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Scary Stories to tell in the Dark, Guillermo Del Toro scrive e produce il film

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Il premio Oscar Guillermo Del Toro ha deciso di scrivere e produrre Scary Stories to Tell in the Dark, basato sulla serie di libri di Alvin Schwartz, per CBS Films e Entertainment One. Il film sarà diretto da André Øvredal (L’autopsia di Jane Doe, Trollhunter) ed è co-scritto da Daniel e Kevin Hageman.

Scary Stories to Tell in the Dark: trama

Scary Stories to Tell in the Dark segue un gruppo di giovani adolescenti che devono risolvere il mistero che circonda le morti improvvise e macabre nella loro piccola città. Steve Bertram, presidente di eOne, televisione e digitale, ha detto che il film è un “viaggio divertente e freddo che farà sicuramente salta sulla sedia il pubblico di tutto il mondo”.

Entertainment One distribuirà il progetto in Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Germania, Benelux, Spagna, Austria e Svizzera. CBS Films distribuirà la funzione negli Stati Uniti tramite Lionsgate. Saranno anche Sean Daniel, Elizabeth Grave, Jason F. Brown e J. Miles Dale. Le riprese dovrebbero iniziare  questa estate a Toronto.

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Cinema

10 film del 2018 di cui potevamo fare a meno

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i peggiori film del 2018

Quando si avvicina la fine dell’anno molti magazine online di cinema e intrattenimento cominciano a proporre varie classifiche dei migliori film che ci hanno regalato emozioni e si sono distinti per una regia attenta, una sceneggiatura originale o per un cast particolarmente brillante e talentuoso. NewsCinema vuole andare un po’ controcorrente, ricordando quei film del 2018 di cui potevamo fare a meno e che non hanno convinto molto né il pubblico né la critica.

Il Giustiziere della Notte – Eli Roth

L’idea era buona: affidare l’adattamento del libro firmato da Brian Garfield a un cineasta non accusabile di simpatie repubblicane (Eli Roth) per recuperare il senso originale di un’opera che, agli inizi, aveva suscitato l’interesse persino di Sidney Lumet e che poi è finita nelle mani di Michael Winner (lo stesso di Io sono la Legge). Winner riuscì infatti a creare un piccolo cult cinematografico, stravolgendo però il materiale di partenza. Il nuovo remake con Bruce Willis sceglie la strada più banale, cioè quella di narrare una storia molto più chiusa e autoreferenziale di quanto non lo fosse quella originale, che prende il via dalla sete di vendetta di un padre di famiglia che vuole trovare (ed uccidere) le persone che hanno fatto del male ai suoi cari.

Ocean’s 8 – Gary Ross

Il senso di una operazione come quella di Gary Ross, che voleva applicare il trattamento del “gender swap” per rilanciare il franchise Ocean’s, doveva essere uno solo: capovolgere il modo di vedere (e di agire) dei personaggi maschili della serie per svecchiarne la narrazione, che per forza di cose doveva quindi passare dallo sguardo femminile del nuovo gruppo di ladre. E invece il film di Ross riesce benissimo nell’omaggiare la serie di Soderbergh, ma non ha la forza di usare quello che era il fulcro di ogni capitolo del franchise, ovvero il carisma e lo charme dei suoi attori, per fare qualcosa di diverso. Alla fine quindi Ocean’s 8 non sfrutta il solo elemento di novità a sua disposizione (il cast femminile) per dare un passo diverso alla narrazione.

slenderman

Slender Man

Slender Man – Sylvain White

Decidere di realizzare un film attorno ad un fenomeno nato su internet è sempre un’idea rischiosa. I tempi della produzione cinematografica non sono compatibili con quelli delle mode del web e se portare Slender Man al cinema poteva sembrare un’idea interessante nel momento in cui sono iniziati i lavori per il film, non lo era già più al momento della sua effettiva uscita nelle sale. Se poi il risultato è anche pessimo, non ci sono più giustificazioni che reggano.

Pupazzi Senza Gloria – Brian Henson

Pupazzi Senza Gloria, al netto delle battute poco divertenti e di un umorismo ormai obsoleto, sembra essere nato da un’idea sbagliata in origine. Se il successo de I Muppet risiede proprio nell’apparente innocenza dei pupazzi creati da Jim Henson (apparente perché in realtà le creature di pezza sono più sagaci ed intelligenti di quello che lasciano intendere), questo film così sboccato e fintamente provocatorio perde qualsiasi tipo di interesse. Il fatto di non avere poi nel proprio team nessuno degli autori originali dei Muppet (che nel 2011 erano riusciti in una piccola impresa cinematografica con il loro film su Kermit e amici) non ha di certo aiutato. Melissa McCarthy poteva fare davvero poco.

The Cloverfield Paradox – Julius Onah

Che le piattaforme di streaming come Netflix fossero diventate un nuovo contenitore per le più scalcinate produzioni del “sottobosco” cinematografico (quelle che un tempo erano destinate esclusivamente al mercato home-video) era chiaro già da anni. Ma perché uno di questi titoli così sgangherati, forse divertente ma dalle evidenti limitazioni, sia stato scelto per una serie così in vista come quella di Cloverfield rimarrà un mistero. Che la “scatola misteriosa” di J.J. Abrams stia già diventando un cestino per gli scarti?

Sono tornato – Luca Miniero

C’erano tutti i presupposti non solo per realizzare un buon film, ma persino per superare l’opera originale (che non aveva la complessità necessaria per poter rendere onore alla propria idea geniale). Invece Miniero e Guaglianone non hanno saputo cogliere le contraddizioni della nostra società e gli spunti che solo il nostro Paese è in grado di fornire per costruire qualcosa che andasse al di là del semplice rifacimento, quindi in grado di reggersi autonomamente sulle proprie gambe. Scivoloni difficili da perdonare, come quello del “tenero” ricordo di Claretta Petacci o i tentativi di auto-assoluzione del Duce per “essersi fatto fregare da Hitler”, non sono poi storicamente giustificabili, né tantomeno vengono mai smontati durante il corso della storia.

Show Dogs – Raja Gosnell

Will Arnett avrà anche raggiunto il successo grazie ad una serie tv con animali parlanti, ma ciò non basta a giustificare la sua presenza in Show Dogs, una debolissima commedia che lo vede protagonista nei panni di un detective umano affiancato da un partner canino doppiato da Ludacris. Show Dogs è ovviamente un film rivolto ai bambini più piccoli, ma non ha scuse per annoiare i loro genitori  (o qualsiasi parente che abbia superato i cinque anni) fino alle lacrime. Stendiamo poi un velo pietoso sui nomi scelti per il doppiaggio italiano.

clovefield

Tomb Raider – Roar Uthaug

Quella di riprovarci (dopo il fallimento clamoroso del 2001) con Lara Croft al cinema non sembrava una cattiva idea all’inizio, visto il rinnovato interesse attorno alla saga di videogiochi, che negli ultimi anni è stata “svecchiata” e riproposta con una nuova veste. Eppure il film di Roar Uthaug sembra fare di tutto per dilapidare il patrimonio di scene e idee ben concepite che sembrano essere comunque presenti ma mai davvero sfruttate. Il nuovo Tomb Raider si limita quindi a riproporre tutti i cliché più banali dei film d’azione nella convinzione che questi possano bastare a tirare avanti. Una mancanza di impegno (e di rispetto verso il pubblico) che neanche la commovente dedizione di Alicia Vikander avrebbe potuto salvare.

Nelle Pieghe del Tempo – Ava DuVernay

Perché la Disney abbia voluto rendere contemporaneo un classico fantasy per adolescenti eliminando completamente da esso la parte avventurosa, rimarrà un mistero. La trama è semplice: una ragazza viene trasportata in un altro mondo alla ricerca di suo padre, creduto a lungo scomparso ma in realtà intrappolato in un’altra dimensione. Anziché far ruotare tutto attorno all’azione, Ava DuVernay preferisce far ruotare tutto attorno al melodramma sentimentale. Ma questo è solo uno dei problemi di questo film. Nelle Pieghe del Tempo è infatti un prodotto ben al di sotto degli standard a cui ci hanno abituato i blockbuster americani, pur avendo le medesime ambizioni e velleità di grandezza.

Il Grinch – Yarrow Cheney, Scott Mosier

Quella dell’essere che ruba il Natale è sempre stata una storia per bambini che possedeva però una maniera unica di rappresentare la meschinità. Il Grinch era innocuo eppure maligno e, come per Scrooge, il punto della parabola del personaggio ideato da Dr. Seuss stava proprio nella conversione attraverso il potere salvifico delle feste natalizie. Questa nuova produzione animata Illumination spoglia invece il film di questo suo elemento fondante, riducendosi a confezionare il solito collage di gag più o meno riuscite come già era stato fatto per il cartone animato dedicato ai Minions.

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Cinema

Jason Momoa: chi è il protagonista del film Aquaman?

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Jason Momoa

In occasione dell’uscita del film Aquaman, diretto da James Wan per DC Comics, abbiamo deciso di dedicare un focus sul protagonista Jason Momoa che recita al fianco di insieme ad Amber Heard, Willem Dafoe,Temuera Morrison, Nicole Kidman e Dolph Lundgren.

Lunghi capelli, muscoli scolpiti, uno sguardo che lascia senza fiato e un sorriso smagliante. Potrebbe essere questo un giusto identikit per descrivere l’attore hawaiano Joseph Jason Namakaeha Momoa, più comunemente noto come Jason Momoa. Nato ad Honolulu, l’attore ha diverse influenze nel sangue con origini tedesche, irlandesi e americane da parte di madre, e delle Hawaii da parte del padre. La sua carriera iniziata circa vent’anni fa, lo ha visto protagonista come fotomodello di un designer importantissimo, Takeo, che lo ha portato a vincere il suo primo riconoscimento come miglior modello dell’anno e migliore bellezza maschile delle Hawaii. Chiusa questa esperienza, il bel Jason, a cavallo tra il 1999 e il 2001 si cimenta con la sua prima esperienza da attore nella serie tv Baywatch. Sebbene fisicamente fosse la metà rispetto a oggi, riuscì a conquistare il pubblico di tutto il mondo con il suo sex appeal, prendendo parte anche al film del 2003, Baywatch – Matrimonio alle Hawaii.

I primi anni del 2000 sono l’anno della sua svolta professionale, tanto che dopo le esperienze citate poco fa, viene scritturato per il film tv Ritorno a Kauai e per la serie North Shore. Il battesimo al cinema avviene nel 2004 quando prende parte al film Arrivano i Johnson di Christopher Erskin, nel quale interpreta Jason Ioane.

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Jason Momoa nel ruolo di Khal Drogo ne Il Trono di Spade.

Il pubblico inizia ad affezionarsi a lui con l’interpretazione del soldato Ronon Dex nel telefilm fantascientifico Stargate Atlantis. La vera consacrazione però arriva nel 2011 quando viene scelto per interpretare il ruolo di Khal Drogo nella serie televisiva HBO, Il Trono di Spade. Un vero fenomeno mondiale che è stato in grado di catturare il pubblico di tutto il mondo. Data la sua fisicità massiccia, viene scelto come protagonista – sempre nel 2011 – per girare Conan The Barbarian. E nel 2012 è protagonista al fianco di Sylvester Stallone del film Jimmy Bobo – Bullet to the Head diretto da Walter Hill.

Nel 2014 viene annunciato il suo ingresso nel mondo dei supereroi, con il ruolo di Aquaman, comparendo in una breve sequenza di Batman V Superman: Dawn of Justice di Zack Snyder, per poi riprendere questo ruolo in Justice League e in Aquaman, in uscita nei cinema italiani da gennaio 2019. I prossimi impegni lo vedranno interpretare un personaggio iconico del cinema gotico: Eric Draven, che fu di Brandon Lee, nel remake del film Il Corvo – Reborn. Chiusa – momentaneamente – questa parentesi dedicata alla sua carriera d’attore, leggendo la sua vita è stato interessante e curioso, scoprire alcune curiosità riguardante la sua vita privata. La DC Comics non poteva scegliere un attore migliore per interpretare Aquaman, vista la passione per la natura di Momoa tanto da conseguire una laurea in biologia marina e zoologia; oltre ad essere appassionato degli sport estremi come il surf.

jason momoa lisa bonet

Jason Momoa e Lisa Bonnet

Nonostante l’aspetto da “uomo che non deve chiedere mai”, Jason è innamoratissimo della collega Lisa Bonnet più grande di 12 anni – conosciuta ai più come Denise della serie tv I Robinson – dalla quale ha avuto la figlia Lola Iolani Momoa (11 anni) e il figlio Nakoa-Wolf Manakauapo Namakaeha Momoa (10 anni). Il nome a dir poco particolare del figlio è nato dall’associazione di più nomi e significati, ai quali Jason è particolarmente legato, quali: Nakao che significa “guerriero” e Mana che vuol dire “forza/spirito”, mentre Kaua significa “pioggia” e Po “buio”.  La Bonet, dopo il divorzio dal cantante e attore Lenny Kravitz -con il quale ha ancora un ottimo rapporto – è convolata a nozze ad ottobre 2017.

A parte la sua fisicità che di certo non passa inosservata, c’è un dettaglio sul volto di Momoa che cattura l’attenzione: la cicatrice sul sopracciglio sinistro. Ebbene, questa sua particolarità datata 2008, è stata il risultato di un bicchiere di birra rotto in faccia da un cliente un po’ troppo suscettibile, in un locale di Hollywood. L’urto con l’oggetto fu talmente forte da dover richiedere ben 140 punti di sutura, procurandogli questa cicatrice, che lo ha reso ancora più sexy.

 

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Cinema

Who Cares, Paul McCartney ed Emma Stone in un video contro il bullismo

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who cares

Paul McCartney ed Emma Stone diventano surreali per una buona causa, nel cortometraggio ispirato alla nuova canzone anti-bullismo di McCartney Who Cares, che è stato presentato in anteprima al Fine Arts Theatre di Beverly Hills. Nel cortometraggio diretto da Brantley Guitierrez (un fotografo di lunga data di McCartney) e coreografato da Ryan Heffington, la leggenda della musica e il premio Oscar si scatenano in un numero di danza in bianco e nero con ballerini e arlecchini su un set minimalista disegnato a mano. Il video è stato progettato per dare il via alla campagna anti-bullismo sui social media soprannominata “#WhoCaresIDo” supportata da numerose organizzazioni non profit, tra cui Creative Visions Foundation, Artemis Rising e Blue Chip Foundation.

Who Cares sarà il prossimo lunedì su Apple Music in esclusiva per 24 ore. E dopo la speranza è che il video e il suo messaggio sincero, avvolto in immagini bizantine, diventi virale sulle piattaforme dei social media. Who Cares sottolinea che le persone dovrebbero parlare di più riguardo alla cura dei propri simili. “Abbiamo bisogno di un cambiamento di coscienza per rendere il 2019 un anno di cura” ha dichiarato Kathy Eldon, CEO di Creative Visions, che ha guidato il progetto con la società di produzione con sede a Los Angeles Subtractive.

who cares video

“Avevamo una grande idea e $ 5“, ha detto il CEO di Subtractive Kyle Schember. Il cineasta Linus Sandgren ha lavorato con Emma Stone nel film che le è valso un Oscar, La La Land del 2016. Gutierrez ha detto che originariamente aveva suggerito di realizzare un film basato su un brano diverso dalla versione 2018 di McCartney Egypt Station, che è diventato il suo album più vivace negli ultimi anni grazie alla promozione incessante di Sir Paul. Ma la canzone Who Cares si adatta alla missione di Creative Visions molto meglio. Il video è stato girato per due giorni all’inizio di ottobre su un palco di Brooklyn. “È esattamente come Paul McCartney” ha detto Gutierrez. “Sfacciato e super gentile.

Fonte: Variety

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20Dic00:00Il ritorno di Mary PoppinsTitolo originale: Mary Poppins Returns

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