger Moore nei panni del simpatico ispettore. Alla regia lo storico Blake Edwards, per una commedia incentrata proprio sulla misteriosa scomparsa di Clouseau. Dopo averlo dato per morto, l’imbranatissimo sergente Clifton Sleigh di New York scopre che si è invece nascosto in un posto sperduto con un diamante prezioso rubato in combutta con una ladra. Non solo, ma l’ispettore si è anche sottoposto ad un’operazione chirurgica che gli ha donato le sembianze proprio di Roger Moore. 

Lord Edgar Dobbs ne La Prova

Gli amanti dell’atletico Van Damme ricorderanno con nostalgia Roger Moore anche per il suo ruolo ne La Prova, nelle vesti del contrabbandiere Lord Edgar Dobbs, a cui il protagonista chiederà aiuto per tornare in America dopo essere scappato dalla polizia. Da qui prenderà il via una storia di arti marziali che seguirà un giovane Van Damme nella sua scalata ad un prestigioso torneo di Muay Thai (con un subdolo fine secondario, rubare il prezioso drago d’oro insieme ai contrabbandieri che lo hanno salvato).

Shawn Fynn ne I 4 dell’Oca selvaggia 

Nella sua lunga carriera Roger Moore ha anche interpretato lo scaltro pilota di aerei Shawn Fynn, membro della squadra capitanata dal colonnello Allen Faulkner con lo scopo di liberare Julius Limbani, ex presidente democratico di un paese africano, prigioniero del dittatore illegittimo Endova. Durante le riprese Roger Moore festeggiò il suo cinquantesimo compleanno proprio sul set del regista Andrew V. McLaglen. Sulla scia del successo ottenuto, la produzione italiana spacciò qualche anno dopo il film The Sea Wolves, sempre con Roger Moore, come il sequel ufficiale de I 4 dell’Oca selvaggia (che invece è Wild Geese II diretto da Peter Hunt).

Il mio nome è Bond, James Bond

Nonostante questi importanti ruoli, il nome di Roger Moore resterà per sempre legato al personaggio dell’agente segreto 007, da lui interpretato per bene sette volte sul grande schermo da Vivi e lascia morire del 1973 fino a Bersaglio Mobile del 1985. Non servono altre parole, ma vi lasciamo a questo bellissimo tributo che racchiude in una ventina di minuti tutti i momenti più belli del James Bond di Moore.  

Giornalista cinematografico. Fondatore del blog Stranger Than Cinema e conduttore di “HOBO - A wandering podcast about cinema”.

Cinema

Ben Affleck compie 50 anni | 5 film indimenticabili da rivedere con l’attore

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Sarà un compleanno decisamente speciale e indimenticabile per il bello e dannato Ben Affleck. Del resto, a distanza di venti anni, avere la possibilità di spegnere 50 candeline sulla torta, accanto alla sua storica compagna e neo moglie Jennifer Lopez è un lusso per pochi. I ‘Bennifer’ come sono stati soprannominati dai fan, stanno vivendo un momento davvero magico nella loro vita. Dopo la separazione con l’attrice Jennifer Garner dalla quale sono nati Violet Anne (2005), Seraphina Rose Elisabeth (2009) e Samuel (2012), l’attore sembra aver trovato nuovamente la serenità con JLO. Nonostante alcuni scivoloni – se così possiamo definirli – che hanno compromesso anche la sua carriera, il bel Ben è riuscito a mantenere immutato nel tempo il suo fascino da bel tenebroso.

Come ha saputo dimostrare nel corso della sua carriera come attore e regista, il punto di forza di Affleck non è rappresentato solo dall’aspetto esteriore, ma anche dal grande talento. Sebbene abbia ‘solo’ 50 anni, i film che meriterebbero una menzione speciale, dietro e davanti la macchina da presa, sono davvero tanti. Per celebrare questo traguardo importante, ecco i 5 lungometraggi maggiormente incisivi e apprezzati dal pubblico e dalla critica.

Armageddon – Giudizio finale (1998)

Chi non ha avuto una cotta per l’affascinante astronauta A.J. Frost, fidanzato della bellssima Grace (Liv Tyler)? Armageddon diretto da Michael Bay, racconta la storia di un gruppo di operai impiegati in un impianto di trivellazione petrolifera, guidata da Harry S. Stamper (Bruce Willis). La NASA dopo essersi accorta dell’imminente minaccia di un asteroide pronto a colpire la Terra, decide di chiamare a rapporto gli uomini di Stamper, con l’intento di mandarli nello Spazio per trivellare il meteorite. La storia d’amore tra la bella Grace e A.J, nonostante non vada a genio al padre, lo porterà a compiere un gesto per amore della sua bambina.

Pearl Harbor (2001)

E qui, mettendo momentaneamente da parte il periodo nel quale è ambientato, milioni di ragazzine sono state combattute su chi scegliere tra Rafe McCawley (Ben Affleck) e Danny Walker (Josh Hartnett). Nuovamente diretto da Michael Bay, il film si ispira al tragico attacco da parte dell’esercito giapponese all’isola di Pearl Harbor, avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra le varie strategie dei due eserciti coinvolti, frasi celebri e sequenze che mostrano la crudeltà della guerra, c’è tempo anche per seguire la storia d’amore tra la dolce infermiera Evelyn Johnson contesa dai due migliori amici Rafe e Danny. Convinta di aver perso per sempre l’amore della sua vita durante un combattimento aereo, quando la Johnson riesce a trovare conforto nelle braccia di Walker. Tutto verrà mandato all’aria non solo dal ritorno di Rafe ma anche da un improvviso bombardamento da parte dei giapponesi il 7 dicembre del 1941.

Leggi anche: Ben vs Casey, i 5 migliori ruoli dei fratelli Affleck

Argo (2012)

Il terzo film come regista per Ben Affleck, dopo Gone BabyGone (2007) e The Town (2010) è ispirato al libro Master of Disguise: My Secret Life in the CIA (1999) dell’ex agente della CIA, Tony Mendez. Il lungometraggio ambientato nel 1979 durante la rivoluzione iraniana a Teheran, racconta le azioni, le scelte e le difficoltà incontrate dai componenti dell’operazione segreta Canadian Caper, guidata da Stati Uniti e Canada. Mendez era a capo di questa missione per far in modo che sei cittadini americani rifugiati nell’ambasciata canadese in Iran, potessero essere liberati. Un film che merita senz’altro di essere visto, tanto da aver vinto anche prestigiosi riconoscimenti, compresi tre Premi Oscar come Miglior Film, Miglior sceneggiatura non originale e Miglior montaggio.

Leggi anche: Gone Girl, il nuovo capolavoro di David Fincher

L’amore bugiardo – Gone Girl (2014)

Questo thriller diretto da David Fincher è tratto dal romanzo L’amore bugiardo della scrittrice e sceneggiatrice Gillian Flynn. Il barista Nick Dunne (Ben Affleck) e la scrittrice per bambini Amy Elliott-Dunne (Rosamund Pike) sono la coppia perfetta e invidiata da tutto il vicinato e non solo. O almeno è ciò che viene mostrato all’esterno. La scomparsa improvvisa di Amy, come se fosse stata vittima di un’aggressione, porterà la stampa americana a scandagliare la vita privata di Nick, facendo emergere dei segreti mai rivelati prima. Tante bugie e verità mai dette verranno fuori per la prima volta, mostrando a tutti – soprattutto al marito – la vera faccia della sua amata mogliettina.

Leggi anche: 7 motivi per cui Ben Affleck è il miglior Batman di sempre

Batman v Superman: Dawn of Justice (2016)

E per concludere questo super compleanno per Ben Affleck, non potevamo non parlare del suo ruolo da supereroe. Smessi i panni dell’avvocato non vedente Matt Murdock nel film Daredevil, il buon Affleck ha deciso di gettarsi in un altra storia tratta dai fumenti. Il ruolo in questione è nientepopodimeno che, quello di Bruce Wayne conosciuto anche come Batman. Con Zack Snyder alla regia, la storia si svolge durante la battaglia di Metropolis, nel quale Wayne assiste al crollo della città durante lo scontro tra Superman (Henry Cavill) e il Generale Zod. La rivelazione del supereroe, porta i cittadini a diversi in due, tra chi si sente protetto e lo venera, e chi invece lo reputa una minaccia per il mondo, tra i quali compare proprio Bruce Wayne. A far scattare la scintilla tra Superman e Batman, avviene con l’arrivo dell’eroe in tuta blu e mantello rosso, nella città di Gotham.

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Cinema

Vespertilio Awards: il premio italiano per il cinema horror | le nomination

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Arriva la prima edizione del Vespertilio Awards, un riconoscimento cinematografico italiano del panorama horror, giallo, thriller, noir, fantascientifico, dark Fantasy e fantastico assegnato Ore d’orrore, progetto editoriale dedicato all’horror fondato da Tania Bizzarro e Markus Di Meglio. Il premio è simboleggiato da una statuetta in stile “Oscar”, in ottone con base di travertino che raffigura un vespertilio, una tipologia di pipistrello che è anche la mascotte rappresentativa di Ore d’Orrore. I riconoscimenti saranno assegnati ai vincitori durante la cerimonia di premiazione che si terrà il 26 agosto presso il ristorante lo Chalet in via di Acilia 300 a Roma.

Come si può partecipare al Vespertilio Awards?

Possono partecipare al Vespertilio Awards lungometraggi, corti e documentari italiani del cinema di genere. Durante il festival saranno consegnati quindici premi, dodici di categoria : Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura, Miglior Scenografia, Miglior Fotografia, Miglior Musica, Miglior Montaggio, Miglior Costumi Trucco e Parrucco, Miglior Attore, Miglior Attrice, Miglior Cortometraggio, Miglior Documentario e tre Vespertilio alla carriera.

Nella prestigiosa giuria troviamo: Davide Pulici, Antonio Tentori, Milena Cocozza, Claudio Lattanzi, Letizia Rogolino, Federico Frusciante, La Squinzia, Rising Terror, Ilaria Monfardini e Silvia Collatina.

Leggi anche: The Black Phone | la recensione dell’audace horror con Ethan Hawke

Leggi anche: La recensione di Stranger Things 4: la serie Netflix fanta/nerd si tinge di horror

Vespertilio Awards | Tutte le nomination

MIGLIOR FILM
A Classic Horror Story
La Stanza
Il mostro della cripta

MIGLIO REGIA
Stefano Lodovichi (La stanza)
Roberto De Feo e Paolo Strippoli (A classic horror story )
Andrea De Sica ( Non mi uccidere )

MIGLIOR SCENEGGIATURA
R.De Feo , P.Strippoli, Milo Tissone, David Bellini e Lucio Besana (A classic horror story)
Guillaume pichon (Reverse)
Vinicio Canton e Stefano Ceccarelli (They Talk)

MIGLIOR ATTRICE
Camilla Filippi (La stanza)
Matilda Lutz (A Classic Horror Story)
Melissa di Cianni (Alice was my name)

MIGLIOR ATTORE
Guido Caprino (La stanza)
Francesco Russo (A Classic Horror Story)
Marco Bocci (Bastardi a mano armata)

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Emanuele Pasquet (A classic horror story )
Francesco Di Giacomo (Non mi uccidere )
Rocco Marra (They Talk)

MIGLIOR MUSICA
Miglior musica: Andrea De Sica e Andrea Farri (Non mi uccidere )
Alessandro Fusaro,Daniele Pistocchi, Daniele Michelotti , Piergiulio Manzi, Alessio Luchatti (Derico)
Brace Beltempo e Maner Lualdi (Alice was my name)

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Roberto Caruso (A classic horror story )
Marta Marrone (Cruel Peter)
Massimiliano Sturiale (La stanza)

MIGLIOR COSTUMI, TRUCCO E PARRUCCO
Sabrina Beretta, Andrea Leanza, Massimo De Pellegrino (A classic horror story)
Renzo Iemmolo ,Leonardo Cruciano, Lorenzo Monaca (Cruel Peter )
Chiara Ferrantini , Fréderique Foglia, Leonardo Cruciano, Sara Marina Lombardi (Non mi uccidere)

MIGLIOR MONTAGGIO
Luigi Mearelli (Bastardi a mano armata )
Roberto Di Tanna (La stanza )
Angelo D’Agata (They Talk)

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Le streghe dello Sciliar
Il giro dell’horror
Per horror intendo

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Unica
Stuck
Two Sisters

PREMI ALLA CARRIERA
Lamberto Bava
Aldo Lado
Carlo Rambaldi (riconoscimento postumo in occasione del decennale della morte avvenuta il 10 agosto 2012)

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Cinema

Biopic musicali che passione! | Curiosità su 5 film più amati dal pubblico

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Se c’è un genere cinematografico che in questi anni sta dominando il box office di tutto il mondo è quello definito con il termine ‘biopic’. In altre parole, si tratta di un film basato sulla ricostruzione della biografia di un personaggio realmente esistito – in questo caso – nel mondo della musica. Film incentrati sulla vita di artisti tra eccessi, grandi successi e look studiati e diventati iconici nel mondo della moda.

Sebbene sia stato complicato scegliere solo cinque film da analizzare, sicuramente avrete visto almeno uno dei titoli che troverete in basso. Curiosità, aneddoti del backstage e racconti inediti, sicuramente vi faranno vedere questi biopic musicali con occhi diversi.

Ray (2004)

Ad aprire le danze è Ray scritto e diretto da Taylor Hackford con uno straordinario Jamie Foxx nel ruolo del cantante non vedente Ray Charles. Un’interpretazione magistrale che lo portò a conquistare un Golden Globe, un Bafta e il Premio Oscar come miglior attore protagonista. Sebbene Foxx non interpretò vocalmente i brani, tutte le canzoni presenti nel film come What I’d Say vennero suonate dall’attore.

Nonostante il grande successo, non fu semplice riuscire a portare al cinema questo film. Come raccontato dallo stesso Hackford, ci vollero ben 15 anni prima di trovare i finanziamenti necessari per la realizzazione del film. A trasformare questo sogno in realtà, ci riuscì Philip Anschutz con la Bristol Bay, riuscendo a completare il quadro finanziario.

Sebbene Ray Charles venne a mancare nel 2004, pochi mesi prima dell’uscita nei cinema, il cantante riuscì a leggere la sceneggiatura. Per agevolare la lettura, venne creata una copia in braille, così da poter essere modificata all’occorrenza. E secondo alcune testimonianze, il cantante fu in disaccordo solo per due scene. La prima riguardava la sequenza nella quale l’attore avrebbe dovuto suonare il piano con risentimento. E poi quando Ray avrebbe mostrato come assumere cocaina a una delle sue amanti.

Leggi anche: Django Unchained: la canzone di Jamie Foxx

Judy ( 2019)

Un altro biopic che ha lasciato il segno nel mondo del cinema è Judy uscito a 50 anni esatti dalla morte della celebre artista. Diretto da Rupert Goold, l’incantevole Renée Zellweger ha avuto l’onere e l’onore di vestire i panni dell’indimenticabile Judy Garland. Performance rimasta nel cuore del pubblico, le ha permesso di vincere premi prestigiosi. In particolar modo, un BAFTA, un Critic’s Choice Awards, un Golden Globe e il Premio Oscar come miglior attrice protagonista.

La Zellweger per assomigliare il più possibile alla Garland è stata più di anno a lavorare sulla sua voce, affinché potesse avvinarsi all’originale. Lavoro riuscito egregiamente, grazie al lavoro svolto dal vocal coach Eric Vetro, portandola a esibirsi in performance impeccabili. Il make up curato da Jeremy Woodhead, per adattare i lineamenti del viso dell’attrice alla Garland, lo ha visto lavorare molto sulla forma del naso. Successivamente, il truccatore è ricorso all’utilizzo di lenti a contatto grigio scuro, per riproporre il marrone di Judy. E infine, una parrucca marrone e ramata, per completare l’outfit e nascondere la chioma bionda dell’attrice.

Leggi anche: Judy, il premio Oscar Renée Zelleweger è Judy Garland

Bohemian Rhapsody (2019)

Le curiosità intorno al film diretto prima Bryan Singer e poi da Dexter Fletcher sono tante e molto interessanti. Non tutti sanno che tra i produttori di questo biopic musicale entrato nella storia del cinema, compare il nome di Robert De Niro. Coinvolto anche nella produzione del musical We Will Rock You, ispirato sempre ai celebri brani dei Queen.

Incentrato sulla vita del cantante Freddie Mercury, il biopic musicale ha avuto un’accurata lavorazione durata ben 10 anni. A rallentare il primo ciak, furono due scogli molto grandi. Il primo riguardava la ricerca di un regista che fosse all’altezza e il secondo, un attore che potesse far brillare nuovamente il mito di Freddie.

Proprio quest’ultimo aspetto, per molti mesi portò le varie agenzie ad avanzare nomi, prontamente smentiti poco dopo. Prima di Rami Malek, il nome dato per certo ad interpretare Freddie Mercury, per molto tempo è stato quello di Sacha Baron Cohen. Il suo coinvolgimento fu talmente ampio, da essersi occupato anche del reclutamento di parte della troupe in vista delle riprese. Un interesse risultato troppo forte e prepotente, che mostrò anche la volontà dell’attore di dare al film una connotazione artistica particolarmente audace. Una caratterizzazione che non solo venne bocciata dai componenti storici di Queen, ma vide l’abbandono al progetto di Cohen nel 2013.

La parola impossibile non esiste…

E con l’ufficialità di Rami Malek nel ruolo del cantante della band inglese, la musica cambiò totalmente. Il lavoro svolto in simbiosi tra l’attore e la coreografa Polly Bennett, ha reso impeccabile la performance di Malek nel biopic musicale. Eppure, anche lui trovò delle difficoltà nell’interpretare Freddie. L’utilizzo di una protesi dentaria importante – che custodisce gelosamente ancora adesso – è riuscito a metterlo in difficoltà durante le riprese. Di fronte a una performance del genere, consegnargli l’ambita statuetta d’oro dell’ Oscar come miglior attore protagonista, fu una pura formalità.

Un’altra complicazione rivelatasi più ardua del previsto fu la ricostruzione di parte dello stadio di Wembley. Luogo simbolo nel quale venne organizzato il concerto del Live Aid nel 1985 con Bob Geldof. E così, i produttori e gli scenografi, per cercare di rendere la location più simile all’originale, decisero di occupare una parte dell’aeroporto di Londra. Un lavoro talmente ben eseguito, da aver ricevuto il plauso del regista che si occupò della regia del concerto evento.

Rocket Man (2019)

Curioso come il nome del regista Dexter Fletcher sia presente nuovamente nella regia di un altro biopic musicale. Rispetto agli altri titoli citati precedentemente, Rocket Man ha fatto i conti con il giudizio del diretto interessato, Sir. Elton John. Il cantante noto per i capelli rossi e i look stravaganti, si dimostrò entusiasta di questo progetto dal primo giorno. Battezzato come Reginald Dwight, il baronetto ha visto portare sul grande schermo la sua vita e la sua carriera tra gioie e dolori.

Come negli altri casi, anche per Rocket Man il primo attore che sembrava essere a un passo dalla firma, fu Tom Hardy. Un nome dato per certo, che ben presto venne scalzato da un giovane attore e molto somigliante con il giovane Elton. Tuttavia a far cambiare idea ai produttori, fu la voce di Taron Egerton. Grazie al film d’animazione Sing, sulle note del celebre brano di Elton John: I’ll Still Standing, venne chiamato e confermato a bordo di uno dei biopic musicali più attesi di sempre.

Leggi anche: Rocketman, la recensione del biopic musicale sulla vita di Elton John


L’affiatamento artistico tra Egerton e John fu immediato, tanto che quest’ultimo non si risparmiò nel dare consigli su come affrontare questa dura prova. “Non imitarmi in maniera troppo perfetta, dai al pubblico la tua interpretazione, fagli vedere l’artista com’è evoluto nel corso del tempo”. Sodalizio reso ancora più forte dalla capacità di Taron Egerton di interpretare tutti i brani presenti nel biopic. Compresa una canzone inedita (I’m Gonna) Love Me Again, scritta da Elton John per duettarla con il suo alter ego contemporaneo nel film.

Il lavoro svolto dall’attore è stato molto intenso, soprattutto dal punto di vista vocale. Le tre ore al giorno, per cinque giorni a settimana e con una tempistica di circa otto settimane, lo hanno visto prepararsi in vista delle 22 canzoni inserite nel film. Rocket Man resta uno dei film migliori di Egerton, tanto da aver conquistato il suo primo Golden Globe come miglior attore in un film commedia o musicale.

Elvis (2022)

Dopo anni di silenzio, il regista Baz Luhrmann è tornato a conquistare le sale cinematografiche di tutto il mondo, in grande stile. Girato in piena pandemia, questo atto d’amore verso il Re del Rock, intitolato Elvis ha visto finalmente la luce lo scorso 22 giugno.

A conquistare il pubblico, l’interpretazione del giovane attore Austin Butler, nei panni dell’affascinante e provocatorio Elvis Presley. Non particolarmente noto al grande pubblico, Butler è riuscito a catalizzare tutta l’attenzione su di lui, proprio come fece Elvis ai suoi tempi. Ma prima di lui, chi venne preso in considerazione? Due furono i nomi che fino all’ultimo vennero dati per i più papabili: il cantante Harry Styles (Dunkirk) e il talentuoso Miles Teller (Top Gun: Maverick). Ma dato il successo di entrambi, nessuno dei due era all’altezza delle aspettative del regista, determinato a scegliere qualcuno ancora da plasmare.

A convincere Luhrmann a scegliere il biondino dalla faccia da bravo ragazzo fu una risposta che diede Butler durante il provino. Alla domanda quale aspetto lo facesse sentire vicino a Elvis, il giovane rispose la morte della madre avvenuta quando aveva 23 anni. Un tragico evento, avvenuto anche nella vita del cantante di Memphis.

E parlando della famiglia, l’unico vero amore della vita di Elvis, l’ex moglie Priscilla Presley, è stata tra le maggiori sostenitrici di questo biopic. Una presenza fondamentale per il regista, tanto da averla fatta partecipare alle diverse fasi di realizzazioni del film.

Leggi anche: Elvis | il mito rivive in uno straordinario film a sua “dismisura”

Austin Butler è il nuovo Elvis Presley 2.0

Gli altri elementi che portarono Luhramann a scegliere con estrema convinzione Austin, la sua predisposizione e conoscenza dello strumento della chitarra. Tra movimenti di bacino e le movenze diventate un cult di Elvis, ha visto l’attore lavorare vocalmente in maniera quasi ossessiva. A seguito della scarsa qualità audio delle canzoni degli anni ’60, il regista decise di mixare la voce di Elvis con quella di Austin, per dar vita a un risultato quanto più simile all’originale. Un esperimento rivelatosi talmente ben riuscito da essere stato applicato a tutti gli altri brani presenti nel film.

A contribuire al successo del biopic musicale Elvis, sono state alcune esperienze vissute dall’attore e dal regista. In primis, le ore trascorse in sala prove per studiare accuratamente i movimenti del re del movimento pelvico, da riportare in scena. In seconda battuta, la possibilità di aver vissuto per ben 18 mesi a Graceland, la storica tenuta di Elvis. E la possibilità per entrambi di visitare lo storico studio di registrazione del cantante a Nashville.

Se c’è un aspetto che colpisce immediatamente, oltre alla somiglianza di Austin con Elvis, sono i costumi curati da Catherine Martin, quattro volte premio Oscar e moglie del regista. Grazie ai video dell’epoca e al suo estro artistico, sono stati disegnati e realizzati 90 costumi indossati da Austin Butler nel corso del film.

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