In occasione della 38a edizione degli European Film Awards, la leggendaria Liv Ullmann ha ottenuto il Lifetime Achievement Award per il suo straordinario lavoro come attrice, regista e sceneggiatrice.
Accettando il riconoscimento, l’attrice norvegese, sul palco della Haus der Kulturen der Welt di Berlino, ha ironizzato sulla scelta della leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado di consegnare la sua medaglia del premio Nobel per la pace al presidente americano Donald Trump.
«È tutto così assurdo e fuori da ogni logica… », ha spiegato Ullmann. «Viene assegnato un premio Nobel a qualcuno che lo meritava e improvvisamente quel premio Nobel se lo ritrova qualcun altro. Ma voglio ricordare una cosa: abbiamo un regolamento che dice chiaramente che il Nobel può essere revocato in qualsiasi momento se ne si fa un cattivo uso. Qualcuno al potere negli Stati Uniti potrebbe rimanere deluso. Potrebbe perderlo… e ne sarei felice».
EFA 2026: premio alla carriera a Liv Ullmann
Dopo alcuni film giovanili, Ullmann iniziò una lunga e fruttuosa collaborazione con il regista svedese Ingmar Bergman, che scrisse per lei la sceneggiatura di Persona (1966), film nel quale diresse anche Bibi Andersson. Il sodalizio artistico proseguì con i film L’ora del lupo (1968), Passione (1969), Scene da un matrimonio (1973) e soprattutto Sussurri e grida (1972), tra i loro capolavori.
La Ullmann e Bergman vissero insieme fino al 1970 ed ebbero una figlia, Linn, che ancora bambina apparve in alcuni film di suo padre. Nel 1978 affiancò Ingrid Bergman (in una delle sue ultime interpretazioni) in Sinfonia d’autunno. Nel 2003 il regista e l’attrice lavorarono ancora una volta insieme nel film Sarabanda.
Nella sua carriera la Ullmann ha preso parte anche a diversi film americani, tra cui La papessa Giovanna (1971) di Michael Anderson, La signora a 40 carati (1973) di Milton Katselas, La rinuncia (1974) di Anthony Harvey, Quell’ultimo ponte (1977) di Richard Attenborough e Mosse pericolose (1984) di Richard Dembo.
In Italia è stata diretta da Mario Monicelli in Speriamo che sia femmina (1985) e da Mauro Bolognini in Mosca addio (1986). Liv Ullmann passò anche lei alla regia e ottenne un certo successo con Sofie (1992) e un buon risultato di cassetta in Norvegia con l’adattamento di una trilogia romanzata della scrittrice premio Nobel Sigrid Undset: Kristin Lavransdatter.
Nel 1996 diresse Conversazioni private, scritto da Ingmar Bergman, e nel 2000 L’infedele, con la sceneggiatura del suo ex compagno. Ha scritto due libri autobiografici che sono stati tradotti anche in italiano, Cambiare (1976) e Scelte (1984).


