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Interviste

Ron Howard, Chris Hemsworth e Daniel Bruhl a Roma per presentare Rush

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Abbiamo seguito la conferenza stampa del nuovo brillante film di Ron Howard: Rush. Scritto da Peter Morgan e interpretato da Chris Hemsworth, Daniel Bruhl, Olivia Wilde, Alexandra Maria Lara e Pierfrancesco Favino Rush racconta gli anni d’oro della Formula 1, dominati dal sensuale e impulsivo James Hunt (Chris Hemsworth) e dal metodico e geniale Niki Lauda (Daniel Bruhl), due dei rivali più celebri che il mondo sportivo abbia mai conosciuto. Potete trovare qui sotto le domande poste dalla stampa italiana al regista Ron Howard e agli interpreti Chris Hemsworth, Daniel Bruhl, Alexandra Maria Lara e Pierfrancesco Favino:

Per quale motivo troviamo sempre nei suoi film un contrasto tra due personaggi?

Ron Howard: Adoro raccontare storie relative a personaggi posti in situazioni insolite, estreme. Per questo tendo sempre a scegliere questo tipo di storie. Perché il pubblico si ritrova in esse.

Nel film troviamo il tema della morte. Quale è il suo rapporto con essa?

Ron Howard: Relazionarsi con la morte è tipico di ogni essere umano, è uno dei misteri della vita, un qualcosa che mi ha sempre affascinato. Qualsiasi pilota, specialmente quelli degli anni ’70, ha dovuto fare i conti la morte. In questo senso tra i primi a preoccuparsi dei rischi della Formula 1 fu proprio Lauda.

Daniel Bruhl: Rispetto ad un personaggio rock’n roll come Hunt Lauda era sicuramente più calcolatore, più simile ai piloti di oggi. Lauda sapeva che correndo con le macchine metteva a repentaglio la sua vita ma trovava sempre più importanti altre cose, come il rapporto con la moglie e la sua incolumità. Grazie a Lauda la Formula 1 ha evitato moltissimi incidenti mortali.

chrisChris Hemsworth: Diversamente da Lauda che era molto calcolatore Hunt era istintivo, faceva sempre quello che voleva, si spingeva agli estremi. Questi piloti degli anni ’70 mettevano veramente a repentaglio la loro vita e avevano bisogno di sfoghi. Interpretare un personaggio come Hunt mi ha fatto apprezzare ancora di più l’importanza di vivere il momento presente.

Come è nato il suo coinvolgimento in Rush?

Alexandra Maria Lara: La prima volta che ho parlato con Ron Howard è stato su Skype in una situazione a dir poco insolita. Stavo cucinando con mio marito e ad un certo punto ha squillato Skype. Non sapevo neanche se rispondere o no. Ero tesissima. Ci tenevo tantissimo a prendere parte a questo film.

Come è stato lavorare alla sceneggiatura di Rush?

Ron Howard: Io e Peter Morgan abbiamo lavorato passo passo alternando le prove con il cast a continue modifiche allo script. Peter è una persona molto aperta e disponibile, ha sempre grandi idee, è eccezionale collaborare con lui.

Ha dovuto fare ricerche sul mondo della Formula 1?

Chris Hemsworth: Non ero fan di questo sport e non ho mai seguito la Formula 1. Anche oggi le mie conoscenze rimangono limitate. Ma grazie a Rush ho avuto modo di conoscere e rispettare questo sport.

Cosa pensa del suo personaggio?

Pierfrancesco Favino: Clay Regazzoni era un pilota molto simile ad Hunt, poco disciplinato. Era un uomo molto simpatico e affascinante e inoltre aveva una generosità unica.

Rush uscirà in tutte le sale italiane il 19 settembre 2013.

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Classe 1988, nato con l'idea del cinema come momento magico, cresciuto con la prassi di vedere (almeno) un film a sera, abituato a digerire qualsiasi tipo di opera (commedia, splatter, dramma, horror) sin dai primissimi anni di età, propenso a scavare nei meandri più nascosti per trovare sconosciute opere horror da torcersi le budella... appassionato, commerciale, anti-commerciale, romantico, seriofilo, burtoniano...disponibile davanti e dietro le quinte e disposto per tutti voi ad intervistare le più grandi celebrità italiane e internazionali... questo è Carlo Andriani ovvero: IO.

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Cinema

Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio, le video interviste al regista e all’eroe Oberai

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Il film Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio  uscito nelle sale il 30 aprile 2019, distribuito da ITALIAN INTERNATIONAL FILM – società controllata da Lucisano Media Group – e M2 Pictures il thriller drammatico Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio, diretto da Anthony Maras e interpretato da Dev Patel, attore inglese già nominato ai Premi Oscar per Lion, Armie Hammer (Chiamami col tuo nome; Mine), Jason Isaacs (saga di Harry Potter) e Nazanin Boniadi (Counterpart; Homeland).

Il film ricostruisce gli attacchi terroristici che hanno scosso Mumbai nel 2008, gettando nel caos la città più popolosa dell’India. Oltre a luoghi di ritrovo e alle stazioni, i terroristi hanno colpito anche il leggendario Taj Mahal Palace Hotel, preso di mira in quanto simbolo del progresso e dell’apertura dell’India moderna. In occasione dell’uscita nei cinema italiani, sono state rilasciate due interviste esclusive al regista Anthony Maras e allo chef Hemant Oberai, l’eroe degli attacchi terroristici del 2008. Per poter ascoltare i racconti di questi due uomini strettamente legati a questa pellicola emozionante e da vedere tutta d’un fiato, cliccate play.

Leggi anche: Chi è Armie Hammer, il nuovo sex symbol di Hollywood?

La prima clip riguarda l’intervista allo chef Oberai.

La seconda clip invece è l’intervista al regista Maras:

Nel novembre del 2008 un gruppo di terroristi mette in atto una serie di devastanti attentati in tutta Mumbai. Per tre giorni gli attentatori assediano anche il Taj Mahal Palace Hotel tenendo in ostaggio oltre 500 persone tra ospiti e dipendenti. Mentre il mondo è testimone impotente dell’attacco attraverso i media, il rinomato chef dell’hotel e un umile cameriere rischiano la vita per portare in salvo gli ospiti della struttura, una giovane coppia tenta disperatamente di proteggere il proprio bambino, mentre un freddo miliardario sembra essere interessato solo a salvare se stesso.

Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio è un thriller avvincente e pieno di suspense basato su storie vere di umanità, eroismo e sopravvivenza, che porta il pubblico nel cuore degli eventi. Storie di persone comuni e di ogni estrazione sociale, che hanno trovato il coraggio di far prevalere la propria umanità sulla violenza.

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Cinema

Green Book, la conferenza stampa

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Green Book è un film che fa bene al cuore. L’amicizia nata nel 1962 tra un uomo di colore e un uomo bianco, sono al centro del film diretto da Peter Farrelly, con Viggo Mortensen e Mahershala Ali. In questi 130 minuti dove a regnare sono le tante risate e i momenti di riflessione, i due protagonisti dimostrano che il sentimento come l’amicizia, non si ferma davanti a differenze di sesso e di razza. Durante la conferenza stampa, l’attore Viggo Mortensen ha stupito l’intera platea ascoltando le domande dei giornalisti in Sala Petrassi totalmente privo di cuffiette per le traduzioni, e risposto in maniera esaustiva alle domande con un italiano a tratti maccheronico.

Questo film è tratto da una storia vera. Come hai reso tuo questo personaggio?

Quando ho letto la sceneggiatura ho capito subito che era tra le più complete che avessi mai ricevuto. Ho trovato una storia vera basata su eventi veri, che fanno ridere e piangere. Io non sono italiano ma ho lavorato con attori italo-americani davvero bravi. L’importante era non farne una caricatura. Mi ha aiutato molto avere a che fare con la famiglia Vallelunga. È stato un film davvero importante. Green Book non ti dice cosa fare, cosa pensare, cosa dire o pensare. È un viaggio che ti fa ridere, piangere e riflettere allo stesso tempo. È una storia del passato che fa riflettere sul presente.

Per la prima volta dirigerai un film. Che tipo di regista sei?

Nella mia carriera ho trovato dei grandissimi registi. Tutti hanno delle tecniche di regia diverse, ma l’importante è fare lavoro di squadra. Non voglio fingere di fare tutto, ma voglio fare questo film ed ho bisogno dell’aiuto di tutta la squadra. Infatti ho detto al mio staff che se hanno idee per il film, devono parlarmene, senza avere paura di farlo. Potrebbe sembrare una storia noiosa il viaggio di due persone in una macchina, ma con il lavoro di squadra si è trasformato in qualcosa di formidabile.

Questo è un film importante, soprattutto per gli ultimi tempi. Cosa ne pensi?

Onestamente questo film non è importante solo per questi tempi. Storie come questa, aiutano ad essere meno ignoranti. Non è un problema che riguarda solo l’Italia o l’America ma tutto il resto del mondo. La cosa peggiore è che ci sono leader politici che dovrebbero essere informati ma in realtà, spesso sono quelli più ignoranti o a volte fingono di esserlo per restare al potere. Per questo ci si chiede: ma cosa votiamo a fare, se non abbiamo voce in capitolo per cambiare le cose? Basta poco anche uno “scusa” per avere un po’ di umanità verso il prossimo. Questa è una storia che ti invita a riflettere ed è un esempio per i giovani.

Per interpretere Tony Lip hai dovuto ingrassare e parlare italiano. Che tipo di preparazione hai effettuato?

Ho preso 20kg per questo ruolo. È stato più facile ingrassare che dimagrire, in questo anno, soprattutto per la mia età. Per quanto riguarda l’italiano, è una lingua che conosco e quando sul copione era scritto di parlarci, improvvisavo. Stando a contatto con la famiglia Vallelonga ho scoperto un mix tra italiano e dialetto calabrese. D’altronde si capisce che la famiglia appartiene al sud Italia. Divertente è stato l’aneddoto al ristorante della famiglia di Tony Lip, dove il figlio del protagonista ha iniziato a portarmi portate diverse, come quattro piatti di pasta che ho dovuto mangiare per non offenderli, entrando nel mood della tipica famiglia italiana. Il cibo mi ha schiacciato, ma per me è stata una sfida. Ho anche fatto delle ricerche sulla loro famiglia.

Visto che conosci l’italiano, ti piacerebbe lavorare con un regista italiano?

Sarebbe una bella sfida. Ho fatto una volta un film con un regista francese pur non conoscendo approfonditamente la lingua. Conosco anche l’arabo. Il cinema italiano ha ottimi registi. Da quando sono qui ho conosciuto solo Tornatore, ma nonostante questo, non mi sento di fare un nome con la quale lavorare. Vedremo…

 

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Cinema

RomaFF13, Sigourney Weaver: “Per un regista io non sono una scelta logica, ma un’intuizione”

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Sigourney Weaver

Sigourney Weaver è ospite alla 13° edizione della Festa del Cinema di Roma per ricordare alcuni dei suoi successi sul grande schermo, da Ghostbusters al cult di fantascienza Alien, che hanno plasmato la sua carriera di attrice all’insegna della versatilità. Prima di essere protagonista di un Incontro Ravvicinato con il Direttore artistico Antonio Monda, la star di Hollywood ha incontrato la stampa. “La cosa interessante per me è sempre la storia. Ghostbusters è stata una fantasia sui fantasmi e poi tutto si è spostato verso la fantascienza, un genere sofisticato adesso che affronta alcune grandi domande sull’esistenza (chi siamo?, dove andiamo?, cosa succede al nostro pianeta?) In America abbiamo grandi scrittori di fantascienza” ha affermato, continuando poi a condividere la sue esperienza dentro e fuori dal set sorridente e disponibile.

I suoi genitori sono entrambi attori. Ha imparato qualche lezione importante da loro?

Ho ammirato molto entrambi. Mio padre mi ha fatto innamorare di questo mondo e di questa arte. Faceva soprattutto programmi televisivi e quando tornava la sera a casa si capiva che si era divertito. Per questo mi ha fatto sviluppare una inclinazione verso questo mondo. Mia madre invece non parlava mai della sua carriera che ha dovuto abbandonare quando ha sposato mio padre. Non l’ha mai superata, e mi diceva sempre che è un mondo corrotto e di starne lontana, perché tutti volevano solo portarti a letto e approfittarsi di te.

Agganciandoci al consiglio di sua madre, cosa ne pensa del recente scandalo molestie con Harvey Weinstein e tutto quello che ne è derivato? E crede che per le donne qualcosa sta cambiando nell’industria cinematografica?

Era ora direi. E’ stato un passo fondamentale nella lotta per la qualità sul posto di lavoro. Queste donne coraggiose che hanno parlato hanno iniziato una rivoluzione, però l’industria che io conosco, delle troupe, dei registi, volevano che le cose cambiassero da molto tempo e che il cinema fosse più aperto alle donne. Credo che ci sia ancora molto da fare, ma siamo sulla strada giusta per un cambiamento, la parità e l’uguaglianza.

Il regista migliore con cui ha lavorato? 

Ho lavorato con registi molto diversi, ma tutti meravigliosi. James Cameron ha intuito in modo sottile come potevo lavorare, mentre ad Ang Lee, mentre giravamo Tempesta di Ghiaccio, bastava uno sguardo per capire cosa dovevo o non dovevo fare.

Conosce il cinema italiano?

Ho incontrato Luca Guadagnino e mi ha chiesto di essere in un paio di suoi film, ma uno poi non lo ha mai girato e un altro io non l’ho potuto fare. Però tutti sappiamo l’importanza del cinema italiano. In particolare ho visto e amato Roma di Fellini. 

Come ha vissuto l’esperienza di Alien? Si immaginava il successo che è arrivato dopo aver fatto quel film?

Ridley Scott aveva fatto I Duellanti e questo era il suo secondo film. C’era molta improvvisazione sul set e, venendo dal teatro questo un po’ mi spaventava, ma in fondo adoro farmi trasportare un po’ da tutte le parti quando faccio il mio lavoro. Alien è stata una grande sfida e poi sono passati due anni per fare un altro film. Lo ricordo come un film fantastico e innovatore semanticamente, ne sono molto orgogliosa. 

Non le hanno mai proposto il ruolo di una fidanzata o una moglie?

Quando parlavo con i produttori si volevano subito sedere perchè ero troppo alta. Appena mi vedevano non riuscivano a considerarmi una potenziale fidanzata di qualcuno perchè li mettevo in soggezione per la mia fisicità. Un anno vissuto pericolosamente forse è stato l’unico ruolo di quel tipo. Ma nella mia carriera sono stata ingaggiata da registi molto fantasiosi, perché la mia scelta non era mai logica ma solo l’intuizione di qualcuno.

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