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Freaks Out | quattro supereroi in lotta contro il nazismo nel film di Mainetti

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Il grande giorno per l’uscita del film Freaks Out è finalmente arrivato. Il secondo lungometraggio diretto da Gabriele Mainetti a partire da oggi sarà in tutte le sale cinematografiche italiane. Per il pubblico romano, per il 30 ottobre al Cinema Quattro Fontane a Roma è previsto un evento nel quale il regista e il cast incontreranno il pubblico. Il cast di Freaks Out vede la presenza di Claudio Santamaria, Pietro Castellitto, Aurora Giovinazzo, Giancarlo Martini, Franz Rogowski e Giorgio Tirabassi.

La trama di Freaks Out

Il circo Mezza Piotta è un luogo nel quale l’immaginazione diventa realtà. Attraverso queste parole, Israel (Giorgio Tirabassi) esorta il pubblico ad entrare all’interno del tendone per assistere a spettacoli straordinari con circensi in grado di compiere delle vere e proprie magie. La giovane Matilde (Aurora Giovinazzo) ha il dono di rilasciare scosse elettriche a chiunque le si avvicini; Cencio (Pietro Castellitto) è un ragazzo in grado di comandare gli insetti a suo piacimento, Mario (Giancarlo Martini) è in grado di attirare a se tutti gli oggetti di metallo ed infine Fulvio (Claudio Santamaria) è un uomo con peli in tutto il corpo e con la capacità di piegare qualsivoglia oggetto.

A fare da sfondo è la seconda guerra mondiale, nella quale le risate del pubblico vengono coperte dal suono delle bombe lanciate dagli aerei su Roma. È il 1943 e il gruppo freak ha solo un sogno: andare in America per cercare di salvarsi dai rastrellamenti dei nazisti. Sfortunatamente, l’arresto dell’ebreo Israel manderà a monte i loro piani, cercando anche di non farsi catturare dall’esercito tedesco.

Intanto, tra i vari spettacoli di intrattenimento sul territorio romano, diventa famoso il Zirkus Berlin, un circo nel quale c’è un soldato tedesco, Franz (Franz Rogowski) noto per le sue abilità come pianista. Oltre ad avere una malformazione, che lo porta ad avere 6 dita per mano, attraverso dei sogni è in grado di prevedere il futuro. Invenzioni come lo smartphone, il marchio Adidas e canzoni di successo come Creep dei Radiohead suonate magistralmente al pianoforte, venivano riportate fedelmente dal tedesco attraverso dei disegni.

Tra le varie visioni, il suicidio di Adolf Hitler per aver perso la guerra, lo porterà a voler cercare queste quattro persone speciali, che tornavano ripetutamente nei suoi sogni provocati dall’etere. Averli dalla loro parte, significava la vittoria cerca della Germania nel secondo conflitto mondiale. Cosa succederà quando i freaks casualmente arriveranno al Zirkus Berlin?

Leggi anche: FREAKS OUT | il teaser trailer dell’atteso film di Gabriele Mainetti

Leggi anche: FREAKS OUT | un gruppo ‘mostruoso’ contro i nazisti nel trailer del film

La recensione del film

La verità? Non so da che parte iniziare. La visione di Freaks Out diretto da Gabriele Mainetti, mi ha lasciata con un turbinio di emozioni che difficilmente mi era accaduto di provare in passato. Aspettavo questo film da molto tempo e devo ammettere che ha superato di gran lunghe le mie aspettative. C’è chi troverà dei difetti, ma di fronte a un film del genere, per me contano solo le sensazioni lasciate durante la proiezione e alla fine.

La crescita di Mainetti come regista la si denota dalla prima sequenza. Basta un tendone colorato, un pubblico variegato composto soprattutto da bambini e un gruppo di artisti pronti a intrattenere gli spettatori con spettacoli fuori dal comune. Improvvisamente però, basta una bomba lanciata da alcuni aerei a portare lo spettatore alla realtà.

Freaks Out è riuscito a mostrare un altro lato della Seconda Guerra Mondiale (anche se di pura fantasia) riuscendo a strappare anche qualche sorriso. Gabriele Mainetti ha compiuto una vera e propria impresa. Un film così complesso da un punto di vista della sceneggiatura e degli altri comparti non si era mai visto in Italia. Il regista romano è riuscito a portare sul grande schermo una storia completa, che mette al centro della vicenda quattro personaggi considerati ‘mostri’ ma che ben presto si troveranno a combattere contro i veri mostri della storia dell’umanità: i Nazisti.

Gli antagonisti vengono sempre visti male dall’alba dei tempi, ma per quanto possa essere tremendo e brutale il personaggio di Franz, nato con sei dita e per questo un freak anche lui, molte scene interpretate dall’attore Franz Rogowski, sono quelle maggiormente di impatto visivo ed emotivo. Tra momenti splatter, di pura follia e con sogni premonitori, il tedesco regala al pubblico due brani musicali eseguiti al pianoforte da restare incantati. A tal proposito, vi consiglio di cliccare play nel lettore in alto e ascoltare la versione piano di Creep dei Radiohead.

La giovane Aurora Giovinazzo nel ruolo di Matilde, la ginnasta che al solo tocco rilascia delle scariche elettriche potentissime, è il collante di tutto il gruppo. Lei è la più piccola e unica donna che appartiene a questa famiglia di circensi capitanata dall’ebreo Israel. Il suo nobile animo contrario a qualsiasi forma di violenza, nonostante intorno a lei ci sia solo morte e distruzione causata dalle bombe, la mantiene come il personaggio più puro della storia.

Il trio composto da Fulvio, Mario e Cencio non hanno paura di mostrarsi deboli e insicuri. Le loro capacità sovrannaturali e il loro aspetto esteriore spaventoso (soprattutto per Fulvio) sono un ostacolo nel poter vivere una vita normale. Loro a parte il circo non hanno nulla. Solo in quel luogo nel quale le stranezze vengono applaudite, non sono costretti a doversi nascondere dalla gente.

Gli effetti speciali utilizzati da Gabriele Mainetti sono ben inseriti con l’andamento della storia. La vera particolarità sta in alcune scene che sembrano essere frutto di computer grafica ma che in realtà sono state realizzate avendo a disposizione solo un ciak. I costumi perfettamente in linea con i personaggi e l’ambientazione storica sono stati curati da Mary Montalto e scelti secondo le indicazioni di Mainetti. Il lavoro della sezione trucco e parrucco affidato a Marco Perna, ha avuto il suo bel da fare soprattutto con i personaggi di Cencio e Fulvio.

Freaks Out è un film che lascia il segno nel pubblico e lo ha fatto nella storia del cinema italiano per la quantità di effetti speciali curati da Maurzio Corridori. Potrà ricordare The Greatest Showman per la presenza dei freak, magari Il Dittatore di Charlie Chaplin nell’abbigliamento di Franz, ma ciò che lo rende tanto speciale sono le emozioni che suscita per tutto il film.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Nowhere Special | il regista Uberto Pasolini ci racconta il suo nuovo film

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John è un trentaquattrenne gentile e silenzioso, che di mestiere fa il lavavetri, in giro per Belfast. La sua esistenza terrena è condannata ad esaurirsi a brevissimo termine, per colpa di un male incurabile. Nel poco tempo che gli rimane, deve fare la cosa più importante della sua vita: trovare una famiglia per il suo bambino di quattro anni, Michael, dal momento che la madre li ha lasciati entrambi poco dopo la sua nascita. Mentre visitano le coppie disponibili e selezionate per l’adozione, John e Michael passano insieme la loro giornata, trasformando ogni gesto quotidiano in una memoria preziosa.

Torna di nuovo sul tema della fine, Uberto Pasolini, pronipote di Visconti, che nel 2013 aveva convinto tutti con il premiatissimo Still Life, in cui Eddie Marsan era un impiegato ossessivamente meticoloso incaricato di trovare i parenti di chi moriva in solitudine. Il suo nuovo Nowhere Special, sottotitolo italiano “Una storia d’amore”, arriva in sala con Lucky Red dall’8 dicembre dopo essere stato presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia lo scorso anno. 

Abbiamo avuto l’occasione di parlare con Uberto Pasolini del suo nuovo film. Ecco cosa ci ha raccontato.

Il film è tratto da una storia vera. Come l’ha scovata e cosa l’ha colpita in particolar modo?

Tutto è partito da un articolo di giornale, dove ho trovato la storia e ne sono rimasto affascinato. Sono genitore anche io, per cui mi ha attratto l’idea di questo padre che avverte l’obbligo di trovare una soluzione alla vita del figlio e al tempo stesso la necessità di spiegargli una situazione difficile. Ho contattato i servizi sociali dell’epoca, ma non ne ho saputo molto di più rispetto a quanto avevo già letto: l’uomo era un padre single, senza famiglia, che aveva deciso di dedicarsi completamente da solo al bambino. Dalla curiosità iniziale, ho provato a capire cosa volesse dire mettersi nei suoi panni. E mi sono interrogato sulla forza di questa unione separata dal resto del mondo.

Quindi ho fatto numerose ricerche sull’adozione, dal punto di vista pratico ed emotivo, contattando gente coinvolta nella questione. Come si cerca, come si identifica la famiglia giusta? Ho provato a ricreare il viaggio psicologico e pratico di un padre.

Cosa ha scoperto di queste persone che ha incontrato?

Io ho pochissima immaginazione, quindi ho dovuto rubare alla realtà le loro intenzioni, i loro modi di avvicinarsi, che è poi ciò il padre deve analizzare e valutare. Attraverso il viaggio di conoscenza e incontri, c’è un’evoluzione che porta l’uomo a domandarsi quale sia la cosa giusta e ad abbandonare le sue certezze. Penso che l’amore si basi sulla curiosità. Senza di essa perdiamo l’opportunità di capire e amare veramente le persone che abbiamo accanto. Questo è il vero viaggio d’amore. Un viaggio di scoperte, durante il quale le debolezze devono essere accettate.

Tutti arrivano alla decisione di adottare con ragioni diverse, non esiste una regola e non esiste la famiglia perfetta. Tutte quelle che incontra John avrebbero potuto offrire una buona vita a Michael, sono tutte speciali a modo loro. Il film non vuole giudicare, non vuole dare risposte. Il cinema non dovrebbe dare lezioni, almeno io non lo concepisco così. È la condivisione di un viaggio, delle esperienze, di dubbi ed emozioni.

Come ha trovato il piccolo e bravissimo Daniel Lamont?

Per fortuna, o grazie agli Dei del Cinema, non so… Avevo poche richieste: doveva essere un bambino che non avesse mai lavorato con nessun altro, nemmeno con la maestra di scuola, che scoprisse giorno per giorno come diventare un professionista. Ho provinato circa cento bambini a Belfast, ma appena ho incontrato Daniel ho visto in lui qualcosa di speciale. Ho ritrovato un po’ quello che avevo scritto in sceneggiatura, questa capacità di osservazione e silenzio.

Ho chiesto a James (Norton, ndr.) di passare del tempo con lui, per creare una certa confidenza. Alla fine ci ha passato giornate intere, creando e facendo nascere una vera amicizia. L’affetto che voi vedete sullo schermo è vero, credibile. Ma la qualità del film non è l’aver creato nel montaggio qualcosa di falso, ma di aver catturato una realtà, una vera emotività. Se ci fate caso, le scene più importanti tra padre e figlio sono piani sequenza, lunghi, vissuti nella realtà. James ha capito che la forza del film si sarebbe basata sull’unicità di questo rapporto padre e figlio.

Cosa l’ha convinta a scegliere James Norton?

Principalmente due ragioni. Avevamo bisogno di un attore in grado di comunicare una vita interiore, molto profonda, senza dialogo, senza grandi momenti di recitazione. E io sapevo che James era capace di fare questo. Il padre del film non ha amici, da qui anche la decisione di scegliere il mestiere di lavavetri, che si può fare da soli, senza colleghi. Colleghi che sarebbero stati possibili interlocutori con cui confrontarsi sulla situazione e sulle proprie emozioni.

È un padre che ha dedicato la sua intera esistenza al figlio, che non ha creato altri rapporti al di fuori del rapporto col figlio. Si tratta di una situazione che trova la sua forza nell’uso di un attore come James, che è bello, prestante, giovane e forte. Lo spettatore, consciamente o inconsciamente, può immaginarselo in un’altra vita, in altri rapporti, con donne, amici. Questo giovane, in questa fisicità così attraente, ha una sola vita, un solo amore, un solo affetto, che è il figlio. La tecnica, la capacità, la profondità della recitazione che James può offrire, mi hanno fatto pensare che fosse la scelta giusta.

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Bob Marley | tutti i dettagli del biopic diretto da Reinaldo Marcus Green

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Grandi novità per il biopic dedicato a Bob Marley diretto dal regista Reinaldo Marcus Green. Il cineasta ha confermato non solo che sta per dirigere un film sul re del reggae, ma ha rivelato anche alcuni dettagli. L’occasione si è presentata durante un’intervista rilasciata in esclusiva per King Richard con Steven Weintraub di Collider.

Questo significa che il progetto non solo è reale, ma che è in fase di sviluppo per poter rappresentare al meglio la vita dell’iconico cantante e attivista politico. Marley è passato alla storia per essere uno dei pionieri del reggae, riuscendo a incantare il mondo con i suoi talenti musicali e a far conoscere e diffondere la cultura giamaicana. Ma il buon Bob, era anche noto per il suo esplicito sostegno alle riforme sociali democratiche, usando spesso la sua musica per diffondere i suoi ideali politici.

Le dichiarazioni del regista Reinaldo Marcus Green

Alla domanda sullo sviluppo del film biografico su Bob Marley, Green ha affermato che attualmente sta lavorando a una sceneggiatura insieme a Zach Baylin ( King Richard ) e che il figlio maggiore di Bob Marley sta producendo e controllando il progetto: “Ziggy Marley è, giusto, il mio punto di contatto per il film e il produttore del progetto. Quindi siamo a tutto vapore. Ho chiamato Zach Baylin per aiutarmi a scriverlo, il che è fantastico per riunire il nostro team. Speriamo di avere una sceneggiatura molto presto. Sono davvero entusiasta di quello.”

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Cosa vedremo nel biopic dedicato a Bob Marley?

La mancanza – temporanea – della sceneggiatura, non ha di certo scoraggiato Green dal dichiarare cosa verrà mostrato nel biopic. Le sue idee lo porteranno ad esplorare la prolifica carriera del cantante. “Il nostro film inizia nel ’76 e in realtà riguarda la realizzazione di ‘Exodus’” dice Green, riferendosi al nono album in studio di Bob Marley and the Wailers. Un progetto musicale registrato dalla band dopo che Bob Marley è sopravvissuto a un tentato omicidio e lasciato la Giamaica per trasferirsi a Londra.

Sarebbe davvero interessante guardare la vita di Bob Marley da questa finestra, in un periodo in cui l’artista non solo è stato costretto a riflettere sulle sue radici, ma anche sulla portata internazionale del suo messaggio d’amore all’umanità.

Chi interpreterà il ruolo del cantante raggae?

Non poteva mancare la domanda cardine sul biopic: chi potrà interpretare il ruolo di Bob Marley sul grande schermo? Il ruolo verrà affidato a uno dei membri della famiglia del cantante? A tal proposito, il regista ha risposto che il casting non è ancora iniziato e che chiunque può candidarsi per la parte.

Poiché la musica è una parte importante dell’eredità di Marley, un grande film biografico non potrebbe esistere senza alcune delle sue canzoni iconiche. Quando gli è stato chiesto se avesse i diritti musicali per il film biografico, Green ha detto: “Abbiamo i diritti per la musica, per un po’ di musica, di sicuro.”
Dal momento che il film biografico su Bob Marley è ancora in fase di pre-produzione, potrebbe volerci un po’ di tempo prima di avere notizie più dettagliate.

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Matrix Resurrections non sarà un semplice sequel | le parole del produttore

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A volte neanche ci rendiamo conto di quanto sia impietoso il tempo, nel suo scorrere così velocemente. E pensare che ‘solo’ 18 anni fa al cinema era uscito il film Matrix Revolutions, terzo capitolo della saga fantascientifica con protagonista Keanu Reeves. Adesso che siamo a poche settimana dal rilascio del quarto film Matrix Resurrections, a parlare è stato il co-sceneggiatore David Mitchell.

Come molti di voi ricorderanno, comprese le sorelle Wackowski, il pubblico (e non solo) non era stato molto clemente nei loro riguardi. Alla luce dell’imminente uscita del quarto capitolo, che riporterebbe in vita i protagonisti, la domanda sorge spontanea: cosa dovremmo aspettarci? Accadrà qualcosa di totalmente inaspettato o sarà un semplice sequel, che magari risulterà anche poco necessario ai fini della storia di Neo?

Cosa accadrà nel film Matrix Resurrections?

Il co-sceneggiatore di Matrix Resurrections , David Mitchell, che ha preso il posto di Lilly Wachowski nel progetto, ha rilasciato delle dichiarazioni molto interessanti a To Vima (tramite CBR ) e spiegato cosa non vedremo nel film. In particolar modo, il produttore ha spiegato che non sarà paragonabile ad altri blockbuster e sequel:

“Ho visto il film a Berlino a settembre. È molto buono. Non posso dirvi di cosa parla, ma potrei spiegarvi cosa non è. Non è certo un altro sequel, ma qualcosa di autonomo che contiene comunque i tre Matrix che lo hanno preceduto in maniera davvero geniale. È una creazione molto bella e strana. Raggiunge anche un paio di cose che non vediamo nei film d’azione, il che significa che sovverte le regole dei blockbuster.”

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La reazione del pubblico alle parole del produttore

Sebbene sia a dir poco azzardato e prematuro esprimere un parere dopo queste parole, a quanto pare Hollywood non la pensa allo stesso modo. A preoccupare tutti – nessuno escluso – sembra essere il fatto che Matrix Resurrections non sarà solo un altro reboot o sequel nella fase di revival. Fin ora le varie teorie lanciate dagli appassionati della saga non fanno altro che rincorrersi sui social, ma sta di fatto che al momento di concreto e affidabile non c’è nulla.

Il momento della verità arriverà solo quando il film sarà nelle sale cinematografiche e si saprà realmente come stanno le cose. Quello che per ora sembra una certezza, è il grosso problema legato a un piccolo dettaglio: Neo e Trinity dovrebbero essere morti. Del resto in Matrix, niente sembra essere impossibile, e la teoria che i primi 3 film siano solo dei videogiochi che si svolgono nel quarto film, sta prendendo sempre più piede.

Siamo tutti d’accordo che sia qualcosa di assolutamente folle e sconvolgente, ma forse Lana Wachowski e David Mitchell sono riusciti a trovare un modo per farlo apprezzare al pubblico.The Matrix Resurrections uscirà in Italia il 1° gennaio, giusto in tempo per iniziare il nuovo anno con un grande titolo cinematografico.

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