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Cinema

Cannes 75 | Triangle of Sadness, la recensione del film vincitore della Palma d’oro 2022

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Cannes 75 | Triangle of Sadness, la recensione del film vincitore della Palma d’oro 2022
2.8 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Triangle of Sadness di Ruben Östlund è il film-dossier antidiluviano degli anni Settanta (Costa-Gavras non è poi così lontano) nel suo residuo postmoderno più nichilista, ma anche più comico, in cui si combinano abilmente disgusto e ilarità. Se The Square era emotivamente più plurale, saldamente socialdemocratico, questo suo successore teorico si radicalizza fino al punto di diventare una immensa sandbox della misantropia, spazio di gioco (al massacro) in cui si muovono personaggi che, al di là della loro connotazione sociale, fisica, sessuale, provengono tutti da un’unica costola, che è quella dell’individualismo cieco e spregevole. Nella narrazione episodica è condensato l’intero percorso del cinema di Östlund, il progressivo ampliamento del suo raggio d’azione nel corso del tempo: il film comincia con una coppia (Forza Maggiore), si sposta su di una nave da crociera affollata da persone afferenti ad un unico gruppo sociale autoreferenziale e chiuso (The Square), in questo caso quello dell’1% del mondo, e termina su di un’isola in cui la narrazione si fa immediatamente apologo, esperimento con cavie umane, immaginando cosa potrebbe succedere al mondo se si togliesse il denaro dall’equazione che regola le dinamiche sociali.

Se la performance di Terry Notary travestito da scimmia già ricordava l’esibizione animalesca in televisione di Franco Franchi davanti ad un imbarazzato Pippo Baudo, adesso l’aprirsi del cinema di Östlund alla dimensione allegorica dell’isola ricorda l’ossessione di Marco Ferreri per gli epiloghi in riva al mare, per quelle spiagge che erano braccia tese verso destini nefasti (L’harem, 1967) o carichi di speranza (Chiedo asilo, 1980), luoghi di riflessione in cui contemplare il proprio dolore (Storie di ordinaria follia, 1981) o sognare di poter rimediare ad esso (Storia di Piera, 1983).

Come in Ferreri, anche in Triangle of Sadness la relazione fallimentare tra sessi si rovescia: il maschio è soccombente e chi era inizialmente dominato prende in mano le redini del gioco (La Cagna, 1972). Ma, a differenza che in quei film, lo sguardo del demiurgo svedese, sempre in cima alle gerarchie che organizza, più in alto di qualsiasi personaggio in scena, non è mai verso l’esterno. Anche quando è ormai naufragato, il suo cinema non si rivolge a ciò che sta fuori, al futuro che può esserci al di là del mare, ma rimane inevitabilmente piantato sul proprio asse, costringe alla scalata, all’arrampicata (sociale e fisica). La possibilità di salvezza è sempre sopra di sé e mai davanti a sé.

Lo stratagemma molto pigro è quello di tratteggiare personaggi appositamente odiosi (il “ricco maiale”, l’anziana coppia di fabbricanti di armi ecc.) solo per poi farli stare malissimo, facendoli affogare nel proprio vomito e goderne assieme al pubblico. Questo fine ultimo, che poteva essere ottenuto con pochissimo sforzo, visto che tutto il contesto è stato minuziosamente creato per arrivare lì, viene però sorprendentemente raggiunto attraverso meccanismi comici raffinati e ben congegnati. Se dal punto di vista strettamente umoristico (o meglio, della tecnica umoristica) Triangle of Sadness può essere considerato il miglior film di Östlund, sarebbe comunque un errore confondere i piani della gag e del suo contenuto. La buona esecuzione, che fa scattare la risata come un riflesso, è cosa diversa dal giudizio sui temi, che viene immediatamente dopo la risata. La sofisticazione della gag non salva necessariamente il film dal suo “humour de potache” e dalla progressiva deriva ideologica (che sia in crisi l’idea di socialdemocrazia in Svezia dopo la gestione della pandemia?).

Di tanto in tanto, emergono i temi cari ai primi lavori di Östlund, i paradossi e i capovolgimenti di senso, come ad esempio nel momento in cui il giovane modello chiede alla sua fidanzata cosa fare quando una persona più potente ti invita nella propria camera da letto. Ma sono piccoli lampi, spesso senza conseguenze dirette sul racconto, in una narrazione estenuante, che sceglie di prolungare le sequenze oltre il limite in cui cessano di essere funzionali, efficaci e, in ultima istanza, ridicole. La terra sotto i piedi dei naufraghi non esplode come ne Il seme dell’uomo, decretando la fine definitiva della loro umiliazione. Non ci sono apocalissi, grandi o piccole (e si torna a Costa-Gavras) che azzerano il sistema malato: solo la reiterazione infinita delle stesse meccaniche di prepotenza, in cui le possibilità di cambiamento sono limitate ai soggetti che la perpetrano.

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Improvvisamente Natale: video intervista a Diego Abatantuono, Violante Placido e Sara Ciocca

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Questa mattina è stato presentato in anteprima a Milano, il film Improvvisamente Natale diretto da Francesco Patierno e interpretato da Diego Abatantuono, Violante Placido, Lodo Guenzi, Anna Galiena, Antonio Catania, Sara Ciocca, Michele Foresta, Gloria Guida, Paolo Hendel e con la partecipazione straordinaria di Nino Frassica. Adatto a tutta la famiglia, questa commedia natalizia sarà disponibile dal 1° dicembre su Prime Video.

La video intervista con il cast

A un mese dal Natale, questo pomeriggio abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Diego Abatantuono, Violante Placido e la giovane attrice Sara Ciocca. Se volete ascoltare i loro aneddoti personali legati al Natale e in che modo considerano la famiglia raccontata nel film, cliccate nel player in basso.

Leggi anche: Diego Abatantuono presenta Belli di papà: “Chiedete ai miei figli se sono stato un bravo padre”

Leggi anche: McMafia: la recensione d’autore di Francesco Patierno in esclusiva per NewsCinema

Improvvisamente Natale | La sinossi ufficiale

Per Chiara (Sara Ciocca) il Natale è un momento speciale, ancor più di quanto lo sia per ogni bambino. Ogni anno, infatti, il Natale è anche l’occasione per rivedere l’adorato nonno Lorenzo (Diego Abatantuono), proprietario del delizioso alberghetto d’alta montagna che ospita i festeggiamenti della famiglia.

Quest’anno, però, i genitori di Chiara, Alberta (Violante Placido) e Giacomo (Lodo Guenzi), hanno deciso di mettersi in macchina sotto il sole bollente d’agosto, per una visita fuori stagione a Lorenzo, perché hanno bisogno di lui per dare a Chiara l’amara notizia: si stanno separando. Forse, se glielo dicesse lui, la piccola soffrirebbe meno…

Il nonno, già in crisi perché rischia di dover vendere il suo amato hotel, accetta l’ingrato incarico di dare la notizia alla nipotina, ma prima vuole regalarle l’ultimo Natale felice… a Ferragosto!

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Avatar 2: il trailer finale mostra l’epico assalto al clan Metkayina

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È arrivato online il terzo e ultimo trailer di Avatar: La Via dell’Acqua, che mostra in anteprima l’epico assalto della RDA al clan Metkayina.

Avatar: La Via dell’Acqua è il sequel del film con il maggior incasso di tutti i tempi, ed è scritto e diretto ancora una volta da James Cameron, ambientato più di un decennio dopo l’originale Avatar. Segue la famiglia Na’vi di Jake e Neytiri mentre si proteggono dai vari pericoli su Pandora. Avatar 2 ha già ricevuto due trailer che anticipano la straordinaria azione subacquea del sequel. Ora è arrivato il terzo e ultimo trailer che potete vedere qui sotto.

Durante il Monday Night Football è stato rilasciato il terzo e ultimo trailer di Avatar: La via dell’acqua che offre un ultimo sguardo completo all’attesissimo sequel prima che uscirà nei cinema il mese prossimo il 16 dicembre.

Mentre l’Avatar originale ha seguito l’introduzione di Jake al clan Omaticaya che vive nella foresta, il sequel sposta l’attenzione sul popolo acquatico di Pandora. All’inizio del trailer finale, Jake si rivolge alla tribù dell’acqua, il clan Metkayina, per cercare di mantenere la sua famiglia al sicuro. Sembra che la famiglia Sully stia cercando rifugio lontano dall’Amministrazione per lo sviluppo delle risorse. L’operazione mineraria è stata introdotta nel primo Avatar ed è tornata di nuovo nel sequel con le sue forze di sicurezza guidate ancora una volta dal colonnello Miles Quaritch (Stephen Lang).

Nonostante sia stato ucciso da Neytiri nel primo Avatar, Quaritch è stato riportato in vita dalla RDA diventando un Recombinant, un avatar incorporato nei ricordi di un soldato umano. Pertanto, Quaritch ricorda che Jake si è schierato con i Na’vi nel primo film e cercherà vendetta contro lui e la sua famiglia nel sequel. Il trailer finale di Avatar: La Via dell’acqua rivela solo un piccolo assaggio dell’assalto totale della RDA al clan Metkayina.

Fin dai primi giorni della campagna di marketing di Avatar: La via dell’acqua, era chiaro che il sequel di Cameron era incentrato su due concetti principali: acqua e famiglia. La straordinaria azione sottomarina del sequel, per la quale Cameron e la sua compagnia hanno dedicato molto tempo allo sviluppo di nuove tecnologie, è completamente visibile nel trailer finale, così come i temi familiari del film, che saranno la forza trainante del conflitto.

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Anya Taylor-Joy vittima di bullismo

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L’attrice Anya Taylor-Joy ha rivelato di essere stata vittima di bullismo ai tempi della scuola: “mi chiudevo in bagno e piangevo”.

L’attrice protagonista di The Menu ora al cinema, si è aperta durante un’intervista per Daily Mail, raccontando alcuni momenti difficili vissuti al liceo a causa del bullismo nei suoi confronti da parte di alcuni compagni. “Mi chiudevano negli armadietti” ha detto.

Anya Taylor-Joy sta vivendo un successo crescente a Hollywood ed è una delle attrici più richieste tra le giovani rivelazioni. Prossimamente la vedremo in Furiosa, spin-off di Mad Max Fury Road, e l’abbiamo conosciuta con il thriller Split al fianco di James McAvoy, per poi ritrovarla in The Witch, The Northman e altri film degni di nota. Senza dimenticare la serie tv La Regina degli Scacchi che ha conquistato in breve tempo pubblico e critica.

Sono stata molto fortunata con i miei genitori perché quando ero vittima di bullismo per il mio aspetto mia madre mi ha sempre ricordato quanto fosse più importante dare importanza a cosa si ha dentro di sé e non all’esterioritàDevo davvero ringraziare mia madre per il consiglio, perché mi è stato molto utile.

Anya Taylor-Joy in La Regina degli Scacchi

La sua famiglia è inglese, ma Anya è cresciuta in Argentina fino ai sei anni, per poi trasferirsi da adolescente in Inghilterra e poi a 14 anni a New York. Quindi non deve essere stato facile cambiare spesso scuola e amici.

La mia era una famiglia itinerante, all’improvviso ero in una grande città e non parlavo la lingua. Non mi sentivo adatta a nessun posto. Ero troppo inglese per essere argentina, troppo argentina per essere inglese e troppo americana per essere qualsiasi cosa. I bambini semplicemente non mi capivano in nessuna forma e spesso mi chiudevo negli armadietti.

Oggi è una star di Hollywood affermata e amata, ma un po’ di insicurezza è rimasta a farle compagnia, anche a causa di questo passato scomodo.

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