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L’opera prima di Michele Saia, cortometraggio dal titolo Io non ho mai, è innanzitutto un racconto di fisici giovanili e corpi che si muovono nello spazio. Rispettando la tradizione dei film per ragazzi avviata di Rob Reiner, anche il protagonista del corto di Saia dovrà fuggire da altri ragazzi che lo vogliono acchiappare, dovrà saltare, cadere e correre per mettersi al riparo. Sarà lui ad insegnare suo fratello più grande, un ragazzone imponente e grosso ma affetto da ritardo mentale, ad andare in bici nonostante la contrarietà della loro madre. Anche in questo caso, quindi, l’emancipazione passerà attraverso l’utilizzo del proprio corpo, la capacità di coordinazione e l’attività fisica.

È come se il corpo fosse lo strumento attraverso il quale i ragazzini esprimono le loro aspirazioni e i loro sentimenti. Non a caso, quindi, anche la ragazza di cui il protagonista è innamorato sarà caratterizzata innanzitutto da un segno sul viso e questo “difetto” estetico ne determinerà la personalità. Ancora una volta è il corpo che viene prima di tutto il resto. La conosceremo prima attraverso la sua faccia e solo successivamente attraverso le sue parole e le sue intenzioni. 

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Saia, laureato con lode in grafica d’arte e progettazione, sembra ragionare come un regista di cartoni animati. Grazie alla precisa e dettagliata progettazione delle inquadrature, basata sull’utilizzo dello storyboard, ogni scena di Io non ho mai sembra avere alla base un’idea visiva prima ancora che di scrittura. Il modo in cui la macchina da presa si avvicina ai personaggi, invadendo la loro intimità, per poi allontanarsi, come a volerli osservare da lontano senza intromettersi nelle vicende, suggeriscono una consapevolezza ben precisa di voler narrare innanzitutto attraverso le immagini e solo successivamente attraverso i dialoghi e le azioni. Saia utilizza quindi tutti gli elementi propri del mezzo cinematografico per compiere una intelligente sintesi di ciò che vuole veicolare attraverso il racconto.

Così ad esempio il sound design, utilizzato brillantemente per interferire con il realismo delle scene, per suggerire la presenza di qualcosa che non possiamo vedere o per amplificare ed estremizzare i rumori dell’ambiente in cui si svolge l’azione, sembra quasi mettere in discussione la veridicità di ciò che stiamo osservando. Si tratta di un’avventura reale o del ricordo nostalgico, per definizione “manomesso”, di un evento verificatosi nel passato? Questa aleatorietà del racconto, questa vaghezza ricercata, sottolineata dal fatto di non aver dato un nome al ragazzo di cui si narra, contribuisce all’astrazione della vicenda specifica che viene messa in scena e aiuta a rendere universale la condizione di un giovane protagonista alla ricerca di un proprio posto nel mondo e di un modo “giusto” di relazionarsi con gli altri (ma anche con se stesso).

Saia riesce a fare tutto questo senza rinunciare alla ricercatezza formale e al gusto estetico (il “rifugio” dei due ragazzi è un piccolo gioiello andersoniano) e allo stesso tempo riuscendo a trasmettere un genuino senso di avventura, conferendo dinamismo alle scene attraverso i momenti degli attori e quelli della macchina da presa. I protagonisti di Io non ho mai veicolano attraverso la loro presenza scenica le loro ansie e i loro desideri più sopiti. Ogni loro gesto, anche quello apparentemente meno spiegabile, ci rivela qualcosa di loro che prima non sapevamo. E il “vagabondaggio” del giovane protagonista avviene in uno spazio molto più ampio e indefinito di quanto possa essere quello di un piccolo paese di provincia. Un territorio inesplorato ancora da conquistare, un passo alla volta. Da soli o, preferibilmente, assieme alle persone giuste. 

IO NON HO MAI – trailer – from Michele Saia on Vimeo.

Photo Credit: Barbara Tucci e Gianluca Scerni

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BlackBerry: trama e cast del film sul primo smartphone

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Una scena di BlackBerry – Newscinema.it

Il 16 febbraio inizierà il Festival del Cinema di Berlino e, sicuramente, i film più quotati sono quelli drammatici, romantici o d’azione. Cosa succede quando entra in campo BlackBerry, che invece racconta la storia di un cellulare?

Tutti gli appassionati di cinema non vedono l’ora che queste due ultime settimane finiscano per poter così seguire il Festival del Cinema di Berlino, che comincerà il 16 febbraio 2023.

Molti paesi parteciperanno – l’Italia porterà svariati titoli -, ma il Canada ha sicuramente attirato l’attenzione quando ha dichiarato che avrebbe presentato BlackBerry.

Il film è una commedia e racconta la nascita dell’omonimo smartphone. Tratto dal romanzo Losing the Signal: The Untold Story Behind the Extraordinary Rise and Spectacular Fall of BlackBerry di Jacquie McNish e Sean Silcoff. Pubblicato nel 2015, in Nord America è diventato un bestseller, ma in Italia non è stato tradotto.

BlackBerry, la trama

BlackBerry è stato diretto da Matt Johnson e, come si può intuire anche dal titolo, parlerà proprio del BlackBerry, il primo smartphone mai creato.

Oggi, come sappiamo, non è più così popolare, ma un tempo era sicuramente tra i dispositivi più usati e amati. La pellicola si concentra proprio su questo fenomeno, che è stato rivoluzionario quanto veloce: breve, ma intenso, diremmo.

Al centro della storia ci sono i due fondatori dell’azienda, Mike Lazaridis e Jim Balsisse: i due litigarono, finirono in tribunale e questo diede modo ai competitor di acquisire terreno. BlackBerry racconterà questa storia.

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Mike Lazaridis e Jim Balsisse, fondatori del Blackberry – Newscinema,it

BlackBerry, il cast

Il cast di BlackBerry prevede numerosi attori interessanti. I due protagonisti, nonché fondatori dell’azienda omonima, sono interpretati da Jay Baruchel e Glenn Howerton.

Inoltre, fanno parte del cast anche Cary Elwes, Saul Rubinek, Rich Sommer, Martin Donovan e Michael Ironside. Il film è stato girato in Canada, prodotto da Rhombus Media e Zapruder Films e dura 122 minuti.

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Il futuro DC secondo James Gunn | La lista completa di tutti i film e serie tv confermati

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film e serie tv Dc Comics

I prossimi progetti Dc Comics – Newscinema.it

Finalmente un elenco chiaro e confermato dei prossimi progetti Dc Comics, dopo la rivoluzione di James Gunn entrato al comando dopo aver lasciato la Marvel.

Come promesso James Gunn ha rivelato alcuni dei prossimi programmi del DC Universe, dando ai fan uno sguardo più chiaro su cosa aspettarsi dai DC Studios in futuro.

I prossimi progetti Dc Comics già noti

Shazam! Fury of the Gods: in uscita il 17 marzo 2023, il sequel ritrova Zachary Levi nei panni dell’eroe protagonista che si ritrova a combattere contro le Figlie di Atlante interpretate da Rachel Zegler, Lucy Liu e Helen Mirren.

The Flash: in uscita il 16 giugno 2023. Ezra Miller torna nell’Universo DC nei panni di Barry Allen e viaggia indietro nel tempo tentando di impedire l’omicidio di sua madre. Il cast include anche Michael Keaton e Ben Affleck nei panni di diverse versioni di Batman e Sasha Calle nei panni di Supergirl.

Blue Beetle: in uscita il 18 agosto 2023. Xolo Maridueña porta Jaime Reyes nell’ovile della DCU. Originariamente programmato per una versione HBO Max, ora sta arrivando nelle sale e presenta George Lopez e Susan Sarandon.

Aquaman and the Lost Kingdom: in uscita il 25 dicembre 2023. Il secondo film di Aquaman vede Jason Momoa tornare nei panni dell’eroe insieme al Black Manta di Yahya Abdul-Mateen II, che cerca vendetta dopo la morte di suo padre.

Creature Commandos: una serie animata di sette episodi scritta da Gunn è già in produzione e si tratta di una versione moderna della squadra di mostri riuniti per combattere i nazisti.

Creature Commando

Creature Commandos – NewsCinema.it

10 nuovi progetti Dc Comics annunciati

Waller: uno spin-off di Peacermaker con Viola Davis scritto da Christal Henry e Jeremy Carver.

Superman: Legacy: il prossimo film di Superman scritto da Gunn che non è una storia sulle origini. Uscirà l’11 luglio 2025.

Lanterne: la serie Green Lantern di Greg Berlanti è stata demolita e un nuovo spettacolo prenderà il suo posto con Hal Jordan e John Stewart.

The Authority: un film basato sui supereroi di Wildstorm.

Paradise Lost: una serie HBO Max che si dice sia un dramma in stile Game of Thrones ambientato su Themyscira. Si svolge prima di Wonder Woman.

The Brave and the Bold: nuovo film di Batman con Damian Wayne.

The Batman Parte IIRobert Pattinson tornerà per il sequel, che uscirà il 3 ottobre 2025.

Booster Gold: una serie HBO Max basata sul supereroe di livello inferiore.

Supergirl: Woman of Tomorrow: un film di Supergirl basato sulla miniserie di Tom King.

Swamp Thing: un film horror DC che chiuderà il primo capitolo del nuovo DCU.

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Superpower: trama e curiosità sul documentario di Sean Penn

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Sean Penn consegna l’Oscar a Volodymyr Zelensky – Fonte Foto: Ansa

Diretto da Sean Penn e Aaron Kaufman, Superpower è in programma nella sezione Berlinale Special, al 73esimo Festival Internazionale del Cinema di Berlino. L’interessante e atteso documentario è incentrato sull’invasione russa dell’Ucraina e sul presidente Volodymyr Zelensky.

Dopo aver espresso il suo sostegno e la sua solidarietà nei confronti del popolo ucraino, Sean Penn ha imbracciato la sua macchina da presa. Ed è sceso, letteralmente, in campo. Il suo apporto si realizza sotto forma di documentario, che prende il titolo di Superpower e porta anche la firma di Aaron Kaufman.

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Volodymyr Zelensky e Sean Penn – Fonte Foto: Ansa

Stando a quanto riportato da Deadline, l’opera dovrebbe fare luce su quanto accaduto nei territori ucraini, dall’inizio dell’invasione russa e sino ai giorni nostri.

Al centro del documentario, oltre al racconto vero e proprio sulle ostilità e sulle sue conseguenze, è importante il ruolo svolto dall’arte in simili situazioni.

A dimostrazione di ciò, il Superpower di Sean Penn è stato scelto per essere presentato, in anteprima e fuori concorso, alla 73esima Berlinale, in programma dal 16 al 16 febbraio 2023.

Superpower | La trama del documentario di Sean Penn

Il nuovo lavoro dietro la macchina da presa di Sean Penn – che si affianca, in questa occasione, con Aaron Kaufman – porta lo spettatore a un passo da uno degli episodi più tristi e drammatici degli ultimi anni.

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Volodymyr Zelensky e Sean Penn – Foto Fonte: Ansa

Grazie allo sguardo, all’impegno e al lavoro del cineasta statunitense, è possibile osservare da una differente prospettiva, forse più ravvicinata, l’invasione russa dell’Ucraina, cominciata nel novembre del 2021.

Penn si è recato personalmente a Kiev, anche per incontrare il presidente Volodymyr Zelensky. E gli ha consegnato la mitica statuetta dell’Oscar, come si vede dai primi filmati usciti.

Le dichiarazioni di Sean Penn

Quando la guerra è scoppiata, Sean Penn ha subito espresso il suo cordoglio e la sua solidarietà nei confronti dell’Ucraina. Mentre nel mondo si diffondeva terrore e tristezza, l’artista si è rimboccato le maniche per contribuire a modo suo.

«Il Presidente Zelensky e il popolo ucraino sono diventati simbolo di coraggio e principi» sottolinea Penn – «L’Ucraina è la punta della lancia per un abbraccio democratico dei sogni. Se noi tutti gli permettiamo di combattere da soli, la nostra anima, in quanto America, è perduta».

Risaputa e notevole è la partecipazione del cineasta a campagne umanitarie e contro la guerra. La scelta di portare Superpower al Festival di Berlino è un segnale forte all’insegna della pace e della speranza.

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