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Giffoni Experience, Be Different, tutti i film in concorso

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Non solo star internazionali, attesissime anteprime, incontri con registi ed attori. I protagonisti indiscussi, come sempre, del Giffoni Experience (in programma a Giffoni Valle Piana dal 18 al 27 luglio) saranno i film giudicati dagli oltre 3500 giurati. Tra lungometraggi e corti – in e fuori concorso – 163 le opere, selezionate tra 3700 produzioni di 82 paesi. Intenso lo sforzo dello staff del Giffoni Experience che ha scelto, con cura, attenzione e sensibilità, i film, selezionando quelli che meglio rispecchiano il tema di questa 44esima edizione del GFF, Be Different. Nei dieci giorni del Festival, i giurati visioneranno e giudicheranno opere di grande impatto emotivo nelle sezioni competitive Elements +3 (3-5 anni), Elements +6 (6-9 anni), Elements +10 (10-12 anni), Generator +13 (13-15 anni), Generator +16 (16-17 anni), Generator +18 (dai 18 anni in su), Masterclass (18-25).

 

ELEMENTS +3

Partiamo dalle animazioni per i bambini di Elements +3, che si divertiranno con opere che rileggono le tecniche tradizionali così come giocheranno con la grafica 3D.
ELEMENTS +6
Il tema della differenza è decisamente presente nella sezione Elements +6. A partire da THE PASTA DETECTIVES nel quale due bambini decisamente differenti formano un’improbabile squadra di detective. Deliziosamente bizzarra la protagonista di LOLA ON THE PEA che deve superare l’assenza del padre. Mentre è immersa in una natura lussureggiante Taina (TAINÁ – AN AMAZON LEGEND), una bambina molto speciale. ANTBOY è un ragazzino timido prima di scoprire di essere un supereroe. Meno eroico ma decisamente unico il gatto Findus che vive allegramente con il suo amico Pettson (PETTSON AND FINDUS: A LITTLE NUISANCE A GREAT FRIENDSHIP). Un cane straordinario, con la sua famiglia in cerca di una nuova casa, in PUDSEY THE MOVIE. Gioco di squadra per sovvertire le regole del collegio e scoprirne il mistero in ZIP & ZAP AND THE MARBLE GANG. E, infine, atmosfere da favola nel russo LAND OF GOOD KIDS, la terra surreale nel quale una bambina insegna ai ragazzi perfetti che forse essere diversi non è poi così male. Stessa varietà per i corti in concorso tra cui l’italiano LA RAGAZZA E LA GONDOLA.

ELEMENTS +10
Europa ma anche India e Canada nei film della sezione Elements +10 e una grande varietà di stili, ambienti, storie. Dall’India arrivano il delizioso melò di COUNTING DREAM – con il suo protagonista alla ricerca della felicità e dell’amicizia in un’India dalle grandi differenze sociali ed economiche – e THE FORT nel quale il protagonista dovrà scoprire un nuovo ambiente ma soprattutto le proprie debolezze. Alto tasso di mistery in THE LEGEND OF LONGWOOD e un grande ritorno con il canadese THE OUTLAW LEAGUE: il film è firmato La Production La Fête, negli anni più volte presente al festival. Ancora atmosfera sospesa e misteriosa storia familiare da scoprire nell’olandese FINN. Ci trasferiamo invece a New York con A LITTLE GAME nel quale un eccezionale F. Murray Abraham si fa maestro di scacchi e di vita della giovane protagonista. Il viaggio ideale si conclude in Cina con THE NIGHTINGALE: un nonno e una nipotina attraversano la campagna cinese per ritornare nel villaggio d’origine e ricostruire il loro legame. Tra i corti in concorso ricordiamo gli italiani CIAO MAMMA e THRILLER.

GENERATOR +13

Protagonisti eccellenti e opere importanti per la sezione Generator +13. Il film THE FINISHERS (Francia), diretto dal regista è Nils Tavernier, figlio del grande autore Betrand, è basato su una storia vera e ha come tema principale quello del rapporto tra un padre che non riesce accettare l’handicap del figlio costretto su una sedia a rotelle. La Lituania, invece, concorre con THE EXCURSIONIST. Nel cast troviamo anche l’attrice russa Ksenia Rappoport che si è imposta all’attenzione del cinema italiano con film straordinari come “La sconosciuta” di Giuseppe Tornatore (per il quale ha vinto il David di Donatello come miglior attrice protagonista). Anche in questa caso la storia è vera e racconta di chi la diversità ha dovuto occultarla per restare in vita, di chi (ancora bambina) ha dovuto imparare che essere differenti può essere il terribile motivo per essere deportati e condannati a morte. Uno dei più promettenti registi cubani, Ernesto Daranas Serrano, si è cimentato con BEHAVIOUR, interpretato dalla popolare attrice Alina Cruz. Si tratta di un film che ha fatto discutere in patria per la libertà, l’indipendenza, il coraggio con cui si permette di criticare la condizione umana in cui versano bambini e ragazzi che lottano per la loro sopravvivenza e per quella delle loro famiglie. In BOYS (Olanda), invece, il tema affrontato è quello dell’omosessualità, o meglio della scoperta della propria identità sessuale che in quanto differente provoca conflitto, disorientamento e perfino dolore. In SKATING TO NEW YORK (USA), interpretato da Connor Jessup, protagonista di spicco della Tv series prodotta da Steven Spielberg: “Falling Skies”, la storia riguarda il “viaggio di iniziazione” dove 5 ragazzi cercano di sperimentare i propri limiti alla ricerca di un’avventura che li faccia sentire vivi e già adulti. Favola romantica dai toni gotici alla Tim Burton quella raccontata in JACK AND THE CUCKOO-CLOCK HEART (Francia), film prodotto da Luc Besson e la sua Europacorp. Per la prima volta in assoluto un film d’animazione è in concorso a Generator +13. La pellicola è tratta dal best-seller del cantante e chitarrista Mathias Malzieu del gruppo rock “Dyonisos”, che ha co-diretto la pellicola per la quale ha creato anche la colonna sonora. In ONE NIGHT IN OSLO (Norvegia), infine, la storia si sviluppa su una grande amicizia tra due ragazzi che entra in fibrillazione quando l’amore per una loro coetanea divide i due protagonisti da sempre uniti come fratelli.
GENERATOR +16
Il viaggio cinematografico della sezione Generator +16 mostra un mondo, attraversandolo letteralmente da un capo all’altro, che svela i sentimenti, le passioni, le aspirazioni e i sogni dei ragazzi di oggi. In BROKEN HILL BLUES un gruppo di adolescenti si appresta ad affrontare le incertezze del delicato momento di passaggio all’età adulta. Jean, il protagonista di CASA GRANDE, è un quindicenne viziato, egoista, eppure adorabile. La sua vita cambia bruscamente e radicalmente quando suo padre si trova a fare i conti col fallimento economico. Jean si ritrova emarginato dai suoi amici ricchi, improvvisamente solo nella mastodontica Rio De Janeiro, dove le sfarzose ville dei milionari troneggiano poco distanti dall’assoluta povertà delle favela. In LIVING IS EASY WITH EYES CLOSED (distribuito da Exit Media) siamo alla fine degli anni Sessanta nella Spagna di Franco. In questo road movie magico e sognante, un professore di inglese, in compagnia di un suo studente e di una ventenne che nasconde una gravidanza, si mette in viaggio col sogno di raggiungere John Lennon che proprio in quei giorni sta girando un film in Spagna. Ancora sul tema del viaggio, EXIT MARRAKECH, diretto dalla regista tedesca Caroline Link, premiata con l’Oscar per Nowhere in Africa. Uno studente trascorre a Marrakech le vacanze estive. È lì che suo padre, idolatrato genio della drammaturgia, sta preparando il suo nuovo trionfo teatrale. Padre e figlio non hanno mai trascorso molto tempo insieme, non sono abituati a comunicare, sembrano a malapena in grado di nascondere la reciproca insofferenza. I due si ritroveranno costretti a trascorrere insieme molto più del tempo previsto, quando si ritrovano persi in un remoto paesino nel deserto nordafricano. Una storia dolorosa raccontata con grande delicatezza e poesia: si tratta di HAN GONG-JU. Una studentessa sta cercando di lasciarsi alle spalle un’esperienza che invece sembra essere tanto atroce quanto incancellabile. Han Gong-Ju è in esilio, ora vive in una città lontana, dove deve trovare il modo di reagire agli incubi che si celano nel suo passato. MATEO deve lavorare con suo zio, capo malavitoso locale, che lo utilizza per portare avanti i suoi loschi affari. È un film delicato, dall’intenso sapore di verità, ispirato alle tante storie vere che vedono piccole comunità (in Colombia) schiacciate nella morsa della criminalità organizzata. BENEATH THE HARVEST SKY è un esempio tra i più affascinanti del buon cinema indie americano. Due diciassettenni, amici da sempre, trascorrono le giornate lavorando nei campi di patate della provincia del Main. Per loro questi sconfinati terreni sono solo una minuscola prigione. Sognano di andare altrove, sognano una vita diversa, lontano da questa cittadina che è arrugginita un po’ come le vite dei suoi abitanti.

GENERATOR+18
I film proposti in questa sezione e i temi trattati riflettono in pieno la complessità di questa generazione. Madri e padri alle prese col proprio ruolo di genitori e adolescenti che si incontrano e si scontrano con la vita adulta rappresentano il trait d’union dei film di Generator +18. E’ ambientata a Città del Capo la storia narrata in FOUR CORNERS (Sud Africa, regia di Ian Gabriel). Su uno sfondo di una guerra di bande che imperversa da oltre 100 anni conosciamo Ricardo, ragazzino prodigio nel gioco degli scacchi, la cui vita è messa in pericolo dal suo crescente interesse per una delle due bande. Cosa succede quando la fiducia incondizionata di un bambino e l’ammirazione per i suoi genitori si rompe? E’ questo l’interrogativo che pone ABOVE DARK WATERS, film finlandese diretto da Peter Franzén. Una storia che racconta la zona grigia tra amore e paura in cui si ritrova a crescere il piccolo Pete. Tratto dal libro di Agota Kristof, Trilogia della città di K., e coprodotto da Ungheria, Francia, Germania e Austria è il film THE NOTEBOOK (Titolo italiano IL GRANDE QUADERNO – Distribuito da Academy Two), diretto dall’ungherese Janos Szasz. E’ la storia di due gemelli abbandonati dalla madre durante la seconda guerra mondiale a casa della nonna fino a quel momento sconosciuta. Ed è proprio lì che imparano a fare i conti con la crudezza e la spietatezza della vita e che comprendono che la loro sopravvivenza passa attraverso un percorso di rafforzamento nello spirito e nella mente. Film sull’amore e sulle sue varie componenti e sfaccettature è LITTLE CRUSHES, film polacco diretto da Ireneusz Grzyb e Aleksandra Gowin. E’ la storia di Kasia e Asia, due donne che vivono insieme e che liberano gli appartamenti delle persone che muoiono o che traslocano e di Piotr, ragazzo che da poco ha perso il lavoro e la moglie. Coprodotto da Francia e Svizzera è LEFT FOOT RIGHT FOOT (diretto da Germinal Roaux). Marie e Vincent sono due disadattati. Lei è alle prese con il passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta e si ritroverà travolta dallo scintillio dei locali notturni. Vincent invece è uno spensierato skateboarder ventunenne che deve soldi a chiunque. Una generazione che comunica principalmente attraverso i social e il ruolo e valore delle parole e delle menzogne è al centro di THE WORD, coproduzione polacco-danese diretto da Anna Kezejak. Lila e Janek si godono la vita e l’adolescenza fino a quando lei non rompe con lui accusandolo di esserle stato infedele. Janek farà di tutto per riconquistarla pagando a caro prezzo un innocente errore. Dalla Corea del Sud giunge HOPE del regista Lee Joon-Ik. Tratto da una storia vera, il film narra della piccola So-Won, bambina di otto anni, che subisce violenza da un uomo mentre sta andando a scuola. Da quel momento inizia un’odissea per la famiglia e per il papà il cui unico modo per starle vicino è indossare un costume di uno dei suoi pupazzi preferiti. Due le sezioni dedicate ai corti: una per la fiction e una per l’animazione. Cinque gli italiani: GHIGNO SARDONICO, LA TESTA TRA LE NUVOLE, MI RITROVERAI DENTRO DI TE, THE NOSTALGIST, VISTAMARE.

CORTOMETRAGGI MASTERCLASS
I ragazzi di Masterclass saranno coinvolti anche nella visione di cortometraggi dedicati alla differenza.

DOC GEX
Nasce dall’esigenza di creare una sezione dedicata ai documentari in virtù del numero considerevole di opere del genere dedicate al mondo dei ragazzi. I film selezionati raccontano storie di bambini, adolescenti, giovani alle prese con le loro diversità rispetto ad un mondo molto spesso ostile in cui la discriminazione appare non avere colore, razza o confini geografici. Come nel caso di LINAR, un film russo in cui un bambino cardiopatico deve fare i conti con la propria malattia scontrandosi con le rigide regole del proprio paese che vietano trapianti di organi a favore dei bambini. Ancora una storia di discriminazione per gli adolescenti di una periferia americana protagonisti di AMERICAN VAGABOND costretti a vivere per strada per affermare il proprio diritto all’amore. Storie d Ragazzi di strada con un passato complicato che provano a riscattarsi attraverso l’arte circense o grazie al ring rispettivamente nel film svizzero LUCKY DEVILS e nella pellicola spagnola 3 MINUTOS. Un riscatto diverso invece è ciò che spinge la protagonista del film #CHICAGOGIRL in cui una adolescente americana di origini siriane decide di abbandonare i passatempo futili tipici della sua età per dedicarsi alla rivoluzione siriana utilizzando i social media come mezzo per aiutare i suoi amici in prima linea. E infine in THE BRAIN THAT SINGS protagonisti genitori che cercano di rompere il guscio dell’autismo dei propri figli attraverso lo strumento della musica.

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Cinema

Passing: la recensione del debutto alla regia di Rebecca Hall

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Passing
3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Presentato durante la 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma, dopo essere sbarcato in anteprima al Sundance Film Festival il 30 gennaio 2021, godrà di una distribuzione targata Netflix arrivando il 10 novembre sulla piattaforma.

Passing è il titolo (probabilmente ‘Due donne’ diventerà nella versione italiana) e si tratta del debutto alla regia di Rebecca Hall che, oltre a dirigerlo, ne firma la sceneggiatura, adattandolo dall’omonimo romanzo del 1929 di Nella Larsen.

Della durata di 98” è stato prodotto in società da diversi investitori, ma poi assorbito dal leader dello streaming che ha acquisito i diritti distributivi per 15,75 milioni di dollari. 

Passing: la sinossi del film

New York, fine anni Venti, due donne all’apparenza simili ma completamente agli opposti come ruolo e posizione all’interno della comunità, si uniranno e scontreranno tra desideri e crudeltà. Irene da una parte, Clare dall’altra, nostalgia del passato, vecchi ricordi, nuovi dissapori e intrecci che porteranno a dinamiche sempre più contorte.

Rapporti familiari ed amorosi messi a dura prova, giungeranno a spiacevoli conseguenze all’interno di una società razzista, sconvolgendo gli apparenti sani e idilliaci equilibri.

PASSING – (Pictured) RUTH NEGGA as CLARE. Cr: Netflix © 2021

Passing: la recensione del film

Rebecca Hall come tanti attori prima di lei, sceglie il 2021 come anno di debutto per il suo primo lungometraggio da regista, sviluppando immediatamente un occhio intrigante nei confronti delle tematiche sociali e del design fotografico.

Con questo bianco e nero avvolgente e d’atmosfera, ma non così funzionale nel caso di Passing, la Hall trova una strada di certo sofisticata per raccontare una delicata storia al femminile, mettendo in scena escamotage furbamente ben posizionati. La mancanza di colori della pellicola va a distogliere l’attenzione dal poco realismo nello scegliere una protagonista come Tessa Thompson, che non riuscirebbe facilmente a passare inosservata in una società così razzista, quando prova a passare per donna caucasica.

La probabile esigenza di casting a favore di una star in ascesa, non è appunto corrispondente a quanto la trama racconta, al contrario Ruth Negga è molto più calzante nel ruolo, oltre che a livello estetico anche di gran lunga migliore sotto la sfera interpretativa.

La pellicola si propone quasi come un doppelganger, ogni situazione è doppia, con una parte contrapposta all’altra. Due amiche, due scelte di vita differenti, due modi per essere falsamente felici ed infine due luoghi vicini ma opposti, Harlem da un lato e la New York più benestante dall’altro.

La storia che la regista (e il romanzo prima di lei) vuole raccontarci, si focalizza sulle vite di queste due ragazze nere, calate in una società razzista e retrograda, vittime di abituali discriminazioni tramite anche “soltanto” una dialettica dispregiativa, che passa senza troppi problemi per essere giustificata e perfettamente incorniciata in quel deprimente contesto. 

Pragmatiche conversazione su persone di colore, caricate di un disprezzo tale da sembrare una specie animale vista in un documentario, pazzesche risate rabbiose inquietano lo spettatore, mentre cerca di divincolarsi tra l’odio razziale ed i pregiudizi di personaggi privi di dignità morale.

Ci si illude di intraprendere la strada più giusta, ma come insito nell’animo umano, alla fine ci si ritrova ad essere invidiosi o desideranti della scelta altrui. Clare si prende quello che vuole, prima una vita da bianca poi quella dell’amica, senza scrupoli né troppi complimenti, arrivando ad un finale inatteso ma anche debole sulla chiusura.

Purtroppo gli appena 98 minuti risultano spesso piatti, si salvano quasi solamente in resa visiva, grazie a giochi di focus e di sguardi, a tonalità che spaziano tra scale di grigi ma soprattutto esponendo molto il contrasto luce/buio. Il film si avvale di questo bianco e nero per disegnare sagome scure, immerse in oceaniche luci cristalline, sugellando il tutto con suggestivi silenzi, pause, respiri, attimi sospesi. 

Una pellicola di certo non priva di morali interessanti, quali una sorta di rassegnazione che diviene quasi inconsapevole realtà e questa ostinata volontà nel voler “passare per bianca”, come fosse l’obiettivo per trovare un’accettazione ed un equilibrio, sperando in un miraggio di libertà o in un’utopistica parità, al fine d’inserirsi nella comunità dell’epoca, calandosi in un’idea che di idilliaco ha ben poco. 

Non ci resta che procrastinare ad una seconda opera il giudizio nei confronti della Hall in veste di direttrice, in quanto questo primo tuffo nel mondo registico non è di certo da buttar via, ma decisamente da migliorare.

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Cinema

Caro Evan Hansen: la recensione del musical che non ci fa sentire soli

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Caro Evan Hansen
4.1 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, Caro Evan Hansen uscirà il 2 dicembre nelle nostre sale. Il musical diretto da Stephen Chbosky, sceneggiato da Steven Levenson e della durata di 2h 17min, si propone ai nostri occhi come un adattamento dell’omonimo spettacolo teatrale di Broadway, da cui la Universal Pictures ha acquisito i diritti nel 2018, per poter realizzare un film.

Caro Evan Hansen: la sinossi

Evan Hansen è un adolescente emarginato, molto solo, senza amicizie. Un giorno viene coinvolto in dinamiche inaspettate e si ritrova catapultato in qualcosa di più grande di lui, che lo porterà a fare scelte istintive, via via più intricate. Preda di un vortice di eventi, il ragazzo si renderà involontariamente popolare agli occhi di tutti, ma allo stesso tempo schiavo di un indomabile senso di colpa.

Julianne Moore in Caro Evan Hansen

Caro Evan Hansen: la recensione del film

Per cominciare credo sia doveroso seppur scontato chiarire che essendo un musical, è essenziale tenersi pronti a più di due ore di canzoni e personaggi che prendono a cantare senza un motivo apparente. E’ il genere che lo richiede e questo deve essere messo in conto fin da subito.

Se si è preparati a questo, allora di certo ci si calerà nella storia, ci si farà coinvolgere, divertire, commuovere e perchè no anche rapire nei giorni seguenti dalle musiche furbamente orecchiabili. Lo stile è quello classico per questo genere, ma le tinte attuali e la drammaticità che influenzano il contenuto donano frizzantezza e spontaneità, determinando un buon risultato finale.

Tutto è decisamente ben orchestrato per arrivare alla lacrimuccia (o agli Oscar che dir si voglia), ma questo non pesa nè tantomeno viene avvertito come volontario. Al contrario i messaggi sociali come bullismo, emarginazione e accettazione personale, sono esposti con delicatezza, finendo per emozionare senza calcare la mano.

Purtroppo qualche nota sgradevole non manca, a cominciare dal potenzialmente interessante carattere di Evan. La sua fobia sociale pare fortissima all’inizio, ci viene presentato come un ragazzo estremamente problematico, da non riuscire neanche a ordinare la cena per paura di parlare con l’impiegato, ma poi tutto svanisce già poche scene più tardi, facendoci intendere sia “soltanto” molto asociale ma non così estremo.

Ben Platt in Caro Evan Hansen

Ben Platt (figlio del produttore del film) interpreta il protagonista Evan Hansen e, oltre ad essere un magistrale cantante, stupisce anche a livello attoriale, finendo per rubare completamente la scena in più di un’occasione. Grazie al suo carisma conquista sia l’obiettivo della macchina da presa, sia noi spettatori, empatizzando a tal punto da diventare quasi nostro amico.

Tramite la propria voce restituisce l’emozione che il personaggio prova e rende in maniera esaustiva e funzionale i complessi da cui è attanagliato ed il suo disagio interiore. Julianne Moore e gli altri satelliti attorno a Platt, possono soltanto fare del proprio meglio per esaltarlo ancora di più, tramite dialoghi canori o parlati ma sempre coesi a favore del protagonista.

Il feeling del cast risulta ottimo dando l’impressione che il tutto sia omogeneo e che proceda come per inerzia. Molteplici sono le tematiche che lancia la pellicola, morali costruttive ed essenziali affrontate come non accade spesso. Dalla depressione giovanile all’istinto suicida, fino a prediligere una chiave di lettura realista nell’evitare di elogiare persone defunte come fossero Santi, quando invece erano tutt’altro.

Inoltre viene ottimamente rappresentata anche la modernità, i social, gli smarthphone che possono rivelarsi un’arma a doppio taglio, da un lato condividendo emozioni e messaggi positivi, dall’altro divenendo fonte offensiva con lo scopo di deridere e schernire esseri umani. 

Caratterizzato da un ritmo dinamico, ben cadenzato e brioso non ti lascia un’istante avvolgendoti nel suo tessuto narrativo. Spesso molto emozionante si focalizza su precise sequenze in maniera polarizzante, come quando Evan parte a raccontare di un’amicizia che noi spettatori sappiamo essere inventata, ma che tramite le sue parole lui stesso inizia a sognare, credendoci talmente tanto da convincersi sia reale.

La speranza è di certo una ed essenziale, che del film non venga doppiato il cantato, sia per la qualità canora di Platt sia perchè ne perderebbe in musicalità e scorrevolezza uditiva, arrivando sino ad un ipotetico ed involontario malcontento.

Tirando le fila, si puó giungere alla conclusione che questo non è di certo un film che puó abbracciare il favore di tutti, ma al contrario gode peró di tanto cuore e di sti tempi un’iniezione di positività credo faccia bene a chiunque.

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Festival

A Castel Volturno torna il Festival del Cinema dal 25 al 30 ottobre

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festival castel volturno

Si tiene dal 25 al 30 ottobre 2021 la quarta edizione del Festival del Cinema di Castel Volturno. Una kermesse nata nel 2018 e diretta da Daniela Cenciotti, in collaborazione con Titania Paola Esposito e Emanuela De Marco.

Una particolare attenzione è riservata al cinema indipendente, ma non solo. Dietro c’è la volontà, da parte del team tutto al femminile, di valorizzare la storia e la cultura del territorio attraverso un percorso cinematografico assolutamente unico e degno di nota. Basti pensare che opere come L’imbalsamatore e Indivisibili hanno sfruttato alcune delle location offerte da Castel Volturno,

Festival del Cinema di Castel Volturno | 5 giornate piene di cinema e di appuntamenti

Gli appuntamenti culturali, promossi durante il 2021, si concludono in 5 giornate immersive (25-30 ottobre) ricche di proiezioni, workshop, anteprime di lungometraggi e un’esclusiva experience sul territorio.

Leggi anche: Hotel Paradiso: il primo albergo cinema del mondo, a Parigi (video)

L’evento comprende:
25 cortometraggi in concorso
5 film “amici” per le proiezioni serali
1 giornata dedicata all’animazione (il 28 ottobre ), in occasione della giornata internazionale dell’animazione
1 experience (il 30 ottobre) alla scoperta dei luoghi del cinema a Castel Volturno, una location a cielo aperto scelta da grandi registi come Matteo Garrone ed Edoardo DeAngelis
workshop e incontri per i ragazzi del territorio 

Nancy Brilli chiude la serata in attesa dei premi

In chiusura, il 30 ottobre, la madrina del festival, Nancy Brilli, è protagonista di un incontro con pubblico e giurie, nella speciale serata di Gala, durante la quale vengono assegnati i riconoscimenti ai cortometraggi e il prestigioso Premio Carlo Croccolo alla talentuosa Hildegard De Stefano. Tre giurie – una young, composta di giovani dai 14 ai 20 anni – si occupano di determinare i vincitori, in una giornata che promette sorprese e scoperte.

Leggi anche: Matera Film Festival | David Cronenberg: “Sogno un film in Italia da quando ho visto La Dolce Vita”

Per il programma dettagliato c’è ancora qualche giorno da attendere, ma di certo non mancheranno le grandi emozioni…

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