Connettiti a NewsCinema!

Berlinale

Berlino 2015: Love & Mercy, la reclusione di Brian Wilson dei Beach Boys

Pubblicato

:

url1

Alla 65° edizione del Festival di Berlino 2015 è stato presentato in anteprima il biopic Love & Mercy diretto da Bill Pohlad, produttore dei recenti successi 12 Anni Schiavo e Wild. Il cinema internazionale ha realizzato negli ultimi anni film biografici che raccontano la vita di un artista della musica da un punto di vista diverso. Basti pensare al recente Jimi – All is By My Side o l’originale Io Non sono Qui di Todd Haynes sulla figura di Bob Dylan. Come in questi ultimi, Pohlad mette da parte la solita ricetta di sesso, droga e rock ‘n roll, per concentrare l’attenzione sulla storia personale travagliata del protagonista, Brian Wilson, co-fondatore dei Beach Boys.

TRAMA LOVE & MERCY

Paul Dano ha passato ben sei mesi a studiare canto e pianoforte per interpretare l’anima artistica e creativa della famosa band americana degli anni ’60, Brian Wilson. Dopo i primi anni di successo spensierato, passando gran parte delle giornate con gli amici  sulla spiaggia e alle numerose feste a bordo piscina, Brian viene stravolto da una serie di disturbi mentali che sconfinano nella paranoia e nella schizofrenia, fino a fargli perdere la strada e rinchiudendolo in solitudine nel suo mondo abitato da voci e suoni improvvisi. Love & Mercy si sofferma in particolare su due momenti della vita dell’artista: la comparsa dei primi segni della sua malattia mentre lavora all’album Pet Sounds, e l’incontro con Melinda (Elizabeth Banks), che poi diventa la sua seconda moglie, salvandolo dallo psichiatra manipolatore Eugene Landy, interpretato da Paul Giamatti.

RECENSIONE

Love & Mercy recensione

Si riconosce da subito lo stile di Oren Moverman, che nel 2007 ha firmato la sceneggiatura del film biografico Io Non Sono Qui. Infatti anche in Love & Mercy egli si muove lontano dall’autodistruzione sconsiderata delle rockstar, presentando non una mente creativa dipendente dalla droga e dall’alcool e intento a continui atti di masochismo, ma un genio fragile, che non riesce a combattere da solo i fantasmi di un passato doloroso e violento. Nonostante il suo innato talento per la musica, Brian è un incompreso e cade vittima del Dr. Eugene Landy, che si approfitta della sua condizione mentale per dominarlo e muoverlo come un burattino, per poter gestire il suo patrimonio economico. Brian ha bisogno di aiuto per poter avere una speranza di ritrovare l’amore e abbracciare nuovamente la sua vita, e Melinda si rivela la sua unica speranza. Una donna testarda e innamorata, che Elizabeth Banks porta sullo schermo in modo perfetto, con dolcezza e sentimento, lasciando da parte quei ruoli più appuntiti e ironici nei quali l’abbiamo vista fino ad oggi. Paul Dano conferma ancora una volta il suo talento, affiancato da John Cusak che interpreta il Brian Wilson adulto, che lotta per uscire dalla sua condizione di reclusione.

Il regista rende la musica vera protagonista del film, raccontando una storia personale difficile che viaggia su due binari temporali diversi. Se la sceneggiatura è lineare e coinvolgente, la regia è poco convenzionale e coraggiosa, e regala fin dalla prima inquadratura un’emozione retrò che tocca le corde emotive giuste per far vivere allo spettatore la condizione intensa del protagonista. Ad uno stile di ripresa moderno, Pohlad unisce scene girate come la vecchia amata pellicola, donando al film un aspetto estetico originale e intrigante. Love & Mercy è un film che emoziona e permette di conoscere la storia di un protagonista della musica internazionale che ha composto canzoni rimaste nella storia, con le quali tante generazioni sono cresciute fino ad oggi. Una storia drammatica, una storia d’amore e una vena thriller che tengono vivo il ritmo del film, anche grazie alla colonna sonora imperdibile.

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Clicca per commentare

Lascia qui il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Berlinale

Berlinale 2017: tutte le foto e un bilancio del festival

Pubblicato

:

La 67° edizione del Festival di Berlino è terminata lo scorso 19 Febbraio 2017 e NewsCinema ha seguito l’evento per il terzo anno, con passione e divertimento. Qui potete trovare tutti i nostri articoli sulla Berlinale 2017 che, tra alti e bassi, ci ha regalato comunque una nuova avventura tra cinema e celebrità.

Di seguito potete sfogliare la gallery con le foto più belle della kermesse, realizzate dal nostro redattore Carlo Andriani.

Alcuni film ci hanno sorpreso, altri emozionato, ma non sono mancate anche delle piccole e grandi delusioni, o i famosi “colpi di sonno”. Nel seguente video tiriamo le somme di questa 67° edizione, ricordando i film che abbiamo amato e odiato in terra tedesca. Buona visione!

Continua a leggere

Berlinale

Berlinale 2017: El Bar, una dark comedy claustrofobica

Pubblicato

:

Quando un autore ha uno stile cinematografico unico e riconoscibile, è un genio della settima arte. Un attributo che non descrive solo Tim Burton o Wes Anderson ma anche grandi registi della scena europea. Dopo il successo di pubblico e critica di La comunidad, Crimen perfecto e Le streghe sono tornate, Alex de la Iglesia firma El Bar. Un’opera che, dal folle prologo al bizzarro epilogo, trasuda la grottesca ironia dell’autore spagnolo.

Ispirato da Distretto 13 – Le brigate della morte di John Carpenter, El bar racconta la storia di un gruppo di persone che, in una giornata come tante, affronta una situazione ai limiti della realtà. Quando un cliente viene freddato da un cecchino nel mezzo di Madrid, cinque sconosciuti si rinchiudono in un bar. E se il pericolo venisse dall’interno del locale?

I bizzarri protagonisti di El Bar di Alex De La Iglesia

Perfectos Desconocidos

Giocando con il remake di Perfetti sconosciuti di Alex de la Iglesia in uscita nelle sale spagnole nel 2017, introduciamo questa pellicola dai toni dark. Sin dal piano sequenza iniziale che rivela i personaggi della storia, El Bar racconta la tragicomica disavventura di cinque sconosciuti diversi tra di loro. Dal senzatetto ubriaco alla sensuale Elena e il nerd Nacho, i personaggi di El Bar condividono solo il desiderio di sopravvivenza. Uno spaccato che, mostrando come in una situazione di pericolo ognuno pensi a sé, rivela le meschinità dell’animo umano.

Gli antieroi di El Bar sono tutti sospettati e nessuno è disposto a sacrificarsi per la salvezza altrui. Un messaggio che, tra citazioni bibliche e il sapore teatrale, regala un Carnage unico e irresistibile.

Alex De La Iglesia contrappone le meschinità della natura umana alle oscure fondamenta di un bar

Un thriller grottesco

Violento, divertente, folle e grottesco, El Bar gioca con lo spettatore dal primo all’ultimo minuto. Sospeso tra l’horror, il thriller e la dark comedy, Alex De La Iglesia sviluppa un’opera a più strati che emerge attraverso le perversioni dei personaggi. Il contesto è solo accennato. Nella Madrid dei giorni d’oggi dei cordiali individui diventano bestie pronte a divorarsi per sopravvivere a un contagio di cui non conoscono le conseguenze.

Che cosa sareste disposti a fare per vivere? E soprattutto, vi sacrifichereste per qualcuno che conoscete appena? Con intelligenza e ironia, Alex De La Iglesia interroga il pubblico senza premere l’acceleratore sulla questione morale (che resta sullo sfondo). Lo humour resta il punto di forza di un instant classic che, tra guizzi gore, personaggi folli e situazioni ai confini della realtà, diverte il pubblico trasportandolo in un microcosmo di rara originalità.

Caratterizzato dal respiro claustrofobico di In linea con l’assassino e Distretto 13 (chiunque esca dal bar viene ucciso con un colpo in testa), El Bar analizza la natura umana, apparentemente perfetta ma oscura come le fondamenta di un bar di cui conosciamo solo la superficie. Un trionfo di kitsch, tensione e ironia che, consacrando Alex De La Iglesia tra i più promettenti autori del cinema europeo, ci regala una dark comedy di cui sentivamo la mancanza.

Continua a leggere

Berlinale

Berlinale 2017: Chiamami col tuo nome, un amore tenero e difficile

Pubblicato

:

Tra i film più intensi ed emozionanti della sessantasettesima edizione del Festival di Berlino c’è Chiamami col tuo nome, il dramma di Luca Guadagnino tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman. Interpretato da Armie Hammer e Timothée Chalamet, Chiamami col tuo nome racconta la torrida estate del 1988 di Elio (Timothée Chalamet), un diciassettenne che trascorre le vacanze nella villa di famiglia. Come ogni anno arriva nella sua tenuta uno studente straniero per lavorare alla tesi di dottorato con il padre, un noto professore universitario.

Affascinante, dispotico e arrogante, Oliver (Armie Hammer) conquista Elio tra lunghe passeggiate e discussioni letterarie. Riuscirà il giovane ragazzo a reprimere il suo folle desiderio o si lascerà travolgere dall’amore impossibile per Oliver?

Armie Hammer e Timothée Chalamet interpretano Elio e Oliver in Chiamami col tuo nome

Una chimica intensa e toccante

Era dai tempi de I Segreti di Brokeback Mountain che non vedevamo un amore omosessuale così intenso e delicato. Timothée Chalamet, il giovane interprete di Interstellar e Natale all’improvviso, traspone sullo schermo la cultura, l’innocenza e la fragilità di Elio, un diciassettenne in costante lotta contro le sue pulsioni e desideri, inaccettabili per la società di fine anni Ottanta. Innamorato di Oliver sin dal primo momento, Elio nega a se stesso la sua vera natura sotto lo sguardo consapevole della famiglia.

Meno efficace sul versante emotivo ma altrettanto in parte Armie Hammer che, dopo Mine, torna a lavorare con un regista italiano in una delle opere più complesse del cinema tricolore. Sospesi nella atemporale riviera ligure, Elio e Oliver sono gli Ennis Del Mar e Jack Twist del 2017, due letterati impossibilitati dalla società a chiamarsi con il loro nome.

Il complicato amore tra Elio e Oliver nella riviera ligure del 1988

Un adattamento perfetto

Ci sono libri nati per il grande schermo e romanzi difficili da adattare su pellicola. Chiamami col tuo nome di André Aciman rientra sicuramente nella seconda categoria. Senza le dovute attenzioni, l’amore omosessuale tra Elio e Oliver poteva scadere nel ridicolo e la scrittura (in prima persona) di Anciman in un voice over dalle conseguenze devastanti.

Supportato da un co-sceneggiatore del calibro di James Ivory, Luca Guadagnino scrive una sceneggiatura equilibrata, lontana dagli eccessi di A Bigger Splash ma ricca di emozioni e delicatezze. L’attenzione alla natura, descritta da Anciman come pacifica e semplice, torna prepotente in un lungometraggio che, dalla prima all’ultima inquadratura, è perfetto.

Dalla caratterizzazione dei personaggi alla lenta nascita del loro amore, Chiamami col tuo nome trascende in immagini le parole di Anciman lasciandone intatto il valore. Chi ha amato il romanzo originale ritroverà le sensazioni di dolcezza, malinconia e sensualità vissute durante la lettura. Un raro caso in cui il film non batte il libro ma neanche ne esce sconfitto. La battaglia, se vogliamo chiamarla tale, non esiste perché da questo adattamento così tenero e difficile escono tutti vincitori. Il bravo Armie Hammer, il sorprendente Timothée Chalamet e l’impeccabile Guadagnino che, alla sua quinta regia, trova il giusto equilibrio per sorprendere come solo i grandi autori sanno fare.

Continua a leggere

Iscriviti al nostro canale!

Film in uscita

Settembre, 2019

Nessun Film

Film in uscita Mese Prossimo

Ottobre

Nessun Film

Pubblicità

Facebook

Recensioni

Nuvola dei Tag

Pubblicità

Popolari

X