Connettiti a NewsCinema!

Interviste

Ant-man and the Wasp, Paul Rudd ed Evangeline Lilly a Roma

Pubblicato

:

Dopo il successo di Ant-Man, il celebre supereroe torna sul grande schermo con una nuova avventura ricca di azione: diretto dal regista Peyton Reed e interpretato da Paul Rudd, Evangeline Lilly, Michael Peña e il premio Oscar® Michael Douglas, il nuovo film Marvel Ant-Man and the Wasp arriverà nelle sale italiane il 14 agosto 2018.

Nel film Marvel Ant-Man and The Wasp Scott Lang deve affrontare le conseguenze delle proprie scelte sia come supereroe sia come padre. Mentre è impegnato a gestire la sua vita familiare e le sue responsabilità come Ant-Man, si vede assegnare una nuova e urgente missione da Hope van Dyne e dal Dr. Hank Pym. Scott dovrà indossare ancora una volta la sua tuta e imparare a combattere al fianco di Wasp, mentre la squadra cercherà di far luce sui segreti del proprio passato.

Evangeline Lilly e Paul Rudd sono stati ospiti a Roma per presentare il film in anteprima ed ecco cosa ci hanno raccontato durante la conferenza stampa di Ant-man and the Wasp, prima di volare al Giffoni Film Festival.

Cosa rappresenta per voi l’Universo Marvel?

Evangeline Lilly: Per me la Marvel è qualcosa che, con un pizzico di divertimento e complicità, ci fa sentire bene e ci fa provare un senso di speranza anche se il mondo di oggi non ci permette di farlo. Ci ricorda che possiamo essere coraggiosi davanti alle varie sfide che possono incontrare. Anche come madre credo che l’importante sia sempre agire.

Paul Rudd: La Marvel è diventata una importante parte della mia vita da quando ho accettato il ruolo di Ant-man. Sicuramente è un’esperienza forte, sia perché mi ha permesso di far parte di una realtà conosciuta in tutto il mondo, sia perché è qualcosa che posso condividere con i miei figli. 

Anteprima Ant-man and the Wasp a Roma

Vi piacerebbe potervi rimpicciolire? E dopo aver fatto questo film guardate in modo diverso gli insetti?

Paul Rudd: Vi assicuro che tante volte vorrei poter sparire perché mi trovo spesso in situazioni imbarazzanti. Ma con le formiche il mio rapporto è cambiato, evito di schiacciarle e le sento come fratelli e sorelle. 

Evangeline Lilly: Posso raccontarvi che quando facevo Lost era abitudine del cast riunirsi per vedere la puntata della settimana e, in quel momento, magari poter scomparire perché quello è stato il mio primo lavoro e non avevo alcuna preparazione e nessuna idea di quello che stavo facendo. Quindi tutto molto imbarazzante.

Da piccolissima ho sempre adorato gli insetti, li ho sempre protetti e ricordo che andavo in giro con dei grossi bruchi neri su tutto il corpo, correndo per spaventare le altre bambine del vicinato.

Pensavate di tornare nei panni di questi personaggi per un secondo film quando avete accettato di fare il primo?

Evangeline Lilly: Quando sono stata scelta per il primo film ho letto la sceneggiatura con molta attenzione e alla fine quando sono arrivata alla battuta di Hope “It’s about time” ho pensato che, se avessi fatto bene questo personaggio nel primo film collaborando ad un successo, allora mi sarei prestata al secondo. Quindi mi sono impegnata per fare fare bella figura al mio amico Paul nel primo film.

Ant-man è il primo film Marvel con attori ringiovaniti grazie agli effetti speciali, anche se ormai è una pratica diffusa. Che ne pensate di questo impiego della tecnologia?

Paul Rudd: Michael Douglas mi ha detto un giorno di essere entusiasta di fare un film con Pfeiffer con cui non aveva mai lavorato prima, e quando gli hanno detto che sarebbe anche stata ringiovanita non vi dico la sua reazione.

Evangeline Lilly: La prima esperienza per quanto riguarda l’uso della tecnologia digitale risale a Lo Hobbit. Avevo già fatto sedute necessarie per far sviluppare le immagini e gadget del mio personaggio. Per questo ho dovuto ripeterle e non mi piaceva l’idea di usare la tecnologia che potesse giustificare la mia assenza dalla scena. Ho pensato che forse tra 20 anni non ci potessero essere più bisogno di attori. Poi mi sono rassicurata e ho fatto quello che dovevo. 

Il tema della famiglia è molto presente nel film. Ma voi in quale progetto a cui avete partecipato vi siete sentiti più in famiglia?

Paul Rudd: Quando si gira un film si passano molti mesi con tutto il cast artistico e tecnico e con questo in particolare si è creata una vera amicizia e una certa familiarità con tutta la squadra Marvel. Questo film mi ha permesso di apprezzare e conoscere gli altri Avengers e i dirigenti Marvel, con cui ho un ottimo rapporto e ne sono molto felice.

Evangeline Lilly: La Marvel è una famiglia straordinaria perché ti trattano tutti come se facessi parte di una grande famiglia. Ma per me niente potrà mai essere uguale a Lost, perché lavorare 6 anni su un’isola deserta tagliata fuori dal mondo, senza marito o figli, è un’esperienza unica. Tutto il cast è stato capace di amore e di aloha e si è creata una vera famiglia. Mi veniva da piangere alla fine di ogni stagione e anche ora ripensando a quelle persone splendide che mi hanno dato qualcosa di importante quando ero lì da sola. 

Spesso Hollywood cerca sempre attori più giovani, anche per i ruoli dei supereroi. La giovinezza è ancora un mito secondo voi? Ho letto antirughe le nostre nonne non le avevano e non servono.

Paul Rudd: La scelta della Marvel per il ruolo di Ant-man mi ha dimostrato che puoi essere bello e attraente a qualsiasi età, anche se Hollywood sembra avere una preferenza per gli attori giovani.

Evangeline Lilly: Robert Downey Jr e Gwyneth Paltrow per esempio hanno dimostrato come essere attraenti e super belli a dispetto dell’età nell’universo Marvel. Io voglio onorare la mia età ed evitare prodotti anti-age in modo deliberato. Cerco proprio quelli senza queste proprietà perché non voglio inviare un messaggio subconscio che non sono pronta all’invecchiamento. Spero di andare avanti, diventare più saggia e più intelligente, per avere più da offrire al mondo. In una donna c’è molto di più di un volto giovane. 

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Clicca per commentare

Lascia qui il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Interviste

Intervista ad Alberto Malanchino | Dopo DOC – Nelle tue Mani una nuova serie su Netflix

Pubblicato

:

alberto-malanchino-newscinema

In questi giorni di quarantena proviamo a raggiungere i protagonisti del grande e piccolo schermo, telefonicamente o attraverso i social. Alberto Malanchino ha accettato il nostro invito per un’intervista in diretta Instagram, pochi giorni dopo la fine della prima parte della prima stagione della fiction Rai, DOC – Nelle Tue Mani, in cui interpreta il dottor Gabriel Kidane al fianco di Luca Argentero, Matilde Gioli, Sara Lazzaro, Pierpaolo Spollon.

Nato a Cernusco sul Naviglio, Malanchino è in parte italiano in parte africano, del Burkina Faso. Colpisce subito la sua spontaneità e solarità anche in un momento difficile come questo in cui siamo tutti costretti a casa a causa di una brutale pandemia. “Tutto bene dai, faccio tanto sport, guardo serie tv e ho ripreso a suonare il basso elettrico. Poi sto ascoltando tantissima musica e sto scoprendo artisti che non conoscevo; è un’epifania perchè a volte ti fossilizzi sugli stessi artisti e lo stesso genere, invece è bello avere il tempo di esplorare” ha detto in collegamento da Roma.

Il 29 Aprile lo vedremo anche in una serie tv Netflix intitolata Summertime, prodotta da Cattleya e liberamente ispirata al romanzo di Federico Moccia, Tre Metri sopra il Cielo. Ecco cosa ci ha raccontato Malanchino di questa esperienza, di DOC – Nelle Tue Mani tra le corsie di un ospedale, del suo percorso attoriale e delle sue speranze per il futuro. E anche qualche sogno nel cassetto, come scrivere una sceneggiatura e lavorare con Ron Howard.

Hai fatto qualche maratona Netflix in questa quarantena?

Ho ripreso la serie Mad Man di qualche anno fa, l’avevo lasciata a metà.

Doc – Nelle Tue Mani ha fatto ottimi ascolti ed è andata in onda in un periodo “purtroppo” perfetto. Che esperienza è stata per te?

Fantastica. Avevo fatto altre serie, ma in DOC ho avuto l’opportunità di passare molto tempo con il mio personaggio e di viverlo in ogni episodio. Siamo cresciuti letteralmente insieme e ci siamo presi per mano in un certo senso. Quindi è stata un’esperienza forte e costruttiva, anche con tutti gli altri membri del cast. Siamo rimasti tutti molto stupiti dallo share. Sapevamo che stavano facendo qualcosa di molto bello, ma tutta questa fiducia da parte del pubblico a casa è stata incredibile, un bel regalo. Abbiamo iniziato a girare lo scorso Settembre in tempi non sospetti e poi è arrivato il coronavirus. Nessuno poteva immaginare.

DOC Nelle tue mani

Alberto Malanchino in DOC – Nelle Tue Mani

Come ti sei preparato per interpretare un medico? 

Sono la generazione di Scrubs e sono innamoratissimo di quella serie. Ci sono alcune cose che fanno parte della tua memoria. Anche il Doctor House lo guardavo mentre andavo alle superiori. Quindi avevo questi riferimenti, ma non ho voluto affrontare il personaggio ricalcando alcune cose già fatte, per non rischiare di proporre una cosa già vista e poco originale, quindi ho fatto un altro tipo di percorso.

La produzione Lux ci ha dato la possibilità di fare un piccolo training in ospedale al Policlinico Gemelli di Roma e lì abbiamo guardato come lavoravano il Professor Landolfi e la dottoressa Barbara Fossati insieme ai loro team e ai tirocinanti. Abbiamo studiato come interagivano tra di loro e con i pazienti e questo è stato il vero primo approccio. Ti rendi conto di cosa vuol dire essere un dottore, la responsabilità enorme. Devi avere il controllo di tutto quello che succede e dare retta intanto ai pazienti. Quindi non può mancare la professionalità ma anche l’umanità.

Come descriveresti il tuo personaggio Gabriel? Vivrà un’evoluzione nel corso della serie?

Il personaggio di Gabriel si comincia un po’ a scoprire negli ultimi episodi andati in onda, rispetto alle prime puntate. E’ una persona molto professionale e dedita al lavoro, ma ha questo passato molto buio e burrascoso. Ha origini etiopi, ma è cresciuto in Italia e, andando avanti nella serie, il suo conflitto interiore diventa sempre più prepotente. Ci saranno dei cambiamenti nella sua vita e vi regalerà tante emozioni. Ci sarà questo matrimonio annunciato di cui però non posso dire niente.

Ho notato nelle prime puntate che Gabriel è riservato e trattenuto per quanto riguarda le relazioni. Sembra difficile per lui aprirsi emotivamente?

Sì questa cosa viene dal suo essere professionale, è un professionista e questo distacco gli è stato insegnato in un certo senso. Lui è uno specializzando senior e ha conosciuto Andrea Fanti in un momento in cui Andrea Fanti era un uomo tremendo. E poi ha avuto un’infanzia molto particolare, è venuto in Italia e ha dovuto costruirsi una vita. Quando racconta la sua storia a Fanti gli dice di essere stato incarcerato in Libia nei lager libici. Quando ti interfacci con una cultura che non è la tua devi avere tanto rispetto e riuscire a trovare punti in comune.

malanchino Doc

Hai qualcosa in comune con Gabriel?

Io sono per metà del Burkina Faso, mia mamma è del Burkina Faso e sono cresciuto con una doppia cultura. Quella più predominante è quella italiana però anche la cultura burkinabè è in parte franco-africana, quindi un po’ francese e un po’ araba per le colonizzazioni e questa cosa ti permette di avere una mente più aperta quando affronti personaggi come Gabriel. Per me è importante capire le cose in comune con il personaggio quando leggo un copione, per poi giocare con le cose che invece sono lontane da te.

Cosa hai imparato facendo DOC – Nelle Tue Mani?

Ho conosciuto molto medici, molti ci hanno affiancato sul set e per loro era fondamentale il discorso dell’empatia. Molti di loro dicevano che il rischio peggiore di questo mestiere è non dimostrare empatia; non la perdi ma nell’abitudine e routine quotidiana o per salvaguardare la tua persona può passare in secondo piano. Questo mi ha colpito molto.

Cosa hai imparato da Gabriel?

La possibilità di lasciarsi andare. Tante cose che lui fa io non le avrei fatte nella mia vita. Però mi ha fatto da specchio e mi ha dato la possibilità di capire quante volte uno trattiene delle emozioni o ha paura di aprirsi con le persone che lo circondano e quanto questo atto di fiducia a volte ripaga.

Da piccolo sognavi di fare l’attore o altro?

Tantissime cose, dal poliziotto all’astronauta, il cantante, il bassista internazionale… Ho studiato ragioneria ma volevo fare l’alberghiero. Non me lo hanno permesso e alla fine forse è andata bene. Ma pensandoci avrei voluto tanto fare il cuoco.

Quando è scoppiato l’amore per la recitazione?

A 18 anni ho avuto un’epifania. Facevo uno stage in un’azienda dove compilavo moduli e mi stavo odiando, non mi piaceva per niente, era estate e avevo tre debiti a scuola. Ma mia mamma è una grande cinefila e fin da piccolo mi ha fatto vedere tantissimi film. A 5 anni avevo già visto tutti i Vhs de La Piovra, Il Padrino, Cyrano de Bergerac, tutti i film di Jim Carrey.

Poi mi incuriosiva che tutti gli attori parlassero in italiano perchè da piccolo non capivo cosa fosse il doppiaggio. Quindi uno dei grandi amori è stato il doppiaggio. Poi tutto è partito dalle recite a scuola, che erano l’unico momento in cui mi concentravo perchè per il resto ero una capra a scuola. Lo sport e la recitazione invece andavano bene. Al liceo una nostra insegnante di diritto ci portò a vedere a teatro Le allegre comari di Windsor e ho pensato che quella fosse la mia strada che “volevo morire su un palcoscenico“.

Il 29 Aprile arriva su Netflix Summertime. Cosa ci puoi dire di questo progetto e del tuo personaggio in questa nuova serie?

Io mi chiamo Anthony e sono il papà delle protagoniste. Un papà giovane che hanno provato a stagionare in fase di trucco. Sono un trombettista e altro non posso dire purtroppo. Comunque è un bel progetto e credo sia una grande sfida di Netflix Italia nei confronti del mondo perchè sarà disponibile in 190 paesi e non vedo l’ora di sentirmi doppiato in giapponese.

Quando ho visto il trailer volevo piangere perchè era estate quando abbiamo girato e ora ci stiamo sognando un’estate normale.

Il tuo rapporto con i social?

Io sono cresciuto con i Vhs e mi sento ancora molto analogico ma sto imparando. Mi farò aiutare dalle mie cugine più piccole. E’ giusto che ci siano altri modi di trasmettere le proprie opinioni e comunicare. Lo trovo molto utile perchè hai anche un feedback immediato con le persone che ti guardano. Anche se a volte ho la sensazione che questo essere sempre iperconnessi bruci un po’ i tempi: si vive molto il momento come se poi le cose avessero meno valore l’attimo dopo.

Malanchino Easy Leaving

Alberto Malanchino nel film Easy Leaving

Come attore hai un modello di riferimento?

Denzel Washington mi piace molto, e Cillian Murphy. Come italiano Pierfrancesco Favino.

Come hai lavorato con Luca Argentero per DOC – Nelle Tue Mani?

Luca è un grande, ha sempre portato buonumore sul set, non ci sono stati mai momenti di tensione, abbiamo parlato molto delle scene. E poi il rapporto era anche fuori dal set, c’era sempre un momento per le battute e gli scherzi…io gli facevo il verso con l’accento piemontese.

Un ruolo che vorresti fare in futuro?

Mi piacerebbe fare un cattivo per esplorare la zona d’ombra dell’attore.

Un sogno nel cassetto?

Sicuramente continuare a fare l’attore e poi scrivere una sceneggiatura. Ho buttato già un soggetto con una mia amica e siamo ancora in fase di studio e analisi, ma mi piacerebbe che un giorno diventasse qualcosa di concreto.

E il tuo rapporto con il cinema? Se non sbaglio hai recitato nel film Easy Leaving che però doveva uscire proprio in questo periodo ed è stato sfortunato?

Lo devono distribuire, è andato al Torino Film Festival e ci sono stati riscontri positivi. Si tratta del mio primo film e sono anche co-protagonista. Sono Elvis,  un migrante che deve attraversare il confine tra Mentone e Ventimiglia perchè in Francia, a Parigi, c’è la sua compagna con il figlio. I registi hanno giocato molto sull’amicizia, ovvero su cosa sei disposto a fare per aiutare un amico, piuttosto che puntare sul tema dell’immigrazione. Resta leggero e auto ironico come film, ma è anche toccante e sentimentale.

Continuando a pensare al cinema con quale regista ti piacerebbe lavorare?

Virzì, Marco Tullio Giordana e Ron Howard. Punto in alto, ma se uno deve sognare meglio farlo bene.

Continua a leggere

Interviste

Intervista a Francesca Figus | Dopo Passeggeri Notturni un audiolibro Emons e la serie Sky con Paola Cortellesi

Pubblicato

:

francesca figus

Nonostante la quarantena, abbiamo intercettato Francesca Figus, recentemente apparsa nella serie Passeggeri Notturni disponibile su Rai Play, ispirata all’omonimo romanzo di Gianrico Carofiglio. Disponibile e solare, l’attrice ci ha accolto in casa sua, seppur virtualmente, per una intervista in diretta Instagram. “E’ la prima volta che lo faccio, perchè sono negata per queste cose” ha ammesso all’inizio di quella che più che un’intervista è sembrata una chiacchiera tra amiche, perchè nella pandemia in fondo qualche lato positivo c’è, come la maggiore disponibilità dei personaggi noti di abbassare le difese. O forse Francesca Figus è solo uno dei pochi casi di sincerità e umiltà…vi farò sapere tra qualche giorno dopo altre interviste.

Dal 15 Aprile è disponibile sulle piattaforme Emons, Audible, Storytel e Itunes, la prima stagione de L’avvocato Guerrieri, una serie audio tratta da un altro romanzo di Carofiglio, intitolato Le perfezioni provvisorie. Figus ci ha tenuto molto a parlare di questo progetto edito da Emons Record, una casa editrice che da dieci anni è leader nel settore degli audiolibri. Insieme a Francesco Montanari, protagonista e voce principale della serie, Francesca Figus ha partecipato con passione. La ritroveremo sul piccolo schermo anche il prossimo autunno per la serie Sky di Maria Sole Tognazzi, Petra, insieme a Paola Cortellesi. Ma ecco cosa ci ha raccontato dei suoi numerosi progetti, passati, presenti e futuri.

Come stai vivendo la quarantena?

In casa.

Non stai cucinando pizza e pane come tutti? 

Sono negata, ho provato a fare dei biscotti l’altro giorno e i miei nipoti mi hanno detto: “sanno di sabbia zia Fra” e avevano ragione. Mia cognata è brava a cucinare, cerco di stare un po’ insieme a loro perché mio fratello vive qui vicino. 

In questi giorni ti abbiamo visto nella serie Rai, Passeggeri Notturni? Cosa puoi dirci del tuo personaggio?

Zia Agnese è la zia del protagonista, interpretato da Claudio Gioè, ma io sono nella prima parte quando lui è un bambino di 10 anni. Agnese è una zia un po’ particolare perchè lo accoglie nella sua casa estiva nella Murgia pugliese con un vestito color fragola. Passa con lui del tempo e gli insegna a leggere le poesie, gli parla di amore, gli legge i tarocchi e quindi lui poi, crescendo, si ricorda di questa zia che gli ha insegnato uno sguardo sull’amore.

passeggeri-notturni-figus-newscinema

Francesca Figus in Passeggeri Notturni

Cosa ti ricordi di questa esperienza sul set?

Ho il ricordo di una Bari bellissima, non c’ero mai stata…solo nel Salento per le vacanze. Questa Bari notturna è stata molto bella. Poi, come sempre, io dal set mi porto a casa il senso di gruppo che si forma, questa sorta di famiglia con cui vivi a stretto contatto per un certo periodo di tempo. Con Gioè avevo già lavorato in Passato Prossimo e lo stimo moltissimo.

Avevi già letto il libro prima di girare la serie?

No, l’ho letto quando mi hanno proposto il ruolo. Però conoscevo la scrittura di Carofiglio e sapevo che partiva già da una base ottima. 

Lo sceneggiato audio L’Avvocato Guerrieri che esce il 15 Aprile è sempre tratto da un suo libro e tu ne fai parte, giusto?

Sì, per me è stato un regalo enorme perchè erano dieci anni che giravo intorno a Flavia Gentili di Emons Edizoni e le chiedevo di poter fare anche solo un piccolissimo ruolo in questo nuovo progetto. “Leggo anche solo una riga” le dicevo, perchè volevo far parte di un audiolibro. Mi piace questo mondo perchè secondo me è un modo di tenere compagnia alle persone e dargli modo di leggere non leggendo. Alcuni lavori non ti permettono di leggere spesso e L’Avvocato Guerrieri è anche diverso dal solito audiolibro perchè è letto da più persone.

Cosa puoi dirci del tuo personaggio, Nadia?

E’ un personaggio molto interessante, un’ex prostituta che conosceva già l’avvocato Guerrieri – interpretato e letto da Montanari che ha fatto un ottimo lavoro. Lei è molto particolare ed è una donna molto forte.

guerrieri

Foto di Luisa Carcavale

Passeggeri notturni tratta anche il tema della violenza sulle donne e della necessità di parlare con qualcuno. In questo periodo che stiamo vivendo, per alcune donne la casa non è un rifugio ma un luogo pericoloso.

La casa può essere una prigione, ma non scherzosamente come ci diciamo tra di noi “siamo agli arresti domiciliari”, perchè noi siamo dei privilegiati. Sì, può essere un luogo pericolosissimo per molte donne e spero che molte di loro abbiano la forza di denunciare, anche se non hanno la forza o si vergognano di condividere quello che stanno passando.

Prima hai citato Passato Prossimo. Hai avuto diverse esperienze cinematografiche, qual è il tuo legame con il cinema? Lo preferisci alla tv?

A me piace stare sul set, si crea una bolla magica bellissima e mi piace lavorare e stare in gruppo come nella vita. Siamo tutti fondamentali sul set, non solo il regista o un attore. Questo mi piace del mio lavoro, indipendentemente dal mezzo.

C’è un ruolo che vorresti fare in futuro? 

Mi piacerebbe interpretare una donna realmente esistita, magari una grande fotografa.

Tu hai calcato le scene a soli 8 anni? Che ci puoi raccontare di quella esperienza?

Sì, è stato il cruccio di mio padre. I miei genitori poi si sono separati e ora penso che i problemi  siano cominciati proprio per questo. Facevano certe litigate mostruose. Io ero una bambina, facevo danza e un giorno, durante uno spettacolo, hanno scelto alcune bambine per fare questo programma che andava in onda tutto l’anno su Rai2. 

Come bambina con che occhi guardavi quel mondo? Come hai vissuto quel periodo?

Molto come un gioco…mi divertivo. Poi ho capito che mi pagavano anche e ho detto che non volevo i soldi, così li ho donati tutti a un orfanotrofio a Passoscuro, qui vicino Roma.

Da bambina avevi un modello di riferimento? 

Avevo il mito di Carla Fracci, come tutte le bambine che facevano danza, ma poi l’ho incontrata al festival di Venezia e sono rimasta traumatizzata. Io ero lì insieme ad altre bambine per chiederle l’autografo, tutta intimorita e lei ci ha cacciato urlando “andate via, brutti mostri”.

Prossimamente sarai in una serie tv Sky intitolata Petra, diretta da Maria Sole Tognazzi?

Sì, dovrebbe andare in onda in autunno su Sky. La protagonista è Paola Cortellesi. Abbiamo studiato insieme recitazione, anche con la mia più cara amica Alessia Barela, eravamo nella stessa classe e con Paola abbiamo anche lavorato un anno insieme per una fiction su Radio Rai Due e ci siamo molto divertite. Petra è suddivisa in 4 episodi che sono dei gialli; io sono nell’ultimo episodio nei panni di una giornalista che aiuterà Petra a risolvere il caso di puntata. Paola è una grande professionista e anche molto simpatica, è stato un piacere ritrovarci sul set e lavorare di nuovo insieme.

Come è il tuo rapporto con i social?

Sono negata, ho solo Instagram da qualche anno perchè mi piace postare la foto, è veloce. Ma su Twitter per esempio non so cosa scrivere.

Ho letto che hai prodotto anche una web series?

Sì, è stata la soddisfazione più grande nel mio lavoro. Con Alessia Barela volevamo fare qualcosa insieme. lei si è messa a scrivere – scrive molto bene – ed è venuta fuori Noi e gli Altri, questa serie web in cui siamo io, lei e Monica Cervini. Abbiamo creato una società di produzione con Francesca Andreoli per questo. Quando l’abbiamo presentata a Repubblica e ci hanno detto sì, è stata una grande soddisfazione. Ora Alessia ne sta scrivendo un’altra, vedremo.

Quindi ti manca solo la regia?

No no, è complicatissimo. Tutta la responsabilità sulle tue spalle, non potrei mai. Produrre sì, attrice anche, ma regista lo lascio fare agli altri. Comunque servono registe donne e a me piace molto lavorare con le donne.

Vedi le serie tv? In questi giorni di quarantena hai fatto qualche maratona? 

Sì mi piacciono, ma ora sono in un momento che se non mi piace la prima puntata mollo subito. Ho visto tutto The Crown e mi ha conquistato. Olivia Colman è strepitosa. Comunque mi manca molto la sala cinematografica perchè io adoro proprio andare al cinema.

Ricordi l’ultimo film che sei riuscita a vedere prima della quarantena?

L’ultimo di Gabriele Muccino, Gli anni più Belli.

Un film che consiglieresti in questi giorni per restare a casa?

Storia di un matrimonio su Netflix e Che fine ha fatto Bernadette di Richard Linklater.

 

Continua a leggere

Can Yaman

Ginta si racconta tra desideri, consigli e divertenti aneddoti su Can Yaman

Pubblicato

:

gintacopertina meteoweek

“Donne, donne, oltre alle gambe c’è di più” cantavano Jo Squillo e Sabrina Salerno al Festival di Sanremo del 1991 . Leggendo il curriculum di Ginta Kubiliute Rachel, conosciuta dal pubblico solo come Ginta, questa frase sembra essere stata scritta per lei. Le esperienze collezionate in Italia e soprattutto all’estero nel campo della moda e della musica parlano per lei, dimostrando che oltre a essere bellissima è anche piena di contenuti. È il caso di dire che il detto popolare “è bella ma non balla” con lei viene completamente sfatato, perché non solo balla, ma canta, suona e nel tempo libero segue la sua passione per l’architettura.

Nata a Kaunas in Lituania ma cresciuta in Svizzera, a Lugano, la pop star internazionale conosciuta per brani come Mais oui mais non e Shanghai, giusto per citarne due, ha mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo a soli 12 anni, come testimonial del noto brand Lee Jeans. Ovviamente una bellezza come la sua non poteva passare inosservata, soprattutto nei concorsi di bellezza ai quali partecipa e vince, come Miss Teen Svizzera e Miss Muretto nel 2002, diventando la più giovane vincitrice della storia del concorso.

Quando la passione si trasforma in lavoro…

La bella Ginta impegnata a studiare ben 6 lingue quali, italiano, francese, inglese, lituano, russo e tedesco, inizia a coltivare una passione che riuscirà a trasformare in lavoro: la musica. Da questo momento in poi, la sua carriera da musicista e cantante prende il volo in tutto il mondo, arrivando a collaborare anche con programmi importanti, come la versione inglese del talent show X Factor. Il pubblico negli ultimi tempi ha avuto modo di vederla e sentirla cantare nel programma di successo su Canale 5, All Together Now condotto da Michelle Hunziker e J-AX.
Ginta 
con oltre 204 mila follower su Instagram lo scorso mese ha pubblicato una foto in compagnia di due volti noti agli amici di NewsCinema: Andrea Carpinteri e l’attore turco Can Yaman . Scopriamo insieme cosa ci ha raccontato la brava e bella Ginta divisa tra lavoro, passioni e aneddoti su Can Yaman.

1 5b4717465c728

Ginta

L’intervista a Ginta

Leggendo il tuo curriculum davvero sorprendente, la prima cosa che stupisce è il fatto che conosci perfettamente ben sei lingue. Dato il tuo spiccato talento nel riuscire a parlare così tanti idiomi, ce n’è uno che avresti sempre voluto imparare ma al quale hai momentaneamente rinunciato per mancanza di tempo libero?

– Assolutamente si, perché non si smette mai di imparare. Una lingua che sto studiando attualmente in maniera molto leggera è lo spagnolo. Ci metto davvero poco ad imparare lingue nuove, perché interpreto le parole come sonorità. In questo momento, non mi sono fiondata a studiare lo spagnolo con tutta me stessa perché una lingua ha bisogno di tanta pratica per essere tenuta viva. In questo momento i miei progetti sono incentrati soprattutto in Francia e Italia, non avrei modo di praticarla sufficientemente. È una lingua che mi pento di non aver studiato prima, l’avrei forse preferita al tedesco, che non ho mai avuto davvero modo di usare nella mia carriera.

Ascoltando brani come il tuo ultimo successo Shanghai, Mais oui mais non e Cet air la, come mai hai scelto di cantare prevalentemente in francese?

– Il francese a dire la verità non è soltanto una lingua, ma anche un’atmosfera. Dato che sono musicista e cerco sempre di far arrivare delle emozioni alle persone che ascoltano la mia musica, il francese rappresenta ciò che sento di raccontare. Ascoltare un brano è come far partecipare una persona nella trama di un film. Il francese in questo senso per me ne è la colonna sonora perfetta. Ogni lingua nel canto ha una vocalità e un’espressione completamente diverse. Per esempio, in italiano la mia voce sembra più pungente, in francese più sensuale, in inglese più energica. In effetti, quando registro nelle diverse lingue a volte, facendo sentire i provini in Sony Music, a volte non riescono a riconoscermi per quanto la voce e la maniera di interpretare cambiano. Un cantante può trovare davvero tantissime sfaccettature nuove provando a cantare in una lingua diversa. Il francese in questo periodo della mia vita mi rappresenta tantissimo ed è ciò che voglio esprimere a chi mi ascolta.Nulla toglie però all’inglese, che sto sperimentando per i prossimi brani…

Piccolo consiglio: prima di continuare a leggere l’intervista cliccate su ‘play’ e ascoltate il brano Shangaï ….

;

Prima regola: volersi bene, sempre!

La scorsa settimana sei stata protagonista di una diretta sul profilo Instagram di Andrea Carpinteri nella quale vi siete cimentati in una sessione di allenamento fisico da poter fare in casa, viste le misure restrittive imposte dal governo per evitare che i contagiati dal coronavirus possano aumentare. Qual è il rapporto con il tuo corpo e soprattutto vorresti dare dei consigli da seguire alle tue fan?

– Trovo che in periodi come questo bisognerebbe prendersi un pochino più cura di sé stesse e amarsi di più. Per me questo amore si traduce nello stile di vita sano –  mangiare bene e attività sportiva. Lo sporto per me un’abitudine, più che una costrizione – fa stare bene non solo fisicamente, ma col rilascio di endorfine ( ormoni della felicità) anche mentalmente. Questo equilibrio è fondamentale. Inoltre, l’attività cardio è importantissima anche per la musica, che richiede anche una certa preparazione atletica. Per esempio se devo fare un concerto di un’ora, dovrei essere allenata per almeno il doppio, quindi due ore di corsa per non perdere il fiato a metà concerto. Ti ripeto, è diventata proprio uno stile di vita perché sono abbastanza pigra. Nel senso che se non ho un’abitudine, rischio di non fare le cose. La costanza di fare sport tutti i giorni, comunque mi è rimasta da quando ero una teenager e che mi porto dietro da sempre. Tra me e me, è un appuntamento fisso giornaliero, ma alla fine se finisco per allenarmi 5 volte alla settimana, va benissimo lo stesso. Mi limito a fare esercizi semplici e mirati. Se pensate che lo sport sia un’imposizione, una cosa faticosa e fatta forzatamente, cambiate subito!

Come hai detto in diverse occasioni hai debuttato a 12 anni come modella, oggi sei un’artista di fama internazionale. Se avessi l’opportunità di fare un salto temporale nel passato, cosa diresti alla Ginta di 12 anni?

– Sicuramente le direi di farsi meno problemi mentali. Perché alla fine come ogni ragazza, crescendo mi sono portata dietro anche le mie insicurezze, le mie piccole ombre da combattere, i miei piccoli mostri che mi tormentavano sempre. Le direi di fare tutto in maniera più rilassata, perché tanto le cose accadono.

I prossimi progetti per il futuro e gli aneddoti con Can Yaman a Milano

Puoi dirci qualcosa in merito al tuo futuro professionale? E quando il pubblico avrà modo di vederti nuovamente in tv?

– Per quanto riguarda la televisione, non so dire esattamente quando potranno vedermi, data la situazione che stiamo vivendo tutti, quindi ci sono tantissime incertezze nel mondo dello spettacolo. Però posso dirti che sicuramente faccio quello che si può e ti anticipo che tra due settimane verrà pubblicato il mio nuovo singolo che invito tutti ad ascoltare e a vedere sul mio canale ufficiale YouTube.

whatsapp image 2020 03 25 at 01.19.51

Can Yaman, Ginta e Andrea Carpinteri durante il party della MTSZ Style

Lo scorso febbraio, esattamente un mese fa, insieme ad Andrea Carpinteri siete stati ospiti di un party esclusivo della MTSZ Style durante la Milano Fashion Week. In questa occasione ha preso parte l’attore turco Can Yaman. Ti andrebbe di condividere un ricordo, un aneddoto o un momento divertente che avete vissuto insieme durante quell’occasione?

– Can è una persona adorabile in tutti i sensi. È un ragazzo dolcissimo, divertente, ha un senso dell’umorismo spiccato e soprattutto ha un’umiltà unica. Andrea è come se fosse un fratello per me, siamo cresciuti insieme ed è stato veramente un weekend magico. Di aneddoti ce ne sono tantissimi, come le fan che si buttano per terra e che lui va a soccorrere, a chi gli lancia la bambina in braccio per fare la foto, scene veramente da film. Secondo me andrebbe fatta una soap opera o una commedia romantica proprio sulla vita di Can. Sicuramente è stata una delle ultime uscite che abbiamo fatto tutti, sia in Italia, in Svizzera, in Francia e anche in Turchia, perché poi la situazione ci ha portato un pochino a dividerci. Fatto sta, che io ce lo vedo benissimo nella televisione italiana, e voi?

Continua a leggere

Iscriviti al nostro canale!

filmhorror 300x250

Recensioni

Pubblicità

Facebook

Film in uscita

Giugno, 2020

Nessun Film

Film in uscita Mese Prossimo

Luglio

Nessun Film

Nuvola dei Tag

Pubblicità

Popolari

X