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Maremetraggio e la Berlinale scelgono Luca Marinelli

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Il festival cinematografico di Trieste anticipa ancora una volta le scelte dei curatori della Berlinale, che hanno voluto il giovane attore nella rosa delle Shooting Star 2013. A Maremetraggio Marinelli sarà il protagonista della prospettiva 2013. Prima di lui ci sono stati Alba Rohrwacher e Michele Riondino: due attori, protagonisti delle scorse edizioni della manifestazione, che nello stesso anno sono stati omaggiati dal festival triestino con la sua “prospettiva”, spazio dedicato ai talenti emergenti italiani per raccontarne passato e futuro, e dai curatori della Berlinale, che li hanno scelti per rappresentare l’Italia nella rosa delle Shooting Stars, i giovani attori più promettenti del cinema europeo selezionati ogni anno dal festival tedesco. Stesso destino quest’anno per Luca Marinelli, che Maremetraggio ha scelto ancora mesi fa come protagonista della sua “prospettiva 2013” e che sarà Shooting Star alla prossima Berlinale, in programma dal 7 febbraio prossimo, giudicato tra gli altri da Alba Rohrwacher, che quest’anno è membro della giuria.

Anticipatore di tendenze, Maremetraggio nel 2013 rinnoverà dunque la sua scommessa, già in parte vinta, puntando sul romano Luca Marinelli. Al cinema lo scorso ottobre, protagonista del film “Tutti i santi giorni” di Paolo Virzì e prossimamente ne “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, Marinelli quest’anno sarà anche nel cast di due opere prime di sicuro interesse, “ Nina” di Elisa Fuksas e “ Waves” di Corrado Maria Sassi. Saranno questi alcuni dei film proposti per la prospettiva di Maremetraggio 2013, uno spazio su misura che ogni anno la manifestazione dedica a un attore italiano particolarmente promettente per narrare, in forma d’immagini e parole, il suo percorso formativo e le aspettative per il futuro. Classe 1984, Marinelli, come le altre scommesse di Maremetraggio, è giovane ma determinato. La sua carriera di interprete comincia fin da piccolo con il doppiaggio. Non ancora maggiorenne (nel 2003) segue un corso di sceneggiatura e recitazione con Guillermo Glanc. L’anno successivo raggiunta la maturità classica può dedicarsi a tempo pieno alla sua passione, la recitazione. Riesce ad entrare all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico“, che gli dà la preparazione necessaria per sviluppare doti di attore poliedrico, e nella quale si diploma nel 2009. In pochi anni colleziona un curriculum di tutto rispetto, con numerosi ruoli all’attivo, a partire dal teatro per poi arrivare al grande schermo. Da allora conquista parti, spesso da protagonista, in varie rappresentazioni teatrali. Collabora, fra gli altri, con Michele Monetta in “Fantasia arlecchina” (2009) e con Carlo Cecchi, con cui inizia una fortunatissima collaborazione, in “Sogno di una notte di mezz’estate” (2009-2010-2011).

Gli impegni davanti alla macchina da presa si concentrano soprattutto in questi ultimi anni. La grande occasione arriva per lui quando Saverio Costanzo lo vuole per interpretare, a fianco di Alba Rohrwacher (scommessa 2009 di Maremetraggio), la parte di Mattia, protagonista de “La solitudine dei numeri primi” (2010) . Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Giordano e presentato in concorso alla 67° Mostra del Cinema di Venezia, gli offre la possibilità di crescere personalmente e professionalmente, costringendolo tra l’altro a uno sfiancante lavoro sul corpo, che lo porterà a ingrassare fino a raggiungere i 99 chili di peso per calarsi meglio nel personaggio. Ma è proprio grazie al ruolo di Mattia che Luca Marinelli si fa notare dal pubblico e dalla critica. Da allora inizia la sua carriera nel mondo della settima arte, che gli offre una parte dopo l’altra. Nel 2011 è di nuovo in concorso al festival di Venezia con la convincente interpretazione di un transessuale ne “L’ultimo Terrestre”, di GIPI, nello stesso anno gira “Waves”, di Corrado Maria Sassi, e “Nina”, opera prima di Elisa Fuksas, con Andrea Bosca (scommessa 2011 di Maremetraggio), Diane Fleri, Marina Rocco. Sempre nel 2011 anche la RAI si accorge del suo talento scegliendolo per il ruolo di San Giuseppe nel film TV “Maria di Nazaret” (8.369.000 telespettatori e quasi il 30% di share), di Giacomo Campiotti, totalmente girato in inglese e con un cast internazionale (ricordiamo, tra gli altri, Paz Vega).

Ma è il 2012 a riservare le migliori sorprese per un attore affascinante e talentuoso come Luca Marinelli.
Nel giro di pochissimo tempo viene scritturato da due registi del calibro di Paolo Virzì e Paolo Sorrentino: Virzì lo vuole come protagonista, a fianco dell’esordiente Thony, della commedia romantica “Tutti i santi giorni”, in uscita nelle sale italiane giovedì 11 ottobre 2012. Anche Sorrentino gli offre una partecipazione, inserendolo nel cast stellare (Toni Servillo, Sabrina Ferilli e Carlo Verdone) del suo nuovo film “La grande bellezza”: un omaggio in stile Sorrentino alla “Dolce Vita”. Quest’estate il pubblico di Maremetraggio, in programma a Trieste dal 30 giugno al 6 luglio 2013, avrà quindi modo di ripercorrere la recentissima storia professionale di questo magnetico e promettente attore attraverso le sue interpretazioni cinematografiche. Luca Marinelli sarà per l’occasione a Trieste, ospite del festival, per raccontare al pubblico la sua storia e i suoi programmi futuri.

 

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A Castel Volturno torna il Festival del Cinema dal 25 al 30 ottobre

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festival castel volturno

Si tiene dal 25 al 30 ottobre 2021 la quarta edizione del Festival del Cinema di Castel Volturno. Una kermesse nata nel 2018 e diretta da Daniela Cenciotti, in collaborazione con Titania Paola Esposito e Emanuela De Marco.

Una particolare attenzione è riservata al cinema indipendente, ma non solo. Dietro c’è la volontà, da parte del team tutto al femminile, di valorizzare la storia e la cultura del territorio attraverso un percorso cinematografico assolutamente unico e degno di nota. Basti pensare che opere come L’imbalsamatore e Indivisibili hanno sfruttato alcune delle location offerte da Castel Volturno,

Festival del Cinema di Castel Volturno | 5 giornate piene di cinema e di appuntamenti

Gli appuntamenti culturali, promossi durante il 2021, si concludono in 5 giornate immersive (25-30 ottobre) ricche di proiezioni, workshop, anteprime di lungometraggi e un’esclusiva experience sul territorio.

Leggi anche: Hotel Paradiso: il primo albergo cinema del mondo, a Parigi (video)

L’evento comprende:
25 cortometraggi in concorso
5 film “amici” per le proiezioni serali
1 giornata dedicata all’animazione (il 28 ottobre ), in occasione della giornata internazionale dell’animazione
1 experience (il 30 ottobre) alla scoperta dei luoghi del cinema a Castel Volturno, una location a cielo aperto scelta da grandi registi come Matteo Garrone ed Edoardo DeAngelis
workshop e incontri per i ragazzi del territorio 

Nancy Brilli chiude la serata in attesa dei premi

In chiusura, il 30 ottobre, la madrina del festival, Nancy Brilli, è protagonista di un incontro con pubblico e giurie, nella speciale serata di Gala, durante la quale vengono assegnati i riconoscimenti ai cortometraggi e il prestigioso Premio Carlo Croccolo alla talentuosa Hildegard De Stefano. Tre giurie – una young, composta di giovani dai 14 ai 20 anni – si occupano di determinare i vincitori, in una giornata che promette sorprese e scoperte.

Leggi anche: Matera Film Festival | David Cronenberg: “Sogno un film in Italia da quando ho visto La Dolce Vita”

Per il programma dettagliato c’è ancora qualche giorno da attendere, ma di certo non mancheranno le grandi emozioni…

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Matera Film Festival | David Cronenberg: “Sogno un film in Italia da quando ho visto La Dolce Vita”

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“Ho sempre voluto girare un film in Italia da quando ho visto per la prima volta La Dolce Vita.  Sicuramente le strade di Matera sono molte diverse dalle strade felliniane di Roma, ma non è mai cambiata negli anni l’ammirazione, l’amore e l’affetto per la cultura, la lingua e la letteratura italiana”. Così David Cronenberg, ospite d’onore della seconda edizione del Matera Film Festival dichiara il proprio amore per il Belpaese.

Il festival della “Città dei Sassi” ha dedicato al maestro canadese una ricca retrospettiva: un modo per ripensare il cinema di Cronenberg in attesa del suo prossimo film da regista, Crimes of the future: il primo dopo sette anni di pausa (il precedente, Maps to the Stars, era del 2014) in cui aveva più volte pensato di abbandonare definitivamente il cinema per dedicarsi ad altro (come ad esempio la scrittura, a cui era approdato con il romanzo “Divorati”, edito in Italia da Bompiani).

“Non penso mai al mio cinema come ad un’unica entità”, ammette Cronenberg in conferenza stampa. “Ragiono sempre film per film. Spesso ci sono questioni meno filosofiche e riflessive dietro alle ragioni per cui si sceglie un progetto e non un altro. E molto spesso sono questioni banali e deprimenti, come ad esempio la ricerca dei finanziamenti. Abbiamo finito di girare il nuovo film ad Atene qualche settimana fa e attualmente sono nella fase di montaggio. Potrei dirvi qualcosa, ma non penso di volerlo fare. Forse anche perché non ho neanche io ben chiaro cosa realmente sarà il film a cui sto lavorando e quale struttura avrà quando uscirà, dal momento che non segue una narrazione lineare e coinvolge la presenza di universi paralleli. Lascerò che il pubblico lo scopra quando sarà pronto. Su internet si possono trovare alcune informazioni sul film, ma sono quasi tutte sbagliate. Viggo Mortensen ha però dichiarato che si tratta di un ritorno al cinema di genere, e ha ragione. Non lo considero un ilm horror, ma sicuramente è una science fiction, che è qualcosa a cui non mi dedicavo da tanto tempo”.

Quello di Cronenberg è un ritorno dietro la macchina da presa che ha dovuto fare i conti con i nuovi protocolli di sicurezza imposti dalla pandemia. “Il Covid ha influenzato il mio lavoro da un punto di vita esclusivamente pratico e non dal lato artistico o emotivo. Prima di tornare sul set come regista, ho accettato di recitare nella serie tv americana Slasher proprio per capire meglio come potesse funzionare un set ai tempi del Covid. Sono molto felice di averlo fatto perché lì mi sono accorto che, per quanto fosse difficile e costoso, era quantomeno possibile. Ho 78 anni e ricordo l’epidemia di Polio quando ero piccolo, ma da quel momento in poi non c’è stato nulla di paragonabile all’attuale epidemia di Covid, che è stato l’unico evento a cui ho avuto modo di assistere nella mia vita che ha unito tutto il mondo, coinvolgendo ogni Paese e ponendo tutti davanti alle stesse problematiche”. 

Il regista canadese ha avuto inoltre modo di dire la sua rispetto ai numerosi paragoni che sono stati fatti tra il suo cinema e quello della giovane Julia Ducournau, recente vincitrice della Palma d’Oro con il controverso film Titane. “Ho conosciuto Julia Ducournau al Toronto Film Festival dopo la proiezione del suo lungometraggio d’esordio: Raw. Mi ha subito fatto un’ottima impressione, quella di una persona forte e trasgressiva, ma anche estremamente sensibile e intelligente. Quindi non mi ha sorpreso il successo del suo secondo film. Non sono sicuro però che possa essere definita una mia erede. Anche perché io non ho alcuna intenzione di donarle parte del mio patrimonio”, scherza Cronenberg. “La sua creatività e la sua bravura non hanno nulla a che vedere con me. Mi ha parlato a lungo del film Crash e di come questo sia stato una ispirazione per Titane, ma penso che il suo film abbia una propria personalità specifica. Rappresenta un tipo diverso di provocazione, che può essere anche consapevolmente comica. Julia non si sarà sicuramente sorpresa ascoltando le risate di parte del pubblico durante la proiezione del suo film. Nessuno invece ha riso guardando Crash, anche quando lo abbiamo recentemente proiettato nella sua versione restaurata a Venezia per un pubblico giovane che lo vedeva per la prima volta”.

Infine, Cronenberg ha speso qualche parola sullo stato di avanzamento attuale nella lotta alla pandemia: “In America non c’è molta fiducia in ciò che viene proposto dal governo. Nel momento in cui il governo suggerisce alla popolazione di vaccinarsi, si pensa sempre che ci possa essere qualcosa di losco dietro. Ma questa mancanza di fiducia è certamente un problema politico e una responsabilità di chi è al governo, non solo di quelli che credono che Bill Gates voglia controllarci tutti attraverso il vaccino. A quelli andrebbe semplicemente detto: Ma non vi rendete conto che eravate tutti già controllati prima?”.

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“La musica è pericolosa”: il premio Oscar Nicola Piovani apre il Matera Film Festival

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“La musica è pericolosa” è il titolo dell’emozionante lezione-concerto di Nicola Piovani che ha aperto la seconda edizione del Matera Film Festival, che si svolgerà nella città dei sassi fino al 10 ottobre prossimo (programma completo QUI). Un racconto musicale narrato con l’aiuto di tre strumenti che agiscono in scena: il pianoforte del premio Oscar, il sassofono di Marina Cesari e il contrabbasso di Marco Loddo. A scandire le stazioni di questo viaggio musicale in libertà, Piovani dialoga con il pubblico cercando il senso ultimo dei frastagliati percorsi che l’hanno portato a fiancheggiare il lavoro, tra gli altri, di Federico Fellini, di Nanni Moretti, di Roberto Benigni e dei fratelli Taviani, alternando l’esecuzione di brani mai suonati prima dal vivo a nuove versioni di brani più noti, riarrangiati per l’occasione. 

Il musicista romano ha presentato a Matera la sua “musica pericolosa”: un percorso tra miti e leggende, da quelle della letteratura classica a quelle del cinema felliniano, passando per “epifanie” personali in grado di stravolgere esistenze e cambiare la prospettiva delle cose. E se per i greci la musica era lo strumento in grado di tenere testa alla dirompente forza delle potenze infernali, come le storie di Orfeo ci insegnano, anche per i giapponesi, dalla latitudine opposta del mondo, era la sola cosa capace di espandersi e armonizzarsi con la natura attraverso il suono ancestrale dello guqin, antica cetra a corda risalente a più di duemila anni fa. Essa può abbattere muri, sia che essi siano “invisibili” come quelli che separano popoli e religioni, sia che siano tangibili e imponenti come le mura di Gerico, che nella Bibbia venivano distrutte proprio grazie al suono degli squilli delle trombe. Ma la musica è anche qualcosa che cresce inconsapevolmente dentro di noi, come i tre rintocchi di campane che scandivano le giornate del giovanissimo Piovani e che solo anni dopo, come un seme che germoglia, sono diventate le tre note portanti della canzone “Il Bombarolo” scritta dal poeta genovese Fabrizio De Andrè.

La musica, come tutte le cose belle, può essere fatale, tanto da imbrigliarci in un canto di sirene e non lasciarci più. Nonostante ciò, vale la pena essere coraggiosi e se necessario “indossare lo scafandro”, per dirla con il regista de La Dolce Vita, per proteggerci dalle sue radiazioni.

“La musica di Piovani è magistrale nel suo assecondare la sproporzione tra realtà e il suo invasamento grottesco”, sosteneva Mario Monicelli. Ma capita, invece, a volte, anche a uno come Piovani, di non trovare le note giuste: ecco allora la “Melodia sospesa”, un canto senza parole per pianoforte e sax che (non) si conclude con un accordo di settima: nella sospensione, ciascuno – questo l’augurio del pianista – può diventare cassa di risonanza e riempire la musica dei contenuti che preferisce, trovare una conclusione rispettosa dei sentimenti provati ascoltandola. Chiude la serata “Il pianino delle meraviglie”, piccola marcia, quasi ragtime, tratta dal film Good Morning Babilonia dei Taviani: omaggio ai musicisti che agli inizi del Novecento accompagnavano i film muti suonando dal vivo dalle buche dei cinema, invisibili al pubblico e inghiottiti dal buio della sala. Un omaggio a tutta quella “genialità sommersa” destinata, per ragioni del tutto casuali e indipendenti dal talento, a rimanere anonima.  

Al termine del concerto il maestro Piovani ha ricevuto il premio “Migliore colonna sonora del 2021” per il suo lavoro sulle musiche del film “Gli anni più belli” di Gabriele Muccino. “I premi mi piacciono tutti, da sempre”, ha scherzato Piovani. “Il mio primo premio l’ho ricevuto da mia madre, quando ero bambino. Era un bicchiere di gelato che si comprava in una latteria all’interno del mercato del pesce della mia città. Il tanfo era così forte da alterare il gusto del gelato, ma adesso che ci ripenso dopo tanti anni mi sembra un ricordo quasi poetico. È la dimostrazione che della nostalgia bisogna sempre diffidare”. 

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