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Luigi Proietti detto Gigi | emozioni e risate nel doc diretto da Edoardo Leo

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Luigi Proietti detto Gigi
4.8 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Chi non ha mai riso a una battuta del Maestro Gigi Proietti? Chi non ha mai ripetuto almeno una volta nella vita, una battuta tratta dai suoi personaggi o spettacoli? Luigi Proietti detto Gigi, per citare il titolo scelto da Edoardo Leo ritorna negli occhi dello spettatore più forte che mai. Volutamente non ho citato il cuore, perché un’artista del suo calibro non andrà mai via. Presentato in anteprima alla sedicesima edizione della Festa del cinema di Roma, il documentario dedicato al grande attore romano vi farà emozionare e divertire dal primo all’ultimo istante.

Si dice che il tempo curi tutte le ferite, peccato che nel caso di Gigi Proietti, a pochi giorni dal primo anno dalla sua scomparsa avvenuta il giorno del suo 80° compleanno, si ha sempre di più la consapevolezza che niente e nessuno riuscirà mai a sanare questo dolore.

Luigi Proietti detto Gigi, er core de Roma

Tra immagini di repertorio e la voce fuori campo di Edoardo Leo, la vita artistica e privata del grande Gigi Proietti è stata raccontata in 110 minuti, altalenando momenti divertenti ad altri più emotivi. In fondo, anche Proietti era così. Grazie a questo documentario che inizia con l’ultimo atto dell’attore, il 2 novembre 2020, la parte più dolorosa svanisce immediatamente, lasciando il posto alla voglia di scoprire di più su colui che per anni e anni ha fatto divertire il pubblico italiano.

Diversi amici del Re Gigi – come era soprannominato dai fan – e del regista del documentario hanno rilasciato interviste molto interessanti e inediti alla maggior parte delle persone. A dire il vero, più che interviste, si ha la sensazione di ascoltare degli aneddoti riguardanti un vecchio amico che non verrà mai dimenticato da nessuno.

Paragonato a un vulcano per la sua voglia di vivere e il suo immenso talento, Proietti ha dimostrato che i limiti non esistono. Quando si ha il fuoco vivo dell’arte, così come era il suo caso, bisogna perseguire quella strada andando anche contro tutto e tutti. Nonostante il padre desiderasse un avvocato in famiglia, Gigi è sempre andato dritto per la sua strada, accontentando il genitore e se stesso.

Insieme alla passione per la musica, Gigi Proietti durante gli studi universitari, decide di cimentarsi nel campo della recitazione. L’iscrizione alla CUT, Centro Universitario Teatrale gli cambierà radicalmente la vita, portandolo ad avere nuove consapevolezze. Dopo il primo spettacolo teatrale Can Can degli Italiani, inizia la fase sperimentale teatrale con il Gruppo 101.

Un uomo del suo calibro, artisticamente parlando, arriva a conquistare anche altri campi come la televisione, il doppiaggio e – seppur a fatica – il cinema. Nonostante diventi sempre più maturo come attore, risultando maniacale nel suo lavoro, Proietti riesce a trovare una sua dimensione nel mondo del teatro, riuscendo a unire la cultura con l’ironia. Un esempio Fatti e Fattacci di Roberto Lerici, il quale gli presentò anche Carmelo Bene. Quello di Lerici è un nome che ci riporta alle origini di questo documentario, iniziato con la citazione del grande spettacolo A me gli occhi please, dal quale tutto è partito.

Leggi anche: Muore Gigi Proietti, la cultura italiana in lutto

Leggi anche: Che vuoi che sia, la ferocia del web secondo Edoardo Leo

La recensione del documentario di Edoardo Leo

Aprire il documentario dalla fine per poi ripercorrere tutti i momenti più significativi di Gigi Proietti è sicuramente una scelta in linea con il resto del conto. Nella mia testa ammetto che ho pensato “via il dente, via il dolore”. Guardare le persone pronte a salutare il Maestro in ogni angolo della sua città, ancora fa male per chi è cresciuto con le sue battute e i suoi spettacoli. Il lavoro di Edoardo Leo iniziato 2 anni fa, quando Proietti era ancora in vita, dimostra quanto l’incedere del tempo sia crudele, bastardo e non guardi in faccia nessuno.

Tra i vari artisti che hanno preso parte al documentario, ho notato che tutti avessero lo stesso velo di tristezza negli occhi. Non importa se il racconto era incentrato su qualcosa di divertente, l’idea che Proietti non sia più tra noi ancora non sono (e siamo) in grado di superare.
Alessandro Gassmann, visibilmente commosso nel raccontare alcuni momenti vissuti con il padre Vittorio e con Gigi non ha perso occasione per esprimere tutta la sua stima e affetto per colui che è stato molto più che un bravo attore.

Marco Giallini con il quale ha girato l’ultimo film Io sono Babbo Natale, seppur in maniera divertente, i suoi occhi non mentivano nel soffrire per questa grave perdita. E poi, i ricordi di Loretta Goggi che lo conobbe in sala doppiaggio, per Titti e Silvestro, insieme a quelli di Fiorello e Paola Cortellesi non hanno fatto altro che mostrare la professionalità e bontà di un grande uomo e (anche se non gli faceva piacere sentirsi chiamare così) Maestro.

Ovviamente la sua carriera non è stata fatta solo di successi, ma anche di profonde battute di arresto che lo hanno fatto piegare senza mai spezzarsi. Una tra tutte, il ‘fattaccio’ come lo ha definito Edoardo Leo, relativo alla gestione del Teatro Brancaccio di Roma. Croce e delizia della sua carriera, casa artistica per la quale ha dato anima e corpo e che poi gli è stata strappata dalle mani brutalmente dall’oggi al domani. Se è vero che quando si chiude una porta, si apre un portone, nel caso specifico le porte sono quelle del Globe Theatre a Villa Borghese. In fondo la sua vita è stata sempre un’altalena di emozioni e divertenti contraddizioni.

Nato il giorno dei morti ha fatto ridere intere generazioni; è riuscito a portare il teatro popolare di Shakespeare in ‘Villa Borghese’. E infine, lui è stato l’unico a far riavvicinare i giovani al mondo del teatro, portandoli a conoscere i capolavori del drammaturgo inglese. Se c’era un uomo in grado di comunicare con grandi e piccini, questo era proprio Proietti. Basta citare la poesia de Il Lonfo o il doppiaggio del Genio della Lampada nel classico Disney, Aladdin.

Sono certa che se Gigi Proietti avesse visto questo documentario, realizzato con tanta stima e affetto da parte di Edoardo Leo, gli avrebbe sicuramente detto di essere stato bravo ‘abbastanza’.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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1 Comment

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  1. Rossi Martina

    23 Ottobre 2021 at 18:54

    👏👏👏👏👏👏👏mi sono commossa!

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Il regista Jafar Panahi è libero | dopo lo sciopero della fame torna a casa

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Panahi libero

Jafar Panahi libero – Foto: Instagram

Dopo aver annunciato lo sciopero della fame, alle ore 19.00 ora locale in Iran, il 3 febbraio 2023 Jafar Panahi è stato rilasciato dall’Evin di Teheran prigione.

La signora Tahereh Saeidi, moglie del famoso regista iraniano Jafar Panahi, ha dato la notizia in una telefonata a Mansour Jahani, un indipendent giornalista cinematografico internazionale, che con gli sforzi del signor Saleh Nikbakht e Yusef Moulai, i suoi avvocati si è battuto per la causa.

Il rilascio di Panahi

Saleh Nikbakht, un noto avvocato iraniano, ha detto in un’intervista con Mansour Jahani, un giornalista cinematografico indipendente, sull’ultimo stato del caso Jafar Panahi:

anche se sono felice per il rilascio di Panahi, va detto che il suo rilascio dovrebbe essere avvenuto almeno tre mesi fa, a seguito dell’accoglimento della nostra opposizione alla sua precedente decisione giudiziaria. Sono sorpreso da questi incontri con Panahi e altri artisti, scrittori, intellettuali e giornalisti e in genere contestatori dello status quo. Poiché trascurano persino di attuare la decisione del più alto autorità giudiziaria“.

Meglio tardi che mai

La dottoressa Nikbakht ha continuato il suo discorso dicendo: “La decisione della Corte Suprema è stata emessa in seguito alla nostra obiezione a quella del signor Panahi il 18 ottobre 2022, e il signor Panahi avrebbe dovuto essere immediatamente rilasciato su cauzione”.

Questo caso ha evidenziato varie falle nel sistema giudiziario iraniano e spesso ha richiamato l’attenzione dei colleghi registi e professionisti del cinema che hanno fatto il possibile per smuovere le acque. Anche alla scorsa edizione del festival di Venezia era stato mandato un messaggio chiaro.

Ora finalmente Panahi è libero di tornare dietro la macchina da presa, e speriamo che resti lontano dai guai per poter godere dei suoi film e le sue opere che hanno sempre molto da raccontare e insegnare.


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Paco Rabanne morto a 88 anni | Chi era lo stilista spagnolo: moda, profumi e fantasmi

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Paco Rabanne

Paco Rabanne – foto: Ansa

Paco Rabanne, il designer di origine spagnola, è morto all’età di 88 anni a Portsall, in Francia.

La morte di Paco Rabanne è stata confermata dal gruppo spagnolo Puig che controlla la sua casa di moda e il business dei profumi tra i più venduti al mondo.

Paco Rabanne ha reso magnetica la trasgressione. Chi altro potrebbe indurre le donne parigine a chiedere a gran voce abiti di plastica e metallo? Chi se non Paco Rabanne poteva immaginare una fragranza chiamata Calandre e trasformarla in un’icona della femminilità moderna?” ha dichiarato José Manuel Albesa, presidente della divisione moda e bellezza di Puig.

Uno spirito trasgressivo

Quello spirito radicale e ribelle lo distingueva: c’è solo un Rabanne” ha continuato. “Con la sua scomparsa, ci viene in mente ancora una volta la sua enorme influenza sulla moda contemporanea, uno spirito che vive nella maison che porta il suo nome”.

Sono profondamente rattristato dalla scomparsa del signor Paco Rabanne”, ha dichiarato Marc Puig, presidente e amministratore delegato di Puig. La storia di Puig e Paco Rabanne è iniziata alla fine degli anni ’60 con il lancio di Calandre.

Paco Rabanne

Paco Rabanne – Foto: Ansa

“Una personalità importante nella moda, la sua era una visione audace, rivoluzionaria e provocatoria, trasmessa attraverso un’estetica unica“, ha aggiunto Puig.

Rimarrà un’importante fonte di ispirazione per i team di moda e fragranze Puig, che lavorano continuamente insieme per esprimere i codici radicalmente moderni di Mr. Paco Rabanne. Porgo le mie più sincere condoglianze alla sua famiglia e a quanti lo hanno conosciuto”.

Paco Rabanne: la storia di un successo

Rabanne è salito alla ribalta internazionale negli anni ’60, si è ritirato dalla moda nel 1999 e raramente è stato visto in pubblico.

Puig, con sede a Barcellona, ha rilanciato l’attività di moda dormiente di Rabanne nel 2011, prima con il designer indiano Manish Arora.

Il francese Julien Dossena, ex allievo dell’era Nicolas Ghesquière a Balenciaga e figura popolare sulla scena parigina, guida la maison dal 2013.

Dalla plastica al metallo

Sebbene sia meglio conosciuto per i suoi ensemble metallici, Rabanne ha presentato la sua prima collezione nel 1966 utilizzando la plastica. La collezione di debutto, intitolata “12 abiti non indossabili in materiali contemporanei“, ha fatto infuriare la stampa di moda francese, mettendo allo stesso tempo Rabanne sulla mappa e impostando la rotta per il suo futuro nel design.

Spinto dallo spirito di sperimentazione degli anni ’60, Paco Rabanne è passato dalla plastica al metallo, alla carta, ai bottoni e alla pelliccia, vestendo artisti del calibro di Mia Farrow, Audrey Hepburn e Jane Fonda lungo la strada.

Sebbene i suoi modelli non fossero tradizionali, attraverso il suo uso di materiali alternativi e industriali, Rabanne è stato visto più come un visionario della moda futuristica che come un creatore classico.

La magia di Rabanne

Fortemente coinvolto nell’astrologia e nell’occulto, Rabanne una volta si descrisse come “un po’ medium, un chiaroveggente“. In un’intervista del 1975 con vari amici, annunciò: “Ho sempre creduto nella magia, sin da quando avevo otto anni. Sono Acquario, per questo sono sulla terra, per prevedere la Terza Guerra Mondiale”.

Mentre le sue varie previsioni sull’Armageddon sono fallite col senno di poi, l’influenza mistica sulla sua fragranza e sulla sua moda ha portato a vari successi.

Quando ha lanciato la fragranza Black XS da donna gotica, che includeva ingredienti di una mitica miscela di streghe, Rabanne ha detto alla stampa che la ricetta è stata ispirata da un alterco con un essere fantasma.

Diversi mesi dopo il lancio, il profumo si è classificato all’ottavo posto nelle vendite per Sephora France ed è considerato un artista eccezionale dalla maggior parte dei rivenditori.


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Miss Fallaci: le prime foto di Miriam Leone sul set della serie

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Miss Fallaci

Miriam Leone in Miss Fallaci – NewsCinema.it

Iniziate le riprese di Miss Fallaci, la nuova serie Paramount+ original con protagonista Miriam Leone, che debutterà prossimamente in esclusiva sul servizio di streaming.

Miss Fallaci è la serie in 8 episodi prodotta da Paramount e Minerva Pictures che racconta un periodo molto intenso e poco esplorato della vita di Oriana Fallaci, quando, alla fine degli anni ’50, inizia a viaggiare tra New York e Hollywood per intervistare le star del cinema, prima di diventare la prima inviata di guerra e una delle più importanti scrittrici e firme del giornalismo italiano nel mondo, con 20 milioni di copie vendute e tradotte in 25 lingue.

Miriam Leone è Oriana Fallaci

Nella serie, ambientata tra il 1956 e il ‘59 tra Milano, New York, Los Angeles, Roma, Londra, Firenze, Oriana Fallaci – interpretata da Miriam Leone – è una giovane inviata de L’Europeo, intelligente, brillante, dal piglio polemico e insofferente alle dinamiche di una redazione di soli uomini che possono occuparsi di politica mentre lei è relegata al ruolo della “ragazza del cinema”.

Miss Fallaci

Miss Fallaci – foto: NewsCinema.it

Grazie alla sua determinazione, Oriana riesce a ottenere un viaggio a New York, con la promessa di intervistare la star più ambita e irraggiungibile: Marilyn Monroe. Mettere a soqquadro la città, tuttavia, non l’aiuta a trovare l’attrice.

Scrive invece di come non ce l’ha fatta, un articolo che le fa assegnare una serie di reportage da Hollywood. Con sguardo disincantato e l’inconfondibile stile caustico e irriverente della sua penna, Oriana racconta la “fabbrica dei divi”, smascherando le contraddizioni della società americana, in bilico tra moralismo ed emancipazione.

Miss Fallaci: la trama della serie

Miss Fallaci è la storia degli inizi della brillante carriera di Oriana, che affronta e racconta per la prima volta la società americana degli anni Cinquanta.

Ma è anche la storia di come una giovane e testarda donna di Firenze diventerà l’impavida reporter per cui è oggi ricordata e di che cosa ha sacrificato sulla strada del successo.

Seguiremo Oriana nel suo viaggio per diventare una giornalista politica, un’autrice di best seller, un’icona mondiale che ha reinventato il giornalismo e la scrittura, documentando il mondo con l’obiettivo di cercare la verità, in una società dominata principalmente dagli uomini.


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