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Musica

Peter Pan, il commovente video tributo alla canzone di Ultimo

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Dall’11 Marzo è disponibile su YouTube il video tributo alla canzone Peter Pan (Vuoi volare con me?) del cantautore romano Ultimo, con protagonista l’attrice e ballerina 24enne Maria Laura Moraci. Potete vederlo qui sotto.

Il brano è tratto dall’album “Peter Pan” che, a un anno dalla sua uscita, come riportato dalla FIMI, è stato primo in classifica come album più venduto in Italia. “Il video tributo mostra il desiderio di rimanere bambini e non crescere mai come Peter Pan, vivendo senza conoscere problemi, malignità e soprattutto le ingiustizie” dice l’attrice che interpreta la protagonista. Il suo personaggio, infatti, ripensa a come da piccola i giocattoli la facessero sentire al sicuro, in particolare durante i litigi dei suoi genitori. Alla visione del video, colpiscono l’intensità del cast e le coreografie di David Coni, Diletta Brancatelli Maria Laura Moraci.

E riflettiamo su quanto la vita possa esser ingiusta, poiché il personaggio di Moraci, come un giocattolo rotto viene gettato via dalla madre, la stessa con cui aveva un bellissimo rapporto e che veniva trattata dal marito a sua volta come un giocattolo. Ci son molti significati come l’incomunicabilità tra genitori e figli e una madre che non sente ragioni e accusa la figlia, senza permetterle neanche di spiegare. A colpire è la mancanza di dialogo che crea i conflitti maggiori, perchè anche se la figlia fosse stata realmente “colpevole” di ciò di cui la madre la accusa, è comunque sbagliato e ingiusto cancellare una figlia dalla propria vita, dimenticandosi del passato. Nel caso del video tributo, il fatto che la protagonista sia tra l’altro innocente, avendo scelto di rifiutare la droga rende tutto ancora più triste e ingiusto, ma terribilmente reale. Nel finale lei è nello specchio in mille pezzi, rotta come quel giocattolo che aveva gettato da piccola, e poi si spenge in mezzo ai ballerini-giocattoli, divenuta lei stessa un oggetto che, perso il suo nido, non volerà più da nessun’altra parte. Non è il caso invece di Moraci e Ultimo, due giovani promettenti rispettivamente nel cinema e nella musica che invece volano sempre più in alto. Moraci, di recente anche regista di opere di denuncia sociale, continua a girare nei festival di tutto il mondo con Eyes,il corto contro l’indifferenza, che ha scritto e diretto e che ha dedicato a Niccolò Ciatti.

Eyesda Aprile 2018 ha avuto più di 50 selezioni nei festival e ha vinto 21 premi; vanta inoltre la fotografia e la color di due grandi maestri: Daniele Ciprì e Andrea Baracca(Red). Ultimocontinua invece a conquistare il pubblico con l’uscita del suo ultimo disco “Colpa delle favole” che uscirà il 5 Aprile per Honiro Label. La pubblicazione dell’album sarà seguita dal tour nei palasport – già tutto sold out – e dal concerto-evento “La Favola” che ha già venduto oltre 50.000 biglietti e che si terrà il 4 luglio allo Stadio Olimpico di Roma, dove Ultimo sarà il più giovane artista italiano a esibirsi in uno stadio.

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Cinema

Movie Score: Cruising, la colonna sonora “punk” del controverso film di William Friedkin

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Cruising

A distanza di 30 anni dall’uscita di Cruising, il controverso film di William Friedkin con Al Pacino, accusato all’epoca di veicolare un messaggio omofobo e boicottato dagli attivisti per i diritti degli omosessuali in America, torna a far parlare di sé. È in arrivo infatti, grazie alla Waxworks, una riedizione in vinile della colonna sonora composta (e colpevolmente dimenticata) per il film da Jack Nitzsche, che già nel 1973 aveva collaborato con il regista statunitense per L’esorcista. Nei decenni successivi al 1980, come spesso avviene, il lavoro di Friedkin è stato ampiamente rivalutato dalla critica e dal pubblico, diventando un piccolo cult soprattutto tra i dj della nuova scena techno newyorkese, che hanno ereditato l’elettricità di quella “night life” descritta da Friedkin. Nel 2014, James Franco e Travis Mathews hanno persino realizzato un film (Interior. Leather Bar.) sul tentativo di due registi di recuperare quei 40 minuti di pellicola tagliati dalla produzione per evitare che il film venisse sottoposto al “rating X”. Materiale che lo stesso Friedkin ha descritto come “pura pornografia”. Sapeva già che la maggior parte di quel girato sarebbe stata cestinata e, quando nel 2007 si trovò a dover raccogliere materiale inedito per il dvd del film, decise di non recuperare comunque quei 40 minuti.

Friedkin e Nitzsche scelsero gli artisti da includere nella colonna sonora del film girovagando per quelli che allora erano alcuni fra i club più movimentati di Los Angeles: il Madame Wong’s West, il Troubadour, il Whiskey. I due non volevano però utilizzare la musica da discoteca che andava di moda in quel periodo (Donna Summer e Giorgio Moroder), perché incapace di catturare realmente le atmosfere del film. Perciò optarono per una colonna sonora “punk”, non curandosi della “fedeltà” musicale e ignorando i brani che realmente passavano con più frequenza in quel tipo di locali. Il regista e il compositore cominciarono quindi ad incontrare personalmente tutti i personaggi provenienti da quell’ambiente underground: Darby Crash dei Germs, deceduto all’età di 22 anni per overdose di eroina, ma anche Madelynn Von Ritz, che Friedkin conosceva già come parrucchiera di Cher e di altre stelle della musica, ma che Nitzsche volle contattare per il suo timbro di voce inusuale (è lei la voce di “When I Close My Eyes I See Blood”). 

Ma la colonna sonora di Cruising, nelle scene che si svolgono al di fuori dei club, pesca a piene mani anche dal catalogo ECM di quegli anni, con artisti “modern jazz” come Ralph Towner, Barre Phillips, Egberto Gismonti. È quindi una colonna sonora estremamente interessante come testimonianza storica di un periodo musicale brevissimo eppure significativo (molti dei gruppi inclusi nella stessa, non sono durati molto a lungo dopo la conclusione del progetto), ma anche come corpo musicale a sé, nel quale jazz e funk dialogano con l’avanguardia jazz creando tensioni palpabili e inaspettate convergenze. Il cinema di William Friedkin ha come propria fonte di ispirazione primaria la musica di Phil Spector, compositore che per anni è stato il collaboratore di Sonny Bono, uno degli amici più stretti del regista durante il suo periodo californiano. “Ho imparato moltissimo dall’ascolto di Bono e Spector”, ha affermato Friedkin. “Entrambi avevano un orecchio particolarmente sviluppato ed erano in grado di comporre i loro brani prima ancora che il testo delle canzoni venisse definito. Questa lavorazione per strati mi ha molto aiutato nello sviluppare film prima ancora di avere una sceneggiatura tra le mani”.

Quella di Cruising è una “leather music” che riesce quasi a trasmettere la consistenza e la texture degli abiti di pelle che indossavano i musicisti che la suonavano. La riedizione di questa colonna sonora permette di tracciare una parabola alternativa del movimento punk di quegli anni e offre la possibilità di ascoltare la registrazione (fino ad oggi inedita) effettuata dai Germs nella sua interezza. I cinque brani registrati per il film potrebbero costituire a tutti gli effetti quel secondo album mai realizzato dalla band.

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Cinema

Movie Score, addio a Scott Walker: genio musicale e raffinato cinefilo

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Scott Walker

“A kind gentle outsider”. È con queste parole che Thom Yorke ricorda oggi Scott Walker, inafferrabile e multiforme genio della musica scomparso all’età di 76 anni. Dagli esordi americani del “bubblegum pop”, passando per il successo commerciale dei primi anni ’60 con i suoi The Walker Brothers e poi per la storica quadrilogia da solista Scott 1-4, Walker ha attraversato tantissime fasi diverse nel corso della sua carriera, approdando all’avanguardia nel 1995 con il seminale Tilt (in cui spicca persino un brano dedicato a Pier Paolo Pasolini e alla sua poesia Uno dei tanti epiloghi) a cui sono seguiti The Drift nel 2006 e Bish Bosch nel 2012. Tre album “monolitici” nella cui orbita musicale sono ruotati negli ultimi anni una lunga serie di lavori “satellite”, tra cui l’album “sismico” realizzato in collaborazione con i Sunn O))), allo stesso tempo terribile e giocoso. Gli ultimi album di Scott Walker sono infatti spesso insostenibili nei suoni e nel contenuto, ma rivelano la loro ironia solo attraverso successivi ascolti, quando si è finalmente in grado di “sopportare” l’atmosfera opprimente che li caratterizza. Non a caso lo stesso Walker paragonò il suo Bisch Bosch al debutto cinematografico di David Lynch, Eraserhead: un film che “un giorno può sembrare soffocante e il giorno successivo estremamente ridicolo”.

Walker firmò la sua prima colonna sonora per il cinema nel 1999, quando decise di proseguire la sperimentazione cominciata con Tilt attraverso il cinema frammentato e frammentario di Leos Carax. Pola X, basato sul romanzo Pierre di Herman Melville, metteva in scena una relazione incestuosa tra un giovane scrittore e una sorella che si credeva ormai perduta. La colonna sonora, in gran parte eseguita dalla Filarmonica di Parigi diretta da Brian Gascoigne, tastierista e storico collaboratore di Walker, raccoglieva diversi campionamenti di dialoghi ed effetti sonori (o persino di vecchi brani dello stesso musicista, come alcuni secondi di The Cockfighter nella opening track) e si componeva di brevi partiture per strumenti a corda che suonavano come presagi funesti. Una peculiarità, quella di anticipare con la musica ciò che sarà poi svelato attraverso le immagini, che lo accompagnerà fino ai suoi lavori più recenti per il giovane regista Brady Corbet. Sia in The Childhood of a Leader che in Vox Lux, infatti, gli arrangiamenti per archi scritti da Walker sembrano indicare un senso di angoscia che le immagini inizialmente non suggeriscono, come se la musica avesse il ruolo di precedere un orrore che si rivelerà solo successivamente nel corso del film. Nel cinema di Corbet l’infanzia è la culla in cui i personaggi covano le deviazioni e le anomalie peggiori, quelle che poi li accompagneranno da grandi e che la colonna sonora di Walker cerca di far emergere prima della loro plastica manifestazione su schermo. Il musicista e compositore americano aveva quindi trovato nel lavoro cinematografico di Corbet un nuovo mezzo utile a veicolare la sua musica “dolorosa” e costantemente “in divenire”, che non vuole solo esprimere sofferenza e inquietudine, ma trasmetterla. “If it doesn’t hurt then it isn’t worth realising” era il pensiero di Scott Walker (sintetizzato dalle parole del suo amico e collega Brian Eno).

The Childhood of a Leader e Vox Lux

La carriera di Corbet si lega fin dagli inizi al nome di Michael Haneke, il maestro austriaco a cui si deve un film come Caché, in grado di usare una minuscola vicenda famigliare per indagare ciò che rimaneva del colonialismo francese in Africa. Così anche il cinema del suo “allievo” cerca sempre di inserire delle vicende personali in un quadro generale, che è quello del periodo storico in cui i personaggi vivono e crescono. The Childhood of a Leader storicizzava la “disattenzione” di una coppia di genitori verso il proprio figlio, riconducendola in un rapporto causale alla nascita del nazismo, riflettendo sulle conseguenze di quella “pace cartaginese” imposta alla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale con il Trattato di Versailles attraverso una questione squisitamente privata. Così il successivo (e ancora inedito in Italia) Vox Lux narra invece di una cantante che diventa famosa in seguito ad una tragedia dalla quale riesce miracolosamente a salvarsi (e sulla quale comincerà cinicamente a lucrare per guadagnare soldi attraverso il pietismo) e la cui musica viene utilizzata come simbolo della violenza stragista e terroristica del ventunesimo secolo. La diva interpretata da Natalie Portman decide di condividere pubblicamente un dramma individuale per sfondare nel mondo della musica, rappresentato da un’industria discografica per cui anche i sogni (fra le cose più intime e personali a cui si potrebbe pensare) devono essere destinati alla commercializzazione, trasformati in videoclip da sfruttare per vendere il proprio prodotto. Walker nella colonna sonora del film dialoga con i brani originali composti da Sia: canzonette né belle, né tantomeno orecchiabili, ma funzionali alla narrazione nella loro ruffianeria e nella loro forza di seduzione, espressione di una musica da utilizzare come mezzo di prevaricazione sugli altri. Lo stesso Walker, in alcune delle sue ultime interviste, ha spesso “rinnegato” gli anni dei suoi maggiori successi commerciali, in cui la percezione che il pubblico aveva di lui era “falsata” da esterne necessità di marketing.

Se Pola X era una “estensione” del precedente album Tilt, così le colonne sonore di The Childhood of a Leader e di Vox Lux sono il proseguimento dell’esperienza di Bisch Bosch, durante la quale Walker aveva sviluppato una tecnica di composizione in grado di rendere ogni brano uno spazio tridimensionale pensato per essere occupato dall’ascoltatore per un determinato periodo di tempo. Così la narrazione dei film di Corbet viene sintetizzata in rapidi movimenti alla Bernard Herrmann che assomigliano a coltellate nel mezzo filmico, pugnalate in grado di trapassarlo per mostrare allo spettatore cosa si nasconde al suo interno. Brevissimi frammenti ed impercettibili indizi sonori che formano un’unità musicale attraverso la loro accumulazione, come già sperimentato nella composizione del 2007 dal titolo And Who Shall Go To The Ball? And What Shall Go To Bell?, scritta per una performance di danza contemporanea “eseguibile” anche da ballerini disabili, i cui movimenti, per ovvie ragioni, non sono sempre fluidi come quelli degli altri danzatori.

Scott Walker “the moviegoer, raffinato cinefilo

Ben prima di comporre la sua prima “soundtrack” per il cinema, Walker aveva alle spalle una lunga serie di contributi musicali in colonne sonore per il grande schermo, in particolare The Rope and the Colt del 1969 per Une corde, un colt di Robert Hossein, I Still See You del 1971 per The Go-Between di Joseph Losey, Man da Reno del 1993 per Toxic Affair di Philomène Esposito e persino il brano Only Myself to Blame del 1993 per la colonna sonora di The World Is Not Enough, diciannovesimo film della saga cinematografica di James Bond (senza dimenticare il suo “cameo” all’interno della colonna sonora composta da Nick Cave per il film To Have And To Hold di John Hillcoat). Per questo il suo lavoro come compositore di colonne sonore, cominciato solo nel 1999, appare quasi come una “restituzione” ad un mondo, quello del cinema, che tanto lo aveva influenzato, specialmente durante il suo periodo solista tra la metà degli anni ’60 e la fine dei ’70. I temi musicali di Nino Rota, di Ennio Morricone (specialmente la sua composizione per il film Sacco e Vanzetti) e di Michel Legrand furono componente essenziale di quell’amnios da cui la musica di Scott Walker cominciò a prendere forma.

Nel 2012 il servizio di streaming Curzon On Demand chiese a Scott Walker di selezionare dieci film da proporre agli abbonati della piattaforma online. La lista, particolarmente variegata, comprendeva: The Travelling Players di Theo Angelopoulos (per i “ricordi affettuosi” che suscitava in lui), Le Quattro Volte di Michelangelo Frammartino (“la sua visione è come un incantesimo”), The Story of the Last Chrysanthemum e Utamaro and His Five Women di Kenji Mizoguchi (“uno dei più grandi film pre-bellici e la meravigliosa storia di un fluttuante mondo d’artista”), La Cérémonie di Claude Chabrol (“l’ultimo film realmente marxista”), Match Factory Girl e Tatjana di Aki Kaurismaki (“il primo è come un film di Bresson, ma in cui si ride, il secondo è imprescindibile per tutte le persone dipendenti dalla caffeina”), Il Divo di Paolo Sorrentino (“quello che il grande cinema dovrebbe fare sempre”), The Turin Horse di Béla Tarr (“bellissimo e libero addio cinematografico”) e infine The White Ribbon di Michael Haneke, il film che ha influenzato (insieme al Moloch di Sokurov) l’opera prima del già citato Brady Corbet. Dieci film che, oggi più che mai, varrebbe la pena rivedere per ricordare quello che è stato un genio della musica, ma anche un colto e raffinato cinefilo.

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CineBizarre

Bohemian Rhapsody dietro le quinte: il libro fotografico ufficiale del film

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Il libro ufficiale dell’epico film Bohemian Rhapsody della Twentieth Century Fox, racconta l’affascinante viaggio di Freddie Mercury e dei Queen attraverso il film e contiene centinaia di scatti fotografici sul set e dietro le quinte, che ritraggono i membri della band e del loro entourage, tra cui Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor, John Deacon, Jim Beach, Paul Prenter, Mary Austin, John Reid e altri ancora. Questi incredibili personaggi sono riprodotti nei minimi dettagli per il grande schermo. La nostra redattrice Letizia Rogolino vi mostra il libro e vi offre qualche dettaglio in più nel video qui sotto.

L’autore Owen Williams illustra come la storia, gli eventi, i materiali di scena e i costumi sono stati sviluppati per questo film eccezionale, facendo di questo libro una bellissima testimonianza dell’indimenticabile esperienza cinematografica che è Bohemian Rhapsody. Una lettura avvincente e significativa, un imperdibile souvenir per i fan dei Queen, la loro musica e gli spettatori che hanno condiviso l’esperienza cinematografica indimenticabile che è Bohemian Rhapsody. Il film è stato il più visto in Italia nel 2018 e si è aggiudicato due statuette ai Golden Globes 2019, quella di miglior film drammatico e miglior attore in un film drammatico a Rami Malek. Il film ha ottenuto anche 7 candidature e vinto 2 BAFTA.

Agli Oscar 2019 Bohemian Rhapsody vince quattro statuette: miglior attore protagonista a Rami Malek, miglior montaggio, miglior montaggio sonoro e miglior sonoro. Per acquistare una copia di questo libro basta cliccare qui.bohemian rhapsody libro

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