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5 film slasher da vedere una volta nella vita prima di Scream 7

Scream 7 è in arrivo in sala e per l’occasione vi consigliamo cinque film da vedere per ingannare l’attesa: cinque slasher recenti che hanno tentato di reinventare il genere.

Scritto e diretto da Kevin Williamson, e co-sceneggiato con Guy Busick – già apprezzato per Final Destination Bloodlines, Abigail e Finché morte non ci separi – il nuovo capitolo Scream 7 riporterà sul grande schermo due icone della saga: Neve Campbell e Courteney Cox.

Scream è sicuramente uno dei film fondamentali del genere slasher, il primo a giocare in chiave ironica con i meccanismi tipici del genere, ma negli ultimi anni abbiamo visto molti film tentare di rinfrescare quella formula e proporre delle interessanti variazioni sul tema.

Ecco, quindi, cinque slasher contemporanei che vi consigliamo di vedere in attesa del prossimo Scream.

Sick

Siamo agli inizi della pandemia da Covid e sono tutti in giro mascherati e distanziati, terrorizzati dalla possibilità di un contatto con l’altro potenzialmente dannoso. Ma anche annoiati, tentati dalla trasgressione di riunirsi clandestinamente nonostante le imposizioni governative.

Tyler, il protagonista del film, ha fatto la spesa, recuperando quello che era rimasto sugli scaffali, e si appresta a pagare. Mentre è in coda alla cassa gli arriva un messaggio da uno sconosciuto: è “qualcuno che vuole giocare con lui”, come per Drew Barrymore all’inizio di Scream.

Il copione si presenta quasi uguale. Tutto molto classico, quindi. Ma al timone c’è John Hyams, uno dei registi di genere più sottovalutati degli ultimi anni, capace, anche in questo caso di gestire al meglio i pochi elementi a disposizione e di orchestrare un accattivante gioco del gatto col topo in una casa di campagna.

Anche con una struttura così scarna, Hyams riesce a trovare il giusto ritmo: sa quando accelerare e quando rallentare, sa quando chiudersi in casa per sfruttare i campi stretti e quando invece conviene uscire per far respirare i set.

In a violent nature 

Nelle mani di Chris Nash il mostro dall’oltretomba tipico degli slasher, il silenzioso assassino monodimensionale destinato a rimanere un mistero insondabile per lo spettatore, diventa una figura drammatica, candida, quella di un boogeyman che è sì vendicativo, ma anche, soprattutto, un ragazzo con degli evidenti problemi psichiatrici.

Ecco allora che la questione si fa complessa: la sua creatura non è un automa sterminatore, ma ciò che resta di un ragazzino disadattato, traumatizzato, che reagisce in modo crudele e catastrofico all’indifferenza generale di un mondo in cui sente alieno, estraneo.

Non tanto Jason Voorhees, ma piuttosto il protagonista di Elephant, o di Gerry, di Gus Van Sant. Come fosse Kurt di Last Days, appunto. Grandissime ambizioni d’autore, quindi, per un horror che non è comunque affatto timido o impacciato quando c’è da mettere in scena la violenza con la perversa eccitazione che il genere impone.

Maxxxine
Maxxxine (Foto: Ufficio stampa) – Newscinema.it

MaXXXine

Tra i film della trilogia – ormai già cult – di Ti West, il terzo, MaXXXine, è quello che più esplicitamente omaggia il genere slasher. È però uno slasher atipico, con al centro un personaggio che per un motivo o l’altro reggerebbe un film anche senza bisogno di essere coinvolto in una situazione violenta.

Per rinfrescare il genere, infatti, Ti West sceglie di creare un personaggio sfaccettato, non solo un’altra vittima, una scream queen o qualcosa del genere. Una ragazza con una sua indipendenza e un suo scopo.

Tutte le minacce che affronta nel film sono reali e pericolose, e così lei, altrettanto pericolosa e capace di difendersi, che non si limita a strillare e a inciampare ogni volta che viene inseguita.

MaXXXine reagisce e ci inscegna che le protagoniste degli slasher non devono essere sempre passive, ma possono essere protagoniste credibili e carismatiche, oltre che ambigue e non necessariamente esempi di rettitudine.

Malignant

Quello che doveva essere l’omaggio al “Giallo” di James Wan è invece un horror che trova un punto di sintesi inimmaginabile tra il De Palma de Le due sorelle e il Miike di Imprint: un campionario delle passioni cinematografiche del regista, esposto prima attraverso l’enumerazione, con il gusto dell’inventario (il j-horror, quello metropolitano e fumoso di William Lustig, il body horror) e poi in maniera finalmente libera nel momento in cui, a metà dell’operazione chirurgica, il film si presenta al pubblico come un freak consapevole della propria deformità.

Malignant è un rarissimo caso in cui un progetto pensato soprattutto per far svagare il proprio autore (ormai invischiato nel grande blockbuster unico, come Nanni Moretti arrotolato nel suo giornalone) riesce a far appassionare lo spettatore alle stesse cose che appassionano lui. In questo caso, il sangue e le frattaglie del cinema dell’orrore degli anni ’80.

Thanksgiving

Eli Roth è un regista che unisce l’incontenibile (e contagioso) entusiasmo per i generi a una cialtroneria che spesso fa tenerezza (quando non dà fastidio). La sua filmografia è costellata di “hit or miss”: da un lato ci sono Hostel o Cabin Fever, dall’altra Green Inferno, Il giustiziere della notte o Borderlands.

Thanksgiving è, fortunatamente, uno dei suoi film più riusciti: uno slasher con un taglio moderno, ma che allo stesso tempo è anche uno slasher anni ’80 dritto e senza fronzoli. Non opta per la nostalgia (quindi nessuna patina vintage, come nel suo cortometraggio per Grindhouse), ma per la classicità.

C’è ovviamente un gusto per il gore strabordante, che potrebbe spiazzare quel pubblico generalista abituato alla violenza contenuta degli ultimi Scream. Ma c’è soprattutto un’attitudine che da sola basta a reggere il film anche nei momenti di stanca. È già in lavorazione un sequel. 

Davide Sette
Davide Sette
Giornalista cinematografico. Fondatore del blog Stranger Than Cinema e conduttore di “HOBO - A wandering podcast about cinema”.

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