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Festa del Cinema di Roma

Festa del Cinema di Roma, incontro con Frances McDormand e Joel Coen

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La Festa del Cinema di Roma prevede quest’anno una serie di “incontri ravvicinati” con professionisti del grande schermo per parlare insieme della settima arte davanti e dietro le quinte. Il primo appuntamento che ha animato la prima giornata della kermesse romana ha ospitato il regista Joel Coen e l’attrice Frances McDormand, coppia nel lavoro e nella vita. “Ci siamo incontrati in una sala conferenze a New York mentre lavoravamo al primo film. Lei arrivò molto tardi ai provini e la parte l’avevo quasi offerta a qualcun altro” ironizza il regista, continuando: “Avevamo pensato ad Holly Hunter perché l’avevamo vista in Crazy Heart, ma lei ha rifiutato per un lavoro teatrale e ha mandato al suo posto la compagna di stanza che era all’epoca Frances”.

Disponibili ed ironici i due artisti sono arrivati direttamente da New York per raccontare la loro esperienza nel magico mondo di Hollywood, quando il lavoro si mischia alla vita privata con grande successo. “Per i miei film in cui Frances ha lavorato ho immaginato sempre lei quando scrivevo i personaggi femminili, ma in realtà l’ho sempre fatto anche quando nel film erano coinvolte altre attrici” ha sottolineato Coen, che insieme alla moglie ha realizzato film come Arizona Junior, Crocevia della Morte e l’indimenticabile Fargo, adattato recentemente per il piccolo schermo con la serie tv di cui la McDormand è protagonista al fianco di Martin Freeman e Billy Bob Thornton. “Il mondo della tv mi ha offerto molte opportunità perché il lavoro è aumentato, è più stabile e cercando più donne quindi puoi controllare meglio la tua vita. E secondo me è meglio raccontare una storia in quattro ore invece di 90 minuti. La gente la segue quando vuole, liberamente” ha aggiunto l’attrice facendo riferimento alla serie tv Olive Kitteridge, suo altro grande successo del piccolo schermo oltre a Fargo. Joel Coen però non sembra essere dello stesso parere quando si accenna al confronto tra cinema e televisione e spiega: “Non guardo la televisione e non vado neanche più molto al cinema…io e mio fratello lavoriamo con un mezzo che include televisione, film brevi, film normali, serie tv etc…ma abbiamo trovato congeniale per noi le storie di un’ ora e mezza-due e così facciamo i nostri film. Abbiamo scritto anche dei corti, ma amiamo esprimerci in formati più brevi…siamo sempre sui 90 minuti e seguiamo forse l’altra strada. La mia prima esperienza è stata con i film era in bianco e nero in tv, quindi potremmo dire che il formato non conta…ma mi piace di più la sala cinematografica”.

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Devo invocare il quinto emendamento per rispondere avendo seduta accanto mia moglie” scherza il regista quando gli chiedono il segreto del suo lungo matrimonio, ma ci pensa la McDormand dicendo: “Il segreto di 32 anni insieme è avere sempre storie da raccontarsi. Abbiamo vite autonome e quando ci incontriamo parliamo molto. Abbiamo passato tanto tempo nello stesso luogo concentrandoci sulla stessa cosa solo per nostro figlio, e ora è un altro periodo altrettanto appassionante. Abbiamo vissuto tre decenni del nostro rapporto e ora che lui non abita più con noi iniziamo una nuova fase”. La concorrenza non sembra essere stata mai protagonista tra loro, forse anche perché vivono il cinema da diversi punti di vista, come spiega l’attrice: “A volte ho invidiato il lavoro di Joel perché lui non aspetta che qualcuno gli dìa un lavoro ma deve trovare i soldi per fare il film. Io ho sempre dovuto aspettare di avere una parte da interpretare, ma ora che lavoro anche come produttrice capisco che c’è altro”. Nel mondo del cinema sono molte le coppie che si dividono i set e i red carpet, e spesso viene da pensare a come cambi il loro rapporto davanti e dietro le telecamere, e se le dinamiche della finzione incidano sulla relazione personale e sentimentale in qualche modo. Ma Joel Coen assicura il pubblico in sala: “Non sono geloso, è un lavoro e si sa quello che accade sul set. Siamo consapevoli del lavoro dell’attore che fa finta di avere un rapporto sentimentale con un altro attore. Quando vedi quello che accade dietro le quinte ti accorgi che non c’è da preoccuparsi”. I due hanno appena terminato un altro lavoro insieme, Hail Ceasar!, film che arriverà nelle sale americane a Febbraio 2016 con George Clooney Channing Tatum. Josh Brolin, Ralph Fiennes e Scarlett Johansson nel cast. La storia è incentrata su Eddie Mannix, un fixer della Hollywood degli anni ‘50, ovvero una persona incaricata di risolvere i numerosi problemi che sorgono durante le riprese di un film. “Il film esce a Febbraio ed è un film che tratta della vecchia tecnologia, di uno studio hollywoodiano del ’51 e di come vengono fatti i film in questo studio fittizio” conclude rapidamente il regista.

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Maledetta Primavera | Tramonto di un’estate anni Ottanta

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Inserito nella sezione Riflessi della 15esima edizione della Festa del Cinema di Roma, Maledetta primavera narra le vicende di Nina (la bravissima e convincente Emma Fasano) e della sua famiglia, durante una fase di ricerca di nuovi equilibri, a ridosso di un’estate sul finire.

Maledetta primavera | Elisa Amoruso parla di amore, famiglia, estate

Prendendo in prestito la celebre canzone di Loretta Goggi, Elisa Amoruso confeziona un’opera semplice, delicata, incantevole. E la dedica alla sua famiglia, spunto principale per dare vita ai suoi personaggi.

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Micaela Ramazzotti in una scena del film.

Dopo il discusso documentario Ferragni, Unposted, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, la regista originaria di Roma, classe 1981, porta sullo schermo un trio di giovanissimi, composta da un fratello (Federico Ielapi), una sorella maggiore e la sua amica. Viene così a innescarsi un doppio binario su cui la pellicola scivola via, mentre sullo sfondo si consumano le vicende degli adulti.

Leggi anche: Una Famiglia, la recensione del film di Sebastiano Riso

Al centro di Maledetta primavera c’è soprattutto Nina. Da una parte il rapporto con il fratello minore, che tenta di proteggere e crescere a modo suo, con le sue possibilità (essendo comunque una ragazzina); dall’altra il legame con Sirley (Manon Bresch), nato con un iniziale litigio e poi sbocciato in qualcosa di più di una semplice amicizia.

Lo sguardo adolescenziale accompagna lo spettatore

Attraverso lo sguardo della giovane protagonista veniamo in contatto con la sua realtà, che non ha nulla di particolare o speciale, se non che è la sua. L’esistenza è uno snodo cruciale soprattutto all’età in cui si trovano Nina e Sirley, in piena fase adolescenziale e alle prese con situazioni familiari non proprio stabili.

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Emma Fasano e Manon Bresch in una scena del film.

Maledetta primavera si sviluppa nell’arco di qualche giorno di settembre, tra l’inizio della scuola e le ultime puntate al mare. Il mood è quello classico degli anni Ottanta. E ciò appare evidente non solo dai dettagli che compongono la cornice, quanto dal respiro che possiede la storia. Sembra di tornare indietro nel tempo ed è un piacere per gli occhi, la mente, il cuore.

Il ritorno agli anni Ottanta

Nel momento in cui partono le note della canzone da cui il titolo del film – durante una delle scene più belle e toccanti – viene automatico mettersi a cantare insieme ai protagonisti. Una serie di sensazioni ci attraversano, dalla gioia alla malinconia, dal rimpianto al ricordo. E così si innesca anche un legame con le figure dentro lo schermo, in maniera naturale e crescente.

Bravissimi e concreti, gli attori della pellicola rappresentano il valore aggiunto. La Amoruso sa come valorizzare loro e ciò che hanno a disposizione. Non a caso Micaela Ramazzotti esibisce una delle sue migliori performance. Lo sguardo della macchina da presa rende la poesia contenuta nei piccoli gesti, lo sbocciare della bellezza in un periodo di scoperte quale è l’adolescenza.

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Sebbene non riservi grosse sorprese e anzi appaia abbastanza lineare, il progetto affronta questioni importanti e sfaccettate, con una sensibilità e un’onestà di fondo più che apprezzabili.

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Ammonite | Alla Festa del Cinema di Roma l’atteso titolo che non convince

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Ammonite è la storia di Mary Anning (Kate Winslet), paleontologa britannica molto rinomata ma poco considerata nel mondo scientifico, popolato e governato da soli uomini. Da quando poi si dedica alla madre, ormai anziana, non ha più molti stimoli. Quando irrompono nel suo negozio i coniugi Murchinson (James McArdle e Saoirse Ronan), la sua routine cambierà irrevocabilmente.

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La pellicola diretta da Francis Lee è stata presentata alla 15esima edizione della Festa del Cinema di Roma, oltre che al Toronto Film Festival, ed è vagamente ispirata alla reale figura della Anning, vissuta tra la fine del Settecento e metà Ottocento.

Ammonite | Storie di solitudini che si incontrano e si incrociano nella prima metà dell’Ottocento

Mary e Charlotte sono donne estremamente sole. Nessuna delle due per propria scelta, ma perché i casi della vita a volte sanno essere molto duri. La prima soffre ancora a causa di un rifiuto risalente a un periodo passato; la seconda vorrebbe tornare a provare una qualche emozione, ma il lutto che l’ha colpita e l’uomo alla quale è sposata non glielo permettono.

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Kate Winslet e Saoirse Ronan in una scena del film.

Ecco allora che dall’incontro cambia qualcosa per entrambe, un meccanismo a lungo inceppato si sblocca, scatta una strana e inaspettata scintilla. Il tutto avviene in maniera sin troppo lento e graduale, tanto che per buona parte della pellicola si avverte la sensazione di essere in una sorta di limbo. Se non che, nel momento clou, i sensi esplodono e nulla sarà più come prima.

Tra attrazione e sofferenze, i sentimenti travolgono come un fume in piena

Il sentimento travolge le protagoniste come un fiume in piena, eppure, ad eccezione di alcune scene alquanto spinte, non arriva a toccare lo spettatore. Si resta estranei a quanto accade sullo schermo, poco partecipi delle vicende che ivi prendono forma. Probabilmente si deve anche alla costruzione di queste due figure non proprio coinvolgenti.

Mary è chiusa nel suo dolore e nella sua routine, di cui sembra essersi fatta lei stessa schiava; Charlotte all’opposto appare talvolta incomprensibilmente “su di giri”. Manca quindi un appiglio forte e solido per far sì che scatti una qualche forma di attrazione o interesse alla storia.

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Saoirse Ronan e Kate Winslet in una scena del film.

Eppure le basi per una buona riuscita il progetto le dimostrava tutte. Ammonite risulta invece un melodramma in costume dei più banali, monotoni, pesanti. La lunghezza della pellicola (118 minuti) non aiuta la fruizione, sebbene sia forse necessaria al tipo di sviluppo prescelto per la narrazione.

Nonostante le premesse, Ammonite non convince

La Winslet e la Ronan hanno senza dubbio dato prove migliori nel corso della loro carriera, ma il problema sta nella sceneggiatura e non nelle loro interpretazioni. Entrambe svolgono il compito a loro assegnato come sanno fare, ma non è sufficiente.

Leggi anche: The Courier | Dal Sundance alla Festa del Cinema di Roma il nuovo film con Benedict Cumberbatch

Sia però chiaro che il progetto ha delle potenzialità intrinseche, e chiunque riuscisse a trovare un aggancio di qualsivoglia tipo potrebbe anche ricavarne del piacere. A livello stilistico, visivo, per esempio, il film è più che notevole. Ciò in cui è carente è purtroppo il contenuto. Ed è una grave mancanza.

L’unica scena davvero di impatto è forse quella di chiusura, dentro la quale tutti gli elementi convergono a trasmettere un’emozione.

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The Courier | Dal Sundance alla Festa del Cinema di Roma il nuovo film con Benedict Cumberbatch

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Presentato nella Selezione Ufficiale della 15esima edizione della Festa del Cinema di Roma, The Courier è il nuovo film con Benedict Cumberbatch. L’attore celebre per aver interpretato Sherlock Holmes nella serie targata BBC, veste qui i panni di Greville Wynne, un uomo d’affari britannico, che venne reclutato durante il periodo della Guerra Fredda per fare da tramite con una preziosa fonte dell’Unione Sovietica, Oleg Penkovsky (Merab Ninidze).

Dietro la macchina da presa il londinese Dominc Cooke, che ritrova Cumberbatch sul set dopo averlo diretto nella miniserie The Hollow Crown.

The Courier | Dai grandi classici del passato un’opera debitrice al mood di un’epoca e al coraggio di uomini straordinari

The Courier esibisce e sfrutta il suo impianto classico per far emergere al massimo la portata della storia. Ed è una scelta che ripaga. La pellicola riporta alla mente alcuni grandi classici degli anni Settanta – vedi per esempio La conversazione di Francis Frod Coppola – e si nutre di quell’aplomb, permettendo allo spettatore di goderne una volta ancora.

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Va altresì riconosciuta l’oculatezza nel non tradire lo spirito del racconto e dei sui protagonisti. Sono infatti loro a guidare e canalizzare i nostri sguardi, le nostre reazioni emotive e le riflessioni che al termine della visione prenderanno forma.

In tal senso la bravura degli interpreti – Cumberbatch e Ninidze – si rivela imprescindibile. Incarnando alla perfezione i rispettivi ruoli e svestendosi completamente di qualsiasi presunzione, i due attori portano sullo schermo una realtà potente e tangibile. Che si tratti di un preciso momento storico piuttosto che di un altro, poco conta, perché alla base di tutto sembra esserci un’altra volontà: raccontare il lato umano.

Uomini cruciali alla scoperta di nuovi importanti legami sullo sfondo della Guerra Fredda

Al di là della loro importanza a livello politico e della loro determinazione nel cambiare le sorti dell’umanità, gli uomini e le donne al centro delle vicende hanno avuto delle vite, dei legami, delle ambizioni, dei desideri. La forza, e probabilmente anche l’originalità, di The Courier vanno rintracciate proprio da questo punto di vista. Assistiamo alla nascita e allo sviluppo di un’amicizia incredibile, rara, profonda.

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Merab Ninidze e Benedict Cumberbatch in una scena del film.

Il sacrificio e l’abnegazione fanno parte di simili figure, così come il bisogno di coltivare degli affetti, di avere uno scopo e di non tradire se stessi. Greville compie un percorso che lo porta a scoprire e scoprirsi una persona nuova, inaspettata, ammirevole. Sono ovviamente fondamentali in tal senso gli incontri e i viaggi, ai quali si deve anche un’osservazione più ampia sullo scenario storico, politico, sociale e culturale dell’epoca.

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The Courier prende ispirazione da vicende realmente accadute ed è stato presentato al Sundance Film Festival. Nel cast figurano anche l’apprezzatissima protagonista de La fantastica signora Maisel, Rachel Brosnahan, nel ruolo di un’agente della CIA, Emily Donovan, e la bravissima (seppur meno nota) Jessie Buckley di Fargo e Chernobyl, in quello della moglie di Wynne.

Un’ultima annotazione positiva agli ottimi contributi della colonna sonora (a cura di Abel Korzeniowski) e della fotografia di Sean Bobbitt.

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