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Birds of Prey | 5 motivi per essere eccitati e/o preoccupati prima di vedere il film

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Oggi, 6 febbraio, è il grande giorno per gli appassionati dei fumetti DC Comics, con l’uscita in sala dell’atteso adattamento di Birds of Prey che vede Margot Robbie ritornare nei, ormai iconici, panni di Harley Quinn. Nel corso delle ultime settimane sono stati rilasciati diversi trailer che hanno diviso i fan, e la promozione ha spinto parecchio sul progetto, ma non tutte le reazioni sono state positive. Andiamo perciò ad analizzare le due facce della medaglia, con cinque motivi per i quali il film potrebbe regalare grosse sorprese e altrettanti per cui potrebbe invece deludere le attese.

5 ragioni per essere eccitati

1. L’arrivo di nuovi personaggi

Quando un personaggio mai visto prima al cinema fa il suo esordio in un live-action, la curiosità su come questo sarà reso e quali novità può portare al genere sono sempre alte: basti pensare, in tempi recenti, ad una figura come Shazam! che ha apportato un’inedita freschezza comica al filone. In Birds of Prey faranno il loro esordio personaggi come Cacciatrice, Black Canary, Cassandra Cain e il villain Maschera Nera, nella speranza che rimangano in pianta stabile nell’universo di riferimento e che la loro caratterizzazione regali inaspettate sorprese.

2. Una buona contrapposizione con Wonder Woman 1984

Il nuovo film con protagonista Gal Gadot, ambientato negli anni ’80, è pronto a seguire la tradizionale formula dell’eroe (in questo caso eroina) buono destinato a salvare il mondo contro villain spietati. Birds of Prey invece offrirà un’impostazione diversa, con il confine tra buoni e cattivi molto più labile e complesso dei classici titoli a tema. Il sequel di Wonder Woman arriverà in sala proprio nel periodo in cui Birds of Prey uscirà in home video, occasione per notare ancora di più le succitate differenze.

3. Una nuova caratterizzazione per Harley Quinn

Il DC Extended Universe ha deciso di dipingere Harley Quinn come una sorta di eroina, ma il suo distacco dalla figura del Joker di Suicide Squad (2016) permetterà di esplorare altri lati della sua personalità e il riemergere della natura da villain, dando vita ad un personaggio più complesso del previsto.

4. Villain carismatici

Victor Zsasz, tra i personaggi più amati dai fan di Batman, apparirà nel film ma vi sono ancora dubbi sull’esatto ruolo che andrà a ricoprire. Maschera Nera, interpretato da Ewan McGregor, sarà invece la nemesi principale. Queste due figure, sulle quali aleggia ancora un gradevole alone di mistero, potrebbero regalare inaspettate emozioni nel corso della storia.

5. Potenziali spin-off

Birds of Prey dovrebbe essere il primo di una serie di titoli incentrati sul personaggio di Harley Quinn, con il già annunciato Gotham City Sirens che potrebbe entrare presto in produzione. Ma se il film ottenesse un grande successo di pubblico aumenterebbero anche le chance di vedere spin-ogg dedicati agli altri personaggi coinvolti, ognuno con una sua distinta “origin-story” da raccontare.

Leggi anche: Birds of Prey | 10 cose da sapere sul film con Margot Robbie

5 ragioni per essere preoccupati

1. Una trama familiare

Abbiamo assistito molte volte alla storia di un anti-eroe che protegge un adolescente contro temibili nemici, anche in titoli che non appartengono al filone dei cinecomic. Harley Quinn è un personaggio sulla scia di Deadpool e il film dovrà obbligatoriamente diversificare il racconto con colpi di scena che giustifichino senza troppe forzature la missione della protagonista.

2. Potrebbe essere un Suicide Squad 2.0

The Suicide Squad, il nuovo film di James Gunn che si promette di innovare l’universo DC (come d’altronde il regista aveva già fatto con l’MCU nei due episodi di I guardiani della galassia), uscirà nell’estate del 2021, e Birds of Prey viene visto come una sorta di prologo. Le controverse reazioni sul primo Suicide Squad (2016) fanno pensare che la pellicola potrebbe essere vittima degli stessi errori, con diverse similitudini già in fase di sceneggiatura che fanno temere il peggio.

3. False aspettative

Titoli come Suicide Squad (2016) e Justice League (2017) hanno avuto una promozione pubblicitaria parzialmente ingannevole, con molti fan rimasti delusi dall’effettiva visione del film. Se anche Birds of Prey dovesse regalare sorprese concettuali di sorta, questo potrebbe essere un duro colpo per gli appassionati e una mossa negativa per il futuro del franchise.

4. La possibile apparizione di Joker

La presenza del Joker di Jared Leto è stata più volte smentita dai diretti interessati, ma chissà che non siano soltanto dichiarazioni di comodo per lasciare campo libero ad un inaspettato colpo di scena. Un personaggio come Victor Zsasz è già abbastanza per dar vita ad una trama ricca di mistero e sorprese.

5. Esagerare con l’R-Rating

L’ultimo film di supereroi vietato ai minori è stato il reboot di Hellboy, e sappiamo tutti com’è andata: un vero bagno di sangue al botteghino. La speranza è che con Birds of Prey non si sia voluto esagerare con la violenza solo per il puro gusto di farlo e che anche le scene più estreme e le battute più sboccate abbiano un senso all’interno della narrazione.

Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto coi classici hollywoodiani e indagato, con il trascorrere degli anni, nella realtà cinematografiche più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte senza limiti di luogo o di tempo, sono attivo nel settore della critica di settore da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito di quella musicale.

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Spider-Man: No Way Home | la recensione (senza spoiler) del nuovo film con Tom Holland

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Spider-Man: No Way Home | la recensione (senza spoiler) del nuovo film con Tom Holland
3.6 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Il terzo film di Spider-Man con Tom Holland non è sicuramente quello sceneggiato meglio: molte svolte di No Way Home non resisterebbero ad una seconda visione più attenta e lo stesso pretesto con cui prende il via la trama non è tra i più credibili e appassionanti. Nonostante ciò, il suo ritmo trascinante, tipico dei film di animazione, riesce a far immediatamente dimenticare i problemi e le possibili incongruenze del racconto.

Il riferimento al cinema d’animazione non è casuale. Già il precedente Spider-Man: Far From Home rendeva evidente il debito di Jon Watts rispetto al modello aureo dei film Pixar. Molto, in quel caso, lo si doveva alla scelta del villain, il Mysterio di Jake Gyllenhaal: un nemico che non avrebbe sfigurato in un capitolo de Gli Incredibili, che utilizzava l’inganno, l’illusione e la messa in scena per esercitare il proprio potere sul pubblico.

Per queste ragioni è abbastanza facile e intuitivo paragonare il nuovo No Way Home, summa di vent’anni di storie cinematografiche, fuori e dentro il Marvel Cinematic Universe, a quel piccolo fenomeno animato che è stato Spider-Man: Un nuovo universo, che aveva anticipato in maniera assolutamente originale (e metacinematografica) il tema del multiverso. Del cinema Pixar, il terzo capitolo della trilogia con Tom Holland riprende un tipo di narrazione molto lineare, che procede spedita, senza badare eccessivamente alla raffinatezza delle proprie trovate, verso un finale che ha le idee chiarissime sul messaggio che vuole veicolare e sul punto di caduta.

Spider-Man: No Way Home | la summa di vent’anni di storie

La trama del film, già spiegata in pochissimi secondi nei trailer che ne hanno anticipato l’uscita, è semplicissima: tutti ormai conoscono la vera identità dell’Uomo Ragno (rivelata da Mysterio alla fine Far From Home). La perdita dell’anonimato causa ovviamente enormi problemi non solo a lui, ma anche alle persone cui tiene, a cui vengono negate determinate possibilità solo perché conoscenti di Peter Parker. Per questa ragione, Spider-Man chiede a Doctor Strange di cancellare dalla mente di tutti il ricordo di sé.

È una richiesta che potrebbe cambiare gli equilibri del mondo, ma che – come sempre nei film sul personaggio – è mossa da motivazioni esclusivamente domestiche e personali. Non è mai la sopravvivenza di milioni di persone ad interessare il giovane protagonista, ma il benessere dei suoi cari. Ovviamente la cosa non andrà come deve andare, finendo per creare problemi molto più grandi e far arrivare nemici dalle dimensioni parallele. Peter Parker non li conosce, noi invece sì: sono i villain degli altri film di Spider-Man.

Tra azione e sentimentalismo

Se i due precedenti capitoli della trilogia seguivano i classici paradigmi da “teen movie” americano (i primi amori, le amicizie, i professori, i compagni di classe odiosi), questo No Way Home ha un respiro molto più ampio, senza però riuscire quasi mai a rendere davvero avvincente l’azione e a costruire uno spettacolo all’altezza. Nonostante i grandi passi in avanti fatti da Homecoming, la regia di Watts manca ancora di quella inventiva che caratterizza le produzioni Marvel migliori. Quelle in grado di utilizzare le coreografie dei personaggi per raccontare una storia, di rivelare qualcosa sui protagonisti solo attraverso il modo in cui questi si muovono sullo schermo. Nelle grandi battaglie di Infinity War e Endgame, ad esempio, era il modo in cui gli oggetti e le armi passavano di mano tra i personaggi a spiegare le relazioni tra di loro e il diverso peso di ciascuno nel gruppo. Sul finale, No Way Home cerca di fare la stessa cosa, ma il risultato è evidentemente più blando e approssimativo.

Tutte queste carenze sono però compensate da un grandissimo lavoro di tutto il cast, che gioca sempre su due livelli narrativi, in modo che il pubblico provi qualcosa in più che i personaggi non possono provare (non conoscendosi tra loro perché provenienti da universi differenti). Un senso di nostalgia e di passaggio del tempo che può provare solo chi ha visto tutti i film che hanno avuto come protagonista l’Uomo Ragno dal 2001 ad oggi. Abbiamo sempre l’impressione che i personaggi dicano qualcosa a noi e solo a noi del pubblico, che ci parlino anche del tempo che passa. Di come siamo e di come eravamo.

Ad ogni personaggio del film è data una seconda possibilità, viene concessa l’occasione per riparare qualcosa del proprio passato. Ogni personaggio ha quindi la propria scena cardine. Tutto funziona abbastanza bene, ma sembra esserci una ostentata programmaticità che depotenzia anche i passaggi scritti meglio. Stavolta il trucco sembra più evidente del solito.

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I film della Marvel sono pre-approvati dal Pentagono? La risposta di James Gunn

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Non è un segreto che il cinema americano abbia, da sempre, una relazione molto stretta con le Forze Armate statunitensi. Un rapporto che, ovviamente, coinvolge anche i Marvel Studios, oggi tra gli studi di produzione più grandi ed importanti dell’industria. Basta andare sul sito ufficiale del Dipartimento della Difesa americano per capire le implicazioni e le ragioni di questo costante confronto.

Questo però non impedisce la diffusione di leggende metropolitane come quella che, in occasione dell’uscita di Eternals, ha fatto il giro del web. A causa di un passaggio del film che vede coinvolti gli Eterni in alcuni avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale, il conduttore di podcast Jesse Hawken ha affermato su Twitter che tutti gli script della divisione cinematografica della Marvel sono preapprovati dal Pentagono, quartier generale del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d’America. 

LEGGI ANCHE -> Eternals | i nuovi supereroi Marvel per salvare il mondo dai Devianti

Affermazione che ha spinto James Gunn, regista dei due film dedicati ai Guardiani della Galassia, ad intervenire sulla questione: “Gli script dei Marvel Studios non sono tutti approvati dal Pentagono. Da dove tira fuori queste cose senza senso la gente?. Quando un film usa degli asset militari gratuitamente, quei copioni specifici devono ricevere l’approvazione dei militari che si devono assicurare che l’esercito non venga denigrato. Si tratta di pochissimi film e, da quanto so, sono anche piuttosto elastici a riguardo”.

“Questa cosa è molto stupida”, aggiunge Gunn. “Un tizio ha detto che tutti i film Marvel sono pre approvati dai militari. E non è vero. Dire che alcuni film di Hollywood ricevono approvazione in cambio di risorse non rende meno vera la cosa. Non ho mai dovuto far approvare un mio film dai militari”.

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Justice League | la versione di Zack Snyder merita 4 ore del vostro tempo?

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Nella versione di Justice League del 2017 montata da Joss Whedon, la sequenza in cui Jason Momoa abbandona il villaggio in cui si era rifugiato per immergersi nelle profondità dell’oceano (quella che tutti hanno preso in giro per l’eccessiva somiglianza estetica con le pubblicità dei profumi) è accompagnata da Icky Thump dei White Stripes. Quella stessa scena, leggermente modificata, nella nuova versione estesa di Zack Snyder, è accompagnata da There is a Kingdom di Nick Cave: This day so sweet, it will never come again, so the world appears through this mist of tears.

Un cambiamento apparentemente insignificante che invece dice tutto. Joss Whedon aveva infilato nel film di Snyder non solo l’umorismo, ma soprattutto la gioia di essere supereroi, che è poi il tema principale di quasi tutta la produzione Marvel, che ruota proprio attorno all’eccitazione del potere e alla coolness di essere super. Nella visione di Zack Snyder non è mai bello né cool essere eroi. È una cosa faticosa, fondata sul sacrificio.

Justice League | la versione di Snyder

Il gioco di fare il paragone tra la Justice League (la versione passata al cinema) e la Snyder Cut è appassionante e ci sarà chi ci spenderà le ore, ma il punto è che i due film sono talmente diversi che si può godere di questa nuova versione allungata anche senza aver visto quella precedente. Sulle quattro ore totali di film, poco più di una sessantina di minuti sono effettivamente coincidenti con la versione del 2017: moltissimo è stato aggiunto e adesso tutta la trama ha (finalmente) un senso. Non solo quella che possiamo vedere oggi (su Sky Cinema) è esattamente la versione che aveva in mente Zack Snyder, ma è anche una versione senza compromessi, come testimonia la scelta del formato 4:3 (cioè non il solito formato orizzontale, ma quello quadrato del cinema classico).

I ricavi andranno tutti in beneficenza ad associazioni che contrastano il dilagante fenomeno del suicidio adolescenziale (e non a caso il film è dedicato ad Autmun, la figlia del regista che si è tolta la vita proprio durante la lavorazione della precedente versione).

Un film diverso

Snyder ha riempito il suo Justice League di tutta la roba che gli piaceva, esagerando, ma almeno lo ha fatto avendo bene in testa la storia che voleva raccontare e il modo per tenere sempre alta l’attenzione dello spettatore. Come tutti i film di supereroi con un cast così numeroso, anche questo soffre della necessità di dover dare spazio a tutti i personaggi, ma Snyder sa quando deve alzare il ritmo anche solo per cinque minuti e mettere in circolo dell’adrenalina per bilanciare un precedente (o successivo) momento poetico/riflessivo con colonna sonora eterea. In questo senso, Zack Snyder si riconferma il regista che già conoscevamo: uno senza il senso della misura e senza senso del ridicolo. Quindi, per farsi coinvolgere fino in fondo da Justice League, bisogna anche saper accettare qualche momento orgogliosamente kitsch (come la scena dolaniana con Song To The Siren dei This Mortal Coil in sottofondo, tutta colori freddi e slo-mo, in cui Flash si ferma a raccogliere una salsiccia che fluttua per aria). 

Prendersi il tempo che serve: i flashback

La nuova versione di Justice League non ci offre solo un breve accenno alle origini di Steppenwolf, magari recuperando alcuni momenti dell’antica battaglia che lo ha bandito e dopo la quale le “mother boxes” sono rimaste sulla Terra, ma ci porta indietro nel tempo, proprio nel bel mezzo di quella lotta, e senza alcuna fretta di tornare al presente. Questo tipo di viaggio nel passato accade più volte nel corso del film ed evidenzia una rinnovata enfasi sui flashback come mezzo per completare la storia e approfondire quelle motivazioni che erano state invece solamente abbozzate nella versione cinematografica. Ciò non sempre contribuisce a gettare una nuova luce sulle azioni dei protagonisti, ma è indispensabile a rendere credibile la vasta mitologia sulla quale si basano gli avvenimenti nel presente.

Questo emerge chiaramente nella sottotrama di Cyborg: il personaggio che aveva sicuramente ricevuto il trattamento peggiore nella precedente versione. Adesso i flashback dei suoi giorni di scuola come promessa del calcio, così come le sequenze che raccontano il legame con sua madre (e la relazione conflittuale con suo padre), rendono coerente il suo personale slancio eroico che culmina sul finale del film. Si tratta di un arco finalmente completo per un personaggio inizialmente relegato a cameo, che spiega non solo le sue tensioni emotive, ma che giustifica la sua presenza nella squadra della Justice League, rendendo evidente il motivo per cui Batman lo consideri una risorsa cruciale nella sua battaglia.

Una questione di sfumature

Il cambiamento immediatamente evidente nel combattimento finale tra la Justice League e Steppenwolf e il suo esercito di parademoni riguarda la color correction: ciò che prima si svolgeva durante il giorno, ora si svolge “con il favore delle tenebre”. La seconda riguarda il luogo: mentre prima il salvataggio dei civili innocenti catturati nelle vicinanze della base operativa di Steppenwolf era fondamentale per i protagonisti, nel rendering di Snyder la battaglia si svolge nel luogo di un precedente incidente nucleare, completamente privo di qualsiasi altra creatura senziente. Al di là di questo, la sequenza del lungo combattimento finale è forse una di quelle che meno sono state alterate rispetto al montaggio originale: nonostante ciò, proprio il cambio di tonalità e la differente location ce la rendono una scena completamente nuova. Accadono (più o meno) le stesse cose che abbiamo già visto, ma la nostra percezione delle stesse è totalmente differente.

Quello della Snyder Cut è un progetto totalmente assurdo e fuori dai canoni, che probabilmente esiste davvero solo perché il resto del cinema è fermo causa pandemia. Su quattro ore di girato ce ne sono almeno due che vanno senza dubbio tra le migliori cose mai girate da Snyder. Armatevi di coraggio e date una possibilità a questa versione: potrà non piacervi, ma difficilmente vi lascerà indifferenti.

Justice League | la versione di Zack Snyder merita 4 ore del vostro tempo?
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