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Festival

Kalat Nissa Film Festival, il bando della 4° edizione

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Ugo_Gregoretti_intervistato_da_Giovanni_NanfaL’Associazione Cinematografica e Culturale senza scopo di lucro “LABORATORIO DEI SOGNI”, presieduta dallʼArch. Fernando Barbieri e dal Prof. Giovanni Nanfa, presidente onorario (mentore di talenti come Ficarra e Picone), nel 2014 organizza la 4° edizione del Concorso Kalat Nissa Film Festival di Caltanissetta, rassegna dedicata ai Registi italiani e stranieri, agli Istituti scolastici, alle Università e alle scuole di cinema, alle Associazioni ed alle Società, che hanno prodotto cortometraggi. Il concorso si articola, infatti, in diverse sezioni, le quali spaziano dal tema libero, al tema sociale, al reportage/documentario ed include anche una sezione per le scuole e per i corti di animazione. All ʼinterno del festival esiste una sezione a tema fisso titolata Io, diverso da chi? che conferisce un premi al miglior cortometraggio, che sia stato realizzato per la valorizzazione delle diversità (etnica, religiosa, culturale, ecc.) o delle disabilità, contro le intolleranze, i pregiudizi ed i luoghi comuni. La durata max dei corti è di 25 min. Novità di questo anno la categoria: Reportage/documentario.

Costo d’iscrizione: gratuita
Scadenza del bando: 28/02/2014
Evento: 8-9-10 Maggio 2014 a Caltanissetta
Premi:
– Sono previste le seguenti sezioni:
1) TEMA LIBERO;
2) Tema fisso: “IO DIVERSO DA CHI?”
Premio al miglior cortometraggio che risponda alla tematica proposta, nella sua più ampia accettazione, nella valorizzazione delle diversità o delle disabilità, contro le intolleranze, i pregiudizi ed i luoghi comuni.
3) Cortometraggio straniero. I cortometraggi degli Autori stranieri che non adottano la lingua italiana o sottotitoli in italiano, devono essere in lingua inglese o sottotitolati in lingua inglese.
4) Cortometraggio di animazione. I cortometraggi di animazione che non adottano la lingua italiana o sottotitoli in italiano devono essere in lingua inglese o sottotitolati in lingua inglese.
5) Cortometraggio scolastico. – Premio assoluto al miglior cortometraggio realizzato da studenti e docenti. – Targhe o pergamene ai vincitori delle categorie di scuole primarie e secondarie di 1 grado e secondarie di 2 grado.
6) Tema Fisso: Reportage/documentario (durata max 25 min.)
– Ogni cortometraggio deve avere durata massima di 25 minuti, inclusi i titoli di testa e di coda.
– Gli Autori italiani devono presentare i cortometraggi in lingua italiana o con sottotitoli in italiano.
– La Giuria del concorso (che questʼanno annovererà anche la presenza del Dott. Maurizio Gianotti, autore di Uno Mattina Rai

Ospiti_Kalat_terza_edizioneattribuirà i seguenti premi:
– Premio “Kalat Nissa – antenna dʼoro 2014”: Al migliore Cortometraggio (1° Premio assoluto) € 1000,00 (Offerto dallʼAssociazione Cinematografica e Culturale “Laboratorio dei Sogni” di Cl)
– Premio “Gessolungo” Al migliore cortometraggio sezione: Tema Libero
– Premio “Trabonella”Al Miglior cortometraggio sezione: “Io diverso da chi?”
– Premio “S. Mottura ” Targhe e trofei: Al miglior cortometraggio scolastico
Premio assoluto al miglior cortometraggio realizzato da studenti e docenti.
Targhe o pergamene ai vincitori delle categorie di Scuole italiane Primarie, Secondarie di 1° grado e Secondarie di 2° grado.
– Premio “Rosso di San Secondo”: Al miglior cortometraggio straniero
– Premio “Redentore”: Al miglior cortometraggio di animazione
– Premio “M.Tripisciano” Al miglior reportage/documentario
Inoltre dal 2013 il prestigioso premio Premio Alta Qualità Sonora;

Il Gruppo Tematico per la Cinematografia Sonora ha istituito un premio per il suono per la prima volta in Italia al Kalat Nissa Film Festival. I cortometraggi selezionati verranno visionati da alcuni componenti del GTCS e valutati secondo criteri relativi a presa diretta, rumori, montaggio del suono, musiche e mix. Al vincitore verrà riconosciuta una targa del GTCS ed un buono spesa per attrezzature cinematografiche di ripresa sonora da Lambda s.r.l., sponsor del festival.

Inoltre verranno attribuiti i seguenti premi
– Migliore Regista
– Migliore Sceneggiatura
– Miglior fotografia
– Migliore Montaggio
– Migliore Colonna sonora
– Migliore Attore protagonista
– Migliore Attrice protagonista

Modalità d’iscrizione:
– Ogni concorrente potrà partecipare complessivamente con 2 cortometraggi;
– Possibilità di iscrizione online;
– Sono ammessi al concorso cortometraggi già presentati o premiati in altri concorsi, tranne i cortometraggi che hanno già partecipato alle precedenti edizioni del Kalat Nissa Film Festival

link da cui scaricare la documentazione per l’iscrizione:
http://www.kalatnissafilmfestival.it
http://www.kalatnissafilmfestival.com

Berlinale

Berlinale 71: Natural Light, la recensione del film premiato per la regia

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Pellicola che ha debuttato il 2 marzo 2021 in World Premiere alla Berlinale 71, Natural Light è diretto da Dénes Nagy. Durata 103 minuti. Una produzione realizzata con la collaborazione di Ungheria, Francia, Germania e Lettonia, che ha vinto l’Orso d’Argento per la Miglior Regia.

Natural Light: sinossi

Il caporale István Semetka, prima semplice contadino ungherese, si trova in una situazione più grande di lui e contro la sua volontà. Facente parte di un’unità speciale il cui scopo è cacciare partigiani nell’Unione Sovietica ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, dovrà fare i conti con il susseguirsi degli eventi, in una morsa che procede per inerzia, tra paure ed impotenza.

Natural Light: recensione

Un war movie che basa la sua funzione primaria non tanto nello scontro, quanto nell’elaborazione personale di un semplice uomo. Il regista ungherese vince meritatamente l’Orso d’Argento proprio per la sua precisa e maniacale direzione. Scenografie accurate, location immersive ed un’attenzione alla ricostruzione storica con l’ausilio esemplare di costumi d’epoca, collaborano all’unisono per dipanare una vicenda che si imprime negli occhi dello spettatore principalmente per goduria visiva. Tecnicamente grandioso, forte di un’estetica calamitica, vive di luci naturali proprio come il titolo suggerisce.

natural light film recensione

Quasi unicamente girato senza l’aiuto di artificiosità, fa della fotografia un enorme punto di forza, spesso sono i focolai, gli incendi, il fuoco stesso l’unica fonte di luce ed è inutile sottolineare la magia che si crea nell’infrangersi sui volti e su ogni superficie, rispecchiando colori impossibili da replicare in modo costruito. Perfetto nel creare un’atmosfera quasi disturbante nella sua sensazionale bellezza, disegna ambientazioni naturali, panoramiche, albe, tramonti che sono quasi un vero e proprio personaggio.

In tutto questo troviamo un dramma, fatto di paure, del superamento di esse e talvolta di immagini qua e là inquietanti, utili a rafforzare ciò che già è potente di suo. Silenzi, sospiri, l’ampio spazio ceduto agli sguardi e ai primissimi piani, che identificano una struttura quasi in sottrazione, in cui la narrazione risulta una rincorsa a vivere il film invece che osservarlo.

Il sonoro in generale è bilanciato accuratamente ed accompagna questi volti consumati, stanchi, sporchi, privati di qualcosa in un percorso visivo cupo e desaturato, in cui la tavolozza sembra avere solo tonalità verdastre, giallognole e marroni. Sbalorditivo dunque principalmente a livello tecnico e per l’essenza che trasmette grazie alla maestria scrupolosa, nel catturare lo spettatore senza alcuna riserva, inutile dire che sul grande schermo ovviamente sarebbe stato superlativo.

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Berlinale

Berlinale 71: Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) la recensione

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Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) è stato presentato in anteprima mondiale alla Berlinale 71 il 4 marzo 2021. Diretto e scritto da Ryusuke Hamaguchi, il film giapponese della durata di 121 minuti ha vinto l’Orso d’Argento Gran Premio della Giuria.

Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) Sinossi

Diviso in tre differenti archi narrativi autonomi, il film racconta personaggi femminili in diverse circostanze: il primo Magic si basa su un triangolo amoroso, il secondo Door Wide Open si incentra su una seduzione fallita ed infine il terzo, Once Again, narra di un incontro inaspettato. 

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Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy), la recensione

Interessante e ben delineato, il film di Ryusuke Hamaguchi tende a farci assaporare diversi sentimenti, dettati da personalità femminili, ma allo stesso tempo caratteristici di un’identità singola. Queste tre storie partono tutte con la stessa idea di base: raccontare il punto di vista femminile in situazioni totalmente divergenti.

Con questi presupposti però, ciò che si può notare è appunto come tre donne che non condividono alcuna circostanza e calate in contesti differenti, risultino allo stesso modo delicate e riservate nell’elaborazione del caso. Il tempo poi è ben scandito in ognuna delle vicende, è presente una parte introduttiva per poi metterci di fronte ad un doveroso sbalzo temporale ed infine riagganciarsi dopo mesi o anni, con le conseguenze che tutto ciò ha comportato.

Uno scorrere del tempo dunque per valutare gli effetti delle scelte fatte in precedenza. Compromessi, false illusioni, rimpianti, tutti aspetti che sono oltre che femminili, propri di ogni essere umano, perciò è come se il regista avesse voluto metterci davanti semplicemente alla vita stessa, a ciò che può accadere a tutti noi.

Se ci si fa caso ogni mini storia concepisce gli attimi inaspettati, ossia getta le sue fondamenta sul concetto di qualcosa che è involontario, non programmato, succede e basta. Degna di merito la scelta di voler dettare delle linee guida similari per poi ramificarsi in elaborazioni singole, si percepisce in maniera chiara l’intento e questo grazie ad una narrazione fluida e corposa.

Inquadrature spesso statiche, senza bisogno di grandi evoluzioni, riescono a farti empatizzare con i personaggi, la macchina da presa scompare quasi nella totalità del minutaggio, un grande pregio per un genere di film che fa del suo vanto l’immersione dello spettatore nel racconto. Concludendo ciò che si può trovare in questa pellicola è poesia, stupore, sensibilità e tutto questo espresso ai nostri occhi con una morbidezza che non è affatto da tutti.

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Cinema

TFF 38: Fried Barry, la recensione del delirante film di Ryan Kruger

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Diretto, prodotto e sceneggiato da Ryan Kruger, approda al Torino Film Festival edizione n.38, una  commedia fantascientifica intitolata Fried Barry. Il Sud Africa è il paese d’origine e Gary Green il suo protagonista.

Un uomo tossicodipendente e già di suo alquanto svalvolato, almeno all’apparenza, un giorno di punto in bianco viene scelto  dagli extraterrestri come cavia. L’alieno dentro di lui vuole provare dunque ogni tipo di esperienza umana e così come un’ameba l’uomo/alieno inizia a muoversi per inerzia in giro per la città, facendo ogni cosa e lasciandosi trasportare dagli eventi senza capacità di giudizio, finchè l’ospite avrà finito con questo inutile involucro.

Un film assurdo, con poca possibilità di percezione positiva. Tutta colpa o merito (dipende dal personale gradimento) di Ryan Kruger, visto il suo coinvolgimento nell’opera, avendo ricoperto i ruoli di regista, produttore e sceneggiatore. La scrittura come la messa in scena, peccano di banalità e troppo semplicismo; al nostro protagonista succedono cose davvero incredibili, ma non per spettacolarità quanto più per scadente plausibilità, come se ad ogni angolo della strada ci fosse qualcuno che aspetta proprio lui, per fare sesso o regalargli droghe o chissà cos’altro.

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Situazioni impensabili, personaggi strambi e poca cura per le performance attoriali come per il realismo delle azioni che compiono, con errori riconducibili ad un principiante alle prime armi.
Una nota positiva risiede invece nella fotografia, contraddistinta da un tono quasi finto patinato, mediante un uso accurato di luci e colori, che senz’altro esaltano il film perlomeno visivamente. 

Se si volesse provare a fare una sovralettura con l’intento di trovare un significato recondito e strettamente ispirato, si potrebbe parlare del corpo umano come semplice involucro, che viaggia parallelamente all’animo, all’essenza, a ciò che costituisce la coscienza e la volontà di agire.
Oltre a questo, noi umani abbiamo anche limiti dettati dalla nostra fragilità e dall’essere mortali, che gli alieni (almeno quelli di questo film) non sembrano avere. Pertanto da un lato ci si trova di fronte a limiti fisici, dall’altro ad emozioni che invece sono solo nostre, come l’amore, che per un alieno provare potrebbe voler dire godere di autenticità, un potere sconsiderato ed inaspettato agli occhi di un essere superiore.

Sicuramente il protagonista ha un impatto visivo peculiare, sottolineato da questo sguardo sempre allucinato che vanta una valenza macchiettistica, anche forte dell’aspetto fisico stesso dell’attore Gary Green. Detto questo, credo di aver voluto cercare un qualche messaggio un po’ troppo sofisticato per un prodotto delirante che si rivela essere caratterizzato da un potenziale interessante, ma realizzato davvero male, che non credo rimarrà nell’immaginario comune o meglio ci resterà saldo, ma per essere d’esempio quando ci si riferirà a prodotti di qualità infinitamente bassa.

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