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Interviste

Conferenza Stampa Paura 3D, l’horror 3D dei Manetti Bros.

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Il 15 giugno esce nelle sale italiane in 220 copie Paura 3D, il nuovo film targato Manetti Bros. prodotto da Medusa, Pepito Produzioni e la collaborazione di Dania Film. Dopo Dracula 3D di Dario Argento, questo è il nuovo progetto italiano realizzato con la tecnologia tridimensionale e oggi , registi e cast, hanno incontrato la stampa a Roma per raccontare la realizzazione del film, tra divertimento e difficoltà.

1) In questo film sembra che avete unito la tradizione del cinema italiano del genere e uno stile orientale, tipo giapponese? E come è stato l’approccio con il 3D?

Manetti Bros : Noi abbiamo l’abitudine a spaziare tra i generi del cinema, ma è un caso. Amiamo l’ horror ma ci è venuta l’idea per questa storia, in serbo da diversi anni e così abbiamo realizzato il film appena ci è stata occasione. Visivamente, facendo il film, si avvertono suggestioni giapponesi. Il 3D è una frontiera, ma è una tecnologia che ha ancora bisogno di liberarsi degli occhialetti e fare altri passi in avanti. La telecamera con il 3D autonomo è uscita mentre facevamo il film, così abbiamo fatto questo esperimento. Ci sembra di aver  fatto un ottimo 3D, anche se necessita magari di molti aggiustamenti per inquadrature e altro. Il 3D è un elemento in più, ma non lo abbiamo usato per ‘effettoni’ di chissà che genere, quanto più che altro per la profondità d’immagine.

2) Lei sembra diventare il carceriere ad un certo punto della sceneggiatura.  Il finale era premeditato o no?

Abbiamo cercato di chiudere il cerchio senza farlo diventare un ‘giochetto’. Questo film affronta  le diverse stratificazioni della fragilità mentale (il personaggio simbolo di questo è quello di Peppe Servillo, ma tutti i personaggi hanno questa fragilità). Lo straniamento, la confusione purchè la paura di perdere la vita della ragazza.

3) C’è nel film il riferimento alla vicenda austriaca…quella bambina alla fine dei titoli di coda? Servillo il tuo ruolo come lo hai approcciato?

Nel raccontare la storia abbiamo approfondito una serie di persone che hanno vissuto una situazione simile nella realtà, tipo Natascha Kampush che ha scritto un diario (3096 giorni) sulla sua prigionia, dove racconta la figura del carceriere come una figura paterna ad un certo punto.

Peppe Servillo: Anche io ho fatto riferimento al libro della Kampush, il mio è un personaggio che ha grande movimento e ho cercato di relazionarlo con il personaggio di Francesca e la Kampush, non solo da come ha vissuto la sua storia ma da come l’ha raccontata.

4) Tutto il cast come si è trovato a girare questo film?

Claudio Di Biagio: Per me è stato un divertimento. Il mio personaggio è fuori completamente dalla vicenda horror. Adoro i personaggi dell’horror che spesso sono stupidi e cadono nelle trappole più banali. I tre ragazzi sono reali, non costruiti, ed è divertente vedere come loro cadono da copione nelle trappole della storia.

Lorenzo Pedrotti : Non sembrava di essere in un film horror, perché ci divertivamo ma c’era serietà mentre lavoravamo.

Domenico Diele : Anche il mio ruolo era fuori dalla vicenda horror, esagera nelle bravate, ma quando sente puzza di bruciato fa di tutto per la sua incolumità. Mi sono molto divertito.

5) Francesca il tuo ruolo è difficile, come lo hai affrontato?

Francesca Cuttica: Sono contenta che i miei colleghi si siano divertiti (ride). Ci conoscevamo già per L’Arrivo di Wang con i Manetti Bros. e sapevo di questo nuovo progetto. Sapevo che c’era qualcosa di strano. Un ruolo difficile e loro non sapevano che attrice scegliere, io mi sono incuriosita e dopo alcune telefonate parlando di questo nuovo progetto, abbiamo capito di provare e fare un provino anche per la confidenza che già si era creata in altri set di altri lavori fatti insieme. Volendo fare l’attrice devo anche affrontare ruoli assurdi e buttarmi con uno studio serio e la curiosità di provare e di mettermi in gioco mi hanno fatto accettare. Tutto questo lavoro comunque finiva spesso con una risata perché comunque è un horror quindi puro intrattenimento, non una ricostruzione di cronaca o simili.

6) La sigla iniziale da chi è stata realizzata? Il film è stato mostrato all’Istituto psicoanalitico italiano e quindi vi siete  affidati a qualche luminare del settore?

Manetti: Sergio  Gazzo ha fatto i titoli di testa per far entrare il pubblico in un mondo tra incubo e favola. Non ci siamo consultati con uno psicoanalista, perché per noi il film non è un’ opera scientifica ma riflessione personale. Il personaggio di Francesca cambia, ma un po’ tutti cambiano. Peppe scopre solo le sue maschere, sembra un mostro senza sentimenti prima, ma poi ha una sua fragilità. I tre ragazzi rappresentano  tre tipologie umane, dal bonaccione, all’introverso e lo spaccone.

7) Colonna sonora realizzata da Pivio?

Pivio: E’ stata una sorta di sfida, perché questa volta ho lavorato da solo. L’ Idea di base era mantenere una sensazione di un ambiente in cui sta per accadere qualcosa di terribile. Poco utilizzo di orchestra anche perché il film lo permetteva, ed è volutamente disarmonico. Mi sono confrontato con artisti che non conoscevo, del campo freestyle, rap…Ho cercato di mantenere una compenetrazione con le immagini con uno scarto evidente, ma vicino ai personaggi. La musica del film è anche la musica che i personaggi ascoltano.

8) Ci sono citazioni in questo film e si sa qualche novità su possibili remake?

Manetti : Facciamo sempre  quest’effetto ma non so perché. Noi non facciamo citazioni. Bava è un racconto di un tipo di persona (Simone) che viene da una realtà umile e studia all’università Bava… ci faceva un po’ ridere. Nel nostro sangue comunque c’è cinema, quindi  può essere che involontariamente ci ispiriamo ad altri tipi di cinema, per esempio quello giapponese o altro… Ma non siamo registi citazionisti e non amiamo coloro che lo fanno. Spesso qualche giornalista ha trovato citazioni e ce le ha fatte scoprire anche a noi. Stiamo trattando per un remake americano de L’arrivo di Wang. Le idee di sviluppo di storie dalle major americane che ci sono arrivate fino ad oggi tuttavia, ci sono sembrate un po’ ridicole. Meglio così spendono di più ma fanno male il film e la gente ricorda il nostro come il più bello tra i due. Per l’inizio del film c’è un omaggio voluto a Dario Argento, e il suo Suspiria per la precisione…per l’ambientazione, il montaggio etc… Per noi Argento è il più grande regista dell’angoscia del cinema e ci siamo cresciuti, quindi la parte iniziale è quasi una copia, più che la citazione. Ci siamo fatti guidare dal maestro. Vedendo altri film uno si ispira e ‘ruba’ tecniche e idee, da qualcosa di già visto, ma è normale. Molto spesso noi per esempio prendiamo come modello Hitchcock, anche se altri non se ne accorgono.

 

Siamo entusiasti per il lavoro di Medusa su questo film. Abbiamo lavorato sullo stesso piano, ma c’è stata una crescita di fiducia durante la lavorazione del film. Non ci hanno seguito in modo cieco e non ci hanno abbandonato, ma hanno lavorato sulle tematiche del film, proponendo il titolo così estremo e proponendo molte sale in tutta Italia. Siamo felici di questo.

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Interviste

Quattordici giorni | La video intervista al regista Ivan Cotroneo e i protagonisti

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Dopo la presentazione, presso gli Studi di Cinecittà di Roma, del nuovo servizio di streaming globale di Paramount, Paramount+, Newscinema ha avuto il piacere e il privilegio di incontrare, in esclusiva, alcuni dei protagonisti dei progetti in programmi.

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Il regista Ivan Cotroneo e la coppia (anche nella realtà) di protagonisti, formata da Carlotta Natoli e Thomas Trabacchi, si sono concessi ai nostri microfoni, Ci hanno così raccontato la nascita e lo sviluppo del loro nuovo e atteso progetto: Quattordici giorni.

Il primo Paramount+ Original movie italiano è scritto – a quattro mani con Monica Rametta – e diretto da Ivan Cotroneo. Prodotto da Indigo Film, e in arrivo su Paramount+ da fine settembre 2022, è stato presentato fuori concorso al 39esimo Torino Film Festival.

Quattordici giorni | La trama

Un’originalissima storia sui conflitti di coppia e la resistenza dell’amore: Marta (Carlotta Natoli) odia Lorenzo (Thomas Trabacchi), perché ha da poco scoperto che lui ha una relazione con un’altra donna. Lorenzo detesta Marta. Ma non c’è scampo. Sono giorni di pandemia e devono stare insieme, chiusi negli stessi ottanta metri quadri per quattordici giorni in isolamento fiduciario.

Cosa faranno? Una storia d’amore in un tempo sospeso, per loro e per il mondo intorno, in un countdown che li porta verso la separazione. Quattordici capitoli, quattordici momenti di vita di coppia, e un solo amore a pezzi.

Il nostro commento

Quattordici giorni si sviluppa in un unico ambiente, con una sola coppia di attori, mostrando la potenza narrativa di un’ottima scrittura e di interpreti straordinari. Proprio come il capolavoro di Roman Polanski, Carnage (tanto per citare un esempio), i protagonisti scavano a fondo, nel tentativo di elaborare questioni intime e delicate.

Leggi anche: Viola come il mare | la video intervista a Can Yaman e Francesca Chillemi

Forti della relazione anche fuori dal set, Trabacchi e la Natoli si concedono anima e corpo, al fine di rendere credibili ed empaticamente accattivanti i rispettivi personaggi. Ne viene fuori uno spaccato di vita vera, così emozionante da risultare indelebile ed esemplare.

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Can Yaman

Viola come il mare | la video intervista a Can Yaman e Francesca Chillemi

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Lo scorso venerdì alla Casa del cinema di Roma si è svolta la conferenza stampa per la fiction Viola come il mare diretta da Francesco Vicario e con protagonisti due attori molto amati dal pubblico: Francesca Chillemi e Can Yaman. Ecco cosa hanno risposto in esclusiva per NewsCinema.it i protagonisti di questa serie molto attesa e che andrà in onda da venerdì 30 settembre su Canale5.

La trama di Viola come il mare

Viola Vitale ha trent’anni, bellissima e con un superpotere: la sinestesia. Sfortunatamente per lei, non c’è nulla di sovrannaturale in questa capacità, bensì si tratta di una rara patologia neurologica che le permette di sentire o meglio vedere i sentimenti della gente attraverso i colori. Quando l’ex Miss Italia e ora giornalista di cronaca nera per SiciliaWebNews, si trova a dover parlare con una persona, davanti a lei si palesa il colore che rappresenta il sentimento provato in quel preciso istante.

Lavorare su casi di omicidi la porterà a entrare in contatto con l’affascinante Ispettore Capo Francesco Demir. Il loro modo di relazionarsi con il prossimo li porta a scontrarsi dal primo giorno, rendendo la loro collaborazione tutt’altro che semplice. Viola attraverso la sinestesia cerca di aiutare Francesco nelle indagini, così da poter arrivare alla risoluzione dei casi nel più breve tempo possibile.

Tuttavia, l’arrivo di Viola nella città di Palermo nasconde un altro motivo oltre al lavoro nella redazione giornalistica: trovare il padre che non ha mai avuto modo di conoscere e che potrebbe salvarle la vita.

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Come accadrà negli episodi di Viola come il mare?

Ogni puntata sarà caratterizzata da un omicidio al quale, Viola e Francesco dovranno lavorare fianco a fianco, nonostante i loro continui battibecchi. Se il bel Demir è solito ragionare in maniera lucida, con la sua testa senza dar spazio alle emozioni, dall’altro lato, la bella Vitale non può far a meno di dare la sua opinione in merito a qualsiasi argomento. Lei si fida di tutti, lui di nessuno. Se lei è più aperta al dialogo, lui è un tipo più fisico. Se è vero che ‘gli opposti si attraggono’, sarà davvero complicato per Viola e Francesco non cedere alla reciproca attrazione che li lega.

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Cinema

Venezia 79: Notte Fantasma, video intervista a Edoardo Pesce e il regista Fulvio Risuleo

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Nella sezione Orizzonti Extra di Venezia 79 è stato presentato in anteprima Notte Fantasma, il nuovo film di Fulvio Risuleo con Edoardo Pesce e la rivelazione Yothin Clavenzani. Abbiamo incontrato il regista e i protagonisti e qui sotto potete vedere la video intervista completa.

L’idea di questa storia mi è venuta immaginando un abuso di potere di un poliziotto che costringe qualcuno, colto in flagranza di reato, a fare quello che vuole lui. Rifletto spesso sul potere e sulla delicatezza e complessità di chi si trova a doverlo gestire. Avevo in mente un poliziotto che, in un locale, costringe un giovane a ballare, e da lì sono partito cercando di immaginare il prima e il dopo” ha detto il giovane regista.

Notte Fantasma: la sinossi del film

È sabato sera, Tarek ha programmato una serata con gli amici: playstation e junk food. Prima di incontrarli passa per il parco a comprare qualche grammo di fumo. Qualcuno però lo tiene d’occhio dall’interno di un’automobile, ha visto tutto e lo avvicina: è un poliziotto. L’uomo è misterioso, minaccioso e allo stesso tempo a suo modo gentile e un po’ complice.

Invece di portarlo al distretto, il poliziotto costringe Tarek a stare con lui per tutta la notte tra risse, inseguimenti e fughe. Ma all’alba i loro ruoli potrebbero invertirsi.  Un’avventura lunga una notte tra le pieghe della quotidianità, della percezione e delle vite personali. 

Notte Fantasma è il terzo lungometraggio di Fulvio Risuleo che torna a lavorare con Edoardo Pesce dopo Il colpo del cane (uscito nel 2019 per Vision Distribution) e i corti L’Uomo Materasso (2021) e Varicella, che nel 2015 si aggiudica il premio alla Semaine de la Critique al Festival di Cannes.

Notte Fantasma è una produzione Elsinore Film, Wildside, società del gruppo Fremantle, e Vision Distribution in collaborazione con Sky e Prime Video. Il film è prodotto da Annamaria Morelli, Antonio Celsi, Mario Gianani, Lorenzo Gangarossa e distribuito da Vision Distribution.

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