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Interviste

Baby K svela a NewsCinema il ricordo che non vorrebbe mai dimenticare (video)

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In occasione della premiere di Alla Ricerca di Dory a Roma, NewsCinema ha incontrato la cantante Baby K che nel nuovo film d’animazione Disney presta la voce alla giovane ricercatrice Debbie che lavora per il Parco Oceanografico dal quale proviene la pesciolina blu protagonista. Già con il primo film Alla Ricerca di Nemo il pubblico era rimasto conquistato dalla personalità di Dory che soffre di memoria a breve termine e dimentica qualsiasi cosa da un momento all’altro.

La cantante italiana in vetta alle classifiche da diverso tempo ha confessato ai nostri microfoni di essere un po’ smemorata come Dory, ma ci ha svelato il suo ricordo indimenticabile. Potete vedere un estratto dell’intervista qui sotto.

Can Yaman

Daydreamer – Le ali del sogno | Davide Albano è il doppiatore di CeyCey

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È ufficiale: le serie tv turche ormai hanno conquistato l’Italia non solo attraverso il web, ma anche in televisione. Questa ‘storia d’amore italo-turca’ iniziata con Cherry Season – La stagione del cuore con Özge Gürel e Serkan Çayoğlu, sta continuando a crescere di anno in anno grazie a Can Yaman, ormai definito il turco dal cuore italiano, visto l’affetto che prova per l’Italia. La notizia rilasciata dal doppiatore Daniele Giuliani in esclusiva per NewsCinema riguardo l’arrivo di Daydreamer – Le ali del sogno a metà giugno su Canale 5 ha smosso diverse curiosità tra le fan. Una su tutte: “Ma chi sarà a doppiare il simpatico e particolare CeyCey?”. Alla luce di questa richiesta, NewsCinema è riuscita a contattare e intervistare in esclusiva per voi, proprio colui che dal 10 giugno su Canale5 presterà la voce all’attore Anıl Çelik, ovvero il doppiatore Davide Albano.

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Davide Albano

Davide Albano, la voce italiana di Cey Cey in Daydreamer – Le ali del sogno

Noto per aver doppiato tantissimi videogiochi, serie tv come Il Trono di Spade, precisamente il personaggio di  Theon Greyjoy (Alfie Allen) e il vampiro Jasper Cullen (Jackson Rathbone) nella saga Twilight, per Albano non è la prima volta che si cimenta con le serie tv turche. Lo scorso anno avete avuto modo di ascoltare la sua voce in Bitter Sweet – Ingredienti d’amore con Can YamanÖzge Gürel. Sua era la voce del personaggio di Deniz Kaya, interpretato da Hakan Kurtaş, il pacato musicista (aspetto in comune con il doppiatore, componente del Black and Blue Radio) innamorato di Nazli. Ora che ha smesso i panni di Deniz, come si sarà approcciato al ruolo del vulcanico Cey Cey? Ecco cosa ha risposto alle nostre domande.

Intervista al doppiatore Davide Albano

Classe 1980, Davide Albano è tra i nomi più noti nel mondo del doppiaggio, vi basterà leggere o meglio ascoltare la sua voce per individuare in quale film e serie tv avete avuto modo di sentirlo, oltre alle due esperienze citate poc’anzi. Per cercare di accontentare tutte le fan della serie, di Can Yaman e ovviamente di Cey Cey ecco cosa ha risposto alle nostre domande. Cengiz Özdemir conosciuto con il diminutivo di Cey Cey è l’anima comica di Daydreamer – Le ali del sogno, è l’amico che tutte vorrebbero avere. Simpatico, premuroso, sempre pronto a sostenere i suoi amici, viene puntualmente scelto come confidente di segreti inconfessabili, che gli provocano solo ansia e stress. Sicuramente chi non ha avuto modo di vedere la serie in lingua originale, si innamorerà di Cey Cey, dei suoi outfit e delle sue espressioni facciali.

Ciao Davide! Cosa ti ha spinto a voler intraprendere la carriera di doppiatore?

“Non ho mai pensato: ora faccio il doppiatore. Ho cominciato facendo radio, studiando dizione. Dalla dizione sono passato al teatro e da lì mi si è aperto un mondo. Il doppiaggio è una parte del mestiere dell’attore. È quella parte un po’ più in ombra (per certi versi simile al mondo radiofonico che mi piace) che per ora è quella che mi si addice e mi coinvolge di più. Ma non va dimenticato che il doppiatore è un attore. Parte tutto da lì.”

Tra i tanti attori che hai doppiato, ce n’è uno al quale sei particolarmente legato? C’è un attore che non hai ancora avuto modo di doppiare? E c’è n’è uno a cui vorresti prestare la tua voce?

“Nel doppiaggio passi da un attore all’altro, da un prodotto all’altro, con tempi molto veloci. A volte non hai tanto tempo per affezionarti ad un personaggio. Soprattutto con i ritmi lavorativi dettati dai tempi moderni. Posso dirti che Dexter di One Day è uno dei ricordi più belli legati alla mia esperienza lavorativa. Ce ne sono anche molti altri: tutto ciò che incontri nel tuo percorso artistico contribuisce a formarti e a legarsi ai ricordi, in qualche modo. Anche per questo la recitazione regala emozioni che pochi altri mestieri regalano. Mi piacerebbe interpretare un protagonista in un film Pixar o un supereroe, una rockstar o un sopravvissuto in un film di zombie.”

Leggendo il tuo curriculum hai trovato più difficoltà nel doppiare film, serie tv o videogiochi?

“Non ci sono lavori più facili. Dipende anche da ciò che ti appassiona di più. Certo è che, per motivi prettamente tecnici, il doppiaggio dei videogiochi può risultare, a volte, un po’ ripetitivo. E questo magari lo rende più difficile rispetto al resto. Ma, ripeto, dipende. È molto soggettivo.”

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Anıl Çelik nei panni di Cey Cey

L’esperienza di Davide Albano come doppiatore di Cey Cey in Daydreamer – Le ali del sogno

Finalmente abbiamo scoperto la voce di uno dei personaggi più amati di tutta la serie Erkenci Kuş ovvero Daydreamer – Le ali del sogno. Cosa hai pensato la prima volta che hai avuto modo di vedere Cey Cey?

“Ho pensato a quanto fosse strano è bizzarro. È mi è sembrato subito divertente da affrontare dal punto di vista professionale. Non il solito personaggio da telenovelas.”

Vedendo la serie che idea di sei fatto del personaggio di Cey Cey?

“Non posso dire nulla a riguardo, rischierei di spoilerare qualcosa e rovinare la sorpresa. Posso solo dire che mi diverto molto.”

Una differenza sostanziale tra le produzioni turche e quelle ad esempio americane è rappresentata dallo stile recitativo dei diversi attori. Un esempio è l’utilizzo di una maggiore gestualità nel parlare, proprio tipica del personaggio di Cey Cey. Come sei riuscito ad articolare la tua voce ai loro movimenti?

-“Non è un discorso di voce ma di approccio alla recitazione. Una recitazione ricca di gesti e mimica facciale implica per forza un’esagerazione nell’interpretazione. Con la difficoltà di non dover esagerare per non rischiare di ‘scollarsi’ (termine tecnico che indica il non aderire vocalmente al personaggio da doppiare). È anche la cosa divertente di questo tipo di lavorazione: poter esplorare modi di recitare che solitamente non si affrontano, provando ad ampliare la propria capacità espressiva (sempre nel rispetto del lavoro originale, questo è ovvio). La qualità ‘ del risultato poi…la si vedrà’ in onda. Spero di aver fatto un buon lavoro.”

Domanda Jolly: Ti pongo questa domande che le tante fan della serie vorrebbero sapere. Per quanto riguarda le canzoni inserite all’interno di Daydreamer, puoi dirci se sono state mantenute uguali oppure hanno subito delle modifiche o sostituite?

-“Per quanto riguarda le canzoni non so dirti. Certo è che il turco è una lingua difficile e questo va tenuto in considerazione anche perché c’è sempre il rispetto del lavoro originale. Per il resto, rimando la risposta a  quando la serie andrà in onda.”

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Interviste

Intervista ad Alberto Malanchino | Dopo DOC – Nelle tue Mani una nuova serie su Netflix

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In questi giorni di quarantena proviamo a raggiungere i protagonisti del grande e piccolo schermo, telefonicamente o attraverso i social. Alberto Malanchino ha accettato il nostro invito per un’intervista in diretta Instagram, pochi giorni dopo la fine della prima parte della prima stagione della fiction Rai, DOC – Nelle Tue Mani, in cui interpreta il dottor Gabriel Kidane al fianco di Luca Argentero, Matilde Gioli, Sara Lazzaro, Pierpaolo Spollon.

Nato a Cernusco sul Naviglio, Malanchino è in parte italiano in parte africano, del Burkina Faso. Colpisce subito la sua spontaneità e solarità anche in un momento difficile come questo in cui siamo tutti costretti a casa a causa di una brutale pandemia. “Tutto bene dai, faccio tanto sport, guardo serie tv e ho ripreso a suonare il basso elettrico. Poi sto ascoltando tantissima musica e sto scoprendo artisti che non conoscevo; è un’epifania perchè a volte ti fossilizzi sugli stessi artisti e lo stesso genere, invece è bello avere il tempo di esplorare” ha detto in collegamento da Roma.

Il 29 Aprile lo vedremo anche in una serie tv Netflix intitolata Summertime, prodotta da Cattleya e liberamente ispirata al romanzo di Federico Moccia, Tre Metri sopra il Cielo. Ecco cosa ci ha raccontato Malanchino di questa esperienza, di DOC – Nelle Tue Mani tra le corsie di un ospedale, del suo percorso attoriale e delle sue speranze per il futuro. E anche qualche sogno nel cassetto, come scrivere una sceneggiatura e lavorare con Ron Howard.

Hai fatto qualche maratona Netflix in questa quarantena?

Ho ripreso la serie Mad Man di qualche anno fa, l’avevo lasciata a metà.

Doc – Nelle Tue Mani ha fatto ottimi ascolti ed è andata in onda in un periodo “purtroppo” perfetto. Che esperienza è stata per te?

Fantastica. Avevo fatto altre serie, ma in DOC ho avuto l’opportunità di passare molto tempo con il mio personaggio e di viverlo in ogni episodio. Siamo cresciuti letteralmente insieme e ci siamo presi per mano in un certo senso. Quindi è stata un’esperienza forte e costruttiva, anche con tutti gli altri membri del cast. Siamo rimasti tutti molto stupiti dallo share. Sapevamo che stavano facendo qualcosa di molto bello, ma tutta questa fiducia da parte del pubblico a casa è stata incredibile, un bel regalo. Abbiamo iniziato a girare lo scorso Settembre in tempi non sospetti e poi è arrivato il coronavirus. Nessuno poteva immaginare.

DOC Nelle tue mani

Alberto Malanchino in DOC – Nelle Tue Mani

Come ti sei preparato per interpretare un medico? 

Sono la generazione di Scrubs e sono innamoratissimo di quella serie. Ci sono alcune cose che fanno parte della tua memoria. Anche il Doctor House lo guardavo mentre andavo alle superiori. Quindi avevo questi riferimenti, ma non ho voluto affrontare il personaggio ricalcando alcune cose già fatte, per non rischiare di proporre una cosa già vista e poco originale, quindi ho fatto un altro tipo di percorso.

La produzione Lux ci ha dato la possibilità di fare un piccolo training in ospedale al Policlinico Gemelli di Roma e lì abbiamo guardato come lavoravano il Professor Landolfi e la dottoressa Barbara Fossati insieme ai loro team e ai tirocinanti. Abbiamo studiato come interagivano tra di loro e con i pazienti e questo è stato il vero primo approccio. Ti rendi conto di cosa vuol dire essere un dottore, la responsabilità enorme. Devi avere il controllo di tutto quello che succede e dare retta intanto ai pazienti. Quindi non può mancare la professionalità ma anche l’umanità.

Come descriveresti il tuo personaggio Gabriel? Vivrà un’evoluzione nel corso della serie?

Il personaggio di Gabriel si comincia un po’ a scoprire negli ultimi episodi andati in onda, rispetto alle prime puntate. E’ una persona molto professionale e dedita al lavoro, ma ha questo passato molto buio e burrascoso. Ha origini etiopi, ma è cresciuto in Italia e, andando avanti nella serie, il suo conflitto interiore diventa sempre più prepotente. Ci saranno dei cambiamenti nella sua vita e vi regalerà tante emozioni. Ci sarà questo matrimonio annunciato di cui però non posso dire niente.

Ho notato nelle prime puntate che Gabriel è riservato e trattenuto per quanto riguarda le relazioni. Sembra difficile per lui aprirsi emotivamente?

Sì questa cosa viene dal suo essere professionale, è un professionista e questo distacco gli è stato insegnato in un certo senso. Lui è uno specializzando senior e ha conosciuto Andrea Fanti in un momento in cui Andrea Fanti era un uomo tremendo. E poi ha avuto un’infanzia molto particolare, è venuto in Italia e ha dovuto costruirsi una vita. Quando racconta la sua storia a Fanti gli dice di essere stato incarcerato in Libia nei lager libici. Quando ti interfacci con una cultura che non è la tua devi avere tanto rispetto e riuscire a trovare punti in comune.

malanchino Doc

Hai qualcosa in comune con Gabriel?

Io sono per metà del Burkina Faso, mia mamma è del Burkina Faso e sono cresciuto con una doppia cultura. Quella più predominante è quella italiana però anche la cultura burkinabè è in parte franco-africana, quindi un po’ francese e un po’ araba per le colonizzazioni e questa cosa ti permette di avere una mente più aperta quando affronti personaggi come Gabriel. Per me è importante capire le cose in comune con il personaggio quando leggo un copione, per poi giocare con le cose che invece sono lontane da te.

Cosa hai imparato facendo DOC – Nelle Tue Mani?

Ho conosciuto molto medici, molti ci hanno affiancato sul set e per loro era fondamentale il discorso dell’empatia. Molti di loro dicevano che il rischio peggiore di questo mestiere è non dimostrare empatia; non la perdi ma nell’abitudine e routine quotidiana o per salvaguardare la tua persona può passare in secondo piano. Questo mi ha colpito molto.

Cosa hai imparato da Gabriel?

La possibilità di lasciarsi andare. Tante cose che lui fa io non le avrei fatte nella mia vita. Però mi ha fatto da specchio e mi ha dato la possibilità di capire quante volte uno trattiene delle emozioni o ha paura di aprirsi con le persone che lo circondano e quanto questo atto di fiducia a volte ripaga.

Da piccolo sognavi di fare l’attore o altro?

Tantissime cose, dal poliziotto all’astronauta, il cantante, il bassista internazionale… Ho studiato ragioneria ma volevo fare l’alberghiero. Non me lo hanno permesso e alla fine forse è andata bene. Ma pensandoci avrei voluto tanto fare il cuoco.

Quando è scoppiato l’amore per la recitazione?

A 18 anni ho avuto un’epifania. Facevo uno stage in un’azienda dove compilavo moduli e mi stavo odiando, non mi piaceva per niente, era estate e avevo tre debiti a scuola. Ma mia mamma è una grande cinefila e fin da piccolo mi ha fatto vedere tantissimi film. A 5 anni avevo già visto tutti i Vhs de La Piovra, Il Padrino, Cyrano de Bergerac, tutti i film di Jim Carrey.

Poi mi incuriosiva che tutti gli attori parlassero in italiano perchè da piccolo non capivo cosa fosse il doppiaggio. Quindi uno dei grandi amori è stato il doppiaggio. Poi tutto è partito dalle recite a scuola, che erano l’unico momento in cui mi concentravo perchè per il resto ero una capra a scuola. Lo sport e la recitazione invece andavano bene. Al liceo una nostra insegnante di diritto ci portò a vedere a teatro Le allegre comari di Windsor e ho pensato che quella fosse la mia strada che “volevo morire su un palcoscenico“.

Il 29 Aprile arriva su Netflix Summertime. Cosa ci puoi dire di questo progetto e del tuo personaggio in questa nuova serie?

Io mi chiamo Anthony e sono il papà delle protagoniste. Un papà giovane che hanno provato a stagionare in fase di trucco. Sono un trombettista e altro non posso dire purtroppo. Comunque è un bel progetto e credo sia una grande sfida di Netflix Italia nei confronti del mondo perchè sarà disponibile in 190 paesi e non vedo l’ora di sentirmi doppiato in giapponese.

Quando ho visto il trailer volevo piangere perchè era estate quando abbiamo girato e ora ci stiamo sognando un’estate normale.

Il tuo rapporto con i social?

Io sono cresciuto con i Vhs e mi sento ancora molto analogico ma sto imparando. Mi farò aiutare dalle mie cugine più piccole. E’ giusto che ci siano altri modi di trasmettere le proprie opinioni e comunicare. Lo trovo molto utile perchè hai anche un feedback immediato con le persone che ti guardano. Anche se a volte ho la sensazione che questo essere sempre iperconnessi bruci un po’ i tempi: si vive molto il momento come se poi le cose avessero meno valore l’attimo dopo.

Malanchino Easy Leaving

Alberto Malanchino nel film Easy Leaving

Come attore hai un modello di riferimento?

Denzel Washington mi piace molto, e Cillian Murphy. Come italiano Pierfrancesco Favino.

Come hai lavorato con Luca Argentero per DOC – Nelle Tue Mani?

Luca è un grande, ha sempre portato buonumore sul set, non ci sono stati mai momenti di tensione, abbiamo parlato molto delle scene. E poi il rapporto era anche fuori dal set, c’era sempre un momento per le battute e gli scherzi…io gli facevo il verso con l’accento piemontese.

Un ruolo che vorresti fare in futuro?

Mi piacerebbe fare un cattivo per esplorare la zona d’ombra dell’attore.

Un sogno nel cassetto?

Sicuramente continuare a fare l’attore e poi scrivere una sceneggiatura. Ho buttato già un soggetto con una mia amica e siamo ancora in fase di studio e analisi, ma mi piacerebbe che un giorno diventasse qualcosa di concreto.

E il tuo rapporto con il cinema? Se non sbaglio hai recitato nel film Easy Leaving che però doveva uscire proprio in questo periodo ed è stato sfortunato?

Lo devono distribuire, è andato al Torino Film Festival e ci sono stati riscontri positivi. Si tratta del mio primo film e sono anche co-protagonista. Sono Elvis,  un migrante che deve attraversare il confine tra Mentone e Ventimiglia perchè in Francia, a Parigi, c’è la sua compagna con il figlio. I registi hanno giocato molto sull’amicizia, ovvero su cosa sei disposto a fare per aiutare un amico, piuttosto che puntare sul tema dell’immigrazione. Resta leggero e auto ironico come film, ma è anche toccante e sentimentale.

Continuando a pensare al cinema con quale regista ti piacerebbe lavorare?

Virzì, Marco Tullio Giordana e Ron Howard. Punto in alto, ma se uno deve sognare meglio farlo bene.

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Interviste

Intervista a Francesca Figus | Dopo Passeggeri Notturni un audiolibro Emons e la serie Sky con Paola Cortellesi

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francesca figus

Nonostante la quarantena, abbiamo intercettato Francesca Figus, recentemente apparsa nella serie Passeggeri Notturni disponibile su Rai Play, ispirata all’omonimo romanzo di Gianrico Carofiglio. Disponibile e solare, l’attrice ci ha accolto in casa sua, seppur virtualmente, per una intervista in diretta Instagram. “E’ la prima volta che lo faccio, perchè sono negata per queste cose” ha ammesso all’inizio di quella che più che un’intervista è sembrata una chiacchiera tra amiche, perchè nella pandemia in fondo qualche lato positivo c’è, come la maggiore disponibilità dei personaggi noti di abbassare le difese. O forse Francesca Figus è solo uno dei pochi casi di sincerità e umiltà…vi farò sapere tra qualche giorno dopo altre interviste.

Dal 15 Aprile è disponibile sulle piattaforme Emons, Audible, Storytel e Itunes, la prima stagione de L’avvocato Guerrieri, una serie audio tratta da un altro romanzo di Carofiglio, intitolato Le perfezioni provvisorie. Figus ci ha tenuto molto a parlare di questo progetto edito da Emons Record, una casa editrice che da dieci anni è leader nel settore degli audiolibri. Insieme a Francesco Montanari, protagonista e voce principale della serie, Francesca Figus ha partecipato con passione. La ritroveremo sul piccolo schermo anche il prossimo autunno per la serie Sky di Maria Sole Tognazzi, Petra, insieme a Paola Cortellesi. Ma ecco cosa ci ha raccontato dei suoi numerosi progetti, passati, presenti e futuri.

Come stai vivendo la quarantena?

In casa.

Non stai cucinando pizza e pane come tutti? 

Sono negata, ho provato a fare dei biscotti l’altro giorno e i miei nipoti mi hanno detto: “sanno di sabbia zia Fra” e avevano ragione. Mia cognata è brava a cucinare, cerco di stare un po’ insieme a loro perché mio fratello vive qui vicino. 

In questi giorni ti abbiamo visto nella serie Rai, Passeggeri Notturni? Cosa puoi dirci del tuo personaggio?

Zia Agnese è la zia del protagonista, interpretato da Claudio Gioè, ma io sono nella prima parte quando lui è un bambino di 10 anni. Agnese è una zia un po’ particolare perchè lo accoglie nella sua casa estiva nella Murgia pugliese con un vestito color fragola. Passa con lui del tempo e gli insegna a leggere le poesie, gli parla di amore, gli legge i tarocchi e quindi lui poi, crescendo, si ricorda di questa zia che gli ha insegnato uno sguardo sull’amore.

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Francesca Figus in Passeggeri Notturni

Cosa ti ricordi di questa esperienza sul set?

Ho il ricordo di una Bari bellissima, non c’ero mai stata…solo nel Salento per le vacanze. Questa Bari notturna è stata molto bella. Poi, come sempre, io dal set mi porto a casa il senso di gruppo che si forma, questa sorta di famiglia con cui vivi a stretto contatto per un certo periodo di tempo. Con Gioè avevo già lavorato in Passato Prossimo e lo stimo moltissimo.

Avevi già letto il libro prima di girare la serie?

No, l’ho letto quando mi hanno proposto il ruolo. Però conoscevo la scrittura di Carofiglio e sapevo che partiva già da una base ottima. 

Lo sceneggiato audio L’Avvocato Guerrieri che esce il 15 Aprile è sempre tratto da un suo libro e tu ne fai parte, giusto?

Sì, per me è stato un regalo enorme perchè erano dieci anni che giravo intorno a Flavia Gentili di Emons Edizoni e le chiedevo di poter fare anche solo un piccolissimo ruolo in questo nuovo progetto. “Leggo anche solo una riga” le dicevo, perchè volevo far parte di un audiolibro. Mi piace questo mondo perchè secondo me è un modo di tenere compagnia alle persone e dargli modo di leggere non leggendo. Alcuni lavori non ti permettono di leggere spesso e L’Avvocato Guerrieri è anche diverso dal solito audiolibro perchè è letto da più persone.

Cosa puoi dirci del tuo personaggio, Nadia?

E’ un personaggio molto interessante, un’ex prostituta che conosceva già l’avvocato Guerrieri – interpretato e letto da Montanari che ha fatto un ottimo lavoro. Lei è molto particolare ed è una donna molto forte.

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Foto di Luisa Carcavale

Passeggeri notturni tratta anche il tema della violenza sulle donne e della necessità di parlare con qualcuno. In questo periodo che stiamo vivendo, per alcune donne la casa non è un rifugio ma un luogo pericoloso.

La casa può essere una prigione, ma non scherzosamente come ci diciamo tra di noi “siamo agli arresti domiciliari”, perchè noi siamo dei privilegiati. Sì, può essere un luogo pericolosissimo per molte donne e spero che molte di loro abbiano la forza di denunciare, anche se non hanno la forza o si vergognano di condividere quello che stanno passando.

Prima hai citato Passato Prossimo. Hai avuto diverse esperienze cinematografiche, qual è il tuo legame con il cinema? Lo preferisci alla tv?

A me piace stare sul set, si crea una bolla magica bellissima e mi piace lavorare e stare in gruppo come nella vita. Siamo tutti fondamentali sul set, non solo il regista o un attore. Questo mi piace del mio lavoro, indipendentemente dal mezzo.

C’è un ruolo che vorresti fare in futuro? 

Mi piacerebbe interpretare una donna realmente esistita, magari una grande fotografa.

Tu hai calcato le scene a soli 8 anni? Che ci puoi raccontare di quella esperienza?

Sì, è stato il cruccio di mio padre. I miei genitori poi si sono separati e ora penso che i problemi  siano cominciati proprio per questo. Facevano certe litigate mostruose. Io ero una bambina, facevo danza e un giorno, durante uno spettacolo, hanno scelto alcune bambine per fare questo programma che andava in onda tutto l’anno su Rai2. 

Come bambina con che occhi guardavi quel mondo? Come hai vissuto quel periodo?

Molto come un gioco…mi divertivo. Poi ho capito che mi pagavano anche e ho detto che non volevo i soldi, così li ho donati tutti a un orfanotrofio a Passoscuro, qui vicino Roma.

Da bambina avevi un modello di riferimento? 

Avevo il mito di Carla Fracci, come tutte le bambine che facevano danza, ma poi l’ho incontrata al festival di Venezia e sono rimasta traumatizzata. Io ero lì insieme ad altre bambine per chiederle l’autografo, tutta intimorita e lei ci ha cacciato urlando “andate via, brutti mostri”.

Prossimamente sarai in una serie tv Sky intitolata Petra, diretta da Maria Sole Tognazzi?

Sì, dovrebbe andare in onda in autunno su Sky. La protagonista è Paola Cortellesi. Abbiamo studiato insieme recitazione, anche con la mia più cara amica Alessia Barela, eravamo nella stessa classe e con Paola abbiamo anche lavorato un anno insieme per una fiction su Radio Rai Due e ci siamo molto divertite. Petra è suddivisa in 4 episodi che sono dei gialli; io sono nell’ultimo episodio nei panni di una giornalista che aiuterà Petra a risolvere il caso di puntata. Paola è una grande professionista e anche molto simpatica, è stato un piacere ritrovarci sul set e lavorare di nuovo insieme.

Come è il tuo rapporto con i social?

Sono negata, ho solo Instagram da qualche anno perchè mi piace postare la foto, è veloce. Ma su Twitter per esempio non so cosa scrivere.

Ho letto che hai prodotto anche una web series?

Sì, è stata la soddisfazione più grande nel mio lavoro. Con Alessia Barela volevamo fare qualcosa insieme. lei si è messa a scrivere – scrive molto bene – ed è venuta fuori Noi e gli Altri, questa serie web in cui siamo io, lei e Monica Cervini. Abbiamo creato una società di produzione con Francesca Andreoli per questo. Quando l’abbiamo presentata a Repubblica e ci hanno detto sì, è stata una grande soddisfazione. Ora Alessia ne sta scrivendo un’altra, vedremo.

Quindi ti manca solo la regia?

No no, è complicatissimo. Tutta la responsabilità sulle tue spalle, non potrei mai. Produrre sì, attrice anche, ma regista lo lascio fare agli altri. Comunque servono registe donne e a me piace molto lavorare con le donne.

Vedi le serie tv? In questi giorni di quarantena hai fatto qualche maratona? 

Sì mi piacciono, ma ora sono in un momento che se non mi piace la prima puntata mollo subito. Ho visto tutto The Crown e mi ha conquistato. Olivia Colman è strepitosa. Comunque mi manca molto la sala cinematografica perchè io adoro proprio andare al cinema.

Ricordi l’ultimo film che sei riuscita a vedere prima della quarantena?

L’ultimo di Gabriele Muccino, Gli anni più Belli.

Un film che consiglieresti in questi giorni per restare a casa?

Storia di un matrimonio su Netflix e Che fine ha fatto Bernadette di Richard Linklater.

 

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