Dopo anni davanti alla macchina da presa, Anna Foglietta cambia prospettiva e debutta alla regia con Una storia, presentato nella sezione Orizzonti di Venezia 83. Un esordio personale, scritto insieme a Tania Pedroni e Matteo Ferri, che mette al centro una coppia apparentemente ordinaria e le crepe nascoste dietro una quotidianità fatta di abitudini, silenzi e piccoli gesti.
Alba Rohrwacher e Guido Caprino interpretano Erika e Mauro, costretti a fare i conti con un vuoto improvviso quando la figlia lascia casa. Un film intimo sulla crisi, sul desiderio e sulla difficile possibilità di ricominciare, dal 24 settembre al cinema.
Di cosa parla Una storia
Erika e Mauro conducono una vita semplice in provincia, scandita da rituali quotidiani, abitudini consolidate e piccoli gesti che sembrano offrire alla coppia un senso di stabilità. Ma quando la figlia Irene lascia casa per trasferirsi in un’altra città e continuare gli studi, quella normalità improvvisamente cambia volto.
Il vuoto lasciato dalla sua assenza porta a galla fragilità rimaste a lungo nascoste.

Erika, che ha costruito gran parte della propria identità prendendosi cura degli altri, non riesce più a trovare un ruolo e una direzione. Mauro, segnato dall’educazione rigida di un padre autoritario, affronta il momento a modo suo, scoprendo però quanto sia difficile dare un nome alle proprie emozioni.
Nel silenzio che segue, riaffiorano vecchie ferite, bisogni inespressi e desideri messi da parte. La crisi diventa così un’occasione per guardarsi davvero e capire se il loro amore può trovare una nuova forma.
Una regia un po’ acerba
Sono vent’anni che Anna Foglietta ci affascina grazie alle sue performance attoriali. Quando però si sceglie di sedersi dall’altro lato della macchina da presa, non è automatico ottenere lo stesso risultato.
“La regia è arrivata quando non mi bastava più interpretare un solo ruolo: sentivo il bisogno di abbracciare l’intero universo del film, di essere le case e i personaggi, i costumi e i trucchi, e di imprimere me stessa in ogni dettaglio. Questo film è un sogno a lungo custodito che ha finalmente trovato forma. Pensare che possa attraversare il tempo mi sembra ancora incredibile. In questo periodo storico in cui si fa fatica a trovare gioia posso dire che il cinema è una realtà in cui trovo ancora salvezza”, queste le parole della neo-regista interrogata sul suo nuovo progetto.
Senza dubbio molto personale e mai troppo sbilanciata, la sfera registica di Una storia perde ogni tanto il focus o addirittura, esagera inutilmente. Con uno scheletro ben solido a livello di scrittura e una durata limitata di 107 minuti, il film riesce a miscelare lo spessore della tematica con quelle debolezze frutto dell’inesperienza.
A tratti inutilmente provocatorio con scene di masturbazioni, più mirate all’effetto “scandalo” che a un vero riscontro narrativo, il film alterna anche dissolvenze o virtuosismi di troppo che per una storia così intima e già così potente, risultano quasi devianti.

Annullarsi per gli altri perdendo sé stessi
Abitudine, noia, vuoto, tutte sensazioni che pian piano si insinuano in un presente, lontano ormai da quell’apparente felice passato. È una chiara forma di depressione latente quella che la protagonista non comprende ma percepisce. Tra un incupirsi senza apparente motivazione e l’abbandono di ogni piccolo gesto che prima sembrava tutto, incombe la paura che ti schiaccia e non ti molla.
Guido Caprino dal canto suo, regala un’interpretazione magistrale. Spontaneo, estremamente vero e pronto a supportare la performance della Rohrwacher, inquadra una frattura matrimoniale ma anche esistenziale.
Al suo personaggio, infatti, non mancano i traumi collezionati fin dalla tenera età. L’ombra pressane di un padre orgoglioso e profondamente severo, una madre mancata troppo presto e quella conseguente necessità di far andare tutto bene per evitare ulteriori fallimenti.
Ottima la scelta di veicolare questo stato d’animo con la musica. Una scena in particolare, al karaoke, fa emergere l’anima attraverso una canzone. Ed è proprio qui che si inizia a giocare a carte scoperte, comprendendo sempre più quanto i propri demoni stiano vincendo la battaglia interiore.
Lo stesso vale quando la regista decide di inquadrare i dettagli, le abitudini, il cibo, tutti quei momenti che prima erano gioia e via via diventano una scomoda routine. “Mi chiedo, è tutto qua? Mi vergogno perché non riesco ad essere felice.”
Se prima, con la presenza di una figlia adolescente, la giornata si illuminava e soprattutto si riempiva, ora restare con sé stessi pare una prigione. Una vita passata a farsi bastare le piccole cose, amando ogni minima increspatura della proprio vita familiare annullandosi inconsapevolmente per gli altri, adesso diventa insopportabile. L’unione e la condivisione col proprio partner danno quasi fastidio e il frastuono che fa il silenzio vorrebbe solamente sostituirsi con la sordità della frenesia.

Una storia: parlarsi è l’unica chiave possibile
Raccontato attraverso una struttura didascalica ma efficace, il film parla di noi, di tutti noi. La storia di Una storia è certamente qualcosa di preciso e non appartenente a tutte le famiglie (per fortuna) ma il concetto alla base è adattabile ad ogni relazione umana: il confronto è la chiave. Parlare, aprirsi, affrontare i problemi, questo è l’unico modo per avviare un cambiamento sano.
Una storia ci mette di fronte a un rapporto che via via si sfalda e questo accade non per un motivo scatenante, chiaro, riconducibile a un evento specifico come ad esempio un tradimento. Il tutto si innesca per un’insoddisfazione estremamente personale. La vicinanza però, e la coesione di una coppia solida, donano le basi per affrontare lo sbalzo emotivo e provare a proiettarsi verso un domani più sereno.
Ecco dunque la scintilla più brillante di questo esordio registico. La nota positiva, la speranza umana che è in noi ma che oggigiorno pare essersi persa. La Foglietta riesce a regalarci un racconto che si ostina ad essere ottimista, facendosi largo nell’oceano di difficoltà che possono affiorare nella vita, per una serie immensa di variabili.
E, pur nuotando controcorrente, arriva alla meta con un finale delizioso, risultato di un confronto verbale essenziale che apre uno spiraglio di luce per un futuro già roseo.

