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Cinema

NewsCinema consiglia 5 film sulla perdita di memoria da (ri)vedere

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I ricordi spesso sono la spinta di cui abbiamo bisogno per affrontare alcuni momenti difficili della nostra vita. Il ricordo di un’esperienza che ci ha reso felici magari legata a una persona cara ( nella maggior parte dei casi) che non è più con noi, riesce ad avere la capacità di vivere nel cuore e nella mente delle persone per tutta la vita. O meglio, questo è il desiderio che tutti vorremmo. Purtroppo, c’è una spada di Damocle che pende sulla testa di ognuno di noi e non abbiamo potere per evitare che possa succedere il peggio.

Il passaggio da persona a ‘individuo’ è segnato da una patologia chiamata: perdita della memoria. A differenza di altre malattie, che magari possono manifestarsi con sintomi evidenti, in questo caso nessuno può prevedere cosa accadrà nel nostro cervello. L’incedere del tempo oltre a mostrarsi attraverso le rughe e i capelli bianchi, è segnato anche dall’avvento di malattie come l’Alzheimer che divorano intere esistenze, come fossero cavallette in un campo di grano.

Occhi spenti, persi, smarriti ed espressioni facciali che potrebbero essere riassunte con un quesito: “Chi sei?” dimostrano quanto la vita sia crudele. Un’esistenza passata a fare sacrifici, a trovare l’amore della vita viene messo in pericolo da questa malattia invisibile. Lei decide quando palesarsi e lo fa sempre nei momenti più inopportuni, quando ormai tutto è perduto. Un uomo o una donna senza ricordi è come se non avesse mai vissuto, per questo è importante non lasciare da soli queste persone fragili e cercare di ricostruire un passato – ingiustamente – dimenticato.

Il cinema nel corso degli anni ha rappresentato sul grande schermo, storie molto toccanti incentrate sulla perdita di memoria e lo ha fatto, variando dal genere drammatico, al romantico fino a quello d’azione. A tal proposito, ecco 5 film da vedere o rivedere, con al centro questo argomento, che meriterebbe più attenzione.

Se mi lasci ti cancello

A New York, Joel Barish e Clementine Kruczynski dopo due anni di relazione sono arrivati al limite. La ragazza stufa della situazione decide di rivolgersi alla clinica Lacuna Inc. del dottor Mierzwiak per farsi cancellare i ricordi. Tra i tanti, è convinta a cancellare dalla sua mente Joel. Quando il ragazzo cerca di riavvicinarsi a lei, purtroppo scopre la triste notizia unita al fatto che un altro uomo sta corteggiando la sua – ormai – ex ragazza. Per questo motivo, deluso e ferito decide di ricorrere alla stessa clinica della fidanzata, richiedendo lo stesso trattamento: rimuovere dalla sua mente Clementine.

In maniera estrema e differente rispetto ad altri film, Jim Carrey e Kate Winslet questa tematica mette in luce un aspetto prettamente romantico: due anime gemelle non potranno mai essere separate, se destinate a stare insieme. Se avranno cancellato i ricordi del passato, vorrà dire che avranno tempo per costruirne di nuovi.

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Still Alice

Still Alice è molto più di un film drammatico. Grazie alla bravura in primis di Julianne Moore viene messa sotto i riflettori una malattia mentale e cognitiva che colpisce uomini e donne di tutte le età. L’Alzheimer è senza pietà, perchè non solo distrugge tutti i ricordi giorno dopo giorno, ma rende chiunque non autosufficiente e privo di dignità. Questo è il caso di Alice, una donna affermata nel suo lavoro, moglie e madre di Anna, Tom e Lydia, con la quale cercherà di capire cosa sta succedendo nella sua testa. La diagnosi non solo non lascia dubbi su cosa sta accadendo nel suo cervello, ma la informa che i suoi geni sono stati trasmessi anche ai figli, destinandoli alla stessa sorte.

Il racconto molto delicato e intimo di Still Alice riesce a far entrare in empatia il pubblico, il quale riesce a sentirsi parte integrante della sua famiglia, soffrendo insieme alla donna, ormai demoralizzata dalla situazione che sta vivendo, suo malgrado.

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50 volte il primo bacio

Al di là della comicità di Adam Sandler e della dolcezza di Drew Barrymore, in questo film viene messo in evidenza un aspetto che in pochi tengono in considerazione. Spesso, quando si pensa alla perdita di memoria la si associa all’età avanzata e alle varie patologie neurologiche che potrebbero colpire gli anziani.

Nel film di Peter Segal invece è avvenuto l’esatto opposto. La giovane (e sottolineo giovane) Lucy è affetta da una forma di amnesia molto rara: ogni giorno la sua memoria si resetta. Quando incontra Henry, ex donnaiolo, il ragazzo farà tutto quello che è in suo potere per farle ricordare quel loro primo bacio, altre 50 volte.

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Memento

Il protagonista del film diretto da Christopher Nolan è Leonard Shelby è stato testimone della morte dell’amata moglie, avvenuta per mano di due uomini a volto coperto. Nella lite, lui è stato colpito alla testa procurandogli un raro disturbo della memoria, che non gli permette di ricordare avvenimenti accaduti recentemente. Per far in modo che le informazioni acquisite per trovare gli assassini della moglie, non vadano perse, inizia a scrivere tutto utilizzando anche il suo corpo con dei tatuaggi.

Tra i film più importanti del regista, Memento mette in luce un’altra sfaccettatura dei danni che la perdita di memoria procura alle persone. Il trauma alla testa subito dall’aggressione diventa un grosso problema per assicurare alla giustizia i responsabili della morte della moglie. In questa storia viene utilizzato uno strumento che ormai siamo abituati a tenere nelle mani sotto un’altra forma. Leonard per ricordare i volti che incontra e quelli di cui potersi fidare, va in giro con una Polaroid, come noi cerchiamo di immortalare e fermare il tempo con lo smartphone.

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La memoria del cuore

Diretto da Michael Sucsy, con protagonisti Channing Tatum e Rachel McAdams, a seguito di un incidente stradale, Paige, moglie di Leo perde la memoria. Tra le cose che non ricorda finisce anche la storia d’amore con il marito, il quale cercherà di riconquistare il cuore della sua donna in tutti i modi possibili. La forza dell’amore e la volontà di non darla vinta a questo problema neurologico, portano Leo a ripercorrere tutti i momenti più importanti del loro rapporto: dal primo appuntamento alla proposta di matrimonio.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Cinema

Mission Impossible 7 | le riprese con Tom Cruise continuano a Venezia

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Continuano senza stop le riprese del settimo capitolo del film Mission Impossible con protagonista Tom Cruise nuovamente nei panni dell’agente Ethan Hunt. Grazie agli scatti che potrete vedere al centro della pagina, avvenuti a opera di Stefano Mazzola, l’attore rigorosamente con la mascherina durante i momenti di pausa, ha salutato tutte le persone accorse lì per lui.

Tom Cruise e le riprese a Roma

Come vi abbiamo mostrato qualche settimana fa, la squadra di Mission Impossible 7 è tornata in Italia, per riprendere a girare a Roma, dopo lo stop forzato del marzo scorso a causa del coronavirus. Cruise diretto dal regista Christopher McQuarrie e dal resto del cast per alcune settimane ha ‘bloccato’ il cuore di Roma, girando molte sequenze d’azione nel Rione Monti e ai Fori Imperiali.

Tra un inseguimento e un altro per le vie del centro, tutta la squadra si è mossa verso il nord Italia, per approdare nella suggestiva Venezia, come viene mostrato in questi scatti.

Leggi anche: Mission Impossible 7 | video dal set a Roma in esclusiva per NewsCinema

Leggi anche: Tom Cruise nello spazio per il prossimo film | svelata la data di partenza

Mission Impossible 7 direzione Venezia

Come era stato preannunciato mesi e mesi fa, nonostante il periodo delicato che il nostro Paese sta attraverso a causa del COVID-19, tutta l’equipe si è spostata a Venezia. Tom Cruise insieme a Pom Klementieff, Hayley Atwell e Simon Pegg, in questi giorni saranno presenti nei tipici canali della città lagunare, per girare le ultime sequenze d’azione, prima di tornare negli Stati Uniti.

Il debutto nelle sale americane del settimo film è previsto per il 19 novembre del 2021. Di conseguenza, l’ottavo già in programma, dovrebbe arrivare agli spettatori di tutto il mondo dal 4 novembre del 2022.

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Cinema

Matthew McConaughey rivela di essere stato vittima di abusi

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L’attore Matthew McConaughey affida al suo libro «Greenlights» il racconto di alcune drammatiche esperienze passate che fino a questo momento non aveva rivelato. “A 18 anni fui molestato da un uomo mentre avevo perso i sensi nel retro di un furgone”, racconta l’attore tra le pagine del libro autobiografico.

Le rivelazioni di McConaughey

L’attore premio Oscar grazie alla sua interpretazione in Dallas Buyers Club ha scritto di non essersi “mai sentito una vittima”, ma anzi di “aver avuto molte prove che il mondo stesse cospirando per rendermi felice”. L’attore racconta anche di un altro episodio di cui fu vittima da ragazzo: “Fui ricattato per fare sesso per la prima volta a 15 anni. Ero certo che sarei andato all’inferno per questo rapporto prematrimoniale. Oggi spero davvero che non sia così”.

Il rapporto con il padre

Tutto il suo vissuto doloroso è stato raccontato nelle pagine di «Greenlights», libro in cui McConaughey, oggi sposato con la modella Camila Alves, da cui ha avuto tre figli, racconta anche del matrimonio burrascoso fra i genitori e del difficile rapporto con il padre James. L’attore definisce la figura paterna “burbera e rigida, ma mi ha insegnato come essere un uomo”. Dal 2016 Matthew McConaughey è uno dei sostenitori del programma contro gli abusi sessuali messo in piedi dall’Università del Texas. 

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Rebecca | la recensione del remake Netflix con Lily James

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Rebecca – La prima moglieè stato il solo film del leggendario Alfred Hitchcock a vincere un Oscar per il Miglior film (un dato incredibile se si considera la lunghissima filmografia del cineasta britannico). Il capolavoro hitchcockiano fu ispirato dal celebre classico della letteratura scritto da Daphne du Maurier nel 1938. Nel corso degli anni quella storia ha subito diversi adattamenti: uno radiofonico a cura di Orson Welles, film e miniserie televisive (con interpreti del calibro di James Mason, Jeremy Brett, Charles Dance e Diana Rigg). Degli oltre 15 romanzi che la scrittrice ha prodotto nei suoi 40 anni di carriera, nessuno è stati più amato di Rebecca, la prima moglie.

Adesso tocca a Ben Wheatley, enfant terrible del cinema indipendente a cui si devono film come Kill List e A Field in England, mettere mano a quel racconto. 

Rebecca | il remake di Ben Wheatley

Se gli appassionati della filmografia di Wheatley faticheranno a riconoscere la sua mano, le sue trovate visive (ad esclusione di qualche digressione onirica francamente evitabile) e la sua voglia di scardinare i meccanismi che governano il cinema di genere, è facile capire cosa abbia spinto il regista britannico ad accettare di dirigere la sceneggiatura scritta a sei mani da Jane Goldman, Joe Shrapnel e Anna Waterhouse. Scegliendo di non fare un remake del precedente adattamento hitchcockiano, ma rimanendo invece fedele al romanzo originale, Wheatley “inganna” il suo pubblico proponendo un film dalla risoluzione della vicenda solo apparentemente più lieta, ma invece caratterizzata da un profondo pessimismo.

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Il personaggio di Maxim (interpretato da Armie Hammer) è infatti un altolocato “white man”, manipolatore e abituato a non pagare mai per i propri misfatti. Nonostante quindi lo sguardo decisamente più benevolo riservato al personaggio femminile di Lily James, le sue scelte sembrano sempre il frutto dell’influenza negativa esercitata da Maxim (le cui parole vengono qui messe costantemente in discussione, a differenza di molti adattamenti precedenti).

Un film diviso in due

Il film è rigidamente diviso in due sezioni: la prima, ambientata a Monte Carlo, costruita come un melodramma in costume, la seconda, che si svolge nella tenuta della Cornovaglia di Manderley, che guarda invece al thriller gotico. Wheatley sceglie quindi di adottare un approccio diverso per ciascuna delle due sezioni. Se le scene in Francia sono presentate con colori vivaci e uno sfondo lussureggiante, quelle inglesi sono più cupe e orrorifiche (atmosfere rispetto alle quali il regista si sente chiaramente più a suo agio). 

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Cambiare il senso del racconto

Come già aveva fatto Sofia Coppola con il suo adattamento del romanzo A Painted Devil del 1966, costruendo un period drama in costume impeccabile ed inserendo solo alla fine l’inquadratura in grado di cambiare completamente il senso del racconto rispetto al precedente adattamento cinematografico (La notte brava del soldato Jonathan del 1971 diretto da Don Siegel), così Wheatley trova proprio nel finale la chiave di lettura per attualizzare il romanzo di Daphne du Maurier. E lo fa rendendo evidente allo spettatore la natura fasulla di una serenità che non è tale.

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