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Cocaine: La vera storia di White Boy Rick Cocaine: La vera storia di White Boy Rick

Cinema

Cocaine: La vera storia di White Boy Rick, la recensione del film con Matthew McConaughey

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Dopo il successo del nostrano La Paranza dei Bambini, il 7 Marzo ci spostiamo oltreoceano per un’altra storia di criminali in erba con Cocaine – La vera storia di White Boy Rick. Sulle note di Johnny Cash inizia il film diretto da Yann Demange, ambientato nella periferia di Detroit degli anni ’80 dove Richard Wershe Junior abita con il padre e la sorella. Matthew McConaughey, nei panni del capo famiglia, commercia in armi e conduce una vita al limite della legalità. Vuole un futuro diverso per i suoi figli, ma le sue azioni sembrano remare nella direzione opposta. Infatti la figlia è una tossicodipendente e Richard, nonostante la sua età, diventa in breve tempo parte attiva nel traffico di droga della zona. Soprannominato White Boy Rick, il quattordicenne viene scelto come informatore sotto copertura dell’FBI e della polizia locale, fino al suo arresto per il commercio di otto chili di cocaina seguito da una condanna all’ergastolo.

cocaine film 2019

Negli anni ’80 il Presidente Reagan aveva dichiarato guerra aperta alla droga e il caso Wershe è stato uno dei capitoli più oscuri del sistema giudiziario dello stato del Michigan. A soli 17 anni White Boy Rick è stato rinchiuso in prigione ed è uscito solo dopo trent’anni, nel 2017, per delle accuse in parte reali e in parte corrotte da un comportamento ambiguo e in cattiva fede delle forze dell’ordine che lo hanno gettato, in un certo senso, in pasto ai lupi. Demange porta sullo schermo un noir metropolitano coinvolgente che convive con un dramma familiare emotivo e realistico. Interessante l’idea di famiglia che il personaggio di McConaughey insegue disperatamente, scontrandosi però con un’amara realtà. Egli sottolinea più volte l’importanza dell’armonia familiare che sembra essere spesso troppo fragile. Padre e figlio sono protagonisti di uno scambio di ruoli costante nel corso del film, perché Richard è sicuro di quello che vuole e di come ottenerlo, ma la sua storia e la realtà in cui vive non sono pronte a concedergli una vita diversa da quella dei suoi genitori.

cocaine film

Cocaine: la vera storia di White Boy Rick ricorda molti dei film che esplorano le difficoltà dei giovani nelle periferie americane, coinvolti nel mondo del crimine e del traffico di droga, sottolinenando il lato oscuro del sogno americano. Ma per lo stile di regia, l’attenzione alla colonna sonora e l’equilibrata comunione di dramma e umorismo viene quasi naturale il paragone con il recente Tonya di Craig Gillespie. L’ironia caratterizza diversi passaggi della sceneggiatura, nei confronti verbali tra McConaughey e il giovane Richie Merritt, anche se è Bruce Dern nei panni del nonno di Richard a tenere egregiamente le redini dello humour del film. Il cast infatti è uno dei punti di forza di Cocaine: La vera storia di White Boy Rick, con un McConaughey che sembra essere rimasto a Dallas Buyers Club e continua a scegliere film impegnati con un’idea chiara per il futuro della sua carriera, iniziata all’insegna della commedia. Questo film dall’anima indie, è adatto a un vasto pubblico e conquista per una storia ben raccontata, ben scritta e recitata, dal sapore urbano e priva di cliché e facile perbenismo.

Cocaine: La vera storia di White Boy Rick, la recensione del film con Matthew McConaughey
3.6 Punteggio
Pro
Cast, Colonna Sonora, Sceneggiatura
Contro
Poco originale
Riepilogo Recensione
Cocaine: la vera storia di White Boy Rick è un classico biopic che tratta il traffico di droga, la difficoltà di crescere in periferia e analizza l'aspetto più corrotto e stonato dell'America. Ma il regista sceglie un stile urbano intimo per raccontare la storia di White Boy Rick e il risultato è un film coinvolgente e intrigante con un cast di serie A e una colonna sonora che spacca.
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Cocaine: La Vera storia di White Boy Rick – Video recensione

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Cinema

Laguna Blu | I 40 anni del “cult” erotico

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laguna blu

Uno dei film che più ha turbato la generazione anni ’70 spegne quaranta candeline. Stiamo naturalmente parlando di Laguna Blu, film avventuroso a sfondo erotico che ai tempi turbò non poco il relativo target di riferimento, con il pubblico maschile letteralmente rapito dalla bellezza di Brooke Shields, allora appena quattordicenne ai tempi delle riprese.

Più scult che cult dal punto di vista artistico, il film è stato uno straordinario successo ai botteghini americani dove ha incassato la cifra di 60 milioni di dollari, considerevole soprattutto se paragonata all’esiguo budget di soli quattro milioni e mezzo. Un sequel più casto e fallimentare per gli incassi venne realizzato poco più di un decennio dopo, ossia Ritorno alla laguna blu (1991) e anche il piccolo schermo ha voluto dire la sua in tempi più recenti col mediocre adattamento televisivo Laguna blu – Il risveglio (2012): un segno che l’originale, pur con tutti i suoi limiti di partenza, è entrato nel comune immaginario cinefilo.

Laguna Blu – L’isola dei sogni

brooke shields e christopher atkins

Brooke Shields e Christopher Atkins

L’idea di fondere ad un racconto esotico una marcata connotazione sessuale, con la scoperta dell’eros in età adolescenziale – quella dei due protagonisti – è stata indubbiamente la carta vincente dal punto di vista del marketing. E Laguna Blu ha effettivamente avuto il merito di non cullare alcuna pretesa se non quella di raccontare la nascita di un amore in un luogo paradisiaco.

Non è un caso che alle dinamiche tipiche di una love story “obbligata” – due ragazzi soli su un’isola deserta – si accompagnino scorci pseudo-documentaristici, con molteplici riprese della flora e la fauna locale. La fotografia di Néstor Almendros è stata candidata all’Oscar ed è senza dubbio l’elemento migliore in una messa in scena altrimenti imprecisa e raffazzonata, con una serie di eventi inverosimili che si susseguono nel corso dei cento minuti di visione.

Leggi anche: An Open Secret, il regista di Grease contesta la sua presenza nel film sulla pedofilia a Hollywood

Laguna Blu – Tra mare e terra

una scena del film

Una scena del film

Sulla carta la vicenda, tratta dal romanzo del primo novecento scritto da Henry De Vere Stacpoole e già portata al cinema nel ben più riuscito Incantesimo nei mari del sud (1949), cullava ben maggiori sfumature, qui approssimate in una ciclicità di situazioni e forzature che finiscono per rendere parzialmente odiosi i due personaggi principali, vittime non a caso del proprio egoismo. Il regista Randal Kleiser sembra un lontano parente di quello che aveva diretto solo un paio di anni prima Grease (1978) e il ritmo della narrazione inizia a latitare dopo la prima mezzora, cioè dopo la scomparsa del “terzo incomodo” e l’arrivo delle versioni teenager dei futuri amanti.

Laguna Blu da lì aggiunge elementi superflui – da antichi idoli a tribù native comparse dal nulla – e li sfrutta senza cognizione di causa, affidando il pathos esclusivamente al panorama mozzafiato e all’acerba, ma sensuale, fisicità degli attori. Nonostante tutto la pellicola è rimasta impressa e ancora oggi se ne parla: un merito poco meritato ma indubbiamente incontestabile.

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Cinema

Margot Robbie | I 30 anni dell’attrice australiana

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margot robbie

Tra le attrici più richieste del momento, Margot Robbie ricalca il prototipo della bellezza classica, bionda e sexy come il ruolo che le compete nel moderno mondo dello star system hollywoodiano. Nel giro di pochi anni l’attrice australiana ha saputo costruirsi una carriera di tutto rispetto – avvantaggiata in questo dal suo prorompente fascino – nella quale è stata candidata sia agli Oscar che ai Golden Globe, in duplice occasione per entrambi e senza nessuna statuetta ottenuta.

Ma siamo sicuri che sia solo questione di tempo prima che Margot possa finalmente mettere le mani su un riconoscimento di peso, giacché l’età è tutta dalla sua parte. Sono trenta le candeline che infatti la Nostra spegne nella giornata di oggi e per l’occasione abbiamo deciso di ripercorrere i passi salienti della sua carriera.

Gli inizi

the wolf of wall street

The wolf of Wall Street

Dopo alcune esperienze televisive in produzioni australiane sbarca Oltreoceano e fa il suo debutto nella serie televisiva Pan Am, incentrata su un team di piloti e assistenti di volo. La critica boccia il progetto ma la Robbie viene considerata tra i pochi elementi positivi, tanto che solo alcuni mesi più tardi viene scelta da Richard Curtis per un ruolo nella commedia romantica Questione di tempo (2012). L’ideale biglietto da visita per il definitivo lancio, che avverrà con la partecipazione a The Wolf of Wall Street (2013) di Martin Scorsese, dove (s)veste i panni della seconda moglie del protagonista, interpretato da Leonardo DiCaprio: la critica la osanna e per il pubblico diventa una sex symbol.

Leggi anche: Margot Robbie | 5 personaggi Marvel per cui sarebbe perfetta

Il successo

harley quinn

Harley Quinn

Il cinema ormai è la sua casa natale e la troviamo in film di diversi generi e ambientazioni: dal drammatico/bellico Suite francese (2014) alla commedia Focus – Niente è come sembra (2015) – dove divide il set con Will Smith – l’attrice è sulla cresta dell’onda. Tra titoli meno conosciuti come Whiskey Tango Foxtrot (2016) e altri fallimentari come The legend of Tarzan (2016) dove interpreta la donna amata dall’eroe, viene scelta per la parte di Harley Quinn nel cinecomic DC Suicide Squad (2016): il film riceve sonore bocciature ma il suo personaggio entra nell’immaginario comune, tanto da diventare uno dei più copiati nel mondo dei cosplay. Con Tonya (2018), operazione biografica ispirata alla vita della pattinatrice Tonya Harding, riceve svariate candidature a premi importanti e si consacra sempre di più, vestendo a breve distanza i panni di un’altra figura realmente esistita, la regina Elisabetta I d’Inghilterra, nel dramma storico Maria regina di Scozia (2018).

La consacrazione e il futuro

cera una volta...a hollywood

C’era una volta…a Hollywood

Il 2019 è un anno altrettanto foriero di soddisfazioni, con la chiamata di Quentin Tarantino che la vuole per darle il ruolo della compianta Sharon Tate nel magnifico C’era una volta… a Hollywood e un altro titolo ispirato a fatti reali, il film di denuncia Bombshell – La voce dello scandalo, per il quale ottiene le sue seconde nomination a Oscar e Golden Globe.

Sarà poi di nuovo il turno di Harley Quinn, con il personaggio assoluto protagonista del cinecomic tutto al femminile, e poco considerato ai botteghini, Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn (2019) – ruolo che tornerà a vestire nel programmato The Suicide Squad (2021). Tra le altre pellicole in cantiere nella quale più la attendiamo citiamo Marian, nuova versione delle leggenda di Robin Hood, e il live-action di Barbie: d’altronde chi, più di lei, poteva interpretare la bambola più famosa al mondo?

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Cinema

Ritorno al Futuro | I 35 anni di un classico

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ritorno al futuro

Tornare nel passato per cambiare il presente e influenzare il futuro è da sempre uno dei paradossi per eccellenza del cinema di fantascienza, tramite il quale si sono dipanate teorie sempre più varie che hanno influenzato anche il mondo extra-mediatico. Certo è che il grande schermo mai aveva vissuto una così esaltante epopea a spasso nel tempo prima dell’uscita della trilogia di Ritorno al futuro, capace di portare inizialmente nel buio delle sale e poi tra le confortevoli mura domestiche un tema prima noto esclusivamente agli appassionati. Sono passati oggi trentacinque anni dall’uscita ai botteghini d’Oltreoceano, ma film d’apertura – più degli altri – è quello ad essere invecchiato meglio e a portarsi dietro quell’alone di Mito che non svanirà neanche con lo scorrere dei secoli. In occasione dell’anniversario, scopriamone i motivi del successo.

Ritorno al Futuro | Una quadra perfetta

la mitica delorean

La mitica DeLorean

La mano di Re Mida Steven Spielberg nelle vesti di produttore era, soprattutto negli anni ’80, un’assoluta certezza di successo e introiti assicurati in massa. E le atmosfere tipiche di quel decennio sono d’altronde un tratto distintivo sia del capostipite che del secondo episodio, magnificamente ibridate sia al classicismo dei fifties che all’allora futuro nuovo millennio e in grado di catalizzare al meglio l’energia avventurosa scaturente dalle dinamiche narrative.

Dinamiche che sono tutt’oggi ancora oggetto di discussione e che oltre agli ovvi sostenitori – Ritorno al futuro ha una schiera di fan che si sono tramandati il verbo di generazione in generazione – celebranti la magia della Settima Arte, hanno trovato anche diversi “detrattori” pronti a cercare il pelo nell’uovo e ad evidenziare le inesattezze scientifiche o le incongruenze relative all’andare avanti e indietro sulla sabbia della clessidra. Ciò che rimane del progetto è invece proprio la sua indole piacevolmente leggera e scacciapensieri, in grado di offrire un sano divertimento a rotta di collo magnetizzato dai due complementari e alchemici protagonisti.

Leggi anche: Ritorno al Futuro 4, un fan trailer da vedere

Ritorno al Futuro | Una storia “senza tempo”

michael j. fox e christopher lloyd

Michael J. Fox e Christopher Lloyd

E chi meglio di Michael J. Fox e Christopher Lloyd avrebbe potuto interpretare Marty McFly e Doc? In realtà il primo è subentrato in corsa, sostituendo il collega Eric Stoltz che aveva già preso parte a sei settimane di riprese: chissà se senza questo drastico cambio di rotta nelle fasi ancora primordiali il film avrebbe ottenuto la medesima, imperitura, gloria. Difficile dirlo ma è invece facile affermare come il rapporto tra i due protagonisti sia il cuore pulsante dell’intero franchise, con le gag e battute di cui sono protagonisti entrate ormai nell’immaginario comune: dal Grande Giove! (Great Scott nella versione originale) dello scienziato alle sequenze in skateboard o sul palco del suo giovane compagno di viaggio, Ritorno al futuro vive su una piacevole ciclicità e la saga trova nell’autocitarsi uno straordinario, originale, punto di forza.

Dopo l’aperto epilogo che concludeva il capostipite, gli spettatori dovettero attendere ben quattro anni per scoprire il prosieguo della vicenda: un lasso di tempo che oggi pare lunghissimo ma che ai tempi, in un periodo senza internet e potenziali spoiler a tema, esemplificava al meglio il significato del termine hype. E che sottolineava, più o meno involontariamente, l’importanza del tempo nella vita di tutti noi.

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