Tea Falco ha presentato in anteprima al Biografilm Festival 2018 il suo debutto alla regia, Ceci n’est pas un Cannolo, un docufilm che osserva la Sicilia sotto una lente deformata tra finzione e realtà. “Un piccolo esperimento antropologico surrealistico in Sicilia sul senso della vita” lo ha definito l’attrice che ha esordito sul grande schermo nel film Io e Te di Bernardo Bertolucci nel 2012.

Tea Falco al Biografilm 2018

Un parcheggiatore abusivo, un transessuale che sogna di emigrare, un oratore in giacca e cravatta in mezzo al mare, un contadino e un fornaio a domicilio sono alcuni dei personaggi che animano questo viaggio surreale e didattico di Tea Falco, mentre sullo sfondo i suggestivi paesaggi della Sicilia riempiono le inquadrature. “I personaggi non recitano, li ho lasciati liberi di interpretare se stessi” ha raccontato l’artista, ricordando la passione per la fotografia che ha da sempre, per cui all’età di vent’anni amava passeggiare per catturare i volti delle persone comuni incontrate per strada, in ogni parte del mondo. “Avevo questo progetto di catturare l’anima degli esseri umani scattando fotografie, ma invece di fare un viaggio intorno al mondo mi sono concentrata sulla Sicilia” ha aggiunto. 

Una scena dal docufilm Ceci n’est pas un Cannolo

Ceci n’est pas un Canolo procede secondo una narrazione costruita secondo una scrittura libera, forse troppo. Alcune testimonianze sono curiose e interessanti, altre superflue, ma non sembrano connesse tra loro per veicolare un messaggio principale. Questo docufilm cerca di presentare la Sicilia nella sua interezza, riflettendo sui difetti come la mafia, il crimine e l’omertà, ma anche i pregi come le risorse gastronomiche, la natura, il mare e l’umiltà dei suoi abitanti. Tuttavia Tea Falco sceglie di adottare un linguaggio sperimentale che si lascia andare spesso ad una dimensione surreale e favolistica che, come lei stessa ha sottolineato, sembra un chiaro riferimento alla “follia creativa” di Godard.

La Sicilia è ancora una cultura antica e libera da regole, ma anche molto naturale” ha aggiunto, osservando che “il documentario alla fine ha preso una piega scientifica, come se fosse il mio punto di vista che si è espresso per caso. Volevo parlare di fisica riprendendo i concetti di Franco Battiato per spiegare il senso della vita, qualcosa che mi sta molto a cuore“. Infatti Ceci n’est pas un Cannolo ha un forte sottotesto scientifico, che coinvolge teorie di fisica collegate alle relazioni umane. Un’idea sicuramente originale, che però ha bisogno di essere metabolizzata per lo stile di racconto e la messa in scena.