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Buffy, il disastro della rimasterizzazione in HD

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Uno degli show più amati di tutti i tempi è sicuramente Buffy – l’ammazzavampiri, divertente serie televisiva statunitense horror-action prodotta tra il 1997 e il 2003 da Joss Whedon ed interpretata da Sarah Michelle Gellar, Alyson Hannigan, Nicholas Brendon, Anthony Head e David Boreanaz. A distanza di 12 anni dalla chiusura la 20th Century ha deciso di rimasterizzare in HD le sette stagioni dello show e, nonostante i primi entusiasmi dei fan, il risultato finale si è rivelato disastroso. Vediamo il perché. Innanzitutto il network ha deciso di allargare l’inquadratura, caratteristica che ha permesso di mettere in luce elementi ai lati prima nascosti come cameraman e controfigure. In secondo luogo la rimasterizzazione ha rimosso i filtri originali rendendo le scene di notte luminose e privando molte sequenze di gran parte della loro drammaticità. Un altro problema poi è il cosiddetto effetto cropping che mostra alcune sequenze eccessivamente zoomate elimando la profondità di campo. Ma non è tutto. La Fox ha deciso anche di “migliorare” gli effetti speciali dello show stravolgendo quasi del tutto il lavoro originale.

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Per i pochi che non lo avessero visto Buffy è uno show tipicamente anni ’90 ed è assolutamente normale trovarlo superato sotto molti aspetti, soprattutto considerando l’incredibile tecnicità dei nuovi telefilm americani. Oltre a questo dobbiamo considerare anche che gli anni sono passati e Buffy in un modo o in un altro ha debuttato quasi venti anni fa. Aspetti che ne fanno una deliziosa opera vintage da vedere e rivedere con lo stesso affetto e spirito con cui si vedono i bei prodotti cinematografici e televisivi del passato. L’operazione fatta dalla Fox invece è un tentativo di rendere attuale qualcosa che non lo è: Buffy è stato girato per un formato 4×3 – spiega Joss Whedonil Widescreen per Buffy non ha alcun senso. E noi ovviamente appoggiamo il regista di The Avengers e vi invitiamo a rivedere Buffy nei cari vecchi cofanetti dvd per assaporare i pregi e i difetti di una serie che in un modo o in un altro ha fatto la storia della televisione mondiale. Ma nel frattempo vi postiamo qui sotto un interessante video che mostra tutti i disastri della rimasterizzazione in HD di Buffy:

Classe 1988, nato con l'idea del cinema come momento magico, cresciuto con la prassi di vedere (almeno) un film a sera, abituato a digerire qualsiasi tipo di opera (commedia, splatter, dramma, horror) sin dai primissimi anni di età, propenso a scavare nei meandri più nascosti per trovare sconosciute opere horror da torcersi le budella... appassionato, commerciale, anti-commerciale, romantico, seriofilo, burtoniano...disponibile davanti e dietro le quinte e disposto per tutti voi ad intervistare le più grandi celebrità italiane e internazionali... questo è Carlo Andriani ovvero: IO.

1 Commento

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  1. Buffy HD

    23 marzo 2015 at 11:42

    Hi, thank you VERY MUCH for sharing our video/comparison.
    If you are interested by adding the original team’s comments on our video, here they are:

    Mark Metcalf (The Master) on his Facebook Page: “I probably should know more about this before I open my big mouth but from the little I do know Fox has made a mess of remastering the great work of Joss Whedon and Sarah Michelle Gellar and all the other actors, directors and technicians who worked on Buffy the Vampire Slayer. The show and the work were important to me at the time and there are fans throughout the world that still get inspiration from the little girl with the big wooden stake and her struggle for justice and a simple dinner date in a nice black dress. This is worth a look.”

    Aaron Miller by private message: “I was the post coordinator for Season 5 and we actually made a list of 16X9 fixes for every show that would need to be done when the show was remastered for HD. [Fox] definitely did not contact me at any time.”

    Aaron Miller: “Here’s a comment from my post supervisor/AP that I worked with on Buffy. He was a post PA on Season 1 and moved up to AP by Season 6. He and I both went to work on Firefly so we did not do Season 7:

    [Brian Wankum:] Thanks for asking! I am a little torn. The true purists should only ever watch the 4:3 standard def original release versions (exception being the “Once More With Feeling” which was intended to be shown widescreen). Not only is the framing as was originally intended, but i suspect that there will be lots of details in sets, props, costumes and makeup that might not hold up in HD.

    That’s for the purists. BUT… Right or wrong there is a large population of average Joes who just want the picture to fill their frame. The same group who 15 years ago would have preferred the center cut to the black bars on top and bottom. Would be a shame for a whole new generation to miss out just because they (or their local TV station which is more likely) got turned off by black side bars. I agree that if it must be done there’s a better way to do it. Season 1 was 16mm 4X3 so there is no way to make it 16:9 without blowing up the image. One of the things that bugs me the most about the ones I have seen is that top of show credits appear over peoples faces. We always had a rule to keep credits below the chin in closeups. Starting with season 2 we shot 35mm composed for 4X3 but protecting for 16X9. After we delivered the 4:3 air master I would sit down and watch the 16:9 version and take notes and do blowups and repos where necessary to avoid crew, equipment and ends of sets in shots. We called these the “16X9 safe masters” and archived them with everything else. I thought these were pretty cool to watch, the problem is when they went back to negative for the HD rexfer in this latest release it looks like they did not consult the original for either color timing or re-framing reference. I’m sure the stories and characters will hold up but it’s too bad more care was not taken. Nobody asked me, but if they did I would have loved to have consulted on this. Probably could have organized a crowdsourcing effort of comparing the originals to the re-transfers. Lots of crew alumni with lots of love for the originals would have likely participated. Maybe for the 4K/3D version?”

    He probably meant they started shooting 35mm with season 3. Season 2 was (super) 16mm.

    Note that the video was also shared by Kristine Sutherland (Joyce Summers), James C. Leary (Clem), David Fury, Tim Minear (producer, writer and director on “Angel” the TV show) and Nancy Holder (writer).

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Cinema

The Irishman, un’epopea umana e criminale intorno all’elegia e al carisma di De Niro

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the irishman recensione

Frank Sheeran (un fascinosissimo Robert De Niro) è veterano di guerra, reduce dalla Seconda Guerra Mondiale, e per camparsi guida camion. Il suo incontro con Ross Bufalino (un bravissimo Joe Pesci), boss della mafia di Philadelphia, lo inizierà alla “carriera” mafiosa trasformandolo in breve tempo in un esecutore freddo e sistematico, un “imbianchino” di cui fidarsi ciecamente.

Un giro di vite con altrettanto frenetico ricambio d’armi (prontamente gettate nel fiume dopo ogni delitto), che farà di Sheeran “l’irlandese” e il prediletto di Bufalino, il quale lo presenterà poi anche a Jimmi Hoffa (il grande Al Pacino), popolare e potente capo del sindacato dei camionisti. Prenderà così il via di un sodalizio, ma anche una vera e propria amicizia, che attraverserà l’America anni ’60, imbrattata di corruzione, sangue e mafia. Un legame solido e controverso destinato però anche a generare un pericoloso conflitto di coscienza e interessi, che si chiuderà poi con la misteriosa scomparsa di Hoffa.

Leggi anche: Martin Scorsese, 5 motivi per amare il suo cinema

the irishman

the irishman

Presentato e ampiamente applaudito alla Festa del Cinema di Roma 2019 l’attesissimo lavoro del maestro Martin Scorsese dal titolo The Irishman. Un’opera fiume (tre ore e mezza) che prende spunto dal libro di Charles Brandt I Heard You Paint Houses per rivelarsi saga criminale ma anche epopea umana ruotata attorno al fascinoso “irlandese” di un magnifico Robert De Niro. A trent’anni di distanza da Quei bravi ragazzi e forte di una carriera di successi indiscussi e variegati, Scorsese torna ancora una volta a immergersi nel mondo della criminalità, ma lo fa con avvolgente elegia e una smaccata nostalgia, senza mai perdere di vista il lato più malinconico e umano (più o meno “pietoso”) di tutti gli attori in scena, e in particolare del fenomenale trio di protagonisti.

Nell’efferatezza dell’ascesa e nella drammatica malinconia di quella discesa che prima o poi tocca a tutti (la famosa ‘A livella di Totò), Scorsese tratteggia attorno all’irlandese e ai suoi legami più stretti e significativi (Bufalino, Hoffa, la figlia Peggy) una saga che non esclude nessun elemento di genere (sparatorie, sangue, patti, omertà), ma che circuisce con ritmo, grande stile e sensibilità artistica il pubblico e il privato di una malavita fatta di bravi ragazzi, che governa a suon di rese dei conti e sangue versato, ma che poi finisce inesorabilmente nel silenzio di una bara, quando non peggio. Con The Irishman Scorsese affianca e confronta proprio i chiaroscuri di quello che sembra un mestiere come un altro, fa specchiare il frastuono giovane dell’ascesa nel timido silenzio della discesa, del “se ne sono andati tutti”, di un uomo (Bufalino) che ha decretato vita o morte di dozzine e dozzine di amici e conoscenti e che infine fatica perfino ad addentare un pezzo di pane.

Curiosità: I ruoli più comici di Robert De Niro

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In The Irishman Martin Scorsese cerca e rintraccia dunque non più tanto il carattere e la tracotanza criminale quanto l’elegia mafiosa, quell’angolo di mondo dei cattivi abitato a un tempo solo da colpa e redenzione, da fedeltà e tradimento. E nei tanti rovesci delle medaglie di cui si narra, quest’ultimo lavoro di Scorsese segue il filo rosso di sodalizi e amicizie nate all’ombra di un patto d’onore e sigillate poi dentro una bara d’omertà. Un’opera che come le più grandi unisce al meglio forma e contenuti, e che prende corpo atto dopo atto attraverso lo splendido afflato di un cast pazzesco, la sceneggiatura puntuale di Steven Zaillian, la regia sinuosa e avvolgente di Scorsese, il montaggio preciso di Thelma Schoonmaker, la fotografia di Rodrigo Prieto e le musiche di Sean Sara Sella.

Regole e regolamento malavitoso riletti alla luce di un’intrigante storia vera e nella malinconia di un tempo che va e attraversa spazi, tempi e vite, esistenze tutte a loro modo impegnate a fare il loro – “è quello che è” – a scrivere quella personale storia che come tutte le storie ha la doppia connotazione dei bravi e dei cattivi ragazzi, uomini fragili e mortali (padri amici e mariti) da un lato, e operatori integerrimi del crimine dall’altro. 

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Cinema

RomaFF14: La Belle Époque, un viaggio nel passato per ritrovare l’amore della vita

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Victor (un bravissimo Daniel Auteuil) ha sessant’anni. In un momento di crisi e senza lavoro (fa il disegnatore ma nessuno gli commissiona più nulla), viene messo fuori casa anche dalla moglie (Fanny Ardant), che non riesce più a sopportarlo e, a sua insaputa, frequenta un altro uomo.  Antoine, imprenditore di una creativa società che mette in scena epoche diverse e permette ai propri clienti di calarsi nello spazio temporale da loro scelto per rivivere un dato momento storico o una specifica situazione del passato, gli offrirà però un’opportunità più unica che rara, ovvero la possibilità di rivivere un momento a scelta della propria vita. Senza tentennamenti, Victor sceglierà di tornare al 1974 per re-incontrare il suo grande amore, e riscoprire la donna di cui si era innamorato, così come i primi momenti di una storia durata ben quaranta anni.

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A interpretare la parte di sua moglie da giovane, però, Victor si troverà di fronte la bellissima Margot (Doria Tiller), legata ad Antonie da una relazione tempestosa. Eppure, le sensazioni dell’innamoramento torneranno  su quel singolare “set” con la stessa forza del tempo reale, determinando una serie di cambiamenti in tutti i coinvolti, e innescando una catarsi umana che trasformerà la crisi di Victor in una fase di rinnovata gioventù.

Il regista francese Nicolas Bedos (Gli infedeli, Un amore sopra le righe) porta alla Festa del Cinema di Roma 2019 La Belle Époque, un affresco toccante e sorprendente, marcato da un’ironia sincera e coinvolgente che parla delle stagioni della vita, dell’amore, della ricostruzione e della resilienza amorosa. Attraverso un gioco originale sui tempi, e sfruttando il mezzo artistico della rappresentazione quale modo per rivivere tempi andati e memorie del cuore come fossero madaleine proustiane del sentimento, La Belle Époque  ricostruisce all’interno del set dal nome omonimo e che dà il titolo al film la “bella epoca” della vita e dei sentimenti, ricuce insieme il tragitto iniziale fatto da una coppia sull’orlo dell’amore, indicando però anche poi come nel tempo e al mutare dell’approccio amoroso la bellezza resta comunque invariata sul fondo e, se cercata, può riemergere forte proprio come in principio. 

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La Belle Époque (che uscirà in Italia distribuito da Wonder Pictures) rappresenta la commedia francese nella sua forma più alta e migliore, capace di divertire e convincere grazie a un soggetto che funziona, una scrittura brillante e un cast di attori armoniosamente in parte (Guillaume Canet, Doria Tillier, Pierre Arditi) capeggiato dalla malinconica e simpatica espressività di uno straordinario Daniel Auteuil che si confronta con il brio sincero e naturale della sempre bellissima Fanny Ardant. Un’opera che diverta e scalda il cuore, operando un confronto intelligente tra realtà e proiezione, verità e immagine del sentimento.  

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Cinema

Scary Stories to tell in the Dark, la recensione dell’horror scritto da Guillermo Del Toro

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C’è chi per festeggiare Halloween condivide storie dell’orrore, inventate o ispirate a fatti realmente accaduti, davanti a un camino, mangiando dolcetti che potrebbero trasformarlo in una delle creature spaventose di Scary Stories to Tell in the Dark (quando vedrete il film capirete a chi ci riferiamo). Il film diretto da André Øvredal  e scritto e prodotto dal premio Oscar Guillermo Del Toro, è perfetto da vedere al cinema aspettando la celebre notte delle streghe. Si tratta di un adattamento dei famosi libri per ragazzi di Alvin Schwartz, presentato in anteprima alla 14° edizione della Festa Internazionale del Cinema di Roma e nelle sale italiane dal 24 Ottobre con Notorious Pictures.

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Durante la notte di Halloween del 1968 un gruppo di adolescenti visita un’antica casa abbandonata con un passato inquietante di dolore e violenza. Tornando a casa, portano con loro un libro sulle cui pagine, improvvisamente, cominciano ad apparire delle storie di morte che li riguardano. Diventa così indispensabile capire come risolvere il mistero che circonda quel fenomeno surreale che porta sangue nella loro piccola cittadina della Pennsylvania. Le illustrazioni originali di Stephen Grammel,contenute nei libri di Schwartz negli anni ’80 e ’90, hanno sicuramente contribuito alla visione di Del Toro, abituato a rendere sullo schermo mostri spaventosi e disgustosi. Nel corso del film, infatti, si alternano sulla scena creature che sembrano riprese dall’universo di Silent Hill e dai film dello stesso Del Toro come Il Labirinto del Fauno, che mantengono un loro realismo e riescono ad essere terrificanti e curiose.

Leggi anche: I mostri più spaventosi di Guillermo Del Toro

Non ci sono damigelle in pericolo, anzi la leader del gruppo, interpretata dalla giovane Zoe Margaret Colletti, è una ragazzina tosta e determinata che nel tempo libero si diverte a scrivere storie spaventose, proprio come il fantasma che la tormenta. La sua camera è ricca di cimeli anni ’80 per testimoniare la passione dell’industria televisiva e cinematografica attuale che, stregata dal successo di Stranger Things, non sembra voler abbandonare quell’immaginario nostalgico per cui il pubblico sembra avere un debole.

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Diciamo che il punto forte di Scary Stories to tell in the Dark non è l’originalità della sceneggiatura poiché l’idea di racconti che prendono vita già è stata ampiamente proposta sul grande schermo, basti pensare a La Storia Infinita o al recente Piccoli Brividi. Tuttavia la regia di Øvredal è brillante e ambiziosa nel convincere lo spettatore che non sono i personaggi a leggere il libro, ma è “il libro che legge te“. Originali però sono le sorti dei personaggi più sfortunati che vivono esperienze alquanto bizzarre e dolorose che danno vita a scene per stomaci forti che accontentano gli appassionati del genere horror. Esseri umani che si trasformano in spaventapasseri, creature in decomposizione in cerca di abbracci letali, infestazioni di ragni affamati, e tante altre minacce donano al film un ritmo dinamico e coinvolgente. La fotografia nebbiosa, umida e perfettamente in linea con il cinema horror del passato trasporta in una dimensione in cui si fondono il mistery e la fantascienza, ma anche il film d’avventura per ragazzi stile Goonies.

Curiosità: Goonies, 10 verità mai svelate sul cult anni ’80

Scary Stories to tell in the Dark è uno di quei film horror che divertono e intrattengono senza troppe pretese, giocando con i classici salti sulla poltrona e la costruzione graduale di una tensione che, seppur celata dietro una narrazione dall’anima teen, accompagna a casa facendo sviluppare una certa avversione per i lunghi corridoi e le stanze buie.

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